100 città per la libertà di Patrick Zaki

For English and Italian please scroll down:
باتريك چورچ ذكي، ٢٨ عام، ناشط حقوقي مصري، تم توقيفه في مطار القاهرة فور وصوله من مدينة بولونيا الإيطالية، حيث يدرس الماجيستير في جامعة بولونيا. تم تعذيب باتريك والاعتداء عليه وصعقه كهربائياً من دون أي اتهامات حقيقية. هذه الصفحة هدفها الضغط على السلطات المصرية لتحقيق هذه الطلبات:

١- الإفراج الفوري والغير مشروط عن باتريك چورچ زكي وإسقاط كافة التهم الموجهة إليه
٢- التعهد بعدم الملاحقة الأمنية لباتريك أو أفراد عائلته والسماح له باستكمال دراسته في الخارج
٣- فتح باب التحقيق في حادثة تعذيب وإخفاء باتريك قسرياً من قبل رجال الأمن الوطني بمطار القاهرة

الحريةلباتريكجورج

Patrick George Zaki, 28 year old Egyptian human rights activist, was abducted at Cairo International Airport upon his arrival from Bologna, Italy where he currently studies for his MD at the University of Bologna. Patrick was tortured and electrocuted without any true accusations. This page is to pressure the Egyptian Authorities to meet the following demands:

1) Immediate release of Patrick Zaki with all accusations dropped.
2) Enforcing a clear, transparent investigation regarding his abduction and torture conditions.
3) Assuring no further harassment or prosecution of Patrick nor his family members, allowing for progression with his studies.

Help us #FreePatrick

Patrick George Zaki, studente egiziano di 28 anni, è stato rapito all’aeroporto internazionale di Cairo al suo arrivo da Bologna, dove vive e studia per un master all’università. Patrick è stato torturato -anche tramite elettroshock- senza che gli venisse riportata nessuna vera accusa. Questa pagina è stata creata per fare pressione alle autorità egiziane per l’immediato rilascio di Patrick. Chiediamo globalmente a tutti di fare pressioni sul governo egiziano con queste richieste:

-L’immediato rilascio di Patrick e la caduta di tutti i capi d’accusa nei suoi confronti
-Lo svolgimento di indagini trasparenti sulle cause dietro il suo rapimento e le torture che ha subito
-La garanzia che né Patrick né i membri della sua famiglia siano nuovamente accusati

Aiutaci! #PatrickLibero

La denuncia

Il film di Giovanni Coda sul bullismo omofobico gratis su Streeen il 17 maggio

12.05.2021 – Redazione Italia

Il film di Giovanni Coda sul bullismo omofobico gratis su Streeen il 17 maggio

In occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, lunedì 17 maggio la piattaforma italiana di streaming Streeen propone, visibile in tutto il mondo, Bullied To Death di Giovanni Coda. Il film inaugura la ventiseiesima edizione di V-art, Festival Internazionale Immagine d’Autore di Cagliari e sarà fruibile in lingua originale inglese con sottotitoli in italiano, gratuitamente, a partire dalle ore 8.30 fino a mezzanotte.

Il regista prende spunto dalla vera storia di uno youtuber suicidatosi in seguito ad una sequenza di gravi atti legati al bullismo scolastico e al cyber bullismo di stampo omofobo e grassofobo dopo il suo coming out come omosessuale. Il suo nome era Jamey Rodemeyer, viveva a Buffalo e aveva anche partecipato al progetto It Gets Better, che ha avuto una versione italiana chiamata Le cose cambiano. Rodemeyer ci ha lasciato nel settembre del 2011. Aveva scelto di essere una figura pubblica per dare il proprio contributo nell’aiutare altri adolescenti lgbt+ e per riscattarsi. Aveva una grande ammirazione per Lady Gaga, a sua volta attaccata dai bulli, e a lei dedicò il suo ultimo tweet prima di impiccarsi. La sua storia ha fatto il giro del mondo e serie americane come Glee vi alludono per l’importanza che ha avuto nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Il regista e sceneggiatore Giovanni Coda lega alla storia di Jamey le storie di altre persone gay, lesbiche e trans, vittime di attacchi omofobi, uccise o indotte al suicidio, in diverse parti del mondo. Coda nel 2016 immagina che il 17 maggio 2071, a sessant’anni dalla morte del giovane, durante la Giornata internazionale contro contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, un gruppo di artisti si ritrovi unito in una performance commemorativa che attraversa l’arco dell’intera giornata. Attori e performer si alternano nell’incarnare la voce narrante. “La storia di Jamey Rodemayer è la più nota – spiega il regista – ma nel film ne cito anche altre: Matthew Shepard fu massacrato e ucciso. Duduzile Zoso era lesbica e fu violentata prima di esssere uccisa. Zachary Dutro-Boggess fu ucciso dalla madre perché semplicemente temeva poteva essere gay. Leelah Alcorn era una ragazza trans che si suicidò. Episodi di violenza di genere e omotransfobica si registrano ogni giorno, ovunque”, prosegue Coda.“ Il mio film infatti non identifica alcun luogo preciso: è un film ambientato, letteralmente, nel mondo. Per questo ho scelto attori italiani, sardi, e un attore internazionale come Tendal Mann. Come con il precedente Il Rosa Nudo, anche Bullied To Death ha ottenuto premi in tutto il mondo e ne sono felice perché le mie non sono solo opere d’arte, ma anche strumenti per dire, ad esempio, che i media devono fare la propria parte e che il ddl Zan va approvato subito.”

Bullied To Death ha vinto il Premio al Miglior Lungometraggio all’Omovies Festival di Napoli, Italia, l’Humanity Award all’Amsterdam New Renaissance Film Festival, il Premio al Miglior Lungometraggio a L’Aquila LGBT Film Festival, il Best Avant-Garde Innovation Award al Melbourne Documentary Film Festival e ha ottenuto menzioni speciali in altri festival.

Che valore dai alle tue libertà?

Caro Maurizio e cari tutti e tutte,

l’udienza di Genova del 28 Aprile ha confermato l’assoluzione in primo grado per Mina Welby e me, per l’aiuto dato a Davide Trentini. Finalmente possiamo voltare pagina. Ma c’è ancora molto che vogliamo e possiamo fare come Associazione Luca Coscioni per il testamento biologico e per l’eutanasia. Grazie alla disobbedienza civile e al processo per l’aiuto a Dj Fabo, nel 2017 abbiamo ottenuto l’approvazione della legge sul testamento biologico e oggi siamo impegnati a farne conoscere il suo grande valore ai cittadini in assenza di una campagna informativa delle istituzioni.

E abbiamo deciso di promuovere un referendum sull’Eutanasia Legale, perché senza una legge dovremmo continuare ad andare avanti caso per caso: dal 1 luglio al 30 settembre dobbiamo raccogliere 500.000 firme per permettere a ciascuno di noi di poter scegliere alla fine della propria vita.

Intanto rispondiamo alle domande in aumento sul biotestamento, le cure palliative e l’eutanasia con il “Numero Bianco”, 06 9931 3409, per aiutare tutti a far luce sui propri diritti.
Mario, 42 anni, immobilizzato da 10 anni e tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale. Con Filomena Gallo ha deciso di fare ricorso contro il rifiuto della sua Asl ad aiutarlo a moriree interrompere quella che lui stesso chiama “non vita”.
Ogni donazione di 5×1000 ci sostiene per fare tutto questo. Come sai il 5 per 1000 dell’IRPEF a te non costa nulla: è una quota di imposte che versi e a cui lo Stato rinuncia per destinarla alle organizzazioni no profit.Con la tua firma e scrivendo il nostro codice fiscale 97283890586 nel riquadro “Sostegno del volontariato…” della tua dichiarazione dei redditi, puoi scegliere di destinarlo a noi.
Sostieni le libertà di tutti, scegli il 5×1000 per te.Per essere liberi di scegliere dall’inizio alla fine.
Approfondisci qui
Grazie,
Marco CappatoTesoriere Associazione Luca Coscioni

Dedicato a mio padre morto 30 anni fa

Il 13 maggio è il giorno dell’approvazione della Legge 180. Per ricordare questa data è stato previsto un dibattito online a più voci sul libro “Franco Basaglia”, ristampato per le Ed. Alpha beta Verlag di Merano

«“Il mio amico Goffman diceva che uno psichiatra può recarsi senza alcun disagio, anche senza conoscere la lingua, in qualunque manicomio del mondo perché la scena e le quinte non cambiano mai. Si troverà sempre con il suo schizofrenico, con il suo infermiere, con il suo assistente o con il suo direttore”: così Franco Basaglia ribadiva l’immutabilità e la ripetitività di quei luoghi», a ricordarlo a Riforma era stato Peppe Dell’Acqua intervistato a quarant’anni dalla Legge Basaglia. Dell’Acqua, classe ’47, è lo psichiatra che ha avuto la fortuna di iniziare a lavorare con Basaglia fin dai primi giorni triestini, partecipando all’esperienza di trasformazione e chiusura dell’ospedale destinato a persone con disturbi psichici. 

Tuttora vive a Trieste, dove è stato direttore del Dipartimento di Salute mentale per 17 anni, fino all’aprile del 2012. Insegna psichiatria sociale presso la Facoltà di Psicologia dell’Ateneo di Trieste e dirige una collana editoriale chiamata, appunto, come la legge «Basaglia»: 180 – Archivio critico della salute mentale; edita da Alpha e Beta Verlag Edizioni.

«Nelle scelte degli ultimi governi – dice Dell’Acqua – ogni ministero preposto ha sempre deciso di lasciare all’ultimo posto la salute mentale. La Società italiana di epidemiologia psichiatrica continua con serietà a documentare le disparità regionali, le miserie degli investimenti, la mancanza di una reale volontà di governo».

Tra due giorni ricorrerà un’altra data importante, «il 13 maggio non è un anniversario qualunque: è il giorno in cui 43 anni fa è stata approvata la Legge 180. Il giorno in cui la psichiatria ha assunto ufficialmente un volto umano e gentile. 

«Il giorno in cui è stato dimostrato che l’impossibile può diventare possibile, per dirla con le celebri parole di Franco Basaglia, lo psichiatra arrivato a Trieste esattamente cinquanta anni fa e che ha rivoluzionato l’approccio alla sofferenza psichica, convertendo la sua formazione di stampo fenomenologico in una disciplina incarnata nel territorio e ribellandosi alle intollerabili condizioni di vita dei pazienti», ricorda il sito Articolo 21 «Celebrare questa data storica, pertanto – si legge ancora sul sito per la libertà d’informazione e di espressione –, non è un esercizio di retorica per persone nostalgiche, soprattutto se si sceglie di farlo andando alle radici di quell’esperienza per rinnovarne le motivazioni autentiche. Motivazioni che hanno a che vedere con diritti umani». Motivazioni che Mario Colucci, psichiatra che si interessa di filosofia, e Pierangelo Di Vittorio, filosofo che ha lavorato nel campo della salute mentale, hanno scandagliato nel libro dal titolo, appunto: Franco Basaglia. Un volume pubblicato per la prima volta nel 2001 per Bruno Mondadori Editore e da poco ristampato per le Edizioni Alpha beta Verlag di Merano. Una nuova edizione aggiornata e impreziosita della prefazione di Eugenio Borgna.

«Un libro — scrive Borgna — che ricostruisce avvenimenti lontani che nulla hanno perduto della loro febbrile attualità». Infatti, prosegue il decano degli psichiatri italiani, «gli orrori di molti manicomi non ci sono più, ma l’indifferenza con cui da parte di alcune direzioni sanitarie e dell’opinione pubblica si guarda a quello che avviene nei servizi di psichiatria ospedaliera». 

Giovedì 13 maggio, dunque, alle 18 sarà il giornalista Nico Pitrelli, direttore del Master in Comunicazione della Scienza Franco Prattico e autore del testo L’uomo che restituì la parola ai matti. La comunicazione e la fine dei manicomi (Editori Riuniti, 2004) ad aprire l’incontro, alla presenza degli autori, con Michele Zanetti, l’allora presidente della Provincia che chiamò Basaglia alla direzione dell’ospedale psichiatrico di San Giovanni; Franco Rotelli, collaboratore di Basaglia e suo successore alla direzione del Dipartimento di Salute Mentale; Alessia de Stefano, psichiatra a Roma, Gabriella Gabrielli infermiera a Trieste e con l’attrice Sara Alzetta che proporrà dei brani tratti dalla pubblicazione.

L’incontro è promosso da CoPerSaMM, Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia, un’associazione nata nel 2010 e ora presieduta dalla psichiatra Giovanna Del Giudice e s’inserisce in Leggere per trasformare, un progetto finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, attraverso il quale si è inteso riprendere pubblicamente il discorso sui temi della cittadinanza e del diritto alla salute promuovendo conversazioni mensili attorno ai libri della Collana 180-Archivio critico della salute mentale, di cui è direttore lo psichiatra Peppe Dell’Acqua.

Sarà possibile seguire l’evento, realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste e con l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina dalla pagina Facebook di Copersamm. 

Meeting minutes

Meeting Minutes

Bisogna distinguere i primissimi seguaci di Gesù, dopo la sua morte, dagli autori a loro posteriori che hanno scritto i vangeli. I primi hanno un’importanza fondamentale perché sono loro che per anni e forse decenni hanno raccontato e riraccontato ciò che Gesù aveva annunciato e compiuto. E sono i loro racconti che hanno diffuso le varie immagini di Gesù che gli evangelisti si trovarono davanti. Gli autori dei vangeli, invece, scrivono dopo che il messaggio dei seguaci di Gesù era stato tramandato per generazioni e aveva dato luogo a gruppi di credenti, più o meno consistenti e robusti, in molte parti dell’area mediterranea e medio-orientale antica. Bisogna perciò distinguere tra: a) gli eventi della vicenda di Gesù; b) i diversi racconti orali degli eventi della vicenda di Gesù; c) la messa per iscritto dei racconti. In ciò va però tenuto presente che la trasmissione orale continua anche quando nasce la messa per iscritto e che le opere scritte (vangeli) possono essere a loro volta raccontate di nuovo (“rioralizzate”) perché i contenuti, una volta letti, possono essere tramandati verbalmente ed entrare di nuovo in circolazione in modo orale.(tratto dal libro: A.Destro – M.Pesce, Il racconto e la scrittura. Introduzione alla lettura dei Vangeli, Roma, Carocci, p.25)

M. Pesce, esegeta

L ‘ amica Cara Caudill Pfeiffer scrive (e compone), il seguente testo, il testo e la canzone devozionale ispirata al Salmo 65:′′ Ieri sera ho registrato una riflessione serale e una nuova canzone dopo un lungo e complicato fine settimana. Le mie parole qui ricordano che il desiderio di Dio per ognuno di noi è inzupparci tutti con piogge fresche e buoni regali. Se oggi sei seduto nel dolore o nella tristezza, Dio si siede con te, ma attraverso tutto ciò tieni stretta la speranza che Dio non abbia finito di farti regali buoni. Neanche vicino.Il mio devozionale lo trovate qui :”

Ciao amici. Da qualche anno penso ai quaccheri e alla lettera di James.So che è centrale per l’iterazione della testimonianza di pace di Margaret Fell (′′ e nega e porta la nostra testimonianza contro ogni conflitto, e guerre, e contese che provengono dalle brame che la guerra nei membri, che la guerra nell’anima ′′ – da Giacomo 1:14), così come la prudenza di John Woolman ai ricchi, il cui titolo riecheggia la quinta parte della lettera di James.Saltando fino ai giorni nostri ho pensato ad un pezzo di Stuart Masters in Friends Quarterly dove sosteneva che uno dei distintivi sul cristianesimo quacchero è quanto abbia in comune con la radicale tradizione ebraica. Ho anche visto il Clerk di BYM Recording Paul Parker che cita James quando parla della fede quacchera realizzata attraverso l’azione.Nel frattempo mi sono divertito a leggere commenti sui primi dibattiti tra Giacomo e Paolo, con Giacomo in Gerusalemme occupata che manifesta la tradizione ebraica / ebraica, compresa la giustizia sociale mentre Paolo ha portato il Cristianesimo al mondo greco-romano e ha insegnato una versione leggermente diversa, formando il DNA di gran parte del cristianesimo mainstream oggi (e sicuramente anche parti del quaccherismo).Qualcuno sa indicarmi qualcosa che è stato scritto su Quaccheri e James? Uno di questi giorni vorrei esplorare di più la connessione, magari anche scrivendo qualcosa, ma non lo farò se il lavoro è già stato fatto

Stuart Masters: Non sono a conoscenza di nulla in particolare, ma concordiamo sul fatto che si tratta di un argomento interessante. Luther pensava che James fosse incompatibile con Paul. I primi amici non hanno visto conflitti, penso soprattutto perché leggono Paolol in modo diverso. Oltre all’uso frequente di Giacomo 4:1-3Nel spiegare la posizione pacifica, i primi Amici hanno anche regolarmente usato Giacomo 2:1-7 e 5:1-6 per condannare la deferenza sociale e le disuguaglianze e 5:12 per rifiutare i giuramenti.

La crisi in Myanmar e il mistero delle pallottole italiane

11.05.2021 – Unimondo

La crisi in Myanmar e il mistero delle pallottole italiane
(Foto di https://www.atlanteguerre.it/)

Sarà convocata in tribunale “in presenza” il 24 maggio l’ex leader de facto del governo birmano Aung San Suu Kyi nel processo farsa che la vede accusata con cinque capi di imputazione. L’ennesimo passo verso un baratro che ogni giorno vede aumentare la violenza e trascinare il paese verso uno scenario da guerra civile. Al momento i timidi spazi negoziali aperti dal vertice dell’Asean di alcune settimane fa sembrano tramontati: il governo clandestino (Nug) si rifiuta di incontrare i militari della giunta mentre la giunta lo bolla di terrorismo. Da oggi il Nug, la Commissione parlamentare (Crph) che lo ha nominato e le Forze popolari di difesa (Pdf) civile appena create per difenderlo, sono considerati gruppi terroristici e chi avesse a che vedere con loro rischia 10 anni di galera.

I militari golpisti vanno oltre e sbattono la porta anche loro in faccia all’Asean, l’organizzazione regionale del Sudest su cui tutte le carte negoziali erano puntate. La giunta di Min Aung Hlaing aveva promesso di accogliere un inviato speciale Asean in Myanmar ma ha poi reso noto che non potrà venire fino a quando non sarà stata ristabilita la calma. Intanto anche in Italia si cerca di capire come ci siano finite delle pallottole con il marchio della Cheddite di Livorno nei diversi luoghi del Myanmar teatri di scontro tra la popolazione civile e i militari di Tatmadaw.

Come è potuto accadere, visto che non dall’ultimo colpo di Stato militare del febbraio scorso, ma addirittura dagli anni Novanta, l’Unione europea ha imposto un embargo sulle armi che vieta anche alle aziende italiane di vendere armi all’ex Birmania? E’ il tema dell’incontro privato e virtuale con responsabili della Farnesina che si terrà domani su richiesta di Amnesty Italia, Rete Italiana Pace e Disarmo, Italia Birmania-Insieme, Opal e Atlante delle guerre che per primi hanno sollevato dubbi e domande sulla questione dopo i primi ritrovamenti di bossoli della Cheddite in Myanmar. Dubbi e domande cui sono seguite ben due interrogazioni parlamentari sinora senza risposta. Un capitolo su cui abbiamo raccolto nuove informazioni che gettano una nuova inquietante luce sulla vicenda che collega Livorno alla Turchia e le munizioni Cheddite addirittura a ritrovamenti sulla recente scena bellica siriana.

Nell’ultimo Rapporto sull’esportazione di armi del governo italiano non è presente alcuna esportazione diretta di armi o munizioni da parte di una società italiana in Myanmar. E non da ora, ma negli ultimi trent’anni. Anzi. Nei registri, non sarebbe addirittura presente alcuna richiesta in tal senso da parte della Cheddite. Almeno questo è quanto risulta a Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal), che ha analizzato quei dati. Una possibile spiegazione potrebbe a questo punto venire dall’ultimo bilancio che la società livornese ha depositato presso la Camera di commercio. La visura camerale dell’azienda rivela infatti che fino a qualche anno fa la franco-italiana Cheddite di Livorno deteneva delle partecipazioni nella turca Yavasçalar (Yaf), azienda che da circa vent’anni produce proiettili e munizioni per armi leggere sussidiaria del colosso Zsr Patlayici Sanayi AS. Quelle quote detenute dai franco-italiani nella società anatolica e poi da questi rivendute, gli avrebbero così consentito di inviare in Turchia il loro pregiato bossolo d’ottone marchiato Cheddite in quegli stabilimenti non soggetti ad embargo. 

Dai dati sul commercio internazionale del nostro Istituto Nazionale di Statistica (Istat) risulta che – soltanto nel 2014 – da Livorno, dove come detto ha sede la Cheddite, sono state esportate verso la Turchia armi e munizioni per un valore di 363.961 euro. Beretta è poi andato a spulciare anche i dati presenti nel database Comtrade delle Nazioni Unite, scoprendo così che, sempre nel 2014, la Turchia ha esportato in Myanmar 7.177 fucili sportivi e/o da caccia per un valore di quasi 1,5 milioni di dollari. Inoltre ha esportato 46mila munizioni del valore di 223mila dollari «che è compatibile – ci dice Beretta – con le esportazioni di munizioni da Livorno alla Turchia».

Basta cercare in Rete, per trovare venditori online del paese governato col pugno di ferro dal sultano Recep Tayyip Erdoğan che propongono liberamente sul web ai propri clienti stock di cartucce Cheddite-Yavasçalar. Comprese quelle da 12 mm poi trovate in Myanmar. La Turchia, non essendo un Paese europeo, non ha infatti limitazioni nella vendita verso Paesi che sono invece interdetti all’Italia o agli altri Paesi europei. Detto ciò, è chiaro che la Cheddite potrebbe aver venduto quelle munizioni alla Yavasçalar (o i componenti per assemblarle) senza poi sapere dove sarebbero andare a finire. Ma un dato di fatto è il rapporto tra le due società che, almeno negli anni scorsi, è andato ben oltre la semplice fornitura di materiale, visti i rapporti diretti anche a livello societario che intercorrevano tra loro. Segue su: Atlanteguerre.it

 Qui l’articolo originale sul sito del nostro partner

Covid e disabilità. Vivere da disabili in un paese poverissimo ai tempi della pandemia

alcune persone disabili su carrozzine di fortuna viste dal fotografo attraverso i raggi di una ruota
Il Congo è il centro del quacchersmo mondiale. Non di certo Uk o USA

Un reportage da Goma, in Congo, dove i disabili combattono contro guerra, Covid e stigma

L’impatto della pandemia da Coronavirus nelle nostre vite è stato forte per tutti ma, come qualcuno ha detto, non siamo tutti sulla stessa barca. Siamo, piuttosto, tutti nella stessa tampesta: e c’è chi è attrezzato co barche migliori o peggiori.

Cosa significa vivere da persone disabili in un Paese poverissimo, ai tempi della pandemia? Lo racconta Elena L. Pasquini nel reportage  realizzato per Degrees of Latitude , pubblicato nella versione inglese da Inter Press Service , tracciando una fotografia degli abitanti con disabilità del Congo.

Quel che ne esce è un ritratto pesantissimo: nella Repubblica democratica del Congo, le misure di contenimento del COVID-19stanno avendo un impatto drammatico sulla popolazione più vulnerabile“Dall’inizio della pandemia oltre dodici persone disabili sono morte in Nord Kivu. Non di Covid, ma di fame“, spiega Herman Cirimwami, coordinatore del Paph, Programma d’assistenza e protezione delle persone con disabilità di Goma, capitale della provincia del Nord Kivu, nell’Est del paese, dove oltre centoventi gruppi armati si combattono in una guerra feroce, quella in cui a febbraio hanno perso la vita Luca Attanasio, Vittorio Iacovacci e Mustapha Milambo.

E’ di questa gente che Elena L. Pasquini si occupa nel suo reportage, raccontando la sfida delle persone disabili a cui la pandemia ha ridotto drasticamente le possibilità di reddito, già limitatissime a causa dello stigma sociale che vede nel disabile una persona “inutile”, se non, come nel caso dell’albinismo, il “diavolo”. Tra loro, però, c’è anche chi un lavoro è riuscito a costruirselo: sono i piccoli imprenditori che gestiscono il commercio del cibo alla frontiera con il Ruanda, che si raccontano in un video qui sotto.

TUUNGANE – Uniamoci.mov from Degrees Of Latitude on Vimeo.E’ una terra già martoriata, quella che viene raccontata: a Goma si stima ci siano oltre il 15 percento di persone disabili a causa della guerra Cirimwami. Guerra che non solo causa invalidità, ma che rende i disabili ancora più vulnerabili, “le prime vittime”: in molti restano soli quando scoppiano i conflitti nelle zone rurali, con difficoltà riescono a fuggire dai villaggi e quando raggiungono luoghi più sicuri spesso non hanno mezzi sufficienti per sopravvivere.

Alcuni di loro, per non scivolare nella totale indigenza, sono riusciti a diventare commercianti che trasportano prodotti agricoli attraverso la frontiera con il Ruanda. Portano mais, farina, banane, platano, cavoli, patate, fagioli usando tricicli o risciò adatti a chi non può camminare, mezzi che sfidano i terreni sconnessi, carichi fin quasi all’instabilità. A volte si muovono con la forza delle braccia, ma più spesso hanno bisogno di altri uomini, pagati per spingere.

Qui piccoli commercianti giocano un ruolo chiave nell’economia cittadina. Ma il Covid sta riducendo anche loro alla più completa indigenza: “Abbiamo molte difficoltà, alcuni dei nostri membri sono stati cacciati dalle loro case perché non avevano soldi per pagare l’affitto”, racconta Jacques Bisimwa Mitima, presidente dell’associazione Tuungane. La crisi nasce dalla chiusura della frontiera prima, e dai i costi per i test Covid e per i lasciapassare introdotti dopo lo scoppio della pandemia.

Persone disabili particolarmente esposte al rischio di contrarre il virus, che vivono isolate e senza accesso a presidi sanitari o strumenti di protezione. A parlare di loro e delle loro sfide, anche Thérèse Mabulay, presidente del Comitato paralimpico del Nord Kivu.

Una storia di sofferenza, ma anche di coraggio e impegno. Una storia, come sottolinea Elena Pasquini su Focus on Africa, solo all’apparenza lontana da noi. “E’ la storia della fatica, ma anche della determinazione, di chi vive la disabilità in un paese poverissimo, dilaniato da una guerra feroce e infinita, e che oggi deve affrontare il Covid-19 e le sue conseguenze economiche. Raccontarla, come raccontare di ciò che accade in molte altre terre fragili, non è soltanto questione di giustizia. È che ci riguarda, c’entra con noi oggi, con il modo in cui usciremo dalla pandemia. C’entrava prima che il Covid-19 esplodesse e c’entra con il futuro, non solo del Congo, ma anche il nostro“.

Produzione a Goma, Akilimali Saleh Chomachoma

Qui il reportage integrale: I disabili di Goma@ ed il talento di restare uniti. Contro Covid, guerra e stigma 

http://www.disabili.com

Fridays For Future in piazza per denunciare i crimini dell’Eni

11.05.2021 – Fridays For Future

Fridays For Future in piazza per denunciare i crimini dell’Eni
Protesta pacifica di Greenpeace su un iceberg simbolico al quartier generale dell’Eni (Foto di Greenpeace)

Il 12 maggio Fridays For Future manifesterà in tutta Italia per denunciare le responsabilità dell’Eni nella crisi climatica e nella devastazione ambientale dei territori in cui opera.

Il giorno dell’assemblea degli azionisti della prima azienda italiana di idrocarburi, che si terrà online e a porte chiuse, “torniamo a manifestare contro l’Eni, che cerca di ripulire la sua immagine mostrandosi in prima linea nella produzione di rinnovabili, mentre continua ad investire in gasdotti, oleodotti e petroliere”, affermano le attiviste e gli attivisti. “Nelle sue pubblicità si presenta come un’azienda green e al fianco delle persone. ma nei territori in cui è attiva ha devastato ecosistemi e compromesso la salute delle persone che li abitano. Basti pensare al Delta del Niger o, senza andare troppo lontano, alla Val d’Agri o a Gela”.

Nella stessa giornata saranno organizzati presidi a Ravenna, dove convergeranno attiviste e attivisti dall’Emilia Romagna e da tutta Italia per contrastare il progetto di cattura e stoccaggio di CO2, a Milano, a Licata per opporsi a nuove perforazioni in mare, a Stagno, su cui incombe l’ingannevole progetto di “bio” raffineria, a Presenzano contro la nuova centrale Turbogas e a Roma già da oggi.

L’invito è a “partecipare numerose e numerosi per difendere il nostro presente e il nostro futuro da coloro che si stanno arricchendo a discapito della tutela delle persone e dell’ambiente, devastando territori e posticipando pericolosamente l’azzeramento delle emissioni con progetti insostenibili. Per uscire dall’economia estrattivista e promuovere una società in cui poter vivere e lavorare in un nuovo rapporto con gli altri esseri umani e con il pianeta. È ora che anche lo Stato, che è azionista di maggioranza dell’Eni, si renda conto dell’urgente necessità di abbandonare il modello fossile e le multinazionali che lo perpetuano, interrompendo ogni forma di finanziamento e legittimazione nei loro confronti e investendo in un reale processo democratico di transizione ecologica. Non un euro del Next Generation EU dovrebbe finire nelle mani di chi inquina e distrugge, che ad oggi dovrebbe unicamente occuparsi di bonificare le aree che ha devastato.”

Appuntamenti

RAVENNA 17.00 manifestazione nazionale, piazza Kennedy

ROMA 9:00 – 13:00 presidio metro fermata Eur

STAGNO 15.30 – 17:00 presidio + realtà toscane, bioraffineria

NAPOLI (Presenzano, Caserta) h.18.00 presidio – nuova centrale a turbogas

MILANO (San Donato) – 15:00 – 18:00 presidio (performance, striscionata)

LICATA – 17:00 presidio

Meeting Minutes

Meeting Minutes

Le chiese cristiane hanno fatto a meno del Nuovo Testamento almeno per i primi due secoli, circa (cioè ALMENO fino al 220 dopo la morte di Gesù. E’ una cosa risaputa, ma moltissimi non ne tengono conto. In questi due secoli esistevano molto scritti cristiani e molti vangeli. Quindi Paolo non scriveva per costruire il Nuovo Testamento. Non ci pensava affatto e così anche Matteo o Marco o il vangelo di Pietro o quello degli Ebrei ecc. Erano scritti diversi e spesso in polemica fra loro: NON SI SENTIVANO LEGATI FRA LORO DA UN NUOVO TESTAMENTO CHE allora NON ESISTEVA.

Mauro Pesce, esegeta

L ‘ anno scorso i Quaccheri in Gran Bretagna hanno ufficialmente dato il loro sostegno a una prova di un reddito di base universale. L ‘ idea risale anche se almeno alla fine della prima guerra mondiale, quando Bertrand Russell ha chiesto un ′′ salario vagabondo ′′ nel suo libro ′′ Roads to Freedom ′′ e la coppia di Quaker, Mabel e Dennis Milner, hanno formato la Lega del Bonus Statale per campagna per un pagamento settimanale di 5 scellini a persona, ′′ basta per mantenere vita e libertà In considerazione di questo è interessante notare che i politici sostengono il reddito di base universale, hanno fatto bene alle recenti elezioni UBI e recenti elezioni: https://www.theguardian.com/…/election-success-uk…Sfondo alle idee UBI: http://www.inthelongrun.org/…/an-idea-whose-time-has…/I quaccheri in Gran Bretagna sostengono il processo UBI: https://www.quaker.org.uk/…/quakers-join-calls-for-a…

https://www.theguardian.com/politics/2021/may/10/election-success-uk-politicians-backing-universal-basic-income?fbclid=IwAR04NVHPRiBmBC9H0x3qrjSPSa7S2e8Zb9u48BBbWg4vruEJ0OkYkHKRs3c

Quando Gesù descrive com’è il Regno, raffigura i lavoratori che guadagnano un salario uguale, i debiti delle persone vengono cancellati, e il primo è ultimo e l’ultimo è primo. Le parole ′′ il tuo regno viene “, sono una dichiarazione radicale.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante bambino, in piedi e attività all'aperto

DA UN QUAKER IN MESSICO:


Una poesia di vita
Oggi tre giovani donne Maya
lavorato insieme
Ho fatto tortillas sul mercato
Parlava e sorrideva mentre arrotolava l’impasto nelle palline
Poi strizzato ogni palla in una tortilla con
movimenti femminili che mi ricordano mia madre…
mani veloci, esperte, belle…
più tortillas sulla superficie calda, più chiacchiere sul lato,
sorrisi più condivisi.
Anche parlato e sorriso con i clienti che passano
mentre frequento ogni tortilla
sulla superficie calda
poiché ognuno è pronto.
Continuando i sorrisi, gli sguardi tra questi
e un occasionale
Ho condiviso una piccola risata.
Cosa si stanno dicendo e
perché l’umorismo?
Non mi hanno visto guardare mentre creavo cibo,
creare un piacevole passaggio del tempo, e creare
una poesia di vita su
Pianeta Terra.