Prima del femminismo l’avanguardia delle donne quacchere

Riunione di Quaccheri a Londra: parla una donna (ca.1723). Bernard Picard (1673-1733). Incisione. ©The Provincial Museum of Alberta. PMA:J99.1988. Le riunioni di preghiera dei Quaccheri erano rinomate per l’uguaglianza accordata alle donne, assai rara nelle altre chiese del XVIII secolo.

Un omaggio alle donne quacchere, che sono state paladine dei diritti e dell’eguaglianza non solo nell’ambito cristiano ma a livello mondiale

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Amici di Gesù

Nel giudaismo Dio è santo in quanto giudice severo e inesorabile, come il re supremo, rex tremendae maiestatis, al quale ci si può accostare soltanto con un brivido di sacro terrore. Ogni giorno il giudeo rivolge al “grande potente e terribile Dio” la preghiera: “Santo sei tu e teribile il nome tuo “. Si comprende quindi perché i rabbini parlano tanto spesso del timore di Dio e non di rado definiscono Jahvé come melek malke hamm lakin, espressione che indica la maestà divina trascendente ogni realtà terrestre. Il particolare rilievo dato al timore di Dio e alla distanza fra il Creatore e l’uomo non significa però che il tardo giudaismo concepisca Dio come l’Essere chiuso in una trascendenza inaccessibile; egli, anzi, rivela la sua santa maestà proprio quando si avvicina a lui e continuamente viene ribadito che egli è presente in mezzo al suo popolo. Inoltre il tardo giudaismo conosce anche un rapporto diretto e fiducioso con Dio. Ma anche quest’atteggiamento confidente – quando è ispirato da sincera pietà e non da uno spregiudicato utilitarismo – è indisgiungibile dal timore reverenziale per la santità di Dio. Perché anche il “santo” è una delle definizioni di Dio più frequenti nel giudaismo.
Noi come Amici di Gesù non consideriamo se non il rapporto amicale con Dio, concessoci dal Nazareno in prima persona: Lui ci consente non di considerarlo Re ma Amico, il nostro primo Amico fra tutti gli altri esseri.
Non possiamo in sincerità concepire la nostra Fede nel ritorno a concezioni antiche archiviate dal Messia.
Sono in corso i lavori per il Sabato sul Lessico Cristiano dei quaccheri.

Lettera di Abraham Lincoln all’insegnante di suo figlio

LETTERA DI ABRAHAM LINCOLN
ALL’INSEGNANTE DI SUO FIGLIO.
 
“Caro professore, lei dovrà insegnare al mio ragazzo che non tutti
gli uomini sono giusti, non tutti dicono la verità; ma la prego di
dirgli pure che per ogni malvagio c’è un eroe, per ogni egoista c’è
un leader generoso.
Gli insegni, per favore, che per ogni nemico ci sarà anche un amico
e che vale molto più una moneta guadagnata con il lavoro che una
moneta trovata.
Gli insegni a perdere, ma anche a saper godere della vittoria, lo
allontani dall’invidia e gli faccia riconoscere l’allegria profonda
di un sorriso silenzioso.
Lo lasci meravigliare del contenuto dei suoi libri, ma anche distrarsi
con gli uccelli nel cielo, i fiori nei campi, le colline e le valli.
Nel gioco con gli amici, gli spieghi che è meglio una sconfitta
onorevole di una vergognosa vittoria, gli insegni a credere in se
stesso, anche se si ritrova solo contro tutti.
Gli insegni ad essere gentile con i gentili e duro con i duri e a non
accettare le cose solamente perché le hanno accettate anche gli
altri.
Gli insegni ad ascoltare tutti ma, nel momento della verità, a
decidere da solo.
Gli insegni a ridere quando è triste e gli spieghi che qualche volta
anche i veri uomini piangono.
Gli insegni ad ignorare le folle che chiedono sangue e a combattere
anche da solo contro tutti, quando è convinto di aver ragione.
Lo tratti bene, ma non da bambino, perché solo con il fuoco si
tempera l’acciaio.
Gli faccia conoscere il coraggio di essere impaziente e la pazienza di
essere coraggioso.
Gli trasmetta una fede sublime nel Creatore ed anche in se stesso,
perché solo così può avere fiducia negli uomini.
So che le chiedo molto, ma veda cosa può fare, caro maestro”.
ABRAHAM LINCOLN

Il villaggio francese della congiura del bene

Ci furono rari casi di semplici pastori che si opposero con le loro azioni alla furia della persecuzione ebraica dei nazisti. In Francia ci fu solo un pastore che coinvolse il suo intero villaggio in una congiura del bene. In Italia nessuno. Tanti decenni fa l’edizione Quale vita pubblicava un libro sulle sue azioni, purtroppo una volta esaurito non lo hanno più ripubblicato. Versano tra l’altro oggi in cattive acque finanziarie. Inutile la mia richiesta in tal senso, non hanno stampato nemmeno l’agenda nonviolenta 2016.

Di fronte al silenzio dei cristiani, si tratta di un esempio unico da indicare come modello. Ci piace farlo. Riguarda un esempio dal basso, del suo popolo che lo ha seguito

André Trocmé (1901-1971), un pastore pacifista

(Paolo Tognina – Voce evangelica) Tutto cominciò una notte dell’inverno 1940/41 quando qualcuno bussò alla porta di André Trocmé, pastore riformato di Le Chambon-sur-Lignon. Quando aprì, si trovò di fronte una donna, affamata e infreddolita. Era una profuga, ebrea, che cercava un riparo.

A quel gesto di accoglienza fece seguito un’intensa attività di aiuto a favore di migliaia di persone perseguitate dal governo francese di Vichy e dall’occupante nazista. Gli abitanti di Chambon diedero ospitalità a circa cinquemila profughi, li ospitarono, si presero cura di loro, si occuparono dell’educazione dei bambini, organizzarono la fuga di centinaia di ebrei verso la Svizzera e la Spagna.

André Trocmé, aiutato dalla moglie e coadiuvato dal collega pastore Édouard Theis, fu la guida spirituale e morale del villaggio. Era nato nel 1901, in una famiglia dalle radici ugonotte e tedesche. Nella sua formazione era stato profondamente colpito dalla testimonianza, ricevuta da adolescente, negli anni della prima guerra mondiale, di un soldato tedesco obiettore di coscienza. Divenuto pacifista, decise di andare a Le Chambon, in una regione discosta, per poter liberamente vivere la propria scelta non-violenta. Nel 1938 fu tra i fondatori di una scuola pacifista internazionale a Le Chambon. E quando una personalità di spicco del protestantesimo francese chiamò Trocmé, durante la guerra, chiedendogli di smettere la sua attività di aiuto a favore degli ebrei – attività che, riteneva, avrebbe danneggiato i protestanti in Francia – egli rispose con un categorico rifiuto.

André Trocmé mostrò agli abitanti di Le Chambon una via pratica ed efficace di resistenza a Vichy e ai nazisti. Il personale della scuola rifiutò di prestare giuramento di incondizionata fedeltà al capo dello stato e la campana della chiesa non suonò – trasgredendo l’ordine ricevuto – in occasione dell’anniversario della presa di potere del maresciallo Pétain. Trocmé rispose a tutte le richieste che gli furono rivolte di mettere in salvo o trovare un riparo per gli ebrei in fuga, anche se questo comportava dei pericoli per lui, per la sua famiglia e per i membri della sua chiesa.

I profughi erano accolti nelle case degli abitanti del villaggio, nelle fattorie, negli edifici scolastici. E quando c’erano dei rastrellamenti, venivano mandati nei boschi.

Le autorità di Vichy intuirono presto quello che stava succedendo a Le Chambon – del resto non sarebbe stato possibile tenere completamente nascosti i movimenti di tante persone. Ma quando chiesero esplicitamente di cessare ogni aiuto ai profughi, il pastore rispose: “Queste persone sono venute da me in cerca di aiuto e rifugio. Io sono il loro pastore. Un pastore non abbandona il suo gregge. Non so che cosa sia un ebreo. Conosco soltanto esseri umani”.

Nell’estate del 1942, degli autobus della polizia di Vichy arrivarono a Le Chambon. Il capitano di polizia chiese a Trocmé una lista completa dei nomi dei rifugiati presenti nel villaggio e l’immediata consegna dei profughi. La lista non fu consegnata e l’indomani gli autobus della polizia se ne andarono, vuoti.

André Trocmé fu arrestato e minacciato, ma non firmò l’impegno a seguire le direttive del governo relative all’atteggiamento da assumere nei confronti degli ebrei. Suo cugino, Daniel, fu arrestato e internato nel campo di concentramento di Majdanek, dove fu ucciso. Sul finire della guerra, André Trocmé dovette passare nella clandestinità, per evitare l’arresto da parte dei nazisti.

Nel 1990 i cittadini di Le Chambon-sur-Lignon sono entrati nella lista dei Giusti delle nazioni e la loro opera è stata riconosciuta da Yad Vashem e dalla Holocaust Martyrs’ and Heroes’ Remembrance Authority di Gersalemme. E nell’estate del 2004 il presidente francese Jacques Chirac si è recato a Le Chambon, in visita ufficiale, per rendere omaggio al coraggio di chi salvò tante vite umane.

Siamo una Società di Amici di Gesù non chiesa

Guai a noi quaccheri se ci dovessimo identificare in una chiesa evangelica: non saremo mai un Tramp o un Malan. L’adesione alle finalità della Società degli Amici sono l’abolizione di riti, sacramenti e la stessa predicazione, il sostegno dell’eguaglianza delle persone umane fin dai tempo della Capanna dello zio Tom, a mano quacchera, o dell’abolizione dei manicomi nel 1700. L’antimilitarismo e l’obiezione di coscienza ci unisce non il principio protestante del Sola Scrittura. Semmai Solo Spirito che ha parlato all’epoca della Bibbia e che non smette di parlare oggi a noi. Interiormente.
Questo ho precisato a una diaconessa valdese di Milano, Simona Menghini che mi chiamava fratello: io ho una sorella e si chiama Patrizia!.
Siamo solo Amici di Gesù. Non altro e spero sia chiaro agli evangelici. La fratellanza è col mondo abitato, l’ecumene. Non le chiese. Evangeliche o non.

Il programma del Meeting annuale

L’azione dello Spirito conferito a tutti i credenti (1 Giov 3,10-24): sarà il tema condiviso del Meeting quacchero di maggio ove tutti gli invitati sono portatori del loro messaggio ispirato da condividere con gli altri. Partendo dalla Meditazione giornaliera, dalla vita di Leonhard Ragaz e Clara Nadig, da Resistenza Olgiatese, dalle news giornaliere, dalla Casa di Preghiera alla biblioteca Meeting House, ad Albert Scheitzer ecc. Tutto quello che è stato proposto nell’ultimo anno viene riletto alla luce della propria ispirazione considerando la traccia proposta solo una base. Contro le derive delle chiese coi loro preti e pastori, vescovi o moderatori i quaccheri esprimono un collettivo di voci non gerarchizzate che valorizzano i carismi di ciascuno. Nessuna confessione di fede a parte Cristo ma libertà dello Spirito in ciascuna e ciascuno: da condividere non solo con una stretta di mano che manca nel Computer.
Possiamo anche distribuire versetti biblici a caso, come seconda parte del Meeting e misurarci con l’ispirazione fuori dai loro puliti che abbiamo abolito dal 1600 come tutti i sacramenti.
Buon lavoro sul progetto. Contiamo su di te.

Il Giudizio

Giudizio
Le chiese hanno purtroppo contribuito a diffondere il timore nei confronti del giudizio di Dio. E lo hanno fatto, almeno in parte, e paradossalmente, nel tentativo di avvicinare la gente a Dio. Eppure, secondo Gesù Cristo, Dio osserva con benevolenza l’essere umano. Non c’è quindi nulla da temere dal suo giudizio, poiché il giudizio di Dio è l’amore.
Che cosa significa amare? Vuol dire avere uno sguardo positivo sull’altro e volergli bene. È un modo di considerare l’altro che si sofferma su ciò che c’è di bello, di meraviglioso e di vivo in una persona, sorvolando su ciò che non va, sulle ombre e sui difetti. Amare qualcuno significa prendere atto dei progressi che fa ed essere pronti ad aiutarlo.
È un atteggiamento comune tra le persone. E Dio è il primo ad amare, il solo a farlo in modo perfetto. Il giudizio di Dio è una benevolenza attiva, che vede il bene e che spera e cerca di suscitare il meglio di ciascuno.
Il giudizio di Dio è spesso stato presentato come una selezione fra le persone, per preservare chi ha la sufficienza e bocciare gli altri. Alcuni testi biblici possono essere effettivamente interpretati in tal senso, ma questo non è l’unico modo in cui possono essere intesi. Il bene e il male sono mescolati in ciascuno di noi. Il giudizio di Dio osserva, ama ciò che c’è di buono in ciascuno di noi e lo salva, rigettando ciò che è malvagio e purificandoci. Questa distinzione tra l’essere umano buono e l’essere umano meschino attraversa ogni singolo essere umano.

Le immagini utilizzate nella Bibbia per parlare del giudizio di Dio in genere fanno appello alla nozione di purificazione dell’essere umano, piuttosto che alla selezione tra individui (che ricorda sinistre idee di pulizia etnica):
– Il giudizio è talvolta paragonato a una pressa nella quale si mette l’uva per raccogliere il suo succo, scartando ciò che non è più utile (la buccia e i semi dell’acino).
– Il giudizio è anche definito come un fuoco che purifica i minerali per estrarne l’oro ed eliminare le scorie.
– Il giudizio è equiparato alla trebbiatura del frumento, per eliminare la pula in cui era conservato il grano, ma che non è commestibile.
– Il giudizio è paragonato alla potatura di un albero, affinché possa meglio svilupparsi.

Non c’è nulla da temere dal giudizio di Dio; al contrario: bisogna sperare che giunga! È promessa di vita. E ci suggerisce anche un modello per guardare gli altri (e a noi stessi) con benevolenza e ottimismo.

Prendi nota: Meeting annuale quacchero il 28 maggio

Prendi nota che sabato 28 maggio meeting annuale quacchero, a Olgiate Olona Va , nel pomeriggio; possibilità di ospitare dei sacchi a pelo per chi desidera partecipare la domenica al Palio delle Contrade di Legnano, che dista 5 km, con sfilata di abiti medioevali e gara ippica. Prenotarsi per tempo, posti limitatissimi. Fino al Natale Amish del 6 gennaio solo meeting on line. Tel 0331 641844 per info. Seguono video parco.