Humus Job, la rete di aziende etiche per un’agricoltura consapevole – Io faccio così #328

18.06.2021 – Italia che Cambia

Humus Job, la rete di aziende etiche per un’agricoltura consapevole – Io faccio così #328
(Foto di Italia che cambia)

In Val Grana, nel cuneese, è nata Humus Job, una start up innovativa che sta rivoluzionando il mondo del lavoro agricolo: in questi anni ha costruito un modello per contrastare il lavoro irregolare in agricoltura e le derive di sfruttamento e caporalato. Così Claudio, Elena e Luca, i suoi fondatori, stanno creando una rete di aziende etiche accomunate dalla cultura per il lavoro sostenibile e per i diritti umani.

Lo sapevate che in Italia sono 400.000 i lavoratori vittime del caporalato, di cui l’80% sono stranieri? E lo sapevate che sono circa 30.000 le aziende che ricorrono all’intermediazione illecita e para-mafiosa della manodopera? Sempre più spesso, nel dibattito politico e sociale, parliamo di agricoltura sostenibile come la meta da raggiungere per ripensare i nostri modelli di sviluppo. “Dobbiamo coltivare prodotti locali”, “dobbiamo comprare biologico”. In molti casi, però, dimentichiamo che la sostenibilità non è sempre sinonimo di etica. Etica è rispettare i diritti di tutti i lavoratori, dei braccianti che sono impiegati nei campi con ritmi estenuanti e di chi lavora solo stagionalmente. Se vogliamo generare un cambiamento reale e duraturo è fondamentale creare le condizioni necessarie per rendere il lavoro agricolo più regolare ed equo.

Per questo in Valle Grana, nel cuneese, Claudio Naviglia, Elena Elia e Luca Barraco – rispettivamente antropologo, psicologa ed educatore – hanno fondato Humus Job, la prima piattaforma di Job Sharing Agricolo che permette alle piccole e medie aziende di mettersi in rete e condividere la manodopera per promuovere insieme etica e sostenibilità.

Tutto è iniziato nel 2018 quando una rete di aziende agricole della Valle incontra Humus Job, all’epoca spin off dell’Associazione MiCò APS con lo scopo di progettare un modo per inserire lavorativamente i migranti del neonato Centro di Accoglienza nelle aziende della valle. Così nasce Humus srl, una startup innovativa a vocazione sociale che vende i suoi servizi alle aziende agricole con l’obiettivo di creare lavoro sostenibile per le persone impiegate in agricoltura.

Le difficoltà della Valle Grana all’epoca erano simili quelle di tanti altri territori. Come viene spiegato nel video, «qui sarebbero dovuti arrivare un centinaio di migranti e la difficoltà più grande che abbiamo visto sin dall’inizio è il fatto che il territorio non fosse preparato al loro arrivo. I migranti poi sono giunti in 23 ma nel frattempo si era creata una forma di paura, timore e difficoltà solo a pensare all’arrivo di persone nuove e sconosciute».

Così Claudio, Elena e Luca hanno cercato di ricucire quella frattura per rivoluzionare le logiche legate al mondo dell’accoglienza attraverso un modello che agisse non solo sui migranti ma su tutto il territorio: aziende, amministrazioni e imprese per permettere un dialogo tra le persone e incrementare l’integrazione lavorativa. E proprio questa è la missione alla base di Humus Job: creare relazione per promuovere un’agricoltura che tenga conto, al fianco della dimensione economica, di quella sociale.

Le aziende agricole di Humus Job per il lavoro sostenibile in agricoltura

«Le aziende della nostra rete hanno scelto la condivisione come pratica per cambiare il mondo dell’agricoltura». Così Humus Job sta creando un network etico delle aziende agricole e conta attualmente dieci realtà medio-piccole che hanno una filosofia diversa su “come fare agricoltura”. Sono aziende i cui gestori sono giovani, che coinvolgono persone che hanno fatto diverse esperienze lavorative all’estero e che hanno deciso di tornare all’agricoltura creando progetti ex novo o recuperando quelli familiari. Così queste imprese si impegnano a commercializzare i prodotti in filiere particolarmente etiche che sanno riconoscere e valorizzare il giusto costo di una produzione naturale e locale.

Entrare nel contratto di rete per attivare i territori

«Oltre al caporalato, sinonimo di “lavoro nero”, c’è poi il “lavoro grigio». Con questo termine, come ci raccontano Claudio ed Elena, ci riferiamo a rapporti lavorativi formalmente regolari ma che contengono, al loro interno, elementi di irregolarità. «Attraverso il lavoro grigio, ad esempio, i datori di lavoro non dichiarano tutte le giornate che effettivamente una persona impiega nel lavoro nei campi; in questo modo essa è impossibilitata a richiedere il sussidio di disoccupazione che è basato proprio sulle giornate lavorative».

Le aziende etiche che si riconoscono nei valori di Humus Job sono unite in un contratto di rete attraverso il quale la condivisione diventa una pratica per cambiare il mondo: condivisione dei mezzi di produzione, di trasporto e degli strumenti per aumentare la sostenibilità economica e la competitività sul mercato, mettendo in comune la manodopera e rendendosi disponibili a controlli per dimostrare la regolarità delle assunzioni.

I servizi offerti e la piattaforma per la ricerca di lavoro etico

Humus Job fornisce diversi servizi in base alle esigenze delle imprese che entrano a far parte della rete, come facilitazione e coordinamento, manodopera condivisa, marchio etico e sviluppi commerciali comuni. Un esempio è il servizio “basic”: l’azienda che entra ha a propria disposizione un team di professionisti che si occupano della gestione della rete come nuove adesioni, burocrazia, bilanci o facilitazione delle riunioni.

Un altro servizio è il Job & Sharing, che permette l’accesso a una piattaforma di domanda/offerta di impiego regolare in agricoltura che ad oggi conta 2.500 lavoratori in tutta Italia. Attraverso la piattaforma è possibile individuare il profilo più idoneo per un’azienda in base alle competenze e alla vicinanza geografica e creare lavoro sostenibile per le persone impiegate in agricoltura.

Così le aziende hanno la possibilità di utilizzare personale formato, pagando in percentuale in base al tempo impiegato del lavoratore e beneficiando di un supporto nelle pratiche burocratiche. Allo stesso tempo, grazie alla circolarità stagionale legata a produzioni differenti, Humus garantisce ai braccianti contratti regolari per tutto l’anno. Infine, Humus Job rilascia il Marchio 100% Etico quando si riescono a realizzare le condizioni che vedono inserimenti lavorativi stabili e regolari che danno dignità ai lavoratori.

«In questi anni, ascoltando i territori, ci siamo resi conto che in Italia ci sono diverse mancanze strutturali: un bollino di qualità del lavoro, uno strumento di incontro domanda/offerta in agricoltura, una modalità che permetta alle aziende di essere in rete. Così noi ci siamo detti: “Se manca proviamo a farlo!” Questo non significa che stiamo risolvendo il problema, ma che almeno iniziamo a sperimentare delle soluzioni per metterle a disposizione di tutti». Insomma, condivisione in agricoltura significa anche questo e Humus Job ci sta insegnando che un lavoro etico e sostenibile non solo è possibile ma sta diventando sempre più realtà.

Testo: Lorena Di Maria
Montaggio: Paolo Cignini

 Qui l’articolo originale sul sito del nostro partner

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 19 giugno 2021


GOD CARES
Our God
Truly cares
And always hears
Our daily prayers
David Herr


Non può meravigliare che in ogni società in cui matura la paura, la corruzione si radichi profondamente,
Aung San Suu Kyi

  • 1945 Birmania : nasce la Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi
  • 1517 muore a Roma Luca Pacioli, religioso, matematico e economista
  • “Il saggio riconosce nella pienezza del concreto e delle possibilità contenutevi anche i limiti insuperabili che sono dati a ogni atto dalle leggi vigenti della vita sociale umana. In questo riconoscimento il saggio si comporta bene e il bene saggiamente.
    Dietrich Bonhoeffer

  • Davide Melodia
    LA PAIX
    (Parole di pace, sul motivo di La Mer di Charles Trenet)
    La Paix,
    qu’est-ce que la Paix ?
    On l’a presque oublié
    dans la terreur profonde et amère
    artificiellement fabriquée.
    La Paix,
    qu’on a fait d elle ?
    Amie de la jeunesse,
    qu’on a revé pendant les ans
    d’espoir et d’amour
    et de vie.
    Voyez,
    il-y-a des gens
    qui vont les cultiver,
    qui vont regagner l’ame
    de l’Homme
    qui s’égara.
    Jetez
    ces instruments
    de mort et de détresse,
    venez avec nous tous,
    livrez
    un chant à la Paix
    fraternelle.
    (pendant une Rencontre Quaker en France)

Buon compleanno, Elbert Hubbard (19 giugno 1856-7 maggio 1915). Anarchico. Socialista. Scrittore. Editore. Artista. Filosofo. Docente. Fondatore della comunità artigiana Roycroft ad East Aurora, New York. Editore ed editore della rivista ′′ The Philisteine.” che era avvolto nella carta da macellaio marrone perché, come la diceva, ′′ c’è carne dentro.” Autore di ′′ Jesus Was Anarchic ′′ (1910).Elberto e sua moglie Alice erano a bordo della Lusitania quando affondata dai tedeschi, a poche miglia al largo della costa irlandese. I loro corpi non sono mai stati recuperati. Nato a Bloomington, Illinois.~

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Uno dei miei eroi è la deputata Barbara Lee. Pochi giorni dopo il 9 11, il Congresso ha votato per consentire finanziamenti per ritorsioni. Lei è stata l’unica componente del Congresso ad alzarsi e dire che restituire il male per il male è sbagliato. Il Congresso ha anche dato via i suoi poteri di guerra al Presidente. Vent’anni dopo, una proposta di legge approvò il Congresso oggi riprendendo i poteri di guerra Lei è stata influente nel far passare il conto. Stasera su Rachel Maddow, ha menzionato diversi gruppi che hanno contribuito a far passare il progetto di legge, tra cui il Comitato degli Amici per la legislazione nazionale, un gruppo di lobbying quaccheri a Washington che lavora su questioni di pace.  · 

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La dignità umana richiede una legale framework

′ Al loro nucleo, i diritti umani riguardano il modo in cui trattiamo le persone. Riconoscono che ci sono alcune cose a cui le persone hanno diritto solo perché sono umane, e che ci sono cose che non va mai bene fare alle persone.”-Oliver Robertson, Quaccheri in Gran Bretagna.I quaccheri si sono uniti a gruppi religiosi e umanisti per chiedere al Primo Ministro di proteggere l’Human Rights Act 1998.Lo hanno fatto a causa della preoccupazione per l’adozione di misure che renderebbero più difficile per le persone garantire i propri diritti. Questo segue la revisione della legge sui diritti umani indipendente del governo, lanciata all’inizio di quest’anno.La lettera congiunta è stata coordinata da Umanisti Regno Unito, Rene Cassin e Quaccheri in Gran Bretagna, tra gli altri. È stato anche firmato dal vescovo di Manchester, dai musulmani britannici per la democrazia secolare, dalla rete delle organizzazioni sikh, dalla Soka Gakkai International, dal Movimento per l’ebraismo riformato, dall’ebraismo liberale e dalla Chiesa di Scozia. Dichiara:’ Crediamo a cose diverse del mondo, al nostro posto in esso, e a come dovremmo vivere. Ma quello che tutti noi abbiamo in comune è che gli esseri umani sono dotati di dignità intrinseca protetta dai diritti umani.′′ La Convenzione europea dei diritti umani, su cui si basa l’Atto per i diritti umani, è stata la risposta dell’Europa all’orrore dell’Olocausto. L ‘ Atto ha salvaguardato le nostre libertà, compresa la nostra libertà di pensiero, di credo e di religione. Ci ha permesso di sposarci e di condurre funerali in linea con le nostre comprensioni del mondo, lasciandoci vivere secondo le nostre credenze.′′ Non vogliamo vedere quelle libertà diluire o vedere adottare misure volte a rendere più difficile l’accesso dei propri diritti alle persone. Fare questo priverebbe le persone di ciò che tutti dovrebbero godere. La dignità umana che tutti riconosciamo ha bisogno di un quadro giuridico per proteggerla.′′ Qualsiasi mossa per indebolire l’Human Rights Act rischia di minare la base di tutta la nostra libertà, e sarebbe un marcatore su un pendio molto scivoloso. Per un Regno Unito basato sulla decenza, la dignità e il rispetto, dobbiamo mantenere il nostro Human Rights Act così com’è. ‘https://www.quaker.org.uk/…/human-dignity-requires-a…

https://www.quaker.org.uk/news-and-events/news/human-dignity-requires-a-legal-framework?fbclid=IwAR3C5LJJl7gw7L_b1iBYUb4FhnpKO8__n8tvy3lmQkLIOohcJYChZOswB2U

Un precursore: Giuseppe R. Lewis Junior.

Oggi evidenziamo un altro Nantucketer che forse non hai mai sentito parlare prima. Giuseppe R. Lewis Junior. (1850-1925), che è stato un bracciante agricolo e ha vissuto tutta la sua vita su Nantucket.Suo padre, nato alle Isole Capo Verde, ha fatto alcuni viaggi di balene, mentre sua madre, una donna nera della Pennsylvania, lavorava dopo la morte del marito come servitore domestico. Suo fratello Giovanni cadde dal ponte di una nave a Buenos Aires e annega tragicamente all’età di 21. anni. Giuseppe stesso ha fatto un viaggio in mare, come cuoco.Per un periodo intorno al 1870, ha vissuto a Hadwen House sulla Main Street (ora proprietà storica della NHA) con sua madre e sua sorella, che erano impiegati dalla famiglia Barney. Nei suoi ultimi anni, ha fatto costruire una casa all’angolo tra York e Piacevoli strade e ha lavorato brevemente per la Nantucket Historical Association come custode del Vecchio Mulino. Ha sposato Isabella Garrett nel 1888, ma sono stati estraniati per decenni prima del divorzio nel 1919. Foto: Ritratto di Lewis, settembre 1883. GPN3652.

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Piangiamo e preghiamo perchè sia fatta subito giustizia per il sindacalista ucciso dai servi dei padroni…

Fonte Ansa

L’autista ha forzato il blocco poi è fuggito, investite anche altre due persone

Il coordinatore interregionale dei SiCobas, Adil Belakhdim, 37 anni, è morto questa mattina investito da un camion davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate (Novara). E’ accaduto in via Guido il Grande, durante una manifestazione di lavoratori della logistica.( Non era un socialista della CGIL ma non ha alcuna importanza…era un sindacalista, ndR e non stava dalla parte di Draghi o del Governo PD-M5S!)

Il coordinatore interregionale dei SiCobas, Adil Belakhdim, 37 anni, è morto questa mattina investito da un camion davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate (Novara). E’ accaduto in via Guido il Grande, durante una manifestazione di lavoratori della logistica.

Secondo una prima ricostruzione, pare che l’autista del camion abbia investito durante una manovra l’uomo e poi sia fuggito. A bloccarlo in autostrada sono stati i carabinieri. Sul posto è intervenuto anche il 118, ma per il 37enne non c’è stato nulla da fare. L’autista avrebbe forzato il blocco della manifestazione, che stava per cominciare, e il sindacalista sarebbe stato trascinato per una decina di metri.
Il camionista si trova in caserma per essere ascoltato dai carabinieri del Comando provinciale di Novara,. Al momento nei suoi confronti non sono stati presi provvedimenti. Sul luogo dell’incidente c’è tensione tra i manifestanti. Uno di loro, che si trovava vicino alla vittima quando è stata investita dal camion, si è sentito male e, sotto choc, è stato soccorso dal personale del 118.

“Quel camion lo ha trascinato per una ventina di metri, il conducente non può non essersene accorto” dicono i lavoratori che hanno assistito all’incidente. Il camion ha urtato anche altri due manifestanti, ferendoli, che si trovano ora in ospedale. Secondo quanto si apprende, le loro condizioni non sarebbero gravi.

Belakhdim era residente a Vizzolo Predabissi, nell’area metropolitana di Milano. Lascia due figli di 15 e 17 anni. Da alcuni anni svolgeva attività sindacale

La violenza è violenza, senza se e senza ma

Spiace che molti settori femminili in Italia abbiano accettato le logiche della violenza ungherese governativa. Ma ci sono anche gli LGBT oppressi, derisi, violentati e offesi. Non solo nell’est Europa ma anche in Italia

In attesa di approvazione negli Usa il rinnovo dell’Atto di contrasto della violenza di genere, con importanti novità per le vittime Lgbtqi+ e native americane

Il “Violence against Women Act” (Vawa) è stato approvato la prima volta nel 1994, sostenuto in primis dall’allora senatore, e oggi presidente Usa, Joe Biden, che ancora oggi ne sostiene l’urgenza, come una questione «che non dovrebbe essere democratica o repubblicana ma che riguarda l’opporsi all’abuso di potere e il prevenire la violenza».  Riapprovato nel 2013, la sua validità è scaduta nel 2018: da allora è in discussione la sua riapprovazione con alcune modifiche, aggiornando la legislazione in materia, di cui il Vawa era già un passo avanti sostanziale, in quanto cambiava una cultura che fino ad allora lasciava le violenze domestiche sostanzialmente impunite. Questa legge era infatti la prima a sancire come reato federale la violenza contro le donne indipendentemente da chi l’aveva compiuto – uno sconosciuto, un parente o il partner della vittima.

Il Vawa “rinnovato” è già passato alla Camera lo scorso 17 marzo, con sostegno bipartisan, e ora organizzazioni e chiese chiedono con forza che il Senato riapprovi questa legge fondamentale nel contrasto alla violenza contro le donne, che non solo punisce i colpevoli, ma offre un importante sostegno economico (si parla di miliardi di dollari distribuiti ai vari livelli governativi e alle organizzazioni no-profit dal 1994) per prevenire e rispondere ai vari tipi di violenza, domestica o “occasionale”, fisica, psicologica e sessuale, stalking…, con la creazione di rifugi sicuri, assistenza legale o psicologica per le vittime e i loro figli.

L’Office of Public Witness (Opw) della Chiesa presbiteriana (PcUsa) a Washington è in prima linea in questa battaglia, fortemente preoccupato per questi «orribili atti di violenza insensata» (come si legge in questo articolo), e fa appello ai membri della denominazione, ma non solo, a fare pressione sui senatori perché non accada come nel 2019 con lo scorso Congresso, quando il Senato aveva bloccato il rinnovo del Vawa. L’Opw parla della violenza contro le donne come di «una malattia che sanguina nelle vene del nostro paese», ma è risaputo che il fenomeno travalica i confini delle nazioni, delle classi sociali, delle appartenenze religiose e culturali, colpendo nel mondo una donna su tre (una donna su quattro negli Usa).

I programmi di sostegno ovviamente hanno continuato a funzionare anche dopo il 2019, ma senza un sostegno legislativo, che ora va rinnovato e potenziato. L’atto aggiornato del 2021, infatti come si legge nell’appello della Pcusa, «autorizza nuovi programmi, introduce modifiche alle leggi federali sulle armi da fuoco e stabilisce nuove forme di protezione per promuovere la stabilità abitativa e la sicurezza economica per le vittime» di tutte le forme di violenza. Vengono introdotti (come già si era tentato nel 2019) alcuni importanti elementi: l’estensione della protezione alle vittime Lgbtqia+, ancora più colpite da questo tipo di violenze (secondo una ricerca del 2015 citata nell’articolo, si parla del 47%, che sale al 53% per le persone di colore); la chiusura di quella che è stata definita la “scappatoia del fidanzato”: se già prima veniva perseguita la violenza fisica, sessuale e psicologica all’interno di qualsiasi tipo di relazione, non soltanto in una coppia “stabile”, sposata o fidanzata ufficialmente, ma anche a livello di relazioni informali, finora la limitazione nell’acquisto e detenzione di armi si applicava solo a coniugi, conviventi o a chi aveva un figlio con la vittima; ora questo vale anche per le relazioni meno “ufficiali” e gli stalker.

Infine, il nuovo atto amplia l’autorità dei tribunali tribali (Tribal Courts) affinché possano perseguire anche i non-nativi Americani per stalking, violenza sessuale e traffico sessuale. Un’importante modifica, considerando che le donne native sono due volte e mezza più a rischio di qualunque altro gruppo etnico, e che l’80% dei crimini sessuali nelle riserve è commesso da uomini non-indiani, che finora erano al riparo dai provvedimenti delle corti tribali (dati Vawnet).

Com’è facilmente immaginabile, i due punti più critici, che hanno fatto storcere il naso a qualcuno e rallentato l’approvazione dell’Atto, sono l’estensione della tutela alle persone Lgbtqi+ e la limitazione all’uso di armi per chiunque si macchi di una forma di violenza di genere. Elementi che sembrerebbero di semplice civiltà, ma sono tutt’altro che scontati.

Sara Tourn

Meeting Minutes

Meeting Minutes

′′ Ci sono evidenti somiglianze tra Chassidim, membri delle sette ebree ortodosse (spesso descritte come ′′ ultra-ortodosse ′′) la cui forte fede infonde la loro vita quotidiana e gli Amish. I discendenti spirituali di un movimento rinascimentale ebraico nell’Europa dell’est del XIX secolo, Chassidim, come i loro omologhi amish, si sposano solo nelle loro comunità, hanno famiglie numerose e mantengono una misura di distanza tra loro e gli estranei, una distanza che è segnata all’esterno attraverso pratiche distintive del vivere quotidiano, tra cui il modo in cui si vestono e si toelettano.”

https://anabaptisthistorians.org/2021/06/17/yiddish-and-pennsylvania-dutch-among-hasidim-and-amish/?fbclid=IwAR1x4Tc7iMv-nglzA58wC8IKhdh7gsQyHZUxOTFeG8gvZsXe0s_j7zJIZVc

Il prof. Paolo Maddalena, Presidente emerito della Corte Costituzionale, su Cavallerizza e beni pubblici

Il prof. Paolo Maddalena, Presidente emerito della Corte Costituzionale, su Cavallerizza e beni pubblici

Il prof. Paolo Maddalena, Presidente emerito della Corte Costituzionale, risponde ad alcune domande del comitato referendario LaTuaCavallerizza.

LaTuaCavallerizza
Ritiene che i beni storico-architettonici pubblici debbano essere dichiarati inalienabili e che la loro vendita debba essere considerata illegittima (come nel caso della parte di Cavallerizza Reale acquisita dalla Cassa Depositi e Prestiti), anche in caso di cartolarizzazione dei beni stessi?

Ritiene legittimo deliberare destinazioni d’uso privatistiche per tali beni, come strumento di ‘valorizzazione’ e creazione di appetibilità per gli investitori privati?

Quali forme di difesa dalla privatizzazione dei beni pubblici ritiene più efficaci?

Paolo Maddalena
Non ostante l’art. 1 della Costituzione abbia introdotto una forma di Stato, detto “Stato comunità”, nel quale la “sovranità appartiene al Popolo”, si continua a ragionare come se la sovranità appartenesse allo Stato persona giuridica, detto anche Stato amministrazione, come era sotto la vigenza dello Statuto albertino.

Nella nuova visuale dello Stato comunità elemento costitutivo dello Stato è il “territorio”, formato da beni a esso strutturalmente legati, in quanto “proprietà pubblica” del Popolo a titolo di “sovranità” (ciò era già stato fatto presente dal Regio Regolamento di contabilità pubblica n. 85 del 1885, in epoca non sospetta) ed elementi identitari della Nazione, come per l’appunto i beni artistici e storici e il paesaggio, che hanno carattere “demaniale”, sono cioè inalienabili, inusucapibili e inespropriabili; e da beni commerciabili, come si legge anche nell’art. 42 della Costituzione, secondo il quale “la proprietà è pubblica e privata”.

Ne consegue che la vendita di questi beni è illecita, in quanto contraria a detti principi costituzionali, peraltro chiaramente esplicitati dal citato articolo 42 Cost. che impone ai privati, e a maggior ragione agli Enti pubblici, di assicurare il perseguimento della “funzione sociale” del bene, nonché dall’art. 41 Cost., secondo il quale, le negoziazioni “non possono svolgersi in contrasto con l’utilità pubblica, o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Dal che discende la nullità della vendita di detti beni, anche attraverso il sistema delle cartolarizzazioni, ai sensi dell’art. 1418 del codice civile, che dichiara nulli, senza limiti di tempo, gli atti e i contratti contrari a principi imperativi.

E’ da precisare, a questo proposito, che, per quanto riguarda le cartolarizzazioni, c’è anche un altro motivo di illiceità, ed è il fatto che questo tipo di vendita, come tutti i derivati, è in realtà una “scommessa”, vietata dal nostro ordinamento, e in specie dall’art. 1933 del codice civile, per cui la legge istitutiva di questo pseudo istituto giuridico dovrebbe essere portata all’esame della Corte costituzionale per il suo annullamento.

Da quanto detto discende implicitamente anche la risposta alle altre due domande. Risulta infatti chiaro che la cartolarizzazione, e in sostanza, la vendita della Cavallerizza è da qualificare come atto illecito produttivo di danno pubblico alla Collettività, e quindi da denunciare alla Procura regionale della Corte dei conti per l’accertamento delle relative responsabilità amministrative. Inoltre nulla si oppone al promovimento da parte di un gruppo di cittadini e di Associazioni ambientaliste, che sono legittimati ad agire dal combinato disposto degli articoli 2 (l’individuo è “parte” della Collettività), 3 (tutti i cittadini sono titolari del diritto fondamentale di partecipazione), 118, ultimo comma (i cittadini, singoli o associati, possono agire nell’interesse generale, secondo il principio di sussidiarietà, di una azione giudiziaria davanti al giudice ordinario per ottenere una sentenza che dichiari l’appartenenza pubblica di detto bene e la necessità della sua restituzione alla Collettività torinese, vera proprietaria pubblica del bene in questione.

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Poveri illusi dal Governo

Mi arrabbio quando sento dire che l’esame di maturità 2021 e’ uguale a quelli precedenti, io ho faticato non poco per avere il diploma di Ragioneria con 58/60 esimi perche’ tutti gli studenti colleghi non facevano bene (ma io ero bravissimo ) la composizione scritta di italiano e la prova scritta di ragioneria, dove si doveva redigere un bilancio in IV Direttiva CEE. Lo studente di Skuola.net maturando che ho seguito non sapeva cosa fosse, ed era nel panico nel descrivere una quota TFR e farne un esempio in termini reali.Governo siete dei buffoni. E di certo Unicredit di turno non assumerà nessuno sulla base del voto finale (come mi è invece successo) senza spedire CV. I contatti con la Presidenza del rigoroso ITCS C. Dell’Acqua di Legnano MI erano diretti con l’ufficio del personale del Credit di Busto Arsizio e sapevano anche delle borse di studio degli anni precedenti.Mi hanno formato nuovamente per le loro esigenze per ben 3 mesi al loro CSP di Lesmo. Cosa inimmaginabile in questi anni.I nostri Professori e professoresse erano fieri di noi e del lavoro fatto, non alla luce delle telecamere di regime PD-M5S

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