Dietrich Bonhoeffer e il suo agire etico

Il criterio dell’agire
RESISTENZA E RESA


Io penso che tale criterio possa essere descritto al meglio dall’espressione «resistenza e resa››. Il binomio costituisce il titolo di una delle opere più importanti della teologia contemporanea, la raccolta delle lettere dalla prigionia del pastore protestante Dietrich Bonhoeffer, rinchiuso a Berlino nel carcere di Tegel per aver preso parte alla resistenza contro il regime di Hitler e poi impiccato il 9 aprile 1945 nel lager di Flossenbürg. Ecco il passo della lettera del 21 febbraio 1944 all’amico teologo Eberhard Bethge in cui Bonhoeffer conia questa espressione: Mi sono chiesto molte volte dove passi il confine tra la necessaria resistenza e l`altrettanto necessaria resa davanti al «destino››. Don Chisciotte è il simbolo della resistenza portata avanti fino al nonsenso, anzi alla follia […] Sancho Panza è il rappresentante di quanti si adattano, paghi e con furbizia, a quanto è dato.

Chiariti i concetti in gioco mediante i personaggi di Cervantes da lui tanto amati, Bonhoeffer proseguiva: “I limiti tra resistenza e resa non si possono determinare sul piano dei principi; l’una e l’altra devono essere presenti e assunte con decisione. La fede esige questo agire mobile e vivo. Solo così possiamo affrontare e rendere feconda la situazione che di volta in volta ci si presenta”.
Un agire mobile e vivo: ecco quello che richiede la vita al fine di cogliere quale azione nella circostanza concreta la favorisca al meglio. Il che comporta, se si vuole servire l’esistenza reale dei singoli e non la loro conformità alla propria dottrina o ideologia, la consapevolezza di non sapere da subito che cosa sia giusto fare. È per questo che l’azione aderente alla vita richiede il continuo esercizio del pensiero, perché si tratta di interpretare volta per volta come si deve agire: se all’insegna della resistenza, cioè facendo prevalere sulla realtà i nostri principi etici, oppure all’insegna della resa, cioè facendo prevalere sui nostri principi etici la ruvida concretezza della realtà. Comprendere se occorre resistere oppure arrendersi significa pensare. L’azione, nella misura in cui non è una meccanica e intransigente applicazione di una dottrina né un accomodante adattamento alle più svariate situazioni, ma e viva mediazione tra valori etici e situazione concreta, prevede e suscita continuamente il bisogno di pensare.

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