Vito Mancuso

Da “Questa vita” di Vito Mancuso.

  1. Grazie alla fisica del Novecento oggi sappiamo che la materia è riconducibile all’energia, è cioè energia solidificata. Diceva Max Planck, il padre della teoria dei quanti: «In quanto fisico che ha dedicato tutta la sua vita alla scienza più sobria, alla studio della materia, sono sicuramente libero dal sospetto di essere un sognatore. E così a seguito delle mie ricerche sull’atomo vi dico: la materia in sé non esiste. Ogni materia nasce e consiste solo mediante una forza, quella che porta le particelle atomiche a vibrare e che le tiene insieme come il più minuscolo sistema solare».

Ogni cosa che appare ai nostri occhi nella sua dimensione materiale, compreso ciò che si usa definire «materia inerte», non è in realtà per nulla inerte, cioè secondo l’etimologia «privo di arte» (dal latino in con significato privativo + ars, artis, nel senso di abilità tecnica, da cui viene, per esempio, artigiano). Nessun ente, in quanto esiste, è nella condizione inoperosa detta inerzia. Questo spiega perché l’essere vada considerato come energia e non invece come sostanza, come si riteneva nel passato. L’essere è energia, e non sostanza, perché non è mai «in sosta», non sta mai fermo, ma sempre si muove e sempre lavora.

  1. Ma perché l’essere è fatto così? Perché lavora e non sosta? Perché è energia e non sostanza? Nessuno lo sa. Io intuisco che ciò dipenda dal fatto che esso non sia arrivato a destinazione, non sia compiuto né realizzato; e che tuttavia debba arrivare a destinazione, compiersi, realizzarsi. Ritengo cioè che l’essere sussista come incompiutezza che possiamo denominare caos, e che al contempo sia spinto al compimento verso una sempre maggiore organizzazione che possiamo denominare logos. L’essere è energia, e non sostanza, perché è logos + caos.

Se l’essere-energia fosse sostanza sarebbe solo logos; se al contrario non fosse orientato verso una sostanza da realizzare sarebbe solo caos. L’essere-energia invece è logos + caos, e questa sua condizione produce la dialettica di fecondazione reciproca che ne fa una realtà sempre attiva, inquieta, mai compiuta, mai domata, abitata da uno slancio sorgivo (denominato dall’astrofisica espansione) una realtà che la porta a costruire sempre nuove relazioni alla ricerca di una crescente complessità e organizzazione (e che la biologia definisce evoluzione).

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