le fondamenta della Nonviolenza italiana

Lo torturarono per quaranta giorni di fila. Botte, sevizie, privazioni di ogni genere. Lo massacrarono, dentro e fuori, in quello che fu un inferno. Volevano i nomi dei suoi compagni, dei partigiani, ma lui rimase muto.

Don Andrea Gaggero, giovane prete, era un pacifista. Ma collaborava con la Resistenza per cacciare l’invasore e far finire la dittatura. Per questo fu arrestato e torturato.

Non parlò, nonostante ormai fosse ridotto ad una poltiglia.
Per questo lo spedirono prima a Bolzano, poi a Mauthausen. Qui, anziché rimanere buono, Don Gaggero iniziò a dare una mano alla resistenza clandestina. Lo torturarono ancora per giorni e giorni. E ancora una volta non parlò, non fece un nome.

Finita la guerra, entrò in contrasto con la chiesa e smise di esser prete.

Si dedicò alla pace, ne divenne un testimone, un missionario. Ogni premio che vinceva per il suo impegno, lo devolveva in beneficienza. Ogni azione, ogni passo della sua vita, fu incentrato su questo: la pace. Perché aveva visto la guerra, le torture e i morti e dedicò un’intera vita a quella missione.

Divenne Presidente del Movimento italiano per la Pace. Organizzò, assieme ad Aldo Capitini, la prima marcia per la Pace Perugia-Assisi.

Fu instancabile, devoto alla causa per decenni.
Si spense l’8 luglio 1988 dopo una vita di lotte e di impegno.

A lui, a questo personaggio che oggi in tanti hanno dimenticato, il nostro saluto.

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