Leopardi : la poesia che mi incanta

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quïete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura. E come il vento o do stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l’eterno,e le morte stagioni, e la presentee viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità[3] s’annega il pensier mio:e il naufragar m’è dolce in questo mare.»«Sempre caro mi è stato questo colle solitario e questa siepe, che copre alla mia vista una buona parte dell’orizzonte più lontano.Ma stando seduto e fissando lo sguardo,io immagino nella mia mente spazi sterminati oltre la siepe,e silenzi sovrumani e profondissima quiete, tanto che per poco il mio animo non s’impaurisce. E non appena odo il vento stormire tra le fronde di queste piante, paragono quell’infinito silenzio a questo frusciare:e mi viene in mente l’eterno,le ere già trascorse, e quella attuale e ancor viva, e il suo suono. Così il mio pensiero sprofonda in quest’immensità:e il naufragare in questo mare è dolce per me.»

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