Il teologo della povera gente.

DAVID MARIA TUROLDO (1916-1992), IL POETA CHE SFIDÒ LA MORTE

Ad anni dalla morte di padre David Maria Turoldo, avvenuta il 6 febbraio 1992, vi proponiamo l’articolo-intervista di Roberto Vinco al poeta friulano della povera gente, pubblicata da un quotidiano locale il 1 novembre 1991 e presentata anche nel corso dell’annuale incontro-memoriale su Turoldo che si tiene alla Pieve di Colognola ai Colli (Vr). Una intervista per tutti, credenti e non credenti, sul dolore, la malattia, la sofferenza e la morte.

IL POETA DI DIO SFIDA LA MORTE
Intervista a Padre Davide Maria Turoldo sul dolore, la malattia, la sofferenza e la morte, di Roberto Vinco
(L’intervista è stata pubblicata sul giornale «Il Gazzettino» – edizione di Verona «Il nuovo Veronese» del 1 novembre 1991)

Gli avevano dato non più di sei mesi di vita. Lo avevano operato ad un tumore all’intestino. Dal punto di vista medico non c’era nessuna speranza. Dopo tre anni, padre David Maria Turoldo, il poeta di Dio, il monaco ribelle ma fedele, lo abbiamo risentito qualche settimana fa (settembre 1991, vedi foto) ancora una volta in Arena con i «Beati i costruttori di pace» a cantare la sua speranza di pace e il suo amore per l’uomo.

Dopo ben tre operazioni, il corpo smagrito, visibilmente stremato dalla malattia, non ha ancora perso il suo vigore e la sua straordinaria forza e carica umana. Ha vissuto sempre “fuori delle mura”, sempre in diaspora, sempre in cammino… in conflitto con il potere, con le istituzioni, con la Chiesa. La vita di Turoldo è insieme un canto e un pianto. Il canto di chi crede e il pianto di chi soffre.

A Verona padre David ha molti amici. Come monaco servita è stato ospite per alcuni mesi della comunità dei Servi di Maria della chiesa cittadina di Santa Maria della Scala. Proprio con un gruppo di amici veronesi siamo andati a trovarlo nella sua meravigliosa abbazia di Sant’Egidio a Sotto il Monte in provincia di Bergamo. É visibilmente stanco, ma quando incontra gli amici, quasi si ricarica, recupera tutte le sue antiche forze, ritrova tutto il suo profondo spirito profetico. Della sua malattia parla con serenità. Il suo tumore lo chiama «Il drago che si è insediato nel ventre». Con il cancro ha imparato a lottare e a convivere.

«La mia malattia – ci dice – è un’esperienza consapevole, giocata a carte scoperte. Alle pietose menzogne dei medici ho preferito la verità. In un primo momento è tremendo, è crudele. Ma accettare il cancro è già metterlo a disagio, sfidarlo». Da tre anni sfida con il canto e la poesia anche la morte, accettata con serenità come l’altra faccia della vita.

«Per me la morte è sempre stata come una fessura attraverso cui guardare i colori della vita, apprezzarne i valori. La morte è una presenza positiva, fa apprezzare meglio il tempo, fa giudicare meglio

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