il fine vita secondo Ricca

«Le predicazioni evitano l’argomento forse per mancanza di coraggio o forse perché mancano le parole, perché manca l’immaginario dell’aldilà. Siamo fermi all’inferno e al paradiso dantesco: ma oggi, alla luce della Rivoluzione copernicana, siamo nell’afasia» ha spiegato il professore, «eppure il Nuovo Testamento è tutto proiettato sull’aldilà». Da dove veniamo e dove andremo a finire? Sono le domande alla base del pensiero, quelle che hanno spinto l’essere umano a interrogarsi, evolvere in pensieri astratti e trovare possibilità alternative al nulla. Eppure nella tradizione delle chiese, la riflessione escatologica è strettamente intrecciata con il senso della vita terrena. Nel suo testo Paolo Ricca propone varie ipotesi. Che tutto finisca con la morte? «Polvere eri e polvere ritornerai»: questa è l’unica vita e va valorizzata. Che tutto finisca e tutto ricominci altrimenti come quel Gesù resuscitato con un corpo talmente diverso da non essere riconosciuto da nessuno? È la novità assoluta, il nuovo modo di essere. Oppure non tutto muore? Filosofi greci parlavano di una parte immortale divina. C’è anche la reincarnazione secondo cui l’anima che non ha purezza per riunirsi a Dio si deve reincarnare per imparare ancora. E poi c’è la posizione biblica: «Il cristianesimo esiste perché Gesù è resuscitato. Il Nuovo Testamento parte proprio dalla resurrezione». Paolo Ricca riporta dei passi di Paolo, Lutero, Calvino Bonhoeffer e conclude il volume con un capitolo dedicato all’immaginazione dell’aldilà
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