Commento al Magnificat M

di Martin Lutero – pagina uno

AL DUCA DI SASSONIA All’illustrissimo e nobilissimo Principe e Signore Giovanni Federico,Duca di Sassonia, Langravio di Turingia e margravio di Meissen, mio gentile Signore e Protettore, il suo devotissimo cappellano Dr. Martin Lutero. Serenissimo, nobilissimo Principe e gentile Signore, che la mia umile preghiera e la mia disponibilità siano sempre dirette nei confronti di Vostra Grazia. Mio egregio Signore, ho umilmente ricevuto poco fa la lettera che Vostra Grazia ha avuto la cortesia di indirizzarmi, il cui rassicurante contenuto mi ha rallegrato. Poiché da tanto tempo Vi ho promesso un commento del Magnificat, che non ho potuto scrivere quando avrei voluto perché ostacolato dalle cattive azioni di molti avversari, ho deciso di rispondere alla Vostra lettera con questo opuscolo, per timore che un ulteriore ritardo, non più giustificato, non diventi per me motivo di vergogna, impedendo al gentile animo della Signoria Vostra, amante della Sacra Scrittura, di approfondire le sue conoscenze e i suoi studi dai quali ricaverà forza ed entusiasmo, con l’assistenza della grazia divina, che auguro a Vostra Grazia. Ciò costituisce una cosa della massima importanza, in quanto la salvezza di molta gente, dipende dalla grandezza di un principe che disposto a rinunciare al proprio arbitrio si lascia guidare dalla grazia di Dio, mentre egli può costituire la loro rovina se confida soltanto in se stesso.Infatti, se è vero che il cuore di tutti gli uomini sta nella mano di Dio onnipotente, e pur vero che è stabilito che: “Il cuore del re si trova nella mano di Dio ed Egli lo dirige dove vuole”. Dio vuole infondere nel cuore dei potenti il timore che si deve nutrire per Lui, affinché capiscano che i loro pensieri non valgono nulla senza l’ispirazione di Dio. L’aiuto di altre persone può recare giovamento o danni soltanto ad esse o a pochissimi altri. I signori, infatti, arrecano vantaggi e danni a tanta più gente tanto più grande è il loro dominio. Per questo motivo la Scrittura definisce i principi pii e timorati di Dio, angeli o perfino dei, mentre quelli perversi sono indicati come leoni, dragoni e bestie feroci, da Dio stesso annoverate nei suoi quattro flagelli, insieme alla carestia, alla pestilenza e alla guerra. Infatti la natura del cuore umano, fatto di carne e di sangue, è facile preda dell’orgoglio, e quando poi si trova ad avere anche anche potere, onore e ricchezze, diventa presuntuoso e troppo sicuro di sé, tanto da dimenticare Dio e da non avere più riguardo per i suoi sudditi, e poiché può compiere il male senza essere punito, agisce come una bestia, fa ciò che vuole, tanto che, formalmente è un signore, ma in sostanza è un mostro, e come ebbe a ben dire il savio Biante: Magistratus virum ostendit”, il potere manifesta la natura dell’uomo. In tal caso i sudditi non osano più esprimere i loro pensieri per paura dell’autorità. Ora, poiché i prìncipi non devono temere gli uomini, è necessario che essi temano Iddio più di qualsiasi altra persona, che conoscano bene lui e le sue opere e prestino attenzione a come si comportano, come dice san Paolo in Romani, XII: “Chi governa, lo faccia con diligenza”. Ritengo che in tutta la Scrittura non vi sia alcun altro passo adatto a questo scopo del santo cantico della benedatta madre di Dio; questo dovrebbe essere conosciuto e ricordato da tutti coloro che intendono governare correttamente, animati dal desiderio di agire per il benessere del popolo. E infatti, Lei canta con grande dolcezza il rispetto che si deve a Dio e la Sua grandezza, descrivendo in particolare il Suo intervento nei confronti di tutti gli uomini, sia di alta che di bassa condizione. Che gli altri ascoltino pure il canto mondano di una meretrice, mentre un principe e signore è preferibile che l’ascolti l’inno di salvezza spirituale e puro di questa vergine casta. Bella è l’usanza diffusa in ogni chiesa di cantare quest’inno ogni giorno ai vespri, riservandogli un rilievo particolare rispetto ogni altro canto. La dolce madre di Dio mi conceda lo Spirito, affinché io possa spiegare con sufficiente efficacia questo suo canto, per consentire a Vostra Grazia, e a noi tutti, di trarne una conoscenza che ci conduca alla salvezza e a una vita lodevole, in modo da poter celebrare e cantare questo eterno Magnificat nella vita eterna. Che Iddio lo voglia. Amen. Mi raccomando a Vostra Grazia, umilmente pregandoLa di voler gradire il mio piccolo dono. Wittenberg, il giorno dieci marzo dell’anno 1521.

IL MAGNIFICAT

I. L’anima mia magnifica il SignoreII. e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: