commento al Magnificat di Lutero – prefazione ultima

Così Dio ha gettato nelle profondità di ogni afflizione anche Cristo, suo unico dilettissimo Figliolo, e in Lui in modo eminente ha mostrato come Egli suole guardare, operare, soccorrere, consigliare e volere, e a che cosa tende con tutto questo; perciò anche Cristo, che ha ben sperimentato tutto questo, rimane in eterno pieno dell’amore e della lode di Dio, come dice anche il Salmo XV: “Tu lo riempi di pura gioia nel tuo cospetto”, perché ti vede e ti conosce. Al riguardo anche il Salmo XLIV dice che tutti i santi non faranno altro che lodare Iddio in cielo, perché Egli ha volto il Suo sguardo in basso su di loro e si è fatto loro conoscere come un Dio degno di amore e di lode. In tal modo, anche la dolce madre di Cristo ci insegna con l’esempio della sua vita e con le sue parole, come si deve conoscere, amare e lodare Iddio. E poiché, gioisce nel suo spirito, lodando e glorificando Dio per aver rivolto il Suo sguardo su di lei nella sua umile condizione, dobbiamo presumere che avesse genitori poveri, disprezzati e di umile condizione. Vogliamo chiarire questa circostanza ai ciechi e alle persone semplici . Senza dubbio anche a Gerusalemme, come in tante altre città, vi erano figlie di sommi sacerdoti e consiglieri, le quali erano ricche, belle, giovani, colte e onoratissime da tutti (come lo sono ora le figlie dei re, dei prìncipi e dei ricchi). A Nazareth, che era la sua città, non era la figlia di uno dei capi, ma di un semplice e povero cittadino, il quale non godeva né di onori, né di considerazione. E fra le figlie dei suoi vicini era una fanciulla modesta che badava al bestiame e accudiva alle faccende domestiche, proprio come oggi avviene per una povera ragazza di casa che attende alle necessità familiari. Così aveva annunziato Isaia, al capo XI: “Un virgulto spunterà dal tronco di Jesse e un fiore nascerà dalla sua radice, sul quale riposerà Io Spirito Santo”. Il tronco e la radice è la progenie di Jesse o di Davide, ossia la vergine Maria, il virgulto e il fiore è Cristo. Ora come è incredibile che da un tronco e da una radice secchi e marci nascano un bel virgulto ed un fiore, così non sembrava possibile che la vergine Maria dovesse diventare madre di un tale fanciullo. Ritengo, inoltre, che lei venga definita tronco e radice, non soltanto per il fatto di essere diventata madre restando vergine, nello stesso modo soprannaturale di un germoglio che nasca da un ceppo morto, ma anche perché la stirpe di Davide – che anticamente aveva goduto nel mondo di grande onore, potenza, ricchezza e felicità e al momento della nascita di Cristo, ormai caduta in miseria, veniva disprezzata come un tronco morto, soppiantata dai sacerdoti che regnavano godendo degli stessi onori – non appariva più in grado di generare un re glorioso. Ma proprio nel momento in cui questa misera condizione appariva più accentuata, da quel ceppo disprezzato nacque Cristo; da quell’umile e povera fanciulla nacque il germoglio e il fiore, da quella ragazza che le figlie degli eminenti Hanna e Caiafa non avrebbero ritenuta degna di essere la loro ultima serva. Perciò mentre le azioni e lo sguardo di Dio sono rivolti verso il basso, lo sguardo e le azioni degli uomini risultano esserlo soltanto verso l’alto. Questo è il motivo del suo canto di lode. Ascoltiamolo ora parola per parola.

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