commento al Magnificat di Lutero – pagina due

III. perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. IV. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: V. di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. VI. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; VII. ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; VIII. ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. IX. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, X. come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre. PREFAZIONE E INTRODUZIONE Per comprendere bene questo santo canto di lode, bisogna precisare che la benedetta Vergine Maria parla in base alla sua esperienza, essendo stata illuminata e istruita dallo Spirito Santo; nessuno, infatti, può capire correttamente Dio e la Sua parola, se non gli è concesso direttamente dallo Spirito Santo. Ma ricevere tale dono dallo Spirito Santo, significa farne l’esperienza, provarlo, sentirlo; lo Spirito Santo, insegna nell’esperienza come in una scuola, all’infuori della quale nulla s’impara se non parole e chiacchiere. Dunque la santa Vergine, avendo esperimentato in sé stessa che Dio opera grandi cose in lei, per quanto umile, povera e disprezzata, lo Spirito Santo le insegna questa grande arte comunicandole la sapienza, in base alla quale Dio è il Signore che si compiace di innalzare ciò che è in basso, e di abbassare ciò che è in alto, in altre parole, che distrugge ciò che è costruito e costruisce ciò che è distrutto. Così come al principio della creazione, egli creò il mondo dal nulla, per cui è anche chiamato Creatore Onnipotente, ancora oggi il suo modo di operare conserva questo carattere,e lo conserverà fino alla fine dei tempi, continuando a trarre da ciò che è nulla, piccolo, disprezzato, misero e morto, qualche cosa di prezioso, onorevole, beato e vivente, e viceversa, tutto ciò che è prezioso, onorevole, beato, vivente, Egli lo riduce a niente, a una cosa piccola, disprezzata, misera ed effimera. Nessuna creatura può agire in questo modo, poiché nessuno può dal nulla creare qualche cosa. Gli occhi di Dio, dunque guardano soltanto verso il basso e non verso l’alto, come viene detto in Daniele, III: “Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi e siedi sui cherubini”; e nel Salmo CXXXVII: “In alto sta il Signore, ma si prende cura dei piccoli, da lontano riconosce il superbo”. Così pure dice il Salmo CXI: “Dov’è un Dio simile al nostro, che siede nei luoghi eccelsi, eppure riguarda agli umili nei cieli e sulla terra?”. Ora, poiché sta tanto in alto che non esiste nessuno pari a Lui in grado di sovrastarLo, Egli, non potendo guardare al sopra di sé e neppure accanto a sé, deve necessariamente guardare in sé stesso e sotto di sé; ecco perché, quanto più uno si trova in basso, tanto meglio Egli lo vede. Ma il mondo e gli occhi degli uomini fanno il contrario, guardano soltanto in alto, vogliono in ogni modo salire, come è detto nei Proverbi, XXX: “C’è gente così superba e sicura di sé che guarda gli altri dall’alto in basso!”. Tutti i giorni possiamo constatare come ognuno tenda ad elevarsi al di sopra di se stesso, ad una posizione d’onore, di potenza, di ricchezza, di dominio, ad una vita agiata e a tutto ciò che è grande e superbo. E ognuno vuole stare con queste persone, corre loro dietro, le serve volentieri, ognuno vuol partecipare alla loro grandezza. Non per nulla nella Scrittura i re e i principi pii sono rari. Nessuno vuole guardare in basso, dove c’è povertà, vituperio, bisogno, afflizione e angoscia, anzi tutti distolgono da ciò lo sguardo. Ognuno sfugge le persone che si trovano in quella condizione, le scansa, le abbandona, nessuno pensa di aiutarle, di assisterle e di far sì che anch’esse migliorino nella loro situazione: devono rimanere in basso ed essere disprezzate. Non v’è alcun creatore tra gli uomini che voglia fare qualche cosa dal nulla, come pure insegna san Paolo in Romani, XII: “Fratelli diletti, non stimate le cose alte, ma attenetevi alle umili”. Dio soltanto sa riguardare a quelli che si trovano nel dolore più profondo e nell’afflizione, ed è vicino a tutti coloro che si trovano in infime condizioni, come dice Pietro: “Egli resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili”. E da quest’abisso salgono l’amore e la lode di Dio. Nessuno può lodare Iddio, se prima non ha iniziato ad amarlo. Così pure nessuno lo può amare, se non percepiesce il suo amore e la sua bontà. Egli, però, non può essere conosciuto in tal modo se non attraverso le sue opere. Quando, perciò, in base all’esperienza, lo si conosce come un Dio che guarda verso il basso e soccorre i poveri, i disprezzati, i miseri, gli afflitti, gli emarginati e quelli che non contano nulla, egli diventa tanto amabile che il cuore trabocca dalla gioia, e palpita e sussulta per il grande piacere che trova in Lui. E allora immediatamente lo Spirito Santo insegna nell’esperienza questa entusiasmante arte e questo piacere. Per questa ragione Dio ha fatto passare su noi tutti la morte e ha dato ai suoi figlioli più cari e ai cristiani la croce di Cristo con innumerevoli sofferenze e necessità, anzi talvolta lascia perfino che cadano nel peccato, per poter intervenire per aiutarli nella miseria, per compiere molte opere e manifestarsi loro come un vero Creatore, ed apparire in tal modo degno di amore e di lode; ma purtroppo il mondo con il suo sguardo altero gli si oppone continuamente e l’ostacola mentre Egli cerca di provvedere, di operare, di soccorrere, di farsi conoscere, amare e lodare, togliendo a Lui tutto quest’onore e privandosi, così facendo, della gioia,

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