Lo straniero

di Garrone D.

Lo straniero (Xenos) nel Vangelo

Daniele Garrone, docente di A.T. di Benazzi Maurizio

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Il Nuovo Testamento offre meno materiale dell’Antico Testamento riguardo al rapporto con gli stranieri. La cosa è di per sé comprensibile. L’Antico Testamento rispecchia la condizione di un popolo che ha rapporti con persone che di quel popolo non fanno parte e che definisce anche in termini giuridici lo status; il Nuovo quella di gruppi emergenti con la loro visione religiosa i contesti in cui sono minoritari.

Le non numerose attestazioni neotestamentarie del termine straniero (Xenos) consentono tuttavia alcune considerazioni, in quanto esse si trovano in contesti significativi.

Il primo testo da prendere in esame è quello cui fa evidentemente allusione il titolo assegnatomi: l’accoglienza dello straniero rientra tra le cosiddette “opere di misericordia” diMatteo 25,31-46.

La scena si presenta come il giudizio finale ad opera del Figlio dell’uomo sul suo trono glorioso. Oggetto del giudizio sono “tutte le genti” (v. 32). Gli uomini saranno giudicati in base al comportamento che avranno avuto nei confronti di “uno solo di questi fratelli più piccoli” (Mt 25:40 CEI), con cui il Signore si identifica “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. (Mt 25,35-36 CEI).

Nel corso della storia, la descrizione del giudizio finale è stata variamente interpretata.

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