In ricordo di Bonhoeffer

Ieri era l’anniversario della morte di Dietrich Bonhoeffer, impiccato, o forse più probabilmente strangolato, nel lager di Flossenbürg il 9 aprile 1945 dietro ordine diretto di Hitler (l’Armata rossa stava arrivando e il Führer non voleva lasciare vivo nessun nemico prima di darsi la morte).
Bonhoeffer è il teologo di “Resistenza e resa”, opera pubblicata postuma nel 1951 che contiene le sue straordinarie lettere dal carcere all’amico teologo Eberhard Bethge. Il titolo riprende la formula coniata da Bonhoeffer in una lettera per designare l’arte del vivere, la quale consiste nell’imparare quando resistere e quando arrendersi, e a chi.
Tutti noi dobbiamo esercitare tale arte, da essa dipende la nostra maturità. Tutte le forme di vita sulla terra riproducono questa duplice dinamica, e forse la stessa Terra e forse tutto l’Universo, se è vero quanto intuì Dante (“l’amor che move il Sole e le altre stelle”) e quando ha cantato Battiato (“tutto l’universo obbedisce all’amore”). L’amore, nella sua essenza, è infatti resistenza e resa. E così lo è l’arte.
Inizio a ricordare opera semplice di Bonhoeffer quanto prima.

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