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L’età minima per sposarsi legalmente tornerà in Inghilterra e in Galles a 18 anni, contro i 16 consentiti attualmente previa autorizzazione dei genitori. Lo stabilisce una riforma legislativa bipartisan, sostenuta dal governo Tory di Boris Johnson e approvata oggi all’unanimità dalla Camera dei Comuni britannica.
Una riforma che mira a contrastare il fenomeno dei matrimoni combinati o imposti dalla famiglie in alcuni ambienti sociali anche a figlie o figli giovanissimi, secondo tradizioni reimportate in particolare fra le comunità d’origine asiatica in un Regno Unito sempre più multiculturale e multietnico. Ora il provvedimento dovrà essere approvato alla Camera non elettiva dei Lord, ma non si prevedono ostacoli. Per la deputata conservatrice Pauline Latham, prima firmataria del progetto di riforma, si tratta di «un passo enorme nella giusta direzione», in linea con le sollecitazioni delle campagne condotte dall’Onu e da varie organizzazione non governative e associazioni di ex vittime contro i matrimoni fra minorenni.
La nuova norma consentirà pure di far breccia con maggiore efficacia all’interno di famiglie e comunità chiuse per punire le forme di coercizione genitoriale denunciate in numerose vicende di cronaca anche recenti.

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