Ecologia

(ve/pt) In Svizzera è in corso un ampio dibattito, riacceso da tre iniziative popolari, volto a ridefinire le relazioni con il mondo animale. A livello federale, l’iniziativa sull’allevamento intensivo vuole vietare questa pratica in Svizzera. Nel semi-Cantone di Basilea Città, il prossimo 13 febbraio si deciderà se tutelare nella Costituzione cantonale i diritti fondamentali dei primati. E lo stesso giorno, l’elettorato elvetico voterà sull’iniziativa denominata “Sì al divieto degli esperimenti sugli animali e sugli esseri umani” la quale, oltre a chiedere quanto indica il titolo, si propone anche di proibire l’importazione di prodotti sviluppati ricorrendo, in modo diretto o indiretto, alla sperimentazione animale.

Monoteismi sotto accusa

In un articolo pubblicato dal mensile protestante romando “Réformés”, la teologa Line Dépraz, pastora alla cattedrale di Losanna in un ministero che collega la spiritualità alle questioni sociali, ha ricordato che negli ultimi anni le religioni monoteiste sono state nuovamente accusate di affermare la superiorità degli esseri umani sugli animali attraverso i loro racconti della creazione del mondo. Quei racconti, dicono i critici, giustificherebbero di fatto il dominio dei primi sui secondi.

Difficile convivenza

Nel suo intervento, la teologa afferma che il maltrattamento degli animali, causato in particolare dalla massiccia industrializzazione dell’allevamento, è un fatto e uno scandalo. “Nel quadro delle nostre società, caratterizzate dalla tendenza all’iperconsumo”, prosegue, “alcune tradizioni religiose hanno senza dubbio una responsabilità intellettuale e morale per lo ‘specismo’ che giustifica, per alcuni, questi abusi”. Detto questo, è tuttavia possibile – secondo Line Dépraz – interpretare anche in altro modo i testi fondatori, in particolare quelli contenuti nella Bibbia ebraica, ovvero in quello che per le cristiane e i cristiani è l’Antico Testamento.

Dobbiamo pensare ai viventi nel loro insieme. E all’interdipendenza fondamentale che ci lega.

 — Line Dépraz

Un’altra lettura della Genesi

Il racconto della creazione, contenuto nel libro della Genesi, suggerisce che gli animali e poi gli uomini sono stati creati nello stesso giorno. Hanno quindi una “convivenza” da sviluppare in uno spazio comune preesistente. “È solo in una fase successiva”, nota Dépraz, “che Dio dà un potere particolare all’uomo. Il verbo usato, tuttavia, non legittima la predazione, ma incoraggia la cura dell’altro. Da questa storia emerge inoltre chiaramente che nel giardino dell’Eden l’animale non è un oggetto di consumo”.

Da Noè a Qohelet

Gli esseri umani hanno sempre avuto la tendenza a volere più di quello che viene loro offerto. “Ce lo ricorda ad esempio l’episodio del diluvio”, sostiene la pastora della cattedrale di Losanna. “Quando Noè lascia l’arca, Dio gli permette di mangiare gli animali. Ma insiste che la sua alleanza si applica – come affermato chiaramente in Genesi, al capitolo 9 – a tutte le creature viventi”. Altrettanto chiaro è il quesito posto nel libro del Qohelet: “Il destino finale dell’essere umano è lo stesso di quello della bestia. Lo stesso alito di vita anima gli uomini e le bestie, ed entrambi devono morire. L’essere umano non ha nessun vantaggio sulla bestia, poiché alla fine tutto va in fumo… Chi può dire che il soffio della vita degli umani sale verso l’alto mentre quello delle bestie scende sulla terra?”. Un testo antico che mantiene tuttavia un forte significato anche per l’epoca moderna.

Per un equilibrio globale

Concludendo l’articolo di “Réformés”, Line Dépraz afferma: “Mi azzardo a dire che la sfida di oggi è quella di allontanarsi dalla classificazione delle specie. Dobbiamo pensare ai viventi nel loro insieme. E all’interdipendenza fondamentale che ci lega: noi umani; loro animali; lei, la terra che ci accoglie.

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