Le ingiustizie contro i gay

Purtroppo ne ho avuti di amici e conoscenti che non ci sono più. Purtroppo un decennio fa non esistevano gli inibitori delle proteasi che hanno di fatto reso curabile il virus e allungato la vita di decenni e addirittura la non infettività dei viremia zero.
Nessun investimento planetario per un vaccino. Loro erano gay e non avevano l’interesse del coronavirus che riguarda in primis gli etero.

Nico Frattini su Facebook

Il 5 giugno di 40 anni fa, nel 1981, uno scarno bollettino dei CDC di Atlanta, segnalava casi insoliti di morte da polmonite interstiziale in giovani adulti maschi omosessuali. Era la punta dell’iceberg della “peste del secolo”, l’AIDS, causata dal nuovo virus HIV, identificato per la prima volta nel 1983 e dimostrato essere il responsabile della nuova e mortale malattia (che si trasmette coi rapporti sessuali di ogni tipo e col sangue contaminato) nel 1984. Il primo farmaco, l’AZT, fu scoperto nel 1986, ma abbiamo dovuto aspettare altri 10 anni per avere le prime terapie di combinazione veramente efficaci, che hanno letteralmente restituito la vita alle persone infettate che prima ne morivano. Tuttavia, ancora oggi, nel mondo, si muore di HIV/AIDS; nel solo 2019 la UNAIDS ha calcolato che 690.000 persone siano morte di HIV/AIDS. Anche perché non abbiamo ancora trovato un vaccino anche solo parzialmente efficace. Meditiamo su questi numeri e su queste date per apprezzare quanto siano progredite la ricerca scientifica e quella dell’industria farmaceutica che stanno permettendo agli stati di arginare la nuova pandemia di COVID-19 grazie a vaccini innovativi davvero sicuri ed efficaci. Investire nella ricerca scientifica è il modo migliore di onorare 40 anni di ricerca su HIV/AIDS e preservare il nostro futuro, ma soprattutto quello dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Guido Poli

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