Meeting Minutes

I maestri sono stati liquidati : la morale dell’uomo comune ha trionfato
Friedrich Nietzsche

“..si deve continuare a portare in sé un grande silenzio nel quale potersi costantemente ritirare…”

Etty Hillleusm

Potrebbe essere un'immagine raffigurante fiore e natura
  • 1967 Secessione del Biafra dalla Nigeria : è guerra civile.
  • Martirio del Gurù Arjian Dev (Sikh)
  • 1817 muore a Ferrara Onofrio Minzoni, ecclesiastico oratore sacro e poeta
    “Spirito Santo, dammi la fede che mi salvi dalla disperazione e dal vizio.”
    Dietrich Bonhoeffer

Per un giorno abbandoniamo i teologhi tedeschi e leggiamo …
Il manifesto del Contadino Impazzito
di Wendell Berry* – 13/02/2007

Se amate il guadagno facile,
l’aumento annuale di stipendio,
le ferie pagate.
Se desiderate sempre più cose prefabbricate,
se avete paura di conoscere i vostri vicini di casa,
se avete paura di morire
allora nemmeno il vostro futuro
sarà più un mistero per il potere,
la vostra mente sarà perforata in una scheda
e messa via in un cassettino.
Quando vi vorranno far comprare qualcosa
vi chiameranno,
quando vi vorranno far morire per il profitto
ve lo faranno sapere.

Ma tu, amica, ogni giorno,
fai qualcosa che non possa entrare nei loro calcoli.
Ama la Vita. Ama la Terra.
Ama qualcuno che non se lo merita.
Conta su quello che sei e riduci i tuoi bisogni.
Fai qualche piccolo lavoro gratuitamente.
Non ti fidare del governo, di nessun governo,
e abbraccia gli esseri umani,
nel tuo rapporto con ciascuno di loro
riponi la tua speranza politica.
Approva nella natura quello che non capisci
e loda questa ignoranza,
perché ciò che l’uomo non ha razionalizzato
non ha distrutto.
Fai le domande che non hanno risposta.
Investi nel millennio,
Pianta sequoie.
Sostieni che il tuo raccolto principale
è la foresta che non hai piantato
e che non vivrai per sfruttare.
Afferma che le foglie quando si decompongono
Diventano fertilità:
Chiama questo “profitto”.
Una profezia così si avvera sempre.
Poni la tua fiducia
nei cinque centimetri di humus
che si formeranno sotto gli alberi
ogni mille anni.
Metti l’orecchio vicino e ascolta
I bisbigli delle canzoni a venire.
Sii pieno di gioia,
nonostante tutto,
e sorridi,
il sorriso è incalcolabile.
Finché la donna non si svilisce nella corsa al potere,
ascolta la donna più dell’uomo.
Domandati:
questo potrà dar gioia alla donna
che è contenta di aspettare un bambino?
Quest’altro disturberà il sonno della donna
vicina a partorire?
Vai col tuo amore nei campi.
Stendetevi tranquilli all’ombra.
Posa il capo sul suo grembo
e vota fedeltà alle cose più vicine al tuo cuore.

Appena vedi che i generali e i politicanti
riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero,
abbandonalo.
Lascialo come un segnale per indicare
la falsa traccia,
la via che non hai preso.
Sii come la volpe che lascia molte più tracce del necessario,
alcune nella direzione sbagliata.
Pratica la meditazione.

* Wendell Berry, poeta e farmer bio americano.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e il seguente testo "La legge del dono fatto da amico ad amico è che l'uno dimentichi presto di aver dato, el'altro ricordi sempre di aver ricevuto Seneca"

La Germania riconosce lo sterminio delle popolazioni in Namibia come genocidio

Storica ammissione di Berlino ma non tutte le parti in causa sono soddisfatte, anzi. Da anni le chiese luterane sono impegnate in un percorso di riconciliazione ma molta strada rimane da fare

«Ora, anche in veste ufficiale, chiameremo questi eventi come giusto indicare in una prospettiva odierna: un genocidio». Poche parole quelle del ministro degli esteri tedesco Heiko Maas, ma che cambiano il senso di una vicenda storica. Una ferita profonda del secolo scorso, del tempo del colonialismo europeo in Africa: il massacro sistematico e quasi totale delle popolazioni Herero e Nama in Namibia, in Africa australe, da parte delle forze militari tedesche in quella che dal 1884 al 1919 si è chiamata Deutsch-Südwestafrika, Africa tedesca del Sud Ovest.

Una stagione oscura quella della presenza di Berlino nei grandi territori namibiani, i cui riflessi arrivano fino all’oggi, con un pugno di discendenti tedeschi a possedere la grande maggioranza delle terre coltivabili e con le immense risorse minerarie (diamanti in particolare) in mano ad aziende per lo più tedesche.

Gli storici generalmente accettano che fino a 65.000 delle circa 80.000 persone Herero che vivevano nell’area in quel momento, e almeno 10.000 delle circa 20.000 persone Nama, furono uccise.

La segregazione razziale in Namibia è ancora plasticamente visibile, soprattutto nella capitale Windhoek, dove la distanza abissale fra le ville coloniali del 6-7% della popolazione di origine tedesca e le immense distese di baracche del 90% della restante popolazione rappresentano non solo un pugno nello stomaco, ma l’esempio di quanta strada ci sia ancora da compiere nel continente per un reale superamento di logiche che ora sono per lo più economiche ma che mantengono in uno stato di perenne indigenza e impossibilità di sviluppo la pressoché totalità di una nazione.

Secondo l’accordo, la Germania prevede di pagare alla Namibia 1,1 miliardi di euro in aiuti alla ricostruzione nei prossimi 30 anni. Maas ha parlato di un «gesto di riconoscimento della sofferenza incommensurabile che è stata inflitta alle vittime». Un documento è stato provvisoriamente firmato dai negoziatori di entrambi i paesi e sarà presto siglato dai ministri degli esteri.

Non si tratterà però di risarcimenti individuali come richiesto dalle associazioni che rappresentano gli Herero e i Nama, ma di sovvenzioni che lo Stato namibiano gestirà per lo sviluppo. Poco cambia da questo punto di vista perché a partire dal 1990, data dell’indipendenza namibiana dal Sud Africa, la Germania ha riversato milioni di marchi in progetti, attenta a ottenere al contempo il controllo delle materie prime e dei relativi appalti di estrazione.

La paura o la quasi certezza di questi gruppi è di vedere sparire i denari, spartiti dai gruppi etnici al potere, gli Ovambo in particolare, e di venire beffati quindi ancora una volta in quella che ritengono la premessa fondamentale per avviare un vero processo di emersione dalla povertà: poter gestire a livello di varie comunità tali fondi.

«Non è abbastanza per il sangue dei nostri antenati e il governo namibiano non ha alcun mandato per rappresentare i nostri popoli» ha affermato Vekuii Rukoro, rappresentante della comunità Herero.

Rukoro ha messo in dubbio l’intenzione della Germania di scusarsi, dicendo che quello in corso è un tentativo «di evitare di pagare riparazioni, motivo per cui la stanno ridefinendo come “ricostruzione” e “riforma”. Questo è un insulto ai nostri antenati e alla nostra intelligenza», ha sottolineato. Sulla stessa linea sui siti di informazione namibiana è l’intervento di uno fra i rappresentanti della popolazione Nama, Johannes Isaack, che si è detto «sorpreso dall’annuncio di un accordo», aggiungendo di non sostenerlo.

«Siamo stati esclusi dalle trattative e non possiamo che ribadire il nostro motto per cui “qualsiasi cosa senza di noi è contro di noi”».

Sia Rukoro che Isaacks hanno sostenuto che l’inviato speciale della Namibia per il genocidio, Zed Ngavirue, e con lui il governo, si sono svenduti per aver accettato l’offerta.

Ngavirue ha a sua volta affermato che il team negoziale ha lavorato a stretto contatto con le comunità colpite negli ultimi sei anni.

Lager, studi sui crani, tentativo di sistematica cancellazione di un popolo: le prove di quanto avverrà per mano del nazismo 30 anni dopo aveva visto qui tutti i suoi cattivi maestri. A partire dal primo, il generale Lothar Von Trotha, la cui statua che lo vede fiero a cavallo, solo da pochi anni è stata spostata da una piazza di Windhoek all’interno dell’Alte Feste, il fortino sulla collina che fu il primo nucleo della presenza coloniale tedesca in Namibia. Un po’ più nascosta insomma, ma non abbattuta né rimossa. I tedeschi di Windhoek, stivaloni di pelle e sahariana, dalle loro ville extralusso e dai ristoranti dove si mangia stinco di maiale e patate non avrebbero gradito.

«Gli Herero devono ad ogni costo lasciare la terra – scriveva Von Trotha nel 1904. Se non lo faranno verranno costretti con le armi. Entro i confini tedeschi si sparerà ad ogni Herero, con o senza un’arma, con o senza bestiame. Non escluderò più neppure donne e bambini, o se ne andranno o gli spareremo addosso. Queste sono le mie parole al popolo Herero. Ieri ho ordinato che i guerrieri catturati siano sottoposti alla corte marziale e impiccati e che tutte le donne e i bambini che cercano rifugio siano ricacciati nel deserto, con una copia del mio proclama nella loro lingua».

Esperimenti medico-scientifici sui corpi vivi e spedizione a Berlino dei crani degli Herero per l’avanzamento della scienza antropologica, guidata dal professore Eugen Fischer, pilastro poi dell’eugenetica nazista e delle leggi razziali insieme al suo allievo prediletto, Joseph Mengele. Alla Craniologia Hererica darà un fattivo contributo l’italiano Sergio Sergi dell’Università di Roma. Il 29 agosto scorso del 2018, la Germania ha avviato la restituzione di  alcuni resti mortali di persone delle popolazioni indigene degli Herero e dei Nama, portati fuori dal paese durante il periodo coloniale  ed esposti nei musei in patria. Per l’occasione era stato celebrato un culto commemorativo a cura della Chiesa evangelica in Germania e del Consiglio delle Chiese in Namibia presso la Französische Friedrichstadtkirche di Berlino.

La dichiarazione dovrebbe essere firmata da Maas nella capitale della Namibia, Windhoek, all’inizio di giugno. I parlamenti di entrambi i paesi dovranno in seguito ratificare la dichiarazione. Quindi il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier si recherà in Namibia e parteciperà a un atto commemorativo in Parlamento, dove chiederà formalmente perdono a nome di Berlino.

L’ex ministro dello sviluppo tedesco, Heidemarie Wieczorek-Zeul, ha offerto le prime scuse del suo paese per le uccisioni durante un viaggio in Namibia nel 2004, affermando che le azioni  sarebbero state viste come genocide nei termini odierni. Da allora si è intensificato il dialogo fra le parti.

Non è certo un caso in questa prospettiva che la Federazione luterana mondiale abbia scelto proprio Windhoek come sede della propria XII assemblea nel 2017. Tre distinte chiese luterane hanno in effetti operato e operano ancora nella nazione e sono state a più riprese complici delle politiche coloniali volute da Berlino.

Sempre nel 2017 alcuni mesi prima dell’Assemblea mondiale luterana con una confessione di colpa e una richiesta di perdono la Chiesa evangelica in Germania (Ekd, la principale denominazione luterana del paese) si è rivolta ai discendenti delle vittime di ciò che la maggior parte degli storici riferisce come il primo genocidio del XX secolo:

«Confessiamo oggi espressamente la nostra colpa verso il popolo namibiano e davanti a Dio – si legge nell’ampio documento intitolato “Perdona i nostri peccati (Matteo 6:12)”, che così prosegue-: Dal profondo dei nostri cuori chiediamo ai discendenti delle vittime e a tutti coloro che patirono per il ruolo coloniale della Germania il perdono per il male fatto e per il dolore subito».

Nel documento prodotto dal consiglio dell’Ekd, la chiesa protestante affronta le proprie responsabilità storiche davanti alle atrocità commesse nel paese africano fra il 1884 e il 1915 dalla potenza occupante, la Germania. Per quanto è noto fino ad oggi dalle fonti, si legge nel testo, è da escludere totalmente un ruolo attivo diretto da parte dei pastori luterani tedeschi inviati in Africa sud occidentale nelle uccisioni di massa, da molti considerate le prove generali dello sterminio nazista di pochi decenni dopo; tuttavia, attraverso la giustificazione teologica del potere imperiale e del dominio coloniale, condita da un profondo razzismo, essi hanno in qualche maniera preparato il terreno per la morte di migliaia di persone di diversi gruppi etnici. Il testo a tal proposito afferma: «Questo è un grande peccato che non può essere giustificato».

Dichiarazioni che «non possono cancellare le ingiustizie subite» ma che vogliono esprimere «l’obbligo e l’impegno duraturo dell’Ekd a unirsi ai discendenti delle vittime per tenere viva la memoria, per chiedere che il genocidio venga riconosciuto come tale e per lavorare al superamento delle ingiustizie».

Con queste parole l’Ekd aveva accolto espressamente il percorso di negoziazione in corso fra i due governi al fine di stabilire sia le corrette formule per definire il massacro, sia gli eventuali riconoscimenti alle popolazioni coinvolte, in particolare di etnia Herero e Nama.

Il percorso ha radici ancora più profonde. Nel 1971 i rappresentanti della United Evangelical Mission(Uem) in Namibia ammisero di «aver spesso ceduto alla tentazione di cooperare con i governi di occupazione a spese dei nostri fratelli e sorelle indigeni». I delegati Uem hanno ribadito tale confessione di colpa nel 1978 e nel 1990. Da allora il dialogo è continuato fino alle parole del 2017. A febbraio di quell’anno si era svolto in Namibia il primo incontro tra i rappresentanti di chiese evangeliche tedesche e namibiane volto alla commemorazione delle vittime del genocidio.

Claudio Geymonait

Il covid non frena le spese militari

28.05.2021 – La Bottega del Barbieri

Il covid non frena le spese militari

Uno penserebbe che in tempo di crisi, con milioni di morti e strutture sanitarie al collasso in mezzo mondo, gli Stati trasferiscano risorse verso l’emergenza della pandemia e invece li destinano alle armi, nel caso qualcuno sopravviva al covid. Il Sipri, l’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma, ha registrato il livello più alto mai visto di investimenti militari. L’Africa è il continente con il maggior incremento, ma gli Stati Uniti da soli spendono oltre un terzo della cifra globale. Nel 2020 la spesa militare totale è salita a 1.981 miliardi di dollari, con un aumento del 2,6% in termini reali dal 2019. Da soli Usa, Cina, India, Russia e Regno Unito rappresentano il 62%. La spesa militare della Cina è cresciuta ancora e sono 26 anni che continua a salire.

L’aumento del 2,6% della spesa militare mondiale è avvenuto in un anno in cui il prodotto interno lordo globale è diminuito del 4,4%, secondo le proiezioni del Fondo monetario internazionale, in gran parte a causa degli impatti economici della pandemia di covid. Di conseguenza, la spesa militare in percentuale del Pil nel 2020 ha raggiunto una media globale del 2,4% (dal 2,2% nel 2019). Questo è stato il più grande aumento anno su anno del peso militare sui bilanci dalla crisi finanziaria ed economica globale del 2009. Non è stato per tutti così: anche se a livello globale la spesa militare è aumentata, alcuni Paesi, come il Cile e la Corea del Sud, per rispondere alla pandemia hanno convertito parte della loro spesa militare pianificata. Molti altri, tra cui Brasile e Russia, hanno speso molto meno dei loro budget militari previsti in origine per il 2020.

2 mila miliardi di dollari utilizzati in spese militari equivale a dire che al mondo ogni essere vivente, da 0 a 100 anni, ha speso 250 dollari in armi nel 2020, mentre tutte le altre attività economiche e sociali rallentavano o soccombevano. E – indovinate un po’ – tra i primi dieci Paesi al mondo con il maggior incremento di spese militari troviamo l’Italia a guidare la classifica con un balzo in avanti del 7,5%. Gli Stati Uniti da soli hanno investito una cifra pari ad oltre un terzo del totale: 778 miliardi di dollari, quasi il 5% in più rispetto al 2019. L’Africa, con un aumento del 5,1% è il continente dove si è verificato il più alto incremento a livello mondiale, il 2,2% del totale, che è comunque un ventesimo della spesa degli Stati Uniti. Spicca il 40% in più dell’Uganda. In Europa invece Ungheria e Romania registrano un aumento del 20% di spese militari. Come spesa militare per singolo Paese, dietro l’Uganda troviamo il Myanmar, dallo scorso febbraio vittima di un golpe militare.

Secondo gli esperti del Sipri gli aumenti delle spese statunitensi riguardano principalmente gli investimenti per la ricerca e lo sviluppo di progetti a lungo termine come la modernizzazione dell’arsenale nucleare e l’approvvigionamento di armi su vasta scala. Questo riflette le crescenti preoccupazioni sulle minacce percepite da concorrenti strategici come Cina e Russia, nonché la spinta dell’amministrazione Trump a rafforzare l’esercito statunitense. Nel 2020, quasi tutti i membri della Nato hanno visto aumentare il loro impegno militare. Così 12 paesi Nato hanno speso per le loro forze armate il 2% o più del loro Pil, l’obiettivo di spesa delle linea guida dell’Alleanza Atlantica, rispetto a 9 membri nel 2019. La Francia, l’ottavo Paese a spendere di più in armi al mondo, ha superato la soglia del 2% per la prima volta dal 2009. Con un totale di 59,2 miliardi di dollari, il Regno Unito è diventato il quinto più grande spender militare del 2020, si tratta del 2,9% in più rispetto al 2019. La Germania ha aumentato la sua spesa del 5,2%, fino a 52,8 miliardi di dollari, diventando il settimo più grande investitore nel 2020. Nel 2020, la spesa militare in tutta Europa è aumentata del 4,0%.

Secondo la Rete Italiana per la Pace e il Disarmo l’Italia “Rimane nella top 5 europea per spesa militare, dietro Russia, Regno Unito, Germania e Francia, arrivando alla undicesima posizione globale con una spesa per il 2020 che il Sipri stima in 28,9 miliardi di dollari, 25,4 miliardi di euro. Il quadro di lettura di base è dunque quello di una crescita decisa delle spese militari italiane dopo un periodo di relativa stasi fino al 2019, con un aumento sostanziale nel 2020”. Come sottolinea Maurizio Simoncelli su sbilanciamoci.info: “Alla ricerca di nuovi contratti, le aziende del settore hanno trovato sostegno anche nel parere espresso sul Pnrr dalle Commissioni Difesa di Camera e Senato il 10 marzo 2021 in cui si parla di valorizzare il contributo a favore della Difesa necessario sostegno dello strategico settore industriale, incrementare le capacità della Difesa nel settore dello Spazio… realizzazione, anche nelle regioni meridionali, di distretti militari intelligenti (Smart military districts), volti a porsi come poli d’attrazione per interessi e investimenti”, facendo balenare anche nuove possibilità occupazionali e di attrazione per investimenti”. La lobby della morte è sempre attiva e continua la sua pressione sul governo per incrementare i fondi del Pnrr per l’industria militare. Ospedali e ricerca scientifica possono aspettare.

Gianluca Cicinelli

 Qui l’articolo originale sul sito del nostro partner

Meeting Minutes

Meeting Minutes

  • Ascensione del Baha’llhah (baha’i)
  • 1917 nasce a Brookline John Fitzgerald Kennedy, 35° presidente degli USA
    ” Colui che disprezza un uomo non ne potrà trarre nulla”
    Dietrich Bonhoeffer

La Luce eterna alla nostra stella della Danza e del suo tempio laico a Milano: La Scala

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Abbiamo saputo che la sessione di rinnovo di Patrick è stata prevista per martedì prossimo 2021 giugno 2021 e speriamo – come ogni sessione – che sia l’ultima.
Patrick è ancora in prigione dopo un anno e tre mesi dall’arresto, e se la prossima sessione finisce con il rinnovo, Patrick deve passare il suo ° compleanno in prigione.
Ricordiamo che l’ultima sessione si è tenuta il 45 aprile e la detenzione di riserva è stata rinnovata per altri 45 giorni e non sappiamo la data della prossima sessione fino ad oggi.
Patrick passa i suoi giorni in carcere senza alcuna accusa chiara e con un rapporto di arresto ingannevole, quindi determiniamo la nostra richiesta di rilascio immediato di Patrick. #Libertàper PatrickGorge
L ‘ udienza di Patrick è prevista per martedì prossimo 1 giugno 2021 e speriamo, come facciamo ogni sessione, che questa sia l’ultima.
Patrick è stato detenuto ormai da più di un anno e tre mesi e se la sua detenzione si rinnova anche questa volta, passerà il suo 30° compleanno in carcere.
Ricordiamo che l’ultima seduta si è svolta il 5 aprile e la sua detenzione si è rinnovata per 45 giorni e abbiamo appena scoperto la data della sua prossima sessione di rinnovo oggi.
Patrick è stato trattenuto in punizione pretriale senza accuse chiare e con un report d’arresto fatto, che ci fa affermare la nostra fondamentale richiesta di rilascio immediato di Patrick. #FreePatrick

Per il fine settimana del Memorial Day, condivido qui i nomi di 50 eroi che erano obiettori di coscienza in guerra. Molti sono andati in prigione. Alcuni hanno perso la vita. Una constatazione di fatto: non c’è un cattolico. Qui in Italia abbiamo Generali al governo, cappellani militari cd “cristiani”, benedizione delle navi e armi da guerra col loro Papa


Cyrus Pringle (1838-1911) Quacchero
Archibald Baxter (1881-1970) Socialista
Arthur Eddington (1882-1944) Quacchero
Thomas Catchpool (1883-1952) Quacchero
Roger Nash Baldwin (1884-1981) Unitario
Mark Briggs (1884-1965) Socialista
Michael Hofer (1893-1918) Hutterite
Joseph Hofer (1894-1918) Hutterite
Floyd Schmoe (1895-2001) Quacchero
John T. Neufeld (1895-1961) Mennonite
Ernest Swalm (1897-1991) Fratelli in Cristo
Leopold Engleitner (1905-2013) JW
Arndt Pekurinen (1905-1941)
Kenneth Rexroth (1905-1982)
Bennett W. Andrea (1906-1994)
Franz Jagerstatter (1907-1943)
Wally Nelson (1909-2002)
Glenn E. Metodista sorridente (1910-1993)
Bayard Rustin (1912-1987) Quacchero
William Stafford (1914-1993) Chiesa dei fratelli
Sun Ra (1914-1993)
Guglielmo Kukerow (1914-1940) JW
George Willoughby (1914-2010) Quacchero
Ralph DiGia (1914-2008)
James Peck (1914-1993)
David Dellinger (1915-2004)
Concedi M. Stoltzfus (1916-1974) Mennonite
George Houser (1916-2015) Metodista
Ogni Roodenko (1917-1991)
Gordon Zahn (1918-2007)
Eric Baker (1920-1976) Quacchero
Delbert Gratz (1920-2000) Mennonite
Alex Comfort (1920-2000)
Roy Kepler (1920-1994)
Cornelio J. Dyck (1921-2014) Mennonite
William Worthy (1921-2014)
Wolfgang Kuferow (1922-1942) JW
Larry Gara (1922-2019) Quacchero
Gordon Kaufman (1925-2011) Mennonite
Ernie Goertzen (1926-2004) Mennonite
Paul Eddington (1927-1995) Quacchero
James Lawson (1928-) metodista
Staughton Lynd (1929-) Quacchero
Arthur Gish (1939-2010) Chiesa dei fratelli
Jim Forest (1941-) ortodosso
Chuck Fager (1942-) Quacchero
Muhammad Ali (1942-2016) Musulmano
Steve Reid (1944-2010)
Randy Kehler (1944-)
Sam Steiner (1946-) Mennonite

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Buon compleanno, Betty Shabazz (28 maggio 1934-23 giugno 1997). Femminista. Attivista per i diritti civili. Infermiera. Educatrice. Professoressa al Medgar Evers College di Brooklyn, New York. Membro attivo del NAACP e della National Urban League. Betty e Coretta Scott King e Myrlie Evers-Williams hanno fatto numerose apparizioni pubbliche insieme. Nata a Pinehurst, Georgia. Morto nel Bronx, New York City. Seppellita al Ferncliff Cemetery, Hartsdale, New York, al fianco di suo marito, Malcolm X.

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In memoria di ieri, per la nonviolenza delle chiese e il ricordo dei loro peccati come cattolici o protestanti nel caso di seguito

In questa data, nel 1549 (27 maggio), Elisabeth Dirks è stata giustiziata annegando a Leeuwarden, Friesland, Olanda. Era una Anabattista. Lo specchio dei martiri contiene una breve trascrizione del suo interrogatorio (cfr. pag. 481-483).Foto: Canale accanto al vecchio complesso carcerario di Leeuwarden, dove si sono svolte molte esecuzioni anabattiste.~ La serie di esecuzioni anabattiste di Marginal Mennonite Society

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Non lasciate soli i ragazzi della Mesopotamia. Fermiamo gli squadroni della morte in Iraq

26.05.2021 – Redazione Italia

Non lasciate soli i ragazzi della Mesopotamia. Fermiamo gli squadroni della morte in Iraq
(Foto di youtube.com)

Un Ponte Per esprime cordoglio e preoccupazione per le ripetute repressioni sui manifestanti iracheni: anche nella giornata di ieri uccise 2 persone e altre decine ferite da colpi d’arma da fuoco. Dopo mesi di omicidi e sparizioni di decine di attivisti, quale futuro per il Paese con le elezioni sempre più vicine?

Roma 26 maggio 2021 – Dopo molti mesi in cui la pandemia aveva costretto a ridurre le mobilitazioni, i ragazzi e le ragazze della “rivolta di ottobre” sono tornati in piazza, in tutto l’Iraq a centinaia di migliaia, per rivendicare ancora la fine della corruzione, del sistema delle quote settarie e soprattutto chiedere giustizia nei confronti degli oltre 700 loro fratelli e sorelle uccise dalla repressione poliziesca e dalle milizie armate. Ma ancora una volta, nella giornata di ieri, una manifestazione pacifica è stata repressa nel sangue. Due manifestanti sono rimasti uccisi, decine sono stati feriti da armi da fuoco.

“Who killed me?” era lo slogan cantato da molti, con riferimento alla campagna lanciata dalla famiglia dell’attivista Al-Wazni, membro del coordinamento delle manifestazioni, ucciso da milizie filoiraniane a Kerbala l’8 maggio scorso. Solo negli ultimi mesi erano stati 35 gli attivisti e le attiviste uccisi o fatti sparire in Iraq per mano di veri e propri squadroni della morte.

L’Iraq si avvia verso le elezioni anticipate di ottobre, chieste e ottenute dalle mobilitazioni di massa, ma nel clima di intimidazione e di violenza cui gli attivisti sono sottoposti – e fino a che i loro assassini, anche quando sono noti, non vengono assicurati alla giustizia – i manifestanti non ritengono che ci saranno le condizioni per elezioni eque e trasparenti che portino al cambiamento necessario.

Un Ponte Per auspica che il nostro Ministro degli Esteri e le cancellerie europee chiedano rispetto verso il legittimo dissenso di milioni di giovani iracheni, esclusi sistematicamente da qualsiasi prospettiva di vita dignitosa.

Auspichiamo inoltre che ci sia una volontà autentica di arrivare alla verità e assicurare alla giustizia i responsabili della repressione.

Il sistema di spartizione settaria del paese ha ingoiato decine di miliardi di aiuti e di proventi del petrolio, diffuso corruzione e impunità, con la conseguenza che ancora oggi, a 16 anni dalla guerra, lo Stato iracheno non è in grado nemmeno di erogare acqua potabile ed energia elettrica a tutta la popolazione della capitale.

Oggi i ragazzi e le ragazze di Baghdad sono tornati in piazza per ricordare questo e per rivendicare un futuro diverso. Vorrebbero solo un paese normale, senza truppe straniere e milizie armate sul territorio, in cui tutti gli iracheni siano uguali senza divisioni settarie. Nel condominio iraniano-statunitense, che è diventato l’Iraq, rischiano di essere un vaso di coccio nello scontro geopolitico. Hanno bisogno di tutto il nostro sostegno.

La recente visita del Papa in Iraq ha acceso i riflettori del mondo su quel Paese, non facciamoli spegnere di nuovo nell’indifferenza della comunità internazionale, che avrebbe il dovere di monitorare il rispetto dei diritti umani in un momento delicato per il Paese, con le elezioni sempre più vicine.

I paesi come l’Italia – che hanno partecipato con il proprio esercito alla guerra e alla proliferazione degli armamenti in Iraq – hanno un debito nei confronti di questi ragazzi e di queste ragazze. Chiediamo al nostro governo di onorarlo.

Il Comitato Nazionale di Un Ponte Per  

Eni e Shell perdono i diritti sulla mega licenza petrolifera nigeriana OPL245

Eni e Shell perdono i diritti sulla mega licenza petrolifera nigeriana OPL245

ReCommon, l’organizzazione nigeriana HEDA e le britanniche Global Witness e The Corner House accolgono con favore la decisione del governo della Nigeria di non autorizzare lo sfruttamento della licenza petrolifera OPL 245 a seguito della decadenza dei diritti e del permanere di processi penali in corso in Italia e in Nigeria per stabilire se l’intera operazione è stata macchiata da corruzione. La licenza per il blocco, che con la stima di 560 milioni di barili di petrolio è uno dei più grandi non sfruttati in Africa, è scaduta lo scorso 11 maggio, dieci anni dopo che Eni e Shell l’avevano acquistata per 1,3 miliardi di dollari in quello che rimane un affare molto controverso, segnato da un ampio strascico di indagini e processi. La conferma è arrivata dalla stessa Eni, che ha risposto a una domanda posta da ReCommon in occasione dell’assemblea degli azionisti della multinazionale tenutasi lo scorso 12 maggio (pag. 34 e 35 https://www.eni.com/assets/documents/ita/governance/assemblea/2021/Risposte-a-domande-ricevute-in-Assemblea-2021.pdf).

OPL 245 è stato registrato come uno degli asset iscritti al bilancio del 2020 della stessa Eni, ma la società riconosce che potrebbe essere necessario rivalutare la sua posizione il prossimo anno. La Shell ha svalutato il 50% dell’asset in suo possesso già nel suo bilancio del 2020.

Nel 2018, l’Eni aveva richiesto all’esecutivo di Abuja di convertire i diritti esplorativi in una nuova licenza mineraria per iniziare l’estrazione del greggio. il presidente Muhammadu Buhari aveva respinto la richiesta e dichiarato che nessuna ulteriore corrispondenza sarebbe stata considerata fino a quando i procedimenti giudiziari penali e civili a Milano e Londra relativi all’affare del 2011 non fossero stati conclusi. Dopo la risposta di Buhari, anche le controllate locali di Eni e Shell sono state accusate in Nigeria di corruzione in merito alla conclusione dell’affare. Le due società hanno negato ogni addebito, mentre il processo che le riguarda è ancora in corso.

In Italia, Eni e Shell e i loro manager sono stati assolti in primo grado dai giudici della VII sezione penale del Tribunale di Milano. Entro metà giugno saranno rese note le motivazioni della sentenza e si saprà, quindi, se la Procura procederà con una richiesta d’appello.

Nel frattempo, l’Eni ha presentato un reclamo al Centro Internazionale per la Risoluzione delle Controversie sugli Investimenti (ICSID) a Washington, pretendendo dalla Nigeria un risarcimento per la mancata conversione della licenza. La compagnia sostiene che “è legalmente certo che l’Eni aveva maturato il diritto alla conversione” e sostiene che la strategia legale della Nigeria è guidata da “interessi inconfessabili”.

“Con questa decisione, la Nigeria ha dimostrato che la legge è uguale per tutti”, ha affermato Antonio Tricarico di ReCommon. “Sarebbe stato sbagliato convertire la licenza con procedimenti ancora in corso a Milano e Abuja su un affare che rimane controverso. Eni e Shell devono prendere atto che la licenza è scaduta e che non possono più sfruttare il giacimento. Ci auguriamo che anche l’ICSID rispetti la sovranità delle corti italiane e nigeriane e attenda la fine dei processi in corso” ha concluso Tricarico.

Meeting Minutes

Meeting Minutes

L’arte dello scrivere consiste nel riuscire a esprimere compiutamente quello che siamo e che pensiamo, non nel mascherarci migliore di noi stessi
Don Lorenzo Milani

  • 1923 A Firenze nasce Don Milani , indimenticabile educatore e cristiano
  • 1993 Attentato mafioso a Firenze
  • Memoria di Giovanni Calvino, riformatore e testimone (protestanti)
  • 1867 nasce a Hanley (SStraffordshire) Enoch Arnold Bennet, narratore inglese
  • L’unità della Chiesa non consisterà in organizzazioni, dogmi, liturgie e cuori devoti, bensì nella Parola di Dio, nella voce di Gesù Cristo.
    Doetrich Bonhoeffer

Ci sarò un periodo di riposo di 9 giorni dal prossimo 5 giugno: temo col cellulare non riesca a digitalizzare piu’ di tanto. Ma è un mio diritto rilassarmi…

In questa data nel 1861 (27 maggio), Hosea Ballou 2° è morto. (Nato il 18 ottobre 1796.) ministro universalista. Scrittore. Prof. Storico. Primo presidente del Tufts College a Medford, Massachusetts.Autore de ′′ L ‘ antica storia dell’universalismo, dai tempi degli apostoli al Quinto Consiglio Generale ′′ (1829). Osea sosteneva che, nei primi anni della chiesa cristiana, non esistevano sistemi dottrinali ben consolidati. Molte prospettive sull’aldilà erano accettabili, così come le opinioni divergenti sulla natura della salvezza. Fu solo nel XIX secolo che la visione universalista iniziò ad essere soppressa.Nato a Guilford, Vermont. Morto a Medford, Massachusetts. Seppellito nel cimitero di Mount Auburn, Cambridge, Massachusetts.~ La serie Heroes Graveyards

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Buon compleanno, Rachel Carson (27 maggio 1907-14 aprile 1964). Femminista. Biologa. Ecologista. Conservazionista. Riconosciuta come ′′ madre del moderno movimento ambientale.” Il suo lavoro la rende una figura controversa ed eroica.
Autrice di ′′ Primavera silenziosa ′′ (1962), sugli effetti ambientali dei pesticidi. La casa a Colesville, Maryland, dove ha scritto ′′ Silent Spring ′′ è stata chiamata National Historic Landmark nel 1991. Per l’ultimo decennio della sua vita, Rachel è stata coinvolta in una relazione con Dorothy Freeman.
Nata a Springdale, Pennsylvania. Morta a Silver Spring, Maryland. Cremato. Metà delle sue ceneri sono sepolte con sua madre al Parklawn Memorial Cemetery, Rockville, Maryland. L ‘ altra metà era sparsa in mare, al largo del Maine.
~ La serie degli eroi di Marginal Mennonite Society
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Buon compleanno, Amelia Bloomer (27 maggio 1818-dicembre) 30, 1894). Femminista. Suffragista. Giornalista. Attivista di temperanza. Nel 1849 Amelia ha iniziato un giornale chiamato ′′ The Lily,” per promuovere l’abolizione, la temperanza, il suffragio, l’istruzione superiore delle donne e la riforma della legge sul matrimonio. Anche se non era l’inventore dei ′′ fioritori,” il nome di Amelia si è associato allo stile perché li indossava e li ha promossi. Natoaa Homer, New York. Morta nei Bluff del Consiglio, Iowa. Seppellita al cimitero di Fairview, Bluffs del Consiglio.~ La serie degli eroi di Marginal Mennonite Society

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In memoria di ieri perchè le chiese riconoscano le loro colpe di violente come cattolici e protestanti

In questa data nel 1526 (26 maggio), Hans Denck ha ribattezzato Hans Hut ad Augusta, Germania. Considerato un evento cardine nella storia anabattista: Denck the mistic rebattizing Hut the end-time predicatore.Le loro rispettive carriere come leader anabattisti erano luminose ma di breve durata. Entrambi gli uomini sarebbero morti entro un anno e mezzo.Denck morì di peste a Basilea, Svizzera, nel novembre 1527. Probabilmente aveva meno di 30 anni.Hut è morto per asfissia nell’incendio di una torre carceraria ad Augusta il dicembre. 6, 1527. Aveva trent’anni.~ La Marginal Mennonite Society serie di storia anabattista

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Stop allevamenti intensivi. Petizione di Greenpeace

Greenpeace anche se non scritto in Italia e italiano è stata fondata da due quaccheri ed altri

25.05.2021 – Greenpeace Italia

Stop allevamenti intensivi. Petizione di Greenpeace
(Foto di Greenpeace)

Il Covid-19 non è un evento isolato: il 70% di tutte le malattie infettive emergenti (sars, ebola, influenza suina e aviaria) provengono da animali e gli allevamenti intensivi, con tanti animali ammassati in spazi ristretti sono l’ambiente ideale per il proliferare dei virus, come i coronavirus e i virus dell’influenza.

Questa è la cruda verità, ma i nostri politici non vogliono affrontarla!

Il rispetto e la protezione della Natura sono l’unico vaccino in grado di proteggerci da nuove e future pandemie.

Greenpeace sta chiedendo al governo Italiano di fermare gli allevamenti intensivi e il sistema globale di produzione del nostro cibo, che li alimenta.

Per firmare la petizione: https://bit.ly/3wkJQoC

La Corte Europea dei Diritti Umani condanna il sistema di sorveglianza di massa del Regno Unito

26.05.2021 – Riccardo Noury

La Corte Europea dei Diritti Umani condanna il sistema di sorveglianza di massa del Regno Unito
(Foto di Amnesty International UK)

Il 25 maggio, con una sentenza di enorme importante, la Gran Camera della Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito che il sistema di sorveglianza di massa del Regno Unito ha violato il diritto alla riservatezza e alla libertà d’espressione, in quanto non prevede adeguate ed efficaci garanzie end-to-end per evitare abusi e arbitrarietà”.

Ad adire l’organo di giustizia del Consiglio d’Europa erano state una serie di Ong, tra cui Amnesty International, l’Iniziativa egiziana per i diritti della persona, l’Unione Americana delle Libertà Civili e Privacy International, dopo che nel 2013 Edward Snowden aveva rivelato che i servizi d’intelligence del Regno Unito stavano intercettando e utilizzando quotidianamente comunicazioni private di milioni di persone, attraverso il cosiddetto “programma Tempora”.

I servizi di Londra avevano anche spiato del tutto illegalmente le comunicazioni di Amnesty International e dell’Ong sudafricana Legal Resource Centre.

I quaccheri liberals sono in letargia invernale… Mai letto un solo post sui gruppi facebook