Se il ministro loda l’alternativa dell’energia nucleare

21.05.2021 – Giorgio Ferrari

Se il ministro loda l’alternativa dell’energia nucleare
(Foto di James Stencilowsky via Flickr.com)

Transizione atomica. Il ministro Cingolani si scopre interessato fattivamente anche alla fissione
nucleare, particolarmente a quei mini reattori che erroneamente identifica con quelli impiegati nella
propulsione navale, appannaggio esclusivo del settore militare
Dopo lo stantio panegirico della fusione nucleare (si ripete uguale da 60 anni!) il ministro Cingolani
si scopre interessato fattivamente anche alla fissione nucleare, particolarmente a quei mini reattori
che erroneamente identifica con quelli impiegati nella propulsione navale, appannaggio esclusivo del
settore militare. Questi, dio ci scampi dalla loro diffusione, dal punto di vista radiologico sono delle
bombe atomiche galleggianti essendo classificati non a caso «weapon grade» dato che hanno un
arricchimento in U235 che va dal 20 al 90%.
Probabilmente il ministro voleva riferirsi ai reattori modulari di piccola (si fa per dire) taglia come il
Bwrx da 300 Mw della General Electric, su cui si basa il rilancio del nucleare Usa (vedi manifesto del
21.07.2020). Non è comunque un errore da poco considerata la fama di super competente che lo ha
accompagnato, ma soprattutto la sua uscita sul nucleare (oltre alla concezione utilitaristica che ha
dell’ambiente, definito un volano per la crescita) ce lo mette a nudo per ciò che riguarda l’idea di
transizione ecologica che si va affermando, cioè qualcosa che, sfrondata dagli orpelli ambientalistici,
serva al rilancio dell’accumulazione capitalistica, senza intaccare il vecchio e consolidato modello di
sviluppo.
Qui la questione si fa dirimente perché dietro l’atteggiamento di Cingolani (caldeggiato dai 5Stelle,
con Grillo in prima fila a tesserne le lodi) si cela l’ambiguità di chi era o è diventato possibilista
sull’impiego dell’energia nucleare perché spacciata per carbon free oppure perché semplicemente
invisa ai petrolieri (secondo il logoro e travisato concetto che il nemico del mio nemico, è amico
mio).
Così si son fatte strada, grazie anche alla piaggeria elogiativa sui media, le posizioni ambigue di
alcuni neo movimenti ambientali (Fff o Xr) tutti attraversati dalla contraddizione
nucleare-si-nucleare-no che raggiunge toni assai discutibili quando Greta Thunberg, come è
accaduto pochi giorni fa, ha twittato contro la Cina per essere la nazione che emette più gas serra di
tutti gli altri paesi (senza tener conto che essendo anche il paese più popoloso, le emissioni procapite
sono di gran lunga inferiori a quelle dei paesi occidentali), mentre non risultano suoi commenti
quando il primo ministro giapponese Suga (lo scorso 13 aprile) annunciò di voler scaricare in mare
l’acqua radioattiva di Fukushima.
Mai come in questo momento c’è bisogno di chiarezza sulla questione nucleare perché mai come in
questa fase storica ci siamo trovati di fronte a rotture, forse irreversibili, degli equilibri naturali
(pandemie/sindemie e crisi climatiche) a cui non si può opporre l’interpretazione distorta che vede
esclusivamente nelle emissioni di gas serra la causa dei cambiamenti climatici. Queste emissioni
sono un prodotto (dunque un effetto) del modo di produzione capitalistico e del modo di
sfruttamento dell’energia che proprio perché intimamente legati tra loro non possono essere
affrontati disgiuntamente. L’energia nucleare da fissione rappresenta il peggior modo di
sfruttamento dell’energia che sia mai stato concepito: inefficiente, costoso e pericoloso. Non
facciamo finta che non sia più così perché ce lo dice un ministro ricco di titoli accademici