Il clima è una concausa dei conflitti violenti: il 70% delle regioni più vulnerabili al clima appartiene a stati fragili

19.05.2021 – Redazione Italia

Il clima è una concausa dei conflitti violenti: il 70% delle regioni più vulnerabili al clima appartiene a stati fragili

I massimi esperti del settore e relatori di fama internazionale riuniti per discutere sui complessi collegamenti tra clima, ambiente e conflitti violenti, presentano le opportunità che i cambiamenti climatici possono creare per migliorare le prospettive di pace, dedicando particolare attenzione al Mediterraneo, nell’evento annuale di Agency for Peacebuilding (AP), prima organizzazione italiana per la pace. Oltre 400 partecipanti in due giornate online ricche di contenuti di alto profilo le cui conclusioni saranno rielaborate e pubblicate nelle prossime settimane.

“È fondamentale arricchire le analisi e i progetti per la prevenzione dei conflitti con dati ed esperienze sugli impatti del cambiamento climatico e come questo condiziona i processi di pace, minando la sicurezza umana e aumentando l’impatto di altri fattori di conflitto e fragilità”, chiarisce Bernardo Venturi, direttore di Agency for Peacebuilding.

“Fino ad ora, molte implicazioni per la sicurezza legate al clima sono rimaste sottovalutate a causa della complessità dei rischi a cascata e la difficoltà di una chiara attribuzione, ma sappiamo che i cambiamenti climatici condizionano i processi di pace nel lungo periodo”, aggiunge Venturi. “Per esempio, vediamo come il 70% delle regioni più vulnerabili al clima appartiene a stati fragili, da qui nasce l’interesse e la necessità di approfondire e analizzare meglio i conflitti tenendo presente questa prospettiva dei cambiamenti climatici e la giustizia ambientale come componente chiave della coesione sociale”, conclude il direttore di AP.

“Il clima è quasi sempre una con-causa o un fattore di aggravamento di tensioni esistenti. Non dovremmo attendere scenari estremi, tanto meno catastrofici, per agire. Nell’area del Mediterraneo, l’insicurezza alimentare legata a eventi climatici che hanno alterato le produzioni agricole ha inasprito bisogni sociali poi sfociati in tensioni domestiche e internazionali come la ‘Primavera Araba’ – foriera poi di svariati conflitti veri e propri. La competizione per le acque dolci ha già causato conflitti in Asia Centrale e rischia di scatenarne altri in Africa, come nel bacino del Nilo, per citare due casi” spiega Emiliano Alessandri, dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE).

“La maggior parte delle persone affamate nel mondo soffre di insicurezza alimentare non a causa della mancanza di cibo, ma a causa di fattori causati dall’uomo come la guerra, la corruzione e la povertà. Il conflitto porta all’insicurezza alimentare, ma l’insicurezza alimentare a sua volta causa profondi conflitti”, afferma Yara Asi dell’Arab Center Washington DC.

L’Ambasciatore Grammenos Mastrojeni dell’Unione per il Mediterraneo e il Professore Jürgen Scheffran dell’Università di Amburgo hanno analizzato lo stato attuale della diplomazia climatica internazionale nella regione mediterranea, chiarendo il concetto di sicurezza climatica ed esplorando potenziali soluzioni cooperative per una migliore azione multilaterale.

“La regione del Mediterraneo sta assistendo a effetti del cambiamento climatico amplificati che agiscono come moltiplicatori di minacce, alimentando ulteriori conflitti in assenza di un’azione multilaterale. La New Med Research Network, in collaborazione con i suoi partner, cerca di promuovere intese non eurocentriche e quadri di cooperazione sulle attuali sfide alla sicurezza nella regione del Mediterraneo”, spiega Andrea Dessi, dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), che ha moderato l’ultimo panel dell’evento.

Il Forum si è svolto grazie al patrocinio e alla collaborazione di numerose istituzioni come il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Università di Bologna, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna, l’Istituto per gli Affari Internazionali (IAI), l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), la Johns Hopkins School of Advanced International Studies, il Rotary Club Bologna Ovest Guglielmo Marconi e il Distretto Rotary 2072 Emilia-Romagna e San Marino.

Tutta l’informazione dell’evento è disponibile nel sito dedicato

Ufficio Stampa Agency for Peacebuilding

L’Agenzia per il Peacebuilding (AP) è un’organizzazione non-profit la cui missione è di promuovere le condizioni per risolvere i conflitti, per ridurre le violenze e per la costruzione di una pace duratura in Europa, nel suo vicinato, e nel Mondo.