Cassazione, sì alla trascrizione in Italia di un bambino adottato all’estero da coppia gay

Doppia sentenza in pochi giorni in favore delle famiglie arcobaleno da parte della Cassazione e della Corte d’Appello.

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inanzi alla sordità della politica, tribunali e giudici sono costretti ad intervenire in difesa dei diritti dei più piccoli e dei loro genitori, da sempre discriminati in quanto LGBT.

La Cassazione ha ieri deciso che può essere trascritto anche in Italia il provvedimento con cui uno Stato estero ha ratificato l’adozione di un bambino da parte di una coppia dello stesso sesso. A riportarlo LaRepubblica. Nel 2017 già la Corte di Appello di Milano aveva detto ‘si’ al riconoscimento dell’adozione di un bambimo, avvenuta a New York, da parte di due uomini, uno cittadino italiano e l’altro americano, poi sposatisi negli Usa. Contro quella sentenza si era appellato un sindaco di un Comune lombardo, ora definitivamente sconfitto.

Questo perché, hanno scritto i giudici, “non contrasta con i principi di ordine pubblico internazionale il riconoscimento degli effetti di un provvedimento giurisdizionale straniero di adozione di minore da parte di coppia omoaffettiva maschile che attribuisca lo status genitoriale secondo il modello dell’adozione piena o legittima”. Ovviamente, non può essere “elemento ostativo all’adozione” il fatto che “il nucleo familiare sia omogenitoriale“.

Entusiasta della sentenza Leonardo Monaco, segretario dell’Associazione Certi Diritti,  che ha sostenuto le ragioni dei ricorrenti fin dall’inizio.

Dopo anni di battaglia nelle corti, il figlio della coppia vedrà finalmente riconosciuti i propri diritti e potrà diventare cittadino italiano. Il ritardo della politica regala ai suoi cittadini estenuanti attese e incertezze che solo col tempo verranno forse ripagate da qualche giudice. Serve subito una legge per fare uscire il paese dall’imbarazzo. Un ringraziamento particolare va alla coppia che ha affrontato questa lunga battaglia legale e agli avvocati Alexander Schuster e Giulia Perin. Grazie a loro la giurisprudenza sui diritti civili può contare su un nuovo tassello che conferma quanto sosteniamo da oltre un decennio: che si tratti di adozioni estere, PMA o gestazione per altri serve una riforma egualitaria del diritto di famiglia e di tutta la normativa sulla filiazione.

Lo scorso settimana, invece, la Corte d’Appello di Bari ha ordinato la rettifica degli atti di nascita con due papà, stabilendo che l’interesse dei bambini e delle bambine non può ritenersi adeguatamente tutelato con altre forme offerte dall’ordinamento italiano ai fini del riconoscimento del rapporto con il genitore intenzionale. Il caso è stato seguito dall’avv. Pasqua Manfredi socia di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford.

I due papà si erano rivolti al Tribunale di Bari chiedendo che, in rettifica degli atti nascita dei loro due figli nati con gravidanza per altri all’estero e già trascritti in Italia con l’indicazione del solo padre biologico, fosse annotato anche il nome del padre intenzionale. Il Tribunale rigettò la loro richiesta seguendo i principi individuati dalla Cassazione a Sezioni Unite nella sentenza n. 12193/2019, ritenendo quindi la trascrizione degli atti di nascita non conforme all’ordine pubblico e possibile solo l’adozione nei casi particolari per il genitore intenzionale.

La Corte d’Appello, invece, ha riformato la decisione: pur ritenendo che sia necessario l’intervento del legislatore in materia, ha considerato preminente l’interesse delle bambine e dei bambini a veder riconosciuta e tutelata la propria identità personale e familiare ai sensi dell’art. 8 della Convenzione EDU. Il Collegio, infatti, non ha ritenuto sufficienti altri mezzi alternativi del nostro ordinamento, inclusa l’adozione nei casi particolari che prevede la tutela del diritto alla famiglia, ma non alla identità personale. Per questo, la Corte ha concluso che la piena genitorialità può essere riconosciuta solo con la trascrizione integrale dell’atto di nascita, con tutto quello che ne consegue in termini di riconoscimento di figlio da parte di entrambi i genitori che hanno voluto la sua nascita, di modo che entrambi esercitino pienamente le responsabilità che hanno assunto prestando il consenso alla procreazione medicalmente assistita e siano tenuti allo stesso modo ai conseguenti doveri.

Il decreto è stato pubblicato qualche giorno prima delle motivazioni delle recenti sentenze della Corte Costituzionale di monito al legislatore a predisporre presto le adeguate forme di tutela per i bambini e le bambine con genitori dello stesso sesso, ma dimostra che, in mancanza, i Tribunali e le Corti possono già ora dare adeguata tutela ai figli delle coppie omosessuali con le possibili soluzioni interpretative delle norme vigenti che garantiscono il pieno riconoscimento dei diritti.

Federico Boni