Caro virologo televisivo, giù le mani dagli innocenti fucilati nella prima guerra mondiale

Il virus Sars-CoV-2 può trasmettere ai soggetti predisposti una patologia grave: la cattiveria. Credevamo di averle sentite tutte e invece no. Così, uno dei tanti virologi televisivi ha detto testualmente, riferendosi ai medici che rifiutano il vaccino: «A suo tempo i soldati venivano fucilati sul posto. Questi operatori sanitari sono una minoranza: ci sono gli eroi e ci sono i vigliacchi. Non vaccinarsi vuol dire essere imboscati, come in una guerra». 

Ma è proprio impossibile lasciare in pace i morti di uno dei più grandi macelli che la storia abbia conosciuto? A quel virologo che contrappone eroi e imboscati, qualcuno dovrebbe dire del generale Cadorna, per il quale tutti i soldati erano carne da cannone con il dovere di sacrificarsi; o di D’Annunzio, che appunto da vigliacchi i non interventisti.

Qualcuno spieghi a quel virologo chi furono i fucilati e decimati della prima guerra mondiale; assassinati sul posto dai superiori con processi sommari o meglio ancora senza, così. Vigliacchi? No: persone alle quali ripugnava andare ad ammazzare o farsi ammazzare per niente; persone che magari avevano ceduto un attimo al desiderio di non morire invano quel giorno; persone che semplicemente venivano estratte a sorte e abbattute per dare l’esempio, nelle trincee fangose dove comunque si moriva come mosche in una guerra assurda, scontro fra potenze, non certo difesa del focolare e della patria. Furono oltre millecento gli ammazzati così, solo in Italia. A loro sono stati dedicati libri, film, canzoni, convegni, petizioni per riabilitarli. Ma naturalmente quell’uomo, quel virologo, non lo sa.

Finalmente, il 10 marzo 2021, la Commissione Difesa del Senato ha approvato all’unanimità la risoluzione Doc. XXIV n.31 con la quale si impegna il Governo: «A provvedere, tramite il Ministero della difesa, ad affiggere, nel Complesso del Vittoriano a Roma, un’iscrizione in memoria dei militari italiani fucilati nel corso della prima guerra mondiale per reati contro la disciplina, a seguito di processi sommari e senza l’accertamento della loro responsabilità, per offrire una testimonianza di solidarietà ai militari caduti, ai loro familiari e alle popolazioni interessate». 

Non se ne può più delle metafore belliche per indicare la lotta contro la pandemia. Non se ne può più di toni degni di un criminale vigliacco, il generale Cadorna. Morto infatti non al fronte ma a Bordighera, nel 1928. Ma quell’uomo virologo, tutto questo non lo sa.