LA STORIA DI ANTONIO, APPESO AL FILO DELLA VITA E DELLA SPERANZA CHE ANCHE LA CONSULTA HA TESO
“Vorrei avere la possibilità di salutare mia madre, prima che muoia, per chiederle perdono”. Con queste parole, il 13 marzo, Antonio mi ha salutata alla fine del nostro colloquio. Sicuramente provato dalla lunga detenzione, oltre 28 anni di carcere ininterrotto, dalla nostalgia dei familiari, dalla solitudine e dal senso di abbandono.
In carcere tutto è congelato, immobile; tutto sa di vuoto e di assenza; tutto è terribilmente pesante. Ciò che invece non si arresta è la pandemia, che corre a velocità drammatiche, facendo implodere un’intera struttura carceraria. Dal 13 marzo a oggi, 7 aprile, giorno del suo compleanno, Antonio si trova ricoverato nel reparto infettivi, con un’embolia polmonare da Covid-19. Del resto, i suoi compagni nel carcere di Reggio Emilia non stanno vivendo momenti migliori. I dati sono agghiaccianti: sono risultati positivi 60 agenti e, sul totale di 400, anche 119 detenuti, 5 dei quali sono ricoverati in ospedale. La situazione è preoccupante anche in altre carceri: a Parma, dove ci sono 18 positivi detenuti al 41-bis; a Catanzaro, dove uno è morto; a Rebibbia, nella sezione femminile, dove oltre 50 detenute risultano positive.
La storia di Antonio è simile a quella di molti altri: un ergastolo ostativo raggiunto in giovane età; la piena consapevolezza dei propri errori; una carcerazione lunghissima e una rivisitazione del proprio passato, studi universitari e percorsi di giustizia riparativa a favore delle proprie vittime. Antonio non è più pericoloso nemmeno per il DAP tanto da ottenere la declassificazione dall’Alta sicurezza alla sezione dei comuni. Non avanza nessuna giustificazione né richiesta di benefici. Esprime solo il desiderio di riparare, anche con la propria vita, e di avere quell’ultima possibilità di riscatto verso la madre, la propria famiglia di origine. La sua storia è emblematica. Insieme a quella di tanti altri, potrebbe rappresentare un campione significativo per uno studio scientifico che superi quegli slogan, lombrosiani quanto tristemente efficaci, della “mafiosità” che parte dalla nascita e giunge fino alla morte.
Compito di noi difensori è anche quello di valorizzare la persona, l’umanità e la concretezza del vissuto, che hanno preso forma e direzione durante un percorso di carcerazione, a distanza di anni, se non decenni, dai fatti e dalle sentenze di condanna. Ed è ciò che ha sempre affermato, tra l’altro, anche la Corte costituzionale, dalla sentenza n. 149 del 2018, alla n. 253 del 2019, fino all’ultima, la n. 56 del 2021. “La personalità del condannato non resta segnata in maniera irrimediabile dal reato commesso in passato, foss’anche il più orribile; ma continua ad essere aperta alla prospettiva di un possibile cambiamento”, afferma la Corte costituzionale nella sentenza del 2018. Non si tratta, quindi, di “abolire” la normativa antimafia, né di entrare nel merito di scelte legislative, bensì di consentire al giudice naturale di valutare la persona, attribuendo una dimensione civile alla pena e un volto umano anche a chi ha commesso gravi errori. Non vuol dire n
 emmeno che tutti i meccanismi indice di pericolosità sociale siano stati o verranno altrimenti abrogati. Questo passaggio è ben espresso dalla Consulta anche nella pronuncia n. 56 del 2021, con cui ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del divieto assoluto di accesso alla detenzione domiciliare per la persona ultrasettantenne, anche se dichiarata recidiva o delinquente abituale, professionale o per tendenza: il giudizio espresso durante il processo non può impedire, in assoluto, vita natural durante, una rivalutazione anche della pericolosità sociale del detenuto, a fronte dell’età avanzata, e della sofferenza addizionale della permanenza in carcere.
È la stessa Corte costituzionale, lungo un percorso motivazionale equilibrato e rispettoso di tutte le istanze in gioco, a indicarci la via della speranza e della vita. Rimaniamo saldamente fermi su questa rotta, legati a quel filo della dignità umana che anche Antonio merita di ritrovare.
Veronica Manca

Liliana Segre in Senato per la cittadinanza a Zaki: “Clamorosa violazione dei diritti umani”. 208 favorevoli, Fratelli d’Italia si astiene

La Stampa on line

La senatrice a vita: «Ho firmato la mozione con profonda convinzione»

Liliana Segre in Senato per la cittadinanza a Zaki: “Clamorosa violazione dei diritti umani”. 208 favorevoli, Fratelli d’Italia si astiene
È tra i firmatari per dire sì al conferimento della cittadinanza italiana a Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Alma Mater di Bologna e attivista per i diritti umani detenuto da 14 mesi in carcere a Il Cairo. E oggi, come annunciato ieri, Liliana Segre si è presentata in Senato per la discussione sul provvedimento: «Ho firmato la mozione con profonda convinzione – ha dichiarato la senatrice a vita – Sarò presente in aula per appoggiare il provvedimento e chiedere la liberazione di Zaki. La sua detenzione senza processo è una violazione clamorosa dei diritti umani e civili». L’Italia, ha dichiarato Segre, «deve fare il possibile per ottenere la liberazione di Patrick Zaki, a partire dalla concessione immediata della cittadinanza». Si tratta del ritorno in aula qualche mese dopo la sua decisione di andare a Palazzo Madama per votare la fiducia al premier Mario Draghi.


«Da quasi 15 mesi Patrick Zaki è imprigionato nelle carceri egiziane per la sola colpa delle sue idee. Dal 7 febbraio 2020 è sottoposto ripetutamente, senza prove e senza processo, a quella che viene chiamata detenzione preventiva ma è a tutti gli effetti una detenzione arbitraria e una violazione dei diritti umani. Zaki è stato picchiato e torturato con scariche elettriche, le accuse contro di lui sono pretestuose». Lo ha detto il senatore del Pd Francesco Verducci, primo firmatario della mozione sulla cittadinanza italiana a Zaki, illustrando il testo nell’Aula del Senato: «La firma e la presenza di Liliana Segre – ha affermato – in quest’aula, il suo nome accanto a quello di Zaki, ha un valore incommensurabile contro ogni violazione dei diritti umani e civili, contro ogni indifferenza. Quando Zaki saprà che abbiamo approvato questo ordine del giorno sarà orgoglioso dell’Italia, come noi lo saremo quando sarà di nuovo libero».


Il Senato ha approvato con 208 voti favorevoli, nessun contrario e 33 astenuti l’ordine del giorno unitario che impegna il governo «ad avviare tempestivamente le necessarie verifiche per concedere la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, detenuto da oltre un anno in Egitto, e a intraprendere ogni ulteriore iniziativa presso le autorità egiziane per sollecitare l’immediata liberazione» del giovane studente dell’università di Bologna. I senatori di Fratelli d’Italia si sono astenuti: «Siamo convinti che per raggiungere l’obiettivo della sua liberazione la strada da seguire sia quella della diplomazia» come dichiarato dal senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni. «Non vorremmo – continua- che la cittadinanza a Zaki possa avere l’effetto controproducente, come ha detto anche il governo in aula, di insospettire e irrigidire ulteriormente le autorità egiziane».

ANDREA JOLY

Malika a Le Iene: I genitori le tolgono la residenza e la disconoscono

Malika

Malika, ennesima vittima di violenza omofobica, è ora senza fissa dimora e disconosciuta dalla famiglia: la rivelazione durante l’ultima puntata de Le Iene

Non c’è pace per Malika, la giovane di Castelfiorentino (provincia di Firenze) che nei giorni scorsi è finita al centro delle cronache nazionali per essere stata vittima di discriminazione omofobica da parte della famiglia. Cacciata di casa dopo il coming out, la ragazza di 22 anni si è ritrovata di colpo priva di ogni effetto personale e riferimento. La sua storia è stata raccontata dal portale Fanpage la scorsa settimana, ma ha catturato l’attenzione anche del piccolo schermo.

Con il dibattito sulla calendarizzazione del Ddl Zan sempre più caldo, sia il Maurizio Costanzo Show che Le Iene hanno deciso di raccontare la vicenda di Malika, fra dibattiti con volti noti dello spettacolo e tentativi di ricucire la frattura tra la ragazza e la famiglia. Nella puntata del programma di Italia 1 di mercoledì 13 aprile, l’inviata Veronica Ruggeri ha così contattato il fratello della ragazza, dopo i tentativi andati a vuoto di entrare in comunicazione con i due genitori. Anziché trovare una luce di speranza, la chiamata tra la conduttrice e l’uomo ha aggiunto ulteriori informazioni drammatiche al già squallido episodio.

“Non prendo le parti di una persona che fa schifo. Questa cosa andrà avanti per anni. Per i miei genitori è una malattia: le hanno tolto la residenza ed è disconosciuta“, ha rivelato l’uomo. Tre giorni prima della registrazione del servizio, infatti, la madre e il padre di Malika hanno eliminato la figlia dal certificato di residenza, rendendola di fatto senza fissa dimora. Avviate inoltre le pratiche per il disconoscimento, che potrebbe privare di alcuni diritti in quanto figlia.

Malika, cacciata di casa perché lesbica: “Ho pensato di gettarmi al fiume”

Nonostante l’aiuto degli amici e il sostegno della società civile e di personaggi di spicco dell’intrattenimento italiano, l’attuale situazione ha gettato Malika in un profondo stato di sconforto, tale da prendere in considerazione l’idea del suicidio. “Mi sento demolita dentro, a pezzi. Ho messo a repentaglio la mia vita a Firenze, mi stavo per gettare nell’Arno. Spesso ci penso che cosa ci faccio qui”. Non ha aiutato l’ultimo messaggio ricevuto dalla ragazza omosessuale da parte del padre, che ironicamente l’ha ringraziata per aver reso pubblica la loro storia familiare.

Una storia che purtroppo ripercorre le tappe di molte altre storie, che non riescono ad ottenere la visibilità dei grandi media, spesso interessati a tenere alti i riflettori sul tema della violenza omofobica quando argomento di tendenza.

Ivan Buratti

L’assistenza umanitaria e la bonifica dei siti teatro di esperimenti nucleari devono essere al centro dell’impegno del Comitato intergovernativo di alto livello franco-algerino

13.04.2021 – International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

Quest’articolo è disponibile anche in: Francese

L’assistenza umanitaria e la bonifica dei siti teatro di esperimenti nucleari devono essere al centro dell’impegno del Comitato intergovernativo di alto livello franco-algerino
Foto dell’indagine «Sotto la Sabbia, la radioattività»

Il 10 e l’11 aprile, il Primo ministro Jean Castex si reca ad Algeri, accompagnato da otto ministri, tra cui quello degli Affari Esteri e delle Forze Armate, per partecipare al 5° incontro del Comitato intergovernativo di alto livello Francia-Algeria (CIHN). Tra i punti all’ordine del giorno, gli effetti sanitari e ambientali dei 17 siti nucleari realizzati dalla Francia nel deserto del Sahara tra il 1960 e il 1966 e le scorie, nucleari e non, interrate. La nostra Campagna auspica un impegno forte a favore delle vittime e della bonifica dei siti interessati, in particolare facendo seguito alle nostre rivelazioni circa la volontà politica di interrare le scorie.

Il Comitato Intergovernativo di alto livello franco-algerino è stato istituito il 20 dicembre 2012, in occasione della Dichiarazione di Algeri sull’amicizia e la cooperazione tra Francia e Algeria. Questo incontro prevedeva un ambito «Dimensione umana» che prende in esame le scorie nucleari e i loro effetti. Ma, con nostro rammarico, dobbiamo constatare che questo argomento bilaterale non è, nella realtà dei fatti, diventato oggetto di vera attenzione politica, soprattutto da parte delle autorità francesi.

L’inchiesta che abbiamo realizzato insieme all’Osservatorio permanente sulle armi, nell’agosto 2020, dal titolo «Sotto la Sabbia, la radioattività»* ha consentito di dimostrare che tra il 1960 e il 1967, sui siti delle scorie nucleari del Sahara, oltre all’impatto radioattivo delle esplosioni, le autorità francesi hanno messo in atto scelte politiche volte a interrare materiali e mezzi contaminati dalle radiazioni. Da allora, la popolazione del Sud Sahara è sottoposta a un continuo rischio radioattivo.

L’assistenza alle vittime e la bonifica ambientale deve essere prioritaria. A tale scopo, chiediamo allo Stato francese di impegnarsi su 4 punti in particolare:

  • Favorire, per le popolazioni algerine, la presentazione di domande di indennizzo e in particolare l’accesso alle cartelle cliniche nelle mani del Reparto di archiviazione delle cartelle cliniche ospedaliere delle forze armate;
  • Fornire alle autorità algerine l’elenco completo dei siti, in cui sono state interrate le scorie, corredato dalla localizzazione precisa (latitudine e longitudine), e dalla descrizione dei materiali;
  • Pubblicare i dati relativi alle aree contaminate dalle scorie e dalle lave radioattive e studiare con le autorità algerine le modalità per procedere alla bonifica delle stesse;
  • Fornire alle autorità algerine le mappe degli impianti sotterranei del CEA sotto la base militare del Reggane plateau, oltre ai numerosi tunnel scavati nella montagna del Tan

Sotto la sabbia la radioattività: Le scorie dei siti nucleari francesi in Algeria. Studio del Trattato per la proibizione delle armi nucleari, realizzato da Patrice Bouveret, direttore dell’Osservatorio permanente sulle armi e Jean-Marie Collin, co-portavoce di ICAN France, pubblicato in francese e in inglese dalla Fondazione Heinrich Böll e in arabo con il sostegno del deputato europeo francese Mounir Satouri.

Traduzione dal francese di Ada De Micheli. Revisione di Silvia Nocera

MEETING MINUTES

Meeting Minutes

“Adesso sono le undici di sera e quando scruto la mattina attraverso le ciglia, essa appare molto distante. È come se, dopo aver attraversato un fitto bosco, mi fermassi a guardarmi intorno cercando il posto da cui sono partita, e in lontananza riuscissi a scorgere una luce familiare e cara. Quella della mia piccola lampada nel mattino grigio. È stato un giorno tanto lungo. Ho camminato attraverso questo giorno in maniera molto equilibrata; in realtà bisognerebbe trascorrere ogni giornata così: andando incontro
alla sera, crescendo e maturando sin dal mattino. E come un frutto stanco adesso cado dallo stelo del giorno. Il forte stelo del giorno. E cado nel recesso scuro della notte. Dal dritto/forte/scivoloso gambo del giorno nel cesto misterioso della notte. “
(Diari 13 dicembre 1941)

Etty Hillesum

′′ Cosa hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello [e di tua sorella] mi sta gridando da terra.” Genesi 4:10
Oh Dio, cosa abbiamo fatto?
Oh Dio, non un altro.
Non un’altra pistola
Non un altro uomo
Con la vergogna nel cuore e l’omicidio nelle mani.
Oh Dio, non un altro.
Oh Dio, non un’altra goccia di sangue.
Non un altro amore sepolto
Non un altro suono ululato
Di lacrime versate su un terreno senza vita.
Oh Dio, non un’altra goccia di sangue.
Oh Dio, non un altro giorno tragico.
Non c’è un’altra parola da dire
Non un’altra preghiera per pregare
Non un’altra voce, ora silenziata nella tomba.
Oh Dio, non un altro giorno tragico.
Oh Dio, ci deve essere un altro modo.
Ci deve essere guarigione per questo odio
Ci deve essere libertà da questo destino
Ci deve essere giustizia qui oggi.
Oh Dio, mostraci la strada.
.
Oh Dio, cosa abbiamo fatto?
Oppure, è…
Cosa abbiamo lasciato
Distrutto?

Jim Fussel

PRIMO LEVI – NON TI DIMENTICHEREMO MAI!31 luglio 1919 – 11 aprile 1987

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”

In questa data nel 1535 (14 aprile), diverse dozzine di donne sono state giustiziate annegando a Leeuwarden, Friesland, Olanda. Erano anabattisti rivoluzionari. Tutti erano partecipanti all’acquisizione e all’occupazione del monastero di Oldeklooster vicino a Bolsward la prima settimana di aprile.Ecco i nomi di 34 di loro:La figlia di Aucke Sieurdts, Janthien Jacops huys signora di Riet, figlia di Alyt Claes, figlia di Atte Nanne Sybrandts, figlia di Marie Sioucke huys, figlia di Liefne Harmans, figlia di Baucke Jorisdaughter, figlia di Anske Leworthy, figlia di Anne Luytthied, figlia di Tryn Willems, figlia di Ree , Inte vedova di Jan Eysens, figlia di Wabbe Lysbeths, figlia di Inthie Claes, Tiets Jan Colmerswijff, Aefke Harmen Thysdaughter, Tryn Harmen Thysvrouwe, figlia di Abbe Lyeuwe Hayezoons, figlia di Love Harmans, Barbara Tiardsdaughte, Brecht Harman Thyswyff di Gongum, figlia di Hisse Lamberts, Foeckel Thys Harmanswyff, Siouw Harmen Thysdaugh, Tryn Riurts Daughter, Barbara Diricks, Anna Jacleddaughter, Geert Nanned Daughters, Fedde Bindertsdaugh, Geert Hansdaugh, Rieme Danned Figlia, Sibrandt Sibrandts Son, Rinske Obbed Daughter e Lisbeth BouwesFoto: De Blokhuispoort, il vecchio complesso carcerario di Leeuwarden, sito di esecuzioni anabattiste.~ La serie di esecuzioni anabattiste di Marginal Mennonite Society

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto

Non avere niente che ci infiammi e ci sproni, niente che metta alla prova la nostra fermezza d’animo con le sue minacce e i suoi assalti, ma giacere in una tranquillità imperturbata non è quiete: è apatia.
Lucio Anneo Seneca

In questa data nel 1964 (14 aprile), Rachel Carson morì. (Nato il 27 maggio 1907.) Ambientalista. Conservazionista. Biologo. Ecologo. Autore di ′′ Primavera silenziosa ′′ (1962), sugli effetti ambientali dei pesticidi. Il suo lavoro l’ha resa una figura controversa. È riconosciuta come ′′ madre del moderno movimento ambientale.” La casa di Colesville, Maryland, dove ha scritto ′′ Silent Spring,” è stata chiamata National Historic Landmark nel 1991. Ha avuto una relazione con Dorothy Freeman per l’ultimo decennio della sua vita. Nato a Springdale, Pennsylvania. Morto a Silver Spring, Maryland. Cremato. Metà delle sue ceneri sono sepolte con sua madre al Parklawn Memorial Cemetery, Rockville, Maryland.~ La serie Heroes Graveyards

Buon compleanno, Zilphia Horton (14 aprile 1910-11 aprile, 1956). Femminista. Musicista. Musicologa Folklorista. Organizzatrice comunitario. Attivista per i diritti civili.Nel 1935, Zilphia ha frequentato un laboratorio di educazione al lavoro presso la Highlander Folk School di Monteagle, Tennessee. Due mesi dopo ha sposato il fondatore della scuola, Myles Horton. Per i prossimi vent’anni, gli Hortons hanno organizzato incontri sindacali, programmi comunitari, picchetti e workshop per la formazione alla non violenza. Rosa Parks ha ricevuto un allenamento ad Highlander prima del boicottaggio del bus di Montgomery. Così hanno fatto molti membri del Comitato di Coordinamento Studentesco non violento (SNCC).Zilphia è nata a Spadra, Arkansas. Seppellitoaal Cimitero Summerfield, Contea di Grundy, Tennessee.~ La serie degli eroi di Marginal Mennonite Society

Egitto, scarcerato il giornalista Khaled Dawoud

Egitto, scarcerato il giornalista Khaled Dawoud

Era in carcere dal 2019. Restano le accuse di aver dato sostegno a un gruppo terrorista.

La magistratura egiziana ha disposto il rilascio del giornalista Khaled Dawoud, che resta però accusato dalla Procura di aver “consapevolmente” aiutato un gruppo terrorista a “raggiungere i suoi obiettivi, pubblicando e diffondendo fake news, anche tramite i social network”. Lo riferisce uno dei principali quotidiani egiziani, Al-Ahram.

Dawoud ha svolto l’incarico di co-segretario e portavoce del partito di centrosinistra Dostour (Costituzione) – istituito dal politico ed intellettuale Mohammad El-Baradei per “salvare i valori della rivoluzione del 25 gennaio”. Dawoud diede le sue dimissioni nel 2015 per divergenze di vedute coi vertici del partito.

Il giornalista è una voce preminente nel panorama intellettuale egiziano. Co-direttore della rivista Al-Ahram Weekly, inserto settimanale in lingua inglese del quotidiano Al-Ahram, e professore all’American University in Cairo (Auc), Dawoud non ha fatto mistero delle sue critiche ai governi succeduti al presidente Hosni Mubarak, costretto alle dimissioni dopo le rivolte popolari del 2011.

Fu un fermo oppositore del presidente Mohamed Morsi, ma lo è stato anche di Abdel Fattah al-Sisi, denunciando le violazioni contro i diritti umani e spendendosi a favore della democrazia e delle istanze rivendicate dal movimento popolare di piazza Tahrir. È stato arrestato a settembre del 2019 e accusato per reati collegati al terrorismo.

 Qui l’articolo originale sul sito del nostro partner

Egitto, scarcerato il giornalista Khaled Dawoud

Harold Moody

Prima della fine del Black History Month UK vogliamo celebrare Harold Moody che ha co-fondato e guidato una delle prime organizzazioni britanniche per i diritti civili, la League of Coloured Peoples nel 1931.È nato a Kingston, Giamaica, ed è venuto a Londra per studiare medicina. Incontrando il bar dei colori, ha trovato difficile trovare alloggi e gli è stato rifiutato un appuntamento con la casa in ospedale perché la caposala si è rifiutata ′′ di avere un medico di colore che lavorava all’ospedale Nel febbraio 1913 inizia la sua pratica a Peckham.Divenne un attivista, tra cui ricoprire la carica di vicepresidente del ′′ Joint Council to Promote Understanding Between White and Coloured People in Gran Bretagna ′′ che ha sfidato la discriminazione razziale e si è incontrato a Friends House.Una grande conferenza organizzata dal consiglio, in cui Moody era oratore, ha attirato i legami tra la barra dei colori britannica e il colonialismo britannico all’estero. Un resoconto di questa conferenza è nella Biblioteca della Società degli Amici.La Lega ha anche chiesto il pieno autogoverno per i popoli colonizzati quanto prima possibile. Rimase il leader della Lega fino alla morte nel 1947.Moody e la sua causa hanno avuto il supporto di Quaccheri a suo tempo, che continua oggi.

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Seneca, Lettere a Lucilio

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Perché la stupidità ci domina con tanta ostinazione? Punto primo: non la respingiamo con forza e non tendiamo con slancio alla salvezza; punto secondo: non abbiamo sufficiente fiducia nelle verità scoperte dai saggi, non le accogliamo nel profondo del cuore e ci dedichiamo con scarso impegno a una questione tanto importante. Come può imparare quanto serve per combattere i vizi chi si applica nei ritagli di tempo che i vizi gli lasciano?Nessuno di noi va a fondo; cogliamo solo quanto è in superficie e i pochi minuti spesi per la filosofia bastano e avanzano per gente tanto affaccendata. L’ostacolo maggiore è che siamo subito soddisfatti di noi stessi; se c’è qualcuno che ci definisce valenti, saggi, virtuosi, gli diamo immediatamente credito. Non ci accontentiamo di lodi misurate: accogliamo come dovuto il cumulo di spudorate adulazioni che ci vengono rivolte.Concordiamo con chi afferma che siamo gli uomini più virtuosi e saggi, pur sapendo che quelle persone mentono spesso e volentieri; siamo così indulgenti con noi stessi perché vogliamo essere lodati per virtù esattamente opposte al nostro modo di agire. Il carnefice (proprio mentre tortura) si sente definire l’uomo più mite, chi vive di ruberie l’uomo più generoso, il libertino ubriacone l’uomo più temperante; di conseguenza non vogliamo correggerci perché ci crediamo perfetti.

Bahrein, scarcerato attivista della società civile

12.04.2021 – Riccardo Noury

Bahrein, scarcerato attivista della società civile
(Foto di Twitter)

Il 9 aprile, a seguito di un appello di Amnesty International, le autorità del Bahrein hanno scarcerato Mohammed Hassan Jawad, noto anche come Mohammed Jawaz Parveed, esponente della società civile che stava scontando una condanna a 15 anni di carcere per aver preso parte alle manifestazioni pacifiche del febbraio 2011.

A causa del suo impegno in favore dei diritti umani Jawad era stato in carcere già negli anni Ottanta e Novanta e poi nel 2007. In quell’occasione, il suo nome era finito in una “lista nera” di persone cui le aziende pubbliche e private non avrebbero potuto offrire alcun lavoro.

Dopo l’ultimo arresto, avvenuto il 22 marzo 2011, era stato tenuto in isolamento e torturato, anche da uno dei figli del re del Bahrein. Un anno dopo era stato condannato a 15 anni per “cospirazione per rovesciare il governo con la forza e collaborazione con un’organizzazione terroristica al servizio di uno Stato estero”

Energia Verde? Prepariamoci a scavare

12.04.2021 – Renato G. Napoli

Energia Verde? Prepariamoci a scavare

Il titolo del libro, a ri/fletterci, già fa venire qualche brivido. Le terre rare: l’oro del XXI secolo.

E il nucleare no, i fossili no, e adesso nemmeno le rinnovabili…

In questo testo Giovanni Brussato si è concentrato sul problema di come vengono reperite e utilizzate le risorse utilizzate per i materiali, sempre più di largo consumo, difficilmente rinnovabili. Sono risorse utili per le nuove tecnologie energetiche che “dovrebbero” venire incontro sul tema delle emissioni inquinanti; siamo sicuri che ne vengano incontro oppure saranno un processo per altri problemi?

Quale rapporto esiste tra la questione delle estrazioni delle “terre rare” e l’impatto energetico?

Nel libro viene evidenziato il paradosso della insostenibilità dei due temi: l’aumento delle estrazioni, che già si per sé produce maggiore inquinamento, e l’ulteriore fabbisogno energetico.

Probabile non ci siano soluzioni semplici al caso e l’autore non ne propone.

Il sistema minerario ha già, di per sé, delle criticità, riguardanti l’estrattività, la raffinazione e il processo di smaltimento delle scorie per un crescente consumo energetico.

E’ un processo inquinante sia per l’energia utilizzata, di norma la fossile, sia per le polveri dovute alla frantumazione.  Il processo prevede anche il método della lisciviazione, operazione che serve per separare uno, o più, componenti tramite prodotti chimici, la quale produce liquami di spurgo che spesso vengono direttamente scaricati nell’ambiente o sono accumulati in invasi precari.

Il libro è concentrato sui problemi del reperimento e dell’utilizzo di risorse non rinnovabili per le tecnologie energetiche verdi e per la mobilità elettrica, un tema ancora poco conosciuto e, soprattutto, poco valutato. Gli impatti delle attività estrattive vengono analizzati sia dal punto di vista ambientale, anche a causa della quantità di rifiuti che produrranno e la mancanza di tecnologie efficaci di riciclo, sia da quello sociale, poiché la gran parte delle conseguenze negative ricadranno sulle nazioni povere da cui le materie prime vengono estratte.

Nella prefazione al libro la direttrice editoriale de l’Astrolabio, Rosa Filippini, periodico di informazione dell’Associazione Amici della Terra, scrive:

<<E il nucleare no, i fossili no, e adesso nemmeno le rinnovabili…

Se siete fra quelli che pensano che agli ambientalisti non va mai bene niente, beh…avete ragione.

In principio, è il loro mestiere quello di denunciare gli squilibri determinati dalle attività umane sulla natura. I movimenti ambientalisti sono nati nel ventesimo secolo nella parte più ricca del mondo e poi, via via, un po’ ovunque, dove disastri ambientali e sociali si manifestavano come contropartita negativa di un veloce sviluppo tecnologico ed economico che, per la prima volta nella storia del pianeta, aveva portato la specie umana a dominare la natura e non a esserne dominata.

Fortunatamente, lo sviluppo economico ha contribuito e contribuisce anche alla diffusione del benessere, della cultura e, in misura non lineare e controversa, all’affermazione dei diritti e delle libertà. Ovvero a quei “benefit” indispensabili – fra l’altro – a comprendere e proteggere gli equilibri naturali, a porre termine alle attività dannose, a riconoscere le minacce future e a trovare, con l’aiuto delle tecnologie, nuovi traguardi per uno sviluppo equo e meno distruttivo possibile …Per finire, quello descritto potrebbe essere “solo” l’ennesimo capitolo di decisioni avventate, di turbolenze che agitano comparti strategici e di giganteschi sprechi di risorse pubbliche. Potrebbe. Se non fosse anche il retroscena della profonda ingiustizia che sorregge la rappresentazione di un green deal per soli paesi ricchi: lo sfruttamento delle nuove e delle antiche miniere di minerali indispensabili alle tecnologie “pulite”, si annuncia distruttivo e feroce per i popoli del sud del mondo, in misura inversamente proporzionale alla scarsità di queste risorse.

Ma non dovevamo costruire un mondo migliore?>>

Del libro e delle implicazioni dovute alla conseguente estrattività, se ne parlerà il giorno 15 aprile 2021 alle ore 18:00 con collegamento sul canale YouTube dell’Associazione Amici della Terra

https://www.youtube.com/channel/UC7w2F-nJbshSblfAnbKi7GA