Comprendere l’innalzamento dei mari

L’innalzamento del livello dei mari è una delle conseguenze meno conosciute dei cambiamenti climatici, ma in futuro influenzerà la vita di milioni di persone nel mondo

Di Giacomo Rosso

Il cambiamento climatico, o meglio la crisi climatica è un fenomeno ormai noto e le sue conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, in particolare quelle a breve termine. Basti pensare agli aumenti dell’incidenza di tifoni, uragani e tempeste tropicali dovuti all’innalzamento delle temperature globali, secondo uno studio del maggio 2020.

Alcuni gruppi di ricercatori stanno concentrando il loro lavoro anche sulle conseguenze a medio-lungo termine dei cambiamenti climatici. Una di queste è l’innalzamento del livello dei mari: anche in questo caso il dito è puntato contro la crescita delle temperature. Lo scioglimento dei ghiacciai e dei ghiacci perenni dei poli riversa enormi quantità di acqua dolce negli oceani (causando anche diverse problematiche alla vita marina), e innesca un processo lento ma inesorabile, che vedrà sommergere chilometri e chilometri di coste nel corso degli anni.

Il progetto europeo SAVEMEDCOASTS-2 sta procedendo ad un’analisi di questi dati per studiare gli effetti dell’inevitabile aumento del livello del Mediterraneo, ma anche per costruire materiale divulgativo su questi fenomeni. Mai come ora si sente la necessità di coinvolgere la popolazione e di renderla consapevole dei processi che la coinvolgono.

In un futuro abbastanza vicino nel tempo (sicuramente entro il 2100) l’innalzamento dei mari potrà raggiungere i 40 cm. A uno sguardo disattento possono apparire una misura contenuta, ma gli effetti sarebbero molto ampi: bisognerebbe ridisegnare del tutto la carta delle coste italiane, ampliando un golfo nella laguna Veneta e restringendo le coste della Sicilia, con le Eolie che assumerebbero dimensioni decisamente più contenute.

Questi eventi non avranno ripercussioni solo sulla vita delle popolazioni costiere, perché si renderebbero necessari spostamenti, ridefinizioni di territori e competenze amministrative, ad esempio, innescando fenomeni sociali che coinvolgerebbero anche le comunità più lontane dalle coste. Da qui la necessità di aumentare la consapevolezza nelle persone riguardo all’adozione di comportamenti adeguati che possano contribuire alla mitigazione di un fenomeno già in atto. Sembra difficile, al momento, interrompere completamente il processo, ma rallentarlo non è impossibile, secondo i ricercatori.

Nella storia del pianeta Terra eventi di questo tipo si sono verificati più volte, con innalzamenti e decrescite dei livelli del mare. Per fare un esempio, durante l’ultimo picco glaciale, tra 80.000 e 20.000 anni fa, il mare Adriatico era molto più ristretto di come lo conosciamo oggi, e una grande pianura si estendeva fino all’altezza dell’attuale Ancona. Rimanendo in Italia, anche sul lato tirrenico si potevano notare grandi differenze rispetto ad oggi: la Sardegna e la Corsica erano unite in una sola grande isola, che quasi lambiva le coste toscane. Anche in quel caso però, lo scioglimento dei ghiacci fece sì che il mare si innalzasse fino a raggiungere i livelli moderni, provocando spostamenti di mandrie di animali e di conseguenza delle popolazioni umane al loro seguito.

Se da un lato, quindi, le ridefinizioni delle linee costiere possono essere considerate una costante della storia terrestre e rappresentano fenomeni con cui l’umanità fa i conti da tempo, la velocità a cui si stanno muovendo nei nostri giorni rappresenta una novità importante. Non è ancora del tutto chiaro quante e quali comunità saranno influenzate se non messe in pericolo da questi cambiamenti, ma una loro maggiore conoscenza potrà aiutarci ad affrontare la situazione.

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