Via al processo per l’attivista russa che rischia 6 anni di carcere per aver disegnato una famiglia arcobaleno

L’ufficio del procuratore ha approvato le accuse. L’udienza potrebbe diventare realtà questa settimana, con il rischio di vederla finire in carcere per un innocente disegno.

Via al processo per l’attivista russa che rischia 6 anni di carcere per aver disegnato una famiglia arcobaleno (Yulja Tsvetkova russia)

Yulja Tsvetkova è una ragazza russa, attivista LGBT+ e femminista. Nel 2020, è stata accusata di aver violato la legge sulla “propaganda gay” e di aver “distribuito pornografia” per aver condiviso sui social media disegni di famiglie arcobaleno, per promuovere l’inclusività. «È l’amore che fa una famiglia. Sostieni le famiglie LGBT+», si leggeva sul disegno a sostegno di una coppia dello stesso sesso che era dovuta partire dalla Russia con i suoi due figli adottivi dopo essere stata presa di mira dalle autorità.

Ora, l’ufficio del procuratore del Territorio di Khabarovsk ha approvato l’accusa contro di lei. Questo significa che la sua udienza potrebbe diventare realtà proprio questa settimana, con il rischio di finire in carcere per sei lunghissimi anni. L’organizzazione globale LGBT+ All Out, in collaborazione con il Moscow Community Center, ha lanciato una campagna per aiutare Yulja a combattere, a resistere, a non mollare. Più di 150.000 persone hanno già firmato la petizione.

Yuri Guaiana, Senior Campaigs Manager di All Out, ha così commentato quanto sta capitando a Yulja.

 Le autorità russe hanno fatto di tutto per intimidire Yulja: hanno perquisito la sua casa, l’hanno messa agli arresti domiciliari per più di tre mesi, le hanno ordinato di non lasciare il paese, l’hanno multata due volte per aver violato la legge russa sulla “propaganda gay”, e l’hanno accusata di aver “distribuito pornografia”. Ora il suo processo può avvenire in qualsiasi momento e potrebbe andare in prigione fino a sei anni. E tutto questo solo per aver condiviso sui social media disegni innocenti di famiglie dello stesso sesso e motivi che promuovono l’inclusività. Nessuno dovrebbe essere perseguito semplicemente per aver espresso il proprio desiderio di uguaglianza.

La Russia di Vladimir Putin non è chiaramente nuova a questa omotransfobia di Stato, avendo reso illegale la cosiddetta ‘propaganda omosessuale’, che dal 2013 vieta a chiunque di manifestare in favore dei diritti LGBT o anche solo cantare, scrivere, recitare, realizzare qualsivoglia possa essere ricondotto alla comunità LGBT russa e internazionale.

Di Federico Boni