Immortale da 700 anni l’Italia celebra Dante

CULTURA

Tra gli eventi previsti anche una mostra a Forlì con centinaia di prestiti

marzo 2021  |  Klaus Blume

Lo chiamano il “Sommo poeta” e il padre della lingua italiana. Dante Alighieri scrisse un poema di 14.000 versi su un viaggio avventuroso nell’aldilà nel quale elaborò le conoscenze storiche, scientifiche e filosofiche della sua epoca e collegò il tutto con una storia d’amore ultraterrena. Con la sua “Divina Commedia”, influenzò profondamente lo sviluppo della lingua italiana. Dante è morto da sette secoli, ma la sua opera letteraria lo ha reso immortale.

Il viaggio iniziò un Dantedì

In occasione del settimo centenario della morte, l’Italia celebra il poeta nazionale. Sono state organizzate mostre e letture pubbliche in molte città, si tengono conferenze e simposi, vanno in onda documentari televisivi ed è stato persino indetto un concorso per compositori. Dall’inizio dell’anno le Gallerie degli Uffizi a Firenze, città natale di Dante, mostrano online le illustrazioni per la Divina Commedia del pittore italiano Federico Zuccari (1540-1609). L’Accademia della Crusca presenta e interpreta ogni giorno sul proprio sito web una parola di Dante. Dallo scorso anno esiste anche il Dantedì, una giornata dedicata a Dante che si celebra il 25 marzo, il giorno in cui nel 1300, un Venerdì santo, ebbe inizio il viaggio immaginario del poeta attraverso l’inferno, il purgatorio e il paradiso.

I disegni di Federico Zuccari

L’amore per Beatrice

L’uomo la cui effigie figura sulla moneta italiana da due euro nacque a Firenze tra il maggio e il giugno del 1265. Fu lì che scrisse le sue prime opere e conobbe il suo amore giovanile Beatrice, che morì prematuramente e fu successivamente da lui divinizzata nella Commedia. Fu anche un politico a livello comunale. Purtroppo per lui si ritrovò dalla parte dei perdenti nelle lotte di potere tra fedeli al papa e fedeli all’imperatore. Nel 1302 fu esiliato dai vincitori e condannato a morte in contumacia. Non rivide mai più la sua città natale. Iniziò a scrivere la “Divina Commedia” soltanto in esilio. Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Ravenna, dove morì il 14 settembre 1321.
Da secoli Firenze e Ravenna litigano su chi delle due abbia più diritto di rivendicare la gloria del Sommo poeta: il capoluogo della Toscana, dove Dante trascorse due terzi della propria vita, ma che vilmente lo ripudiò, o l’ex città imperiale sull’Adriatico, che lo accolse a braccia aperte. La rivalità prosegue e perciò la mostra più importante dell’anno di Dante non ha luogo né a Firenze né a Ravenna.

300 prestiti in mostra

Si aprirà a Forlì, città tra Firenze e Ravenna, il 1. aprile, dopo un ritardo dovuto al coronavirus. Intitolata “Dante. La visione dell’arte”, presenta 300 prestiti, tra cui opere di Michelangelo, Giotto, Tintoretto. L’iniziativa è partita da Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, e dall’organizzatore Gianfranco Brunelli.
“Volevo per quest’anno un luogo neutrale, non la sua città natale, Firenze, e nemmeno quella in cui morì, Ravenna, ma qualcosa a metà strada, che fosse però molto più vicino a Ravenna, e Forlì si è rivelata l’opzione migliore”, ha detto Schmidt, storico dell’arte di Friburgo in Brisgovia, alla Deutsche Presse-Agentur. Il 24 aprile è prevista l’apertura a Ravenna di una mostra su Dante e l’arte del suo tempo. Ci sarà quindi un biglietto congiunto per entrambe le mostre.

Disputa sui resti

In occasione dell’anniversario la tomba di Dante a Ravenna è stata restaurata e un tour virtuale permette di visitarne l’interno. A ricordare Dante a Firenze nella basilica di Santa Croce – dove hanno trovato l’ultimo riposo grandi menti come MichelangeloNiccolò Machiavelli e Galileo Galilei – c’è soltanto un cenotafio, un monumento sepolcrale senza spoglie mortali. Firenze ha chiesto più volte la restituzione delle spoglie e nel 1519 ha persino inviato truppe a Ravenna per recuperarle. Tornarono a mani vuote, poiché i monaci avevano nascosto bene le ossa.
Sebbene la disputa tra Firenze e Ravenna si sia protratta, secondo Schmidt, sin nel 20. secolo “con l’asprezza degli ultrà”, oggi si assiste piuttosto a una sorta di gara amichevole. “Anche per i fiorentini non è più così importante dove siano i resti. Oggi il fatto che nacque e crebbe qui e che qui svolse la sua attività politica prima di essere esiliato è considerato ben più importante delle sue ossa”, ha detto Schmidt.
Forlì fu tra le prime località d’esilio di Dante. Quanto il poeta fu in seguito tormentato dalla nostalgia si evince dalla sua poesia. Regolò i conti in sospeso con certi suoi contemporanei fiorentini collocandoli nella “Divina Commedia” nei diversi gironi dell’inferno, dove vengono torturati dai demoni. Vi si trovano anche cinque dei sei papi che Dante conobbe.

La sentenza verrà riesaminata

Dante resta attuale, ancora oggi il poeta è molto letto in Italia. “Dante viene citato dai politici o in spettacoli televisivi e la gente capisce senza problemi”, ha spiegato Schmidt. Oggi il processo fiorentino contro Dante torna a occupare le menti.
A maggio giuristi e storici intendono riprendere in mano il “caso Dante” e riesaminare le motivazioni giuridiche che portarono alla condanna. Non si mira però a una revisione della sentenza, come alcuni media italiani hanno inizialmente sostenuto. La citazione era errata, assicura l’astrofisico Sperello di Serego Alighieri, discendente di Dante della diciannovesima generazione. (da ref.ch; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)