Sondaggio: resta forte l’opposizione ai robot assassini

20.02.2021 – Stop Killer Robots

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Sondaggio: resta forte l’opposizione ai robot assassini
(Foto di Campagna Stop Killer Robots)

Una nuova indagine in 28 Paesi rivela che più di tre persone su cinque sono contrarie all’uso di sistemi letali d’arma autonomi, comunemente chiamati “robot assassini”. Il 62% degli intervistati ha dichiarato di essere contrario al loro uso, mentre il 21% è favorevole a tale impiego e il 17% non sa rispondere.

L’opposizione è forte sia tra le donne (63%) che gli uomini (60%), anche se questi ultimi sono più propensi all’uso di queste armi (26%) rispetto alle donne (16%). L’opposizione ai robot assassini è forte tra le generazioni e aumenta con l’età, dal 54% per gli under 35 al 69% nella fascia 50-74 anni.

L’indagine, condotta nel dicembre 2020 dall’azienda di ricerca di mercato Ipsos e commissionata dalla campagna Stop Killer Robots, indica che perfino con il COVID-19 e l’incertezza economica che domina le prime pagine del 2020, la consapevolezza del pubblico e un sentimento contro lo sviluppo di robot assassini rimane costante e forte.

In risposta a queste scoperte, Mary Wareham, coordinatrice di Campaign to Stop Assassini Robots, ha dichiarato:

“Gli Stati devono varare delle negoziazioni per creare un nuovo trattato per mantenere un controllo umano significativo sull’uso della forza. L’opposizione pubblica ai robot assassini è forte, il che crea aspettative di coraggiose azioni politiche per bandirli.

L’opposizione ai robot assassini è aumentata dal 2017

L’opposizione ai robot assassini è aumentata in 13 dei 26 paesi in precedenza intervistati nel 2018, con i maggiori aumenti in Brasile (+16% rispetto al 2018), Israele (+12%), Giappone (+11%) e Sudafrica (+7%) seguiti da Australia e Svezia (entrambi +5%). Questa è la terza indagine Ipsos in sei anni che tratta l’opposizione ai robot assassini. La prima indagine condotta nel 2017 ha riportato che solo il 56% degli intervistati era contrario ai robot assassini. Nel 2020, l’opposizione è aumentata al 62%.

Il sondaggio Ipsos del 2020 ha inoltre chiesto a chi è contrario ai robot assassini cosa li preoccupasse di più. Il 66% ha risposto che i sistemi d’arma autonomi e letali “oltrepasserebbero una linea morale in quanto alle macchine non dovrebbe essere permesso di uccidere”. Più della metà (53%) ha affermato che i robot assassini sarebbero “irresponsabili” e c’è opposizione (42%) causata dalla preoccupazione che potrebbero essere soggetti a fallimenti tecnici.

I risultati in dettaglio per Paese

Il sondaggio Ipsos del 2020 ha coinvolto circa 19.000 persone, utilizzando campioni di 500-1000 persone in ognuno dei seguenti 28 Paesi: Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cina, Colombia, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, India, Israele, Italia, Messico, Norvegia, Paesi Bassi, Perù, Polonia, Russia, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica, Svezia, Svizzera, Turchia e Ungheria.

Una larga fetta dei partecipanti in 26 Paesi è contraria ai robot assassini. Gli unici Paesi in cui la maggioranza dei partecipanti non è contraria ai robot assassini sono Francia (47%) e India (36%). L’opposizione più forte si registra in Svezia (76%), Turchia (73%), Ungheria (70%), Germania (68%), Norvegia (67%) e Messico (66%).

In 21 paesi si è opposto il 59% o più dei partecipanti: Svezia (76%), Turchia (73%), Ungheria (70%), Germania (68%), Norvegia (67%), Colombia (66%), Belgio (66%, Messico (66%), Spagna (66%), Sudafrica (66%), Perù (65%), Polonia (65%), Corea del Sud (65%), Australia (64%), Brasile (62%), Canada (60%), Svizzera (60%), Argentina (59%), Italia (59%), Giappone (59%), e Paesi Bassi (59%).

È da notare come la maggioranza sia contraria ai robot assassini nei cinque Paesi più attivi nello sviluppo e nella sperimentazione di questi sistemi con livelli decrescenti di controllo umano: Russia (58%), UK (56%), USA (55%), Cina (53%) e Israele (53%).

Tutti i paesi intervistati da Ipsos hanno partecipato dal 2014 a incontri diplomatici sui timori causati dai sistemi letali d’arma autonomi. Questi dibattiti sono congelati da novembre 2020, quando la Convenzione sulle Armi Convenzionali (CCW) non è riuscita ad accordarsi sul suo programma di lavoro per il 2021.

“L’opinione pubblica contro le armi completamente autonome non è diminuita” dichiara Wareham. “Ora è tempo di forti misure preventive, non di ulteriore inazione diplomatica”.

Traduzione dall’inglese di Enrica Marchi. Revisione di Thomas Schmid