Convenzione Onu per i disabili, l’Ue accelera

La sottocommissione diritti umani favorevole a depositare la ratifica del trattato anche prima che tutti gli stati membri l’abbiano ratificato. L’European Disability Forum: “Se l’Ue tergiversa, 65 milioni di disabili saranno costretti ad aspettare anni pr

Carrozzina in riva al mare - Immigrati disabili

BRUXELLES – Un piccolo grande passo avanti nel processo di piena entrata in vigore a livello europeo della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità: la sottocommissione diritti umani del Parlamento Europeo, in un’audizione, si è espressa in favore della conclusione del processo di ratifica del trattato da parte dell’Ue anche prima che tutti gli stati membri lo abbiano ratificato. L’European Disability Forum, per bocca del suo presidente, Yannis Vardakastanis, negli scorsi giorni aveva chiesto che l’Ue non attendesse, per depositare la ratifica, che tutti i Paesi avessero a loro volta ratificato la convenzione e aveva denunciato la riluttanza dei politici europei a procedere velocemente in tal senso.

“Abbiamo già precedenti di altri accordi internazionali la cui ratifica è stata depositata dall’Unione Europea prima che tutti gli Stati membri avessero ratificato”, ha scritto Vardakastanis in un articolo pubblicato sullo European Voice, uno dei principali giornali online che si occupano di questioni europee. “Se l’Ue tergiversa, 65 milioni di disabili saranno costretti ad aspettare anni prima di poter far valere i diritti sanciti dalla Convenzione”. Ma quale la posta in gioco? Rebus sic stantibus sono 13 gli Stati membri Ue ad aver ratificato la Crpd: Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. In questi Stati, essendo la Convenzione vincolante, i disabili sono tutelati per quel che riguarda le legislazioni nazionali ma non ancora per quel che concerne la normativa comunitaria. Per fare un esempio, una donna disabile in Italia può denunciare una violazione dei suoi diritti o una discriminazione, se i diritti che ritiene violati o la discriminazione a cui ritiene di esser stata sogetta rientra nell’ambito della legislazione italiana. Se, al contrario, la violazione dei suoi diritti rientra in un ambito di competenza UE, la donna dovrà aspettare anni prima di far valere le sue ragioni, visto che si prevedono tempi lunghi perché gli altri 14 Stati membri ratifichino la Crpd.

Vardakastanis non minimizza la portata storica della ratifica UE del trattato, lo scorso novembre, ma accusa il Consiglio europeo di mancanza di volontà politica nel portare a termine il processo, depositando tale ratifica all’Onu. “La decisione di aspettare – ha commentato il presidente dell’EDF – non è motivata da ragioni procedurali o formali. È invece una decisione politica che lascia i disabili in una condizione di persone a cui fare la carità e non li riconosce titolari di diritti inalienabili. L’UE, che si dichiara campione nella difesa dei diritti delle persone con disabilità,  resta così invece de facto indietro rispetto ad alcuni dei suoi Stati membri e rispetto ad altri Paesi nel mondo”. Concorda con Vardakastanis anche l’eurodeputata finlandese del gruppo dei Verdi Heidi Hautala, presidente della sottocommissione diritti umani, che si dice dispiaciuta per la “ritrosia di alcuni Stati membri a ratificare la Crpd”. Quando la Convenzione sarà pienamente in vigore in tutta l’Unione Europea, l’Ue dovrà rimuovere le barriere che ostacolano la piena integrazione dei disabili e dovrà mettere in atto misure di inclusione in aree come i trasporti, il libero movimento di beni, persone e servizi, l’educazione etc. (Maurizio Molinari)