Chi ricorda il golpe del 1962, quando l’Italia fu condannata a un ruolo subalterno?

04.02.2021 – Angelo Baracca

Chi ricorda il golpe del 1962, quando l’Italia fu condannata a un ruolo subalterno?
Enrico Mattei (Foto di CRPiemonte)

Un popolo che perde la memoria non ha una guida per il futuro.

C’era un volta un Boiardo di stato, che era stato anche partigiano, era un boss della Democrazia Cristiana, ma coltivava un sogno, di un riscatto dell’Italia dal regime fascista proiettandola in un ruolo protagonista nel contesto internazionale, lanciata nello sviluppo di tecnologie di punta. Si chiamava Enrico Mattei. E non era solo: il suo sogno era condiviso, anche se non in termini omogenei, da Adriano Olivetti, Domenico Marotta, Felice Ippolito, Mario Tchou, e molti altri imprenditori, politici, intellettuali.

Questa storia non c’è nei manuali di storia, forse i giovani non conoscono neanche questi nomi, tanto meno i loro progetti. E non sanno che questo sogno si infranse attorno al 1962, fu un vero golpe sanguinoso, mai chiarito fino in fondo, ordito dai poteri forti internazionali (e i loro lacchè nazionali) che non potevano tollerare un ruolo autonomo dell’Italia nel panorama internazionale.

Il sogno

Tutto ebbe inizio nell’immediato dopoguerra, quando si decidevano le scelte cruciali della Ricostruzione dell’Italia rasa al suolo dalla guerra.

Nel 1945 Matteiviene nominato commissario liquidatore dell’Agip (creata nel 1926 dal regime fascista) ma, disattendendo il mandato, ne fa invece una multinazionale del petrolio, protagonista del miracolo economico postbellico, fondando nel 1953 la (oggi famigerata) Eni, di cui l’Agip diviene la struttura portante. Mattei dà un nuovo impulso alle perforazioni petrolifere nella Pianura Padana, avvia la costruzione di una rete di gasdotti per lo sfruttamento del metano. E, pestando i piedi alle onnipotente “Sette Sorelle” del petrolio, negozia direttamente con i paesi arabi rilevanti concessioni petrolifere in Medio Oriente, stipulando contratti rivoluzionari fifty-fifty (http://www.misteriditalia.it/cn/?page_id=4420).

A metà degli anni Cinquanta partono anche programmi ambiziosi di sviluppo della nuova energia nucleare per la produzione di energia elettrica: per quanto scoordinati perché promossi dalle compagnie elettriche private (che erano state uno dei pilastri del regime fascista), le tre centrali nucleari inaugurate nei primi anni Sessanta (Garigliano, Latina e Trino) proiettano l’Italia al terzo posto a livello mondiale per potenza nucleare installata. Mattei si distingue per la scelta di un reattore britannico (Garigliano) a uranio naturale, che si sottrae alla dipendenza dagli USA per l’arricchimento.

Intanto Adriano Olivetti, personalità poliedrica, proietta la sua azienda di Ivrea (fondata nel 1908) a livelli di punta mondiali sviluppando i calcolatori elettronici, sviluppando un modello di “fabbrica a misura d’uomo” (complessi residenziali per i dipendenti, servizi sociali, biblioteca, ecc.), e raggruppando attorno a sé una quantità straordinaria di intellettuali che operano in differenti campi disciplinari, inseguendo il progetto di una sintesi creativa tra cultura tecnico-scientifica e cultura umanistica (https://www.millionaire.it/adriano-olivetti-limprenditore-illuminato-che-sognava-la-fabbrica-a-misura-duomo/). Tecnico di punta di Olivetti è l’ingegnere elettronico Mario Tchou (https://www.wired.it/economia/business/2021/01/20/olivetti-mario-tchou-elea-ibm/?refresh_ce=).

Il chimico Domenico Marotta, direttore dell’Istituto Superiore di Sanità dal 1935 al 1961, porta l’istituto a livelli di eccellenza internazionale riuscendo a far venire a Roma il premio Nobel inglese Ernst Boris Chain, e lo svizzero Daniel Bovet, che vincerà il Nobel proprio per i lavori che svolge a Roma (https://www.scienzainrete.it/italia150/domenico-marotta).

Questi non sono casi isolati.

Nel 1959, malgrado le resistenze delle aziende elettriche private che paventano la nazionalizzazione dell’energia elettrica, viene fondato il CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare), presieduto formalmente dal ministro dell’Industria ma di fatto diretto dal Segretario Generale, Felice Ippolito.

La reazione dei poteri forti: la fine violenta del sogno

L’allarme dei poteri forti suona nel 1960 con il governo Tambroni, appoggiato da neofascisti del MSI (Movimento Sociale Italiano). In giugno scoppiano a Genova tumulti di protesta per la convocazione del congresso del MSI, e negli scontri in tutta Italia la polizia spara provocando diversi morti e feriti (chi ha una certa età ricorda la canzone “Morti di Reggio Emilia”, del cantautore Fausto Amodei).

Nel 1962 arriva la vera resa dei conti. La scintilla è la nazionalizzazione dell’energia elettrica, condizione posta dal Partito Socialista per il governo di centro sinistra.

Nella calura dell’11 agosto 1962, com’è prassi in Italia per gli attacchi o i cambiamenti politici, Giuseppe Saragat, segretario del Partito Socialdemocratico (PSDI, il partito nato nel 1947 dalla “scissione di Palazzo Barberini” per intralciare la scelta a sinistra del Partito Socialista, PSI)– si potrebbe dire un omuncolo come Renzi – sferra un duro attacco contro i programmi nucleari con il pretesto dei costi del nucleare ma evidentemente con ben altri scopi … e mandanti: usa, petrolieri, mafia (poco dopo Saragat viene eletto presidente della repubblica, ed è difficile pensare che sia stato casuale). Saragat sostiene che le centrali nucleari dal punto di vista economico sono state un vero disastro, ma il vero obiettivo è il Segretario del CNEN, Felice Ippolito.

Di fatto l’attacco a Ippolito e la stroncatura dei programmi nucleari si inseriscono in un quadro più generale:

  • il 27 ottobre 1962 viene assassinato Enrico Mattei con l’attentato all’aereo sul quale è diretto a Milano, che viene viene archiviato come un’avaria: 8 anni dopo scompare misteriosamente il giornalista dell’Ora Mauro De Mauro, è sulla pista dei mandanti mentre collabora con il regista Francesco Rosi per il film Il Caso Mattei; il suo cadavere non è mai stato trovato (http://www.misteriditalia.it/cn/?page_id=4450); nel 2012 il processo sulla scomparsa di De Mauro riconose ufficialmente che Mattei fu vittima di un attentato(https://www.antimafiaduemila.com/home/di-la-tua/239-parla/64991-esclusivo-omicidio-mattei-depistaggi-e-bugie-su-un-delitto-di-stato.html);
  • nello stesso anno Domenico Marotta, sebbene sia già in pensione, viene denunciato per irregolarità amministrative, analogamente ad Ippolito;
  • nel 1960 Adriano Olivetti era stato stroncato da un’emorragia cerebrale sul treno che lo portava a Losanna: non viene eseguita l’autopsia, lasciando adito ad ipotesi di complotto a favore di lobby statunitensi; come si scope in seguito alla desecretazione di documenti della CIA, l’industriale era oggetto di indagini da parte dell’agenzia di spionaggio USA:
  • e nel 1961 muore Mario Tchou in un incidente stradale: negli anni seguenti, si sono fatte diverse congetture sull’incidente, tra cui quella di un complotto della CIA;
  • Il 3 marzo1964 Felice Ippolito viene arrestato per presunte irregolarità amministrative: ne segue un processo molto discusso, molto sentito dall’opinione pubblica e dalla stampa (il famoso «caso Ippolito»), che culmina con la condanna di Ippolito a 11 anni di carcere;
  • nel 1964 viene liquidata anche l’esperienza d’avanguardia dell’Olivetti, quando il «Gruppo di Controllo» (composto da Fiat, Pirelli e due banche pubbliche) decide di trasferire il gioiello della Divisione Elettronica alla General Electric, nella totale indifferenza del governo!

L’onda lunga di questi eventi si prolunga alla minaccia del colpo di Stato del 1964 (il «piano Solo» del generale De Lorenzo, ma pilotato dal Presidente della Repubblica Segni), alla strage di Piazza Fontana e gli altri piani eversivi, scandali e stragi di stato (progettato golpe del 1970, scandalo del SIFAR, rete Gladio della NATO): raccomando il libro di Lo Bianco e Rizza, Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini. Un’unica pista all’origine delle stragi di Stato.

Il sogno di un’Italia autonoma sul piano internazionale e proiettata nei settori produttivi avanzati era morto per sempre: l’Italia era relegata definitivamente a un ruolo subalterno.