Francia. Carta dell’islam un passo avanti

Ma la Carta voluta dalle autorità non piace a tutti i musulmani transalpini

Adottata due settimane fa dal Consiglio francese del culto musulmano (CFCM), la “Carta dei principi per l’Islam in Francia” non piace a tutti i suoi membri. Tre delle nove federazioni che compongono l’organismo rappresentativo dei musulmani transalpini chiedono infatti dei “miglioramenti”. Un gruppo di imam di Lione ha preso posizione contro di essa, sostenendo che la Carta è stata elaborata senza consultare le guide religiose musulmane. Nessuno però critica apertamente i contenuti del documento.

In dieci articoli, e citando il Corano, la Carta afferma l’attaccamento dei musulmani alla libertà di coscienza e il loro rifiuto di criminalizzare l’apostasia. Afferma anche l’uguaglianza di genere, il rifiuto dell’omofobia e dell’islam politico. Philippe Gaudin, direttore dell’Istituto Europeo di Studi Religiosi (IESR), considera la Carta come “una pressione amichevole da parte delle autorità politiche per aiutare i musulmani a strutturarsi e fornire quadri religiosi che rispettino la laicità”. Certo, aggiunge, “lo svantaggio è che si tratta di un testo imposto dall’alto, nato sotto la pressione del governo. Ma quale sarebbe l’alternativa?”.

Tentativi a livello regionale

In passato erano state lanciate, a livello regionale, e a partire dalla base, diverse iniziative che però non sono riuscite ad attecchire. Nella regione Rhône-Alpes e in Normandia erano state elaborate delle Carte locali. Su iniziativa del sottoprefetto, quindici associazioni religiose musulmane in Normandia avevano elaborato una Carta che doveva essere cofirmata dai municipi e dalla prefettura. Ma il progetto, pur promettente, non era stato portato a termine. L’iniziativa a livello nazionale sarà ora in grado di fare meglio?

Un islam compatibile con i principi repubblicani

L’islamologo Ghaleb Bencheikh dice di trovarsi, come cittadino e uomo di fede, “di fronte a una misura ingiusta, ma necessaria. Proprio mentre si cerca di separare le questioni politiche da quelle religiose”, prosegue, “la Carta costituisce un intervento dello Stato nei confronti di una specifica comunità di fede”. Malgrado si tratti dunque, secondo Bencheikh, di un provvedimento ingiusto, esso è nel contempo “necessario dopo il sanguinoso episodio dell’autunno scorso”. Il riferimento, ovviamente, è alla decapitazione del professor Samuel Paty e all’assassinio di tre persone nella Basilica di Notre Dame a Nizza da parte di terroristi islamici. “La Carta avrà il merito di allentare le tensioni”, dice ancora l’islamologo. “Non ci sarà più gente che potrà andare in televisione pretendendo che ci sia un’incompatibilità tra i principi dell’islam e quelli della Repubblica”.

Secondo Philippe Gaudin, “idealmente, lo Stato non dovrebbe intervenire”, ma “le circostanze ci obbligano a farlo. Ci sono comportamenti che violano la legge in nome della religione. Apprezzo gli sforzi di chi cerca di fare qualcosa per evitare che la situazione si deteriori ulteriormente e si scivoli verso una situazione di alta conflittualità”.

Imam in disaccordo 

Per Habib Kaâniche, musulmano, cappellano d’ospedale a Marsiglia, non c’è motivo di inquietarsi per l’ingerenza dello Stato negli affari dei musulmani. “Del resto”, precisa, “lo fa dal 1916, quando cioè deliberò a favore dell’appalto per la costruzione della Grande Moschea di Parigi. La richiesta di Emmanuel Macron di fermare le sètte che si dichiarano islamiche”, aggiunge, “è legittima. La società francese ha il diritto di esigere il rispetto delle sue norme e tradizioni. E l’islam ha l’obbligo di rispettare la legge francese. È il minimo”. La Carta adottata in Francia è adeguata? Secondo Habib Kaâniche, si tratta del “minimo indispensabile”, ma anche di un “interessante passo avanti “.

Il grande imam di Bordeaux, Tareq Oubrou, è più riservato: approva il contenuto della Carta, ma ne deplora le “ambiguità semantiche” e la goffaggine dello stile e dell’espressione. “Si potrebbe dire la stessa cosa molto meglio”, si rammarica. Per lui, il problema non è la pressione del governo, ma la risposta del CFCM: “Perché abbiamo dovuto aspettare una richiesta politica per avere una Carta? Avremmo dovuto adottarne una fin dall’inizio”. Ghaleb Bencheikh cita i protestanti francesi, i quali nel 2018 hanno adottato una “Carta” relativa alla loro federazione di chiese, senza che lo Stato avesse chiesto loro nulla.

Radicalizzazione fuori dalle moschee

Tareq Oubrou ritiene che l’attuale Carta islamica non avrà purtroppo “nessun impatto sull’islam reale”. E Ghaleb Bencheikh aggiunge che il documento “non cambierà assolutamente nulla per quanto riguarda il terrorismo. Quasi tutti i giovani radicalizzati non sono passati né per moschee, né da studi coranici. Il terrorismo ha una sua autonomia. La radicalizzazione avviene su internet attraverso lo ‘sceicco’ Google 2.0”.

Responsabilità degli organismi teologici musulmani

Ma se la Carta è inefficace, cosa fare? Tutti i nostri interlocutori concordano sull’importanza di una vera “rifondazione della teologia islamica alla luce dell’Occidente”, come dice Tareq Oubrou, il quale a livello regionale lavora in questo senso con imam e cappellani musulmani.
Da parte sua, l‘Ecole Pratique des Hautes Etudes – che comprende l’Istituto Europeo di Studi Religiosi – offre un diploma in studi islamici. E la Fondation de l’islam de France, presieduta da Ghaleb Bencheikh, ha creato un’università popolare itinerante per “rinnovare il pensiero islamico” allo scopo di “fornire un contro-discorso per immunizzare i giovani contro il fanatismo”. Habib Kaâniche chiede “un Islam dell’illuminismo storicizzato”. Per Ghaleb Bencheikh, non c’è tempo da perdere: “Dobbiamo produrre e diffondere questo contro-discorso in Europa, perché il cielo è più clemente sulle nostre teste che a Riyadh, Teheran o al Cairo”. E conclude: “Se non lo faremo, saremo responsabili delle nostre gravi mancanze”. 

Marie Lefebvre-Billiez