Colpo di stato militare in Myanmar

01.02.2021 – Associazione per i Popoli Minacciati

Nota della nostra Redazione: abbiamo notato lo scandaloso silenzio delle persecuzioni e sterminio sistematico della minoranza islamica in Myannmar del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi nel recente passato: una doppia morale inaccettabile. E’ come se noi quaccheri stessimo zitti se perseguitassero cattolici o protestanti. ebrei o buddisti, ecc … Ciò non toglie che la leader deve essere assolutamente scarcerata e riprestinato un sistema democratico rispettoso di tutte le Fedi viventi. Anche un Premio Nobel deve rispondere a Dio per le omissioni, non solo il passante per strada, qualunque. La statuetta ricevuta serve a poco a Lei e a noi quaccheri (1947): tutti i giorni si testimonia la Pace.

Colpo di stato militare in Myanmar
(Foto di Archivio Pressenza)

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha condannato il colpo di stato militare in Myanmar e ha chiesto l’immediato rilascio del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi e di tutte le altre figure politiche imprigionate. Il Myanmar sta affrontando un pericoloso scivolamento all’indietro nella storia. Dopo dieci anni di timida democratizzazione, i militari stanno ora forzatamente riportando indietro l’orologio e il paese è minacciato dalla riproposizione di decenni di dittatura militare.

Questa è una catastrofe per lo stato multietnico, perché significa che non ci sarà pace neanche nelle regioni di insediamento delle varie nazionalità e purtroppo continuerà il genocidio contro i Rohingya. Ma è un disastro in divenire. L’ex icona della democrazia Aung San Suu Kyi ha cercato invano di assecondare i militari. È stata uno strumento compiacente dell’esercito e della sua strategia genocida nel perseguitare i Rohingya dal 2015/2016. In tutto il mondo, ha rappresentato e giustificato la strategia crudele della leadership militare, che ora la imprigiona di nuovo. Questo non la rende più un’icona della democrazia. Ma naturalmente la sua prigionia è illegale e deve essere terminata immediatamente.

La democratizzazione sotto Aung San Suu Kyi ha deluso sotto molti aspetti. Negli ultimi anni, per esempio, la libertà di espressione e la libertà di stampa sono state arbitrariamente limitate dall’uso di vecchie leggi da parte della dittatura militare. Anche gli sforzi di pace nelle zone di insediamento delle diverse nazionalità non hanno fatto progressi, sebbene Aung San Su Kyi abbia dichiarato che questa è una priorità assoluta.

Ora il Myanmar è minacciato da un ritorno ai tempi bui della dittatura militare prima del 2011. Siamo molto preoccupati che la Cina in particolare, dopo aver praticato per anni sotto la dittatura militare una politica di saccheggio delle risorse naturali presenti nelle aree dei diversi stati che compongono il Myanmar, approfitti ora del rovesciamento politico per continuare questo sfruttamento indiscriminato.