Sulle Alpi fra Francia e Italia respingimenti illegali di persone migranti

Continuano le operazioni di controllo ed espulsione delle forze dell’ordine francesi nonostante sia già stata sancita l’irregolarità di tali pratiche 

Sabato 16 gennaio 2021, poco prima delle 16, l’elicottero del soccorso alpino ha fatto scendere una famiglia di persone migranti al posto di frontiera del Monginevro invece di portarla in ospedale come consuetudine. Siamo in alta valle di Susa, sulle montagne che dal Piemonte portano in Francia, diventate in questi anni luogo di passaggio di tante persone che cercano di proseguire il proprio viaggio di speranza iniziato per lo più in Medio Oriente e in Africa, migliaia di km prima.

«Il modo in cui è avvenuto questo salvataggio, ad un’altitudine di oltre 2000 metri, di un bambino di pochi giorni, di suo fratello di appena un anno e dei loro genitori costituisce una nuova escalation del governo francese nel non rispetto per i diritti fondamentali e nella messa in pericolo per le persone» raccontano in un comunicato le varie associazioni che dallo scoppiare dell’emergenza sono in prima linea ogni singolo giorno nel tentativo di prestare aiuto e soccorso a chi affronta, in situazioni spesso non consone, i sentieri alpini.

I volontari presenti sabato al valico del Monginevro sono rimasti sbalorditi quando hanno visto l’elicottero atterrare davanti alla stazione di polizia di frontiera (Paf) e quindi aver visto scendere la famiglia. Non si tratta di una pratica abituale di soccorso alpino. «È impossibile stimare la salute di un bambino all’interno di un elicottero. Avrebbero dovuto essere portati in ospedale! Inoltre, lo sarebbero stati sicuramente se non fossero stati rifugiati» afferma Justine Wyts, medico e volontaria per Médecins du Monde, dopo aver assistito alla scena. Questa famiglia e altri 18 esuli sono rimasti per dieci ore nei locali della Paf, prima che i gendarmi nel cuore della notte affidassero ai membri all’associazione Tous Migrants il compito di ospitare 22 persone: 11 adulti, di cui 4 anziani e 11 bambini, una soluzione non certo abituale. «Voglio affidarli alla vostra associazione» ha detto un poliziotto a una volontaria di Tous Migrants, chiamandola intorno all’una di notte. «È stato solo il giorno successivo, dalla stampa, che abbiamo appreso che prima di rilasciarli, la prefettura ha emesso loro fogli di via e divieto di ritorno nel territorio». Lo Stato militarizza il confine, rintraccia gli esiliati e quasi sistematicamente li ricaccia in Italia senza nemmeno verificare se desiderano chiedere asilo in Francia» prosegue il comunicato.

Ciò costituisce una violazione del diritto di asilo, dei diritti fondamentali delle persone esiliate alla frontiera, come ribadito al dal Consiglio di Stato transalpino lo scorso luglio. Persone che, come testimoniato dall’aumento dei servizi di soccorso alpino e dei ricoveri, sono spinte a correre sempre più rischi per tornare in Francia. «Invece di accogliere, lo Stato francese rifiuta il problema, chiude gli occhi e osa reprimere i cittadini che applicano il principio di fraternità e solidarietà».

Nelle ultime settimane, le forze di sicurezza al confine italiano hanno inoltre intensificato la repressione dei volontari solidali. Sono aumentati i controlli, le notifiche di multe, le udienze e altre pressioni sui cittadini che ogni sera cercano di assistere i rifugiati. I volontari denunciano un modo d’agire che mira solo ad indebolire la dinamica di solidarietà da essi costruita dal 2015. Tra l’8 e il 13 gennaio, quasi trenta denunce per il non rispetto del coprifuoco sono state sollevate a carico di questi abitanti delle valli alpine, che vedono passare fuori dalle loro case persone disperate e hanno scelto di non voltare la testa dall’altra parte.

«Dobbiamo ricordare che i pattugliamenti di cittadini, così come il rifugio mobile delle associazioni Tous Migrants e Médecins du Monde, rientrano nel quadro dei sistemi di assistenza validi durante il coprifuoco? Almeno è quanto conferma Emmanuelle Wargon nel comunicato stampa del ministero competente per l’edilizia abitativa del 17 ottobre 2020: “le pattuglie e le squadre mobili manterranno la loro attività grazie agli attestati che dipendenti e volontari potranno compilare e presentare”». La Prefettura del dipartimento francese delle Hautes Ales (Alte Alpi) e il Procuratore sono informati di queste deroghe.

Da settembre l’unità mobile di ricovero ha fornito assistenza a 196 persone tra cui almeno 12 famiglie, più di 50 bambini, inclusi 9 neonati (uno di 12 giorni) e molti bambini piccoli, una decina di anziani; 4 minori non accompagnati.

«Militarizzando il confine e criminalizzando la solidarietà, lo Stato si rende responsabile delle tragedie che si verificano. Non è troppo tardi per aprire gli occhi. Il governo francese deve assumersi le proprie responsabilità e porre fine a questa politica illegale, illegittima, pericolosa e barbara» conclude il testo