Il 2021 sarà l’anno delle donne

19.01.2021 – Fiorella Carollo

Il 2021 sarà l’anno delle donne

Il 2021 sarà l’anno delle donne, il perché è presto detto, se guardiamo all’anno che abbiamo appena lasciato alle spalle ci testimonia che il 2020 è stato l’anno in cui le donne hanno ricoperto ruoli preponderanti in molte situazioni, dalla politica all’economia, una realtà che la pandemia non è riuscita a eludere ma anzi per certi aspetti l’ha esaltata e il 2021 vedrà questo trend ancora più in ascesa. Ma quali sono stati gli eventi del 2020 che hanno portato le donne in primo piano?

La scorsa primavera The Atlantic ha dedicato un lungo articolo al movimento per la democrazia in Bielorussia e sul ruolo che le donne hanno nelle proteste in piazza e nelle strade, non solo, anche le leader di questo movimento erano esclusivamente donne, a questo propositivo notava: “I movimenti capeggiati dalle donne sono più grandi, meno proni alla violenza, più versatili e soprattutto hanno più probabilità di raggiungere i loro obiettivi”. A sfidare il presidente in carica da trent’anni Lukascenko sono tre donne che si sono alleate tra di loro per avere maggior visibilità ed evitare di essere arrestate. Le donne bielorusse non hanno avuto paura di scendere in piazza, dare visibilità ad un dissenso sotterraneo e permettergli di venire allo scoperto. Alle due leader del movimento che hanno sfidato il presidente in carica, in dicembre, la Commissione Europea ha dato il premio “Sakharov per la libertà di pensiero” mentre in Bielorussia Lukashenko dava inizio al processo contro i rappresentanti del comitato. La terza leader, anche lei una rappresentante del Comitato pro-democrazia, la musicista 38enne Kolesnikova si è rifiutata di lasciare il paese ed è in custodia tutelare a Minsk dove è stata sequestrata subito dopo le elezioni fraudolente di agosto 2020.

Il 2020 è stato l’anno di Jacinta Ardern la più giovane prima ministra della storia, eletta a 36 anni in Nuova Zelanda. Ha avuto una grande visibilità per due ragioni: la prima è che ha affrontato in modo efficace la pandemia per cui il paese si è guadagnato il primato nella gestione ottimale tanto che oggi non ha più alcun caso covid nel territorio nazionale, secondo, Jacinta ha vinto le elezioni per il secondo mandato e ha ribadito il programma dove le politiche economiche e sociali della Nuova Zelanda continueranno ad essere informate ai principi non della crescita economica ma del benessere sociale, economico e psicofisico dei suoi abitanti. Lo stesso è accaduto ad Amsterdam nell’aprile di quest’anno la sindaca Halsema, già nota per le sue dichiarazioni dello scorso anno di volere la chiusura del noto quartiere a luci rosse, il 20 aprile ha annunciato ufficialmente il nuovo programma economico della città in collaborazione con l’economista oxfordiana Kate Rawthorn. La sindaca ha detto che le politiche amministrative della città di Amsterdam si informeranno ai principi non della crescita economica ma bensì ogni nuovo provvedimento dovrà adeguarsi al rispetto per i limiti ambientali e dall’altra al rispetto dei diritti dei singoli cittadini. L’altra Prima ministra che si è distinta nella gestione della pandemia ottenendo risultati analoghi alla Nuova Zelanda è Sanna Marin leader del partito democratico socialista finlandese che guida una coalizione governativa con quattro donne leader dei loro partiti. Sanna ha recentemente dichiarato: “Come donne leader possiamo dimostrare che è possibile affrontare il covid e nello stesso tempo affrontare la crisi climatica, investire nell’educazione e fare riforme socialmente giuste nella nostra società”.

Anche nella Comunità europea il 2020 ha visto le donne alla guida, il caso ha voluto che quest’anno difficile vedesse ai vertici delle istituzioni europee tre donne: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Christine Lagarde presidente della BCE a cui ha dato manforte Angela Merkel come esponente della più forte economia europea. Queste tre donne dopo un inizio tentennante hanno abbracciato decise la via delle riforme e della collaborazione per affrontare la sfida epocale di quella che si è ben presto rivelata essere una pandemia globale. Hanno dato vita ad un piano ambizioso chiamato con grande acume Next Generation Fund che in Italia si ostinano a chiamare Recovery Fund un fatto poco rassicurante.

In Moldavia è stata eletta una donna come presidente di questa piccola nazione alquanto povera, Maia Sandu, laureata ad Harvard, è stata eletta grazie all’appoggio degli emigrat* per un totale non indifferente del 30 %.

Sono donne a condurre le più grandi megalopoli europee: Anna Hidalgo è stata riconfermata nel suo secondo mandato come sindaco di Parigi grazie alla coalizione con i Verdi, Ada Colau è stata rieletta a Barcellona (mentre Madrid è stata governata da due sindache dal 2011 al 2019). A Roma la sindaca Virginia Raggi si appresta ad affrontare il suo secondo mandato alla guida di una città notoriamente difficile da gestire, ciò nonostante ha dimostrato un grande coraggio nei suoi quattro anni di mandato senza alcun appoggio da parte dei suoi concittadini che l’hanno poco amata, con un’amministrazione che le ha remato contro, un PD romano assestato sulla non collaborazione, osteggiata da una parte del suo stesso movimento, ha ottenuto vittorie sul fronte della lotta alla criminalità romana. Un’altra vittoria della sindaca che porterà i suoi frutti in futuro è nell’avvio a quel progetto per il quale Roma, come città capitale, alla stregua di Parigi e di Londra, avrà diritto ad un capitolo a parte nel bilancio nazionale. Il merito di questa giovane sindaca va non solo al suo coraggio ma anche alla sua indubbia abilità politica: è riuscita a rimanere in sella per quattro anni surfando sulle onde di tanti ostacoli, sopravvivendo alla sua stessa inesperienza, vincendo anche la causa che da quattro anni l’ha perseguitata cosa che non è riuscita invece al suo predecessore Sergio Marino un’altra persona perbene che però non ha dimostrato altrettanto abilità politica.

In Italia la commissione Colao, indetta da Conte per dare indicazioni al governo su come l’Italia possa affrontare la sfida per uscire dalla pandemia e rilanciare il paese, delle tre aree individuate come fondamentali alla ripresa, una riguarda le donne, la necessità di affrontare le disuguaglianze, le discriminazioni nel mondo del lavoro. Un riconoscimento importante, anche se tardivo, perché in questi ultimi vent’anni le risorse per le donne sono state duramente sotto attacco: con la riforma sanitaria anche i consultori, una risorsa unica e fondamentale per le donne, sono stati chiusi un po’ ovunque, smantellate le consulte femminili all’interno delle compagini dei comuni le donne sono state progressivamente private dei loro spazi politici, sociali e culturali sotto il silenzio generale.

Il 2020 si è concluso con un’altra vittoria per le donne, Joe Biden ha scelto di correre per la presidenza al fianco di una donna come vicepresidente Kamala Harris. Una scelta estremamente lungimirante dopo un’estate in cui l’America è stata attraversata dalle proteste dei Black Lives Matter innescate dall’uccisione di George Floyd nel maggio. L’America dopo quattro anni di presidenza di Trump è un paese estremamente diviso dove le disuguaglianze sociali sono state fomentate dalle politiche trumpiane ed il razzismo è tornato ad essere un argomento molto caldo nella vita politica e sociale del paese. Joe Biden ha subito dichiarato che non correrà per un secondo mandato, è un settantottenne che forse farà fatica a portare a termine il primo mandato, ecco quindi che la sua scelta spiana la via ad una molto probabile presidenza di Kamala Harris. Per questa ragione, che non è sfuggita ai più, la vittoria di Kamala Harris è stata salutata con grandissimo entusiasmo. Non solo è la prima donna vicepresidente, è anche la prima donna di colore a ricoprire questa carica e ci sono ottime possibilità che sia anche la prima donna presidente degli Stati Uniti, ancora brucia la delusione della sconfitta della pur quotatissima Hillary Clinton di quattro anni fa.

Nuovi miti all’orizzonte: la donna Artemide

Se il 2019 è stato l’anno di Greta sul fronte del movimento climatico il 2020 è stato l’anno di Jane Fonda. Attrice controversa per la sua attività politica, in gioventù soprannominata Hanoi Jane, molto amata dalle femministe americane, ha deciso di rispolverare la sua vena ribelle mettendola al servizio della causa dell’emergenza climatica. Quest’estate si è fatta arrestare più volte nel corso delle proteste Fire Drill Fridays organizzate con Greenpeace USA a Washington in compagnia delle stars hollywwodiane da sempre impegnate nelle cause per il clima. Spesso interpellata nei talk show dai famosi commentatori politici Jane dimostra di non essere solo una famosa attrice dal passato ribelle ma anche una preparatissima esponente del movimento per l’emergenza climatica. Una bella donna che porta con grande disinvoltura i suoi 82 anni, dopo qualche decennio di assenza dai riflettori è tornata a calcare le scene e ha ottenuto un inaspettato successo con la serie Netflix Grace & Frankie con l’amica di sempre, l’attrice comica Lily Tomlin. Jane ha subito dimostrato di non aver perso la sua verve, infatti quando le due attrici hanno scoperto che le giovani controparti maschili guadagnavano più di loro hanno subito fatto causa alla produzione perché è vero che sono due attrici ottantenni ma sempre due famose attrici ottantenni, brave, spiritose e intelligenti, talenti che hanno decretato la fortuna della serie televisiva. Hanno vinto la causa con il sostegno dei loro partner maschili.

Da sempre generosa con la sua fama che ha messo al servizio di tante donne- così come ha finanziato le campagne politiche del suo secondo marito diventando un’icona del fitness- venti anni fa ha dato vita ad una Fondazione per sostenere le adolescenti che affrontano una maternità precoce, un problema molto diffuso tra le minoranze in America. È stata un’icona del femminismo americano negli anni Settanta e Ottanta e successivamente ha sostenuto Eve Eisler nella diffusione del suo spettacolo “I monologhi della vagina” non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa e in Asia, contribuendo al successo planetario dello spettacolo prima e del libro poi. Ha incarnato l’archetipo della donna Artemide portato alla ribalta dal femminismo per contrapporlo ai miti di Demetra e Giunone, gli archetipi della madre e della moglie.

La scrittrice psicanalista junghiana Jean S. Bolen autrice di un best seller trentennale “Le dee dentro la donna” recentemente ha pubblicato un libro intitolato “Artemide l’archetipo dello spirito indomito nella donna”. Alla domanda che le posi alla fiera “Più libri più liberi” di Roma, dove venne a presentare il libro: “Perché di tutte le dee ha scelto di scrivere un libro su Artemide?” rispose “Perché ritengo che questi nostri tempi abbiano bisogno dello spirito indomito delle donne. C’è bisogno che le donne emergano e con forza perseguano i loro obiettivi. Artemide è l’archetipo femminile della dea cacciatrice- Diana nel pantheon romano- la donna che si pone un obiettivo e con grande determinazione lo persegue, è l’archetipo dello spirito femminile che aiuta le bambine, le giovani donne, le difende e protegge. Incarna lo spirito femminile che non si sottomette al maschile. Artemide è la sorella di Apollo e con lui stringe uno sodalizio alla pari che diventa poi il modello della relazione con i suoi compagni”.

In questi ultimissimi anni anche la cinematografia ha proposto figure femminili, giovani eroine che si rifanno all’archetipo di Artemide, le troviamo sia nelle serie tv che nella letteratura. Tra tutte c’è un personaggio femminile che entra in scena prepotentemente nel panorama artistico culturale sfornato da quella fucina dei miti che prima era solo Hollywood e adesso è affiancata da Netflix. Sto parlando di Beth Harmon la protagonista della serie televisiva “La regina degli scacchi” in inglese The Queen’s Gambit dall’omonimo romanzo di Walter Tevis del 1983, romanzo che già aveva avuto numerosi estimatori.

Il New Yorker ha voluto analizzare in ben due articoli tra novembre e dicembre 2020 le ragioni alla base del successo della serie televisiva in cui ovviamente l’eroina gioca una parte decisiva. Ma non è stata l’unica prestigiosa rivista ad interessarsi a Beth Harmon, lo stesso ha fatto The Atlantic e il Times.

Beth Harmon è un’eroina che parte estremamente svantaggiata nella vita, i genitori muoiono in un incidente e rimane orfana fino a quando, ormai adolescente, viene adottata da una coppia in cui ben presto il marito scompare dalla scena e lascia le due donne sole. All’orfanatrofio Beth viene iniziata all’uso delle “pillole” che vengono distribuite alle ragazze per tenerle tranquille. Nonostante questa partenza nella vita poco felice Beth sviluppa fin da giovanissima un talento per gli scacchi che la porterà ben presto nei grandi circuiti delle gare e per fare questo stringe un sodalizio con la madre adottiva anch’essa dedita all’alcol e agli psicofarmaci. La madre accetta perché intravede nel talento e nella determinazione di Beth una possibilità per migliorare la sua vita. Le due donne diventano in questo sodalizio amiche. Vorrei far notare come sia alquanto insolito nella cinematografia e nella letteratura la solidarietà tra madre e figlia e come nei decenni passati molte studiose abbiano lamentato l’assenza di questo rapporto al cinema. Beth stringe rapporti di partnership anche con gli altri compagni scacchisti che infatti la sosterranno invece di farle la guerra. Beth Harmon incarna una giovane donna Artemide determinata nel perseguire il suo obiettivo a cui dedica tutte le sue energie, il suo tempo, la sua intelligenza. Nonostante gli svantaggi iniziali, orfana e con una dipendenza agli psicofarmaci, la giovane Artemide non diventa una vittima e riesce a capovolgere un destino che per molte sarebbe stato infelice. È una donna Artemide perché non teme le altre donne, non le vede come concorrenti ma al contrario è guidata da uno spirito di sorellanza. Anche con gli uomini non ha rapporti vittimistici, di sottomissione ma stringe con loro alleanze, e con i compagni amanti ha un rapporto alla pari, e mai romantico.

Concludo ricordando che anche Greta Thunberg ha tutte le caratteristiche per essere una giovanissima Artemide e lo dimostra nella sua determinazione, nel suo incessante studiare, nel non perdere mai il focus, nella sua capacità di tessere alleanze, nella sua facile mobilità. Vedremo cosa ci riserveranno le molte Artemidi in questo 2021.