Colombia. Tutelare il fiume Atrato

Le comunità etniche del Dipartimento del Chocó sono impegnate nella protezione del fiume Atrato, importante hotspot per la biodiversità

Nel 2016, la Corte costituzionale colombiana ha stabilito che il fiume Atrato, che scorre principalmente nel Dipartimento del Chocó, necessita di protezione, conservazione, manutenzione e, in particolare, di riparazione. La sentenza in particolare richiama lo Stato sul suo comportamento negligente e ordina che il fiume venga ripulito.

In un recente webinar, tenutosi per commemorare il quinto anniversario dell’accordo di Parigi, le comunità indigene interessate si sono confrontate su quella sentenza storica e le implicazioni sulle loro vite. Il webinar è stato organizzato dalla Federazione luterana mondiale e altri partner (il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, la Climate Alliance Europe, la FIAN Colombia, il Community Council Cocomopoca, Choco Indigenous Roundtable e COICA).

«Questa sentenza è simbolica, non solo per l’ambiente. È la prima volta che la Corte costituzionale accoglie con favore un nuovo quadro di diritti, chiamato diritti bioculturali», ha spiegato Elena Cedillo, responsabile del programma della Flm per la giustizia climatica, che ha moderato il webinar. «Questa relazione è essenziale per le comunità etniche, specialmente nel Dipartimento del Chocó».

Nixon Chamorro, guardiano di Atrato per il Chocó Indigenous Roundtable, ha spiegato che circa il 96% della terra di Chocó appartiene a popolazioni indigene e comunità afro-discendenti. Il bacino di Atrato, un importante hotspot per la biodiversità, è stato degradato da operazioni estrattive minerarie, che hanno provocato inquinamento e deforestazione, che influiscono negativamente sul benessere, sulla salute e sui mezzi di sussistenza delle comunità locali. I gruppi armati illegali violano le risorse naturali della regione e terrorizzano la popolazione locale.

Nel 2018 è stata istituita una Comunità di guardiani, composta da sei donne e otto uomini provenienti da comunità locali indigene e afro-colombiane, per salvaguardare i diritti del fiume Atrato e dei suoi popoli, e promuovere l’attuazione della sentenza della Corte costituzionale colombiana. Maryury Mosquera, in rappresentanza del Consiglio comunitario Cocomopoca in questo organo collegiale, ha presentato esempi del suo ampio lavoro di advocacy e di educazione per sensibilizzare le autorità e le comunità locali. La difesa internazionale e l’accompagnamento sono essenziali.

L’importanza del fiume Atrato per la sicurezza alimentare e il sostentamento delle comunità locali è stata descritta da Juan Carlos Morales González, di FIAN International, un’organizzazione che lavora per sradicare le cause profonde della fame e della malnutrizione. «Fino agli anni ‘90, il bacino di Atrato ha fornito la base per la produzione alimentare delle comunità locali», ha affermato. «Questo include pesce, fauna selvatica e agricoltura, ma si estende anche alla conoscenza medica e a come utilizzare diversi tipi di piante». Ha sottolineato che il sostegno e l’accompagnamento internazionale sono essenziali per promuovere il diritto al cibo e per garantire le misure di rigenerazione necessarie.

Harol Rincon Ipuchima, leader indigeno del popolo Maguta e rappresentante delle Organizzazioni indigene del bacino amazzonico (COICA), ha sottolineato che «gli esseri umani sono parte della natura, non al di sopra di essa». Ha spiegato che la creazione e la spiritualità sono strettamente interconnesse e ha esortato che «la divisione tra esseri umani e natura venga superata» per garantire un uso rispettoso e sostenibile delle risorse naturali.

Musonda Mumba, capo dell’Unità degli ecosistemi terrestri del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), ha menzionato il Decennio delle Nazioni Unite sul ripristino degli ecosistemi, un appello per la protezione e il rilancio degli ecosistemi in tutto il mondo, a beneficio delle persone e della natura. «Il Decennio mira a fermare il degrado degli ecosistemi e ripristinarli per raggiungere obiettivi globali», ha detto Mumba. «Solo con ecosistemi sani possiamo migliorare le condizioni di vita delle persone, contrastare il cambiamento climatico, e fermare il collasso della biodiversità».