CARO DI MAIO, L’ITALIA NON SIA COMPLICE DEL BOIA IRANIANO




CARO DI MAIO, L’ITALIA NON SIA COMPLICE DEL BOIA IRANIANO 
Il sostegno alle operazioni antidroga promesso a Teheran dal governo italiano rischia di tradursi in nuove condanne a morte. Per reati di droga ne sono appena state confermate cinquanta, nel 2019 si sono contate trenta esecuzioni. L’appello al ministro che solo pochi mesi fa ha ribadito l’impegno contro la pena capitale. Appello pubblicato su Il Riformista del 31 dicembre 2020 “Gentile Ministro Di Maio, Le nostre organizzazioni sono profondamente preoccupate per la promessa del governo italiano di fornire supporto antidroga al governo iraniano, dato l'elevato rischio che questo sostegno si traduca in condanne a morte per presunti autori di reati di droga. È particolarmente preoccupante che il sostegno dell'Italia alle operazioni antidroga iraniane sia stato promesso nello stesso mese in cui l'Iran ha confermato 50 condanne a morte per droga in una sola prigione. La esortiamo a confermare che l'Italia non procederà con questa assistenza fino a quando l'Iran non abolirà definitivamente la pena di morte per reati legati alla droga. Il governo italiano ha storicamente assunto la posizione più forte possibile contro la pena di morte, e le nostre organizzazioni hanno lavorato a stretto contatto con il Ministero degli Affari Esteri italiano per sostenere molte persone che devono affrontare la pena di morte all'estero. Recentemente, nel mese di settembre, avete ospitato un evento presso l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per celebrare l'introduzione della risoluzione biennale per una moratoria universale sull'uso della pena di morte. Nelle vostre osservazioni a quell'evento, avete confermato che: "L'Italia rimarrà pienamente impegnata a sostenere la campagna internazionale per una nuova moratoria universale sulla pena di morte, in vista della sua abolizione nel mondo... una campagna che riguarda i diritti e la dignità di ogni essere umano". Data questa forte opposizione pubblica alla pena di morte, la scorsa settimana ci siamo allarmati nel leggere sul Tehran Times che il governo italiano si è impegnato a espandere il proprio sostegno ai raid iraniani contro la droga, incursioni che abitualmente portano alla condanna a morte e all’esecuzione degli imputati. Nello specifico, il Tehran Times ha riferito che: “Dopo un incontro con l'ufficiale di collegamento della polizia antidroga italiana Salvatore Labarbera, il capo della polizia antidroga iraniana Majid Karimi ha annunciato che il livello di cooperazione tra i due Paesi sarà rafforzato e incrementato. L'incontro si è tenuto in Iran il 3 dicembre, durante il quale Labarbera ha sostenuto l'idea di estendere il livello di cooperazione esistente e ha sottolineato la necessità di combattere gli stupefacenti anche a livello internazionale". Se l'Italia procede nel fornire assistenza diretta contro il narcotraffico alle operazioni antidroga iraniane, ciò comporterà inevitabilmente condanne a morte per presunti autori di reati di droga. Secondo una ricerca di Iran Human Rights, il governo iraniano nel 2019 ha giustiziato almeno 30 persone accusate di reati di droga. I tribunali iraniani continuano a emettere un gran numero di condanne a morte per reati legati alla droga, e proprio ieri Iran Human Rights ha riferito che sono state confermate le condanne a morte di 50 imputati per droga detenuti nella prigione centrale di Urmia. In passato, ricerche condotte dalle nostre organizzazioni hanno ampiamente documentato e criticato il modo in cui l'assistenza al governo iraniano nella lotta al narcotraffico sfocia in operazioni il cui esito finale sono le esecuzioni degli arrestati. Il rapporto di Reprieve "European Aid for Executions" ha stabilito come sia stato potenziato il sostegno agli sforzi dell'Iran per la "riduzione dell'offerta", inclusa l'assistenza per strutture, la formazione specialistica, la fornitura di cani per il rilevamento di droghe e la fornitura di attrezzature come body scanner e occhiali per la visione notturna ha aiutato la polizia iraniana ad eseguire centinaia di arresti che hanno generato condanne capitali. L'evidenza che l'assistenza europea rischia di consentire esecuzioni iraniane ha portato molti governi europei a rifiutare tali aiuti. I paesi che, su questa base, hanno rifiutato di fornire assistenza alle operazioni antidroga iraniane includono Germania, Austria, Danimarca, Irlanda e Norvegia. La volontà dell'Italia di fornire assistenza antidroga al governo iraniano è in netto contrasto con la posizione di principio assunta da altri governi europei. Le nostre organizzazioni hanno molto rispetto per la posizione che l'Italia ha assunto nell'opporsi alla pena di morte nel mondo, ed è nostra speranza che, alla luce dei recenti sviluppi, il vostro governo seguirà i colleghi governi europei nell'impedire che il suo supporto nella lotta alla droga venga utilizzato per ordinare esecuzioni. Chiediamo rispettosamente di rivelare quale assistenza il governo italiano sta attualmente fornendo all'Iran in questo settore, e che confermiate che non verrà fornita ulteriore assistenza fino a quando il governo iraniano non abolirà definitivamente la pena di morte per i reati legati alla droga. Cordiali saluti, Maya Foa, co-direttore esecutivo di Reprieve Mahmood Amiry Moghaddam, fondatore di Iran Human Rights Elisabetta Zamparutti, Tesoriera di Nessuno tocchi Caino”