Egitto, Zaki dal carcere: “Buon Natale e grazie a chi mi sostiene”

29.12.2020 – Alessandra Fabbretti – Agenzia DIRE

Egitto, Zaki dal carcere: “Buon Natale e grazie a chi mi sostiene”
(Foto di Agenzia Dire)

Secondo il gruppo Facebook ‘Patrick Libero’, il ricercatore in detenzione cautelare dal febbraio scorso per “sedizione” ha chiesto ai familiari di far recapitare il messaggio ai colleghi dell’Università di Bologna e a coloro che sostengono il suo caso in tutto il mondo.

“Buon Natale a tutti i miei colleghi e sostenitori. Fate sapere che sono qui perché sono un difensore dei diritti umani“. Queste sono state le parole di Patrick Zaki in un piccolo foglio che ha consegnato alla sua famiglia durante la visita di oggi, così come riporta ‘Patrick Libero’, il gruppo che su Facebook si batte per il rilascio del ricercatore in detenzione cautelare da febbraio scorso per “sedizione”. Secondo il gruppo, Zaki ha chiesto ai familiari di far recapitare il messaggio ai suoi colleghi dell’Università di Bologna in Italia, dove prima dell’arresto frequentava il primo anno di un master, e a coloro che sostengono il suo caso in tutto il mondo.

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“Patrick ha trascorso un solo Natale con i suoi colleghi in Italia, ma si è assicurato di mandargli i suoi caldi saluti anche ora che è rinchiuso sotto chiave” scrivono ancora i responsabili del gruppo. “Questa è sempre stata la vera natura del nostro amato Patrick, non un terrorista, ma una persona compassionevole che ha sempre avuto tutte le capacità per la sua famiglia e i suoi amici anche nei momenti più bui”. Durante tutta la visita, si legge ancora, “Patrick ha sottolineato che all’inizio ha pensato di essere stato preso per sbaglio e che sarebbe uscito non appena il malinteso fosse stato chiarito. Tuttavia, ora è certo di essere stato punito per il suo lavoro”.

Ai genitori ha quindi dichiarato: “Sia chiaro che io sono qui perché sono un difensore dei diritti umani e non per un qualsiasi altro motivo inventato”. Ha anche aggiunto che in ogni seduta del tribunale, il giudice gli pone le stesse domande e poi rinnova la sua detenzione, oltre al fatto che “l’unica volta che l’accusa gli ha fatto vedere i presunti post di Facebook si sono rivelati essere i post di altre persone e nemmeno le sue stesse parole”.

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La campagna ‘Patrick libero’ continua riferendo che Zaki si è lamentato di aver perso negli ultimi dieci mesi “ogni festa, celebrazione e occasione per dei post su Facebook che nemmeno mi appartengono”, chiarendo che si tratta di un semplice “atto di vendetta e nient’altro”. Patrick si dice pieno di gratitudine per il “popolo gentile dell’Italia”, come dice lui, ma anche molto arrabbiato per il fatto che tutte le azioni compiute finora da persone ed organismi diversi sparsi in tutto il mondo non abbiano ancora avuto l’effetto di farlo uscire di prigione.

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Infine ha riferito di soffrire ancora di forti dolori alla schiena, ma che non vuole farsi visitare presso l’ambulatorio: “Ha paura di farsi fare una diagnosi o di farsi prescrivere dei farmaci all’interno del carcere”, riporta il gruppo, aggiungendo che il giovane rimpiange invece il suo medico di Bologna di cui “si fidava molto”. Gli attivisti della Campagna concludono denunciando che “Patrick ha trascorso il Natale cattolico in carcere, da solo, stanco e spaventato. Ma c’è ancora tempo per festeggiare il Natale copto con la sua famiglia, il 7 gennaio, cioè tra dieci giorni”. Quindi l’invito a continuare a sostenerlo e a rispondere al messaggio, “perché Patrick ne sarà sicuramente felice”.

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 Qui l’articolo originale sul sito del nostro partner

Bolivia, il parlamento approva tassa sui redditi milionari

27.12.2020 – Lorenzo Poli

Bolivia, il parlamento approva tassa sui redditi milionari
(Foto di De EEJCC – Trabajo propio, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50660658)

La Bolivia si unisce ai paesi che hanno approvato una imposta addizionale sulle fortune milionarie con la recente approvazione da parte della Camera a maggioranza socialista del progetto di Legge n. 033 / 2020-2021 – Imposta sulle grandi fortune (IGF), che è passato all’Esecutivo per la sua emanazione.

Il Presidente Luis Arce, nella sua campagna elettorale contro i golpisti al potere, aveva dichiarato che i possessori di grandi fortune sono quelli che avrebbero pagato questa tassa per aiutare a migliorare il reddito delle persone che hanno meno risorse, questo con lo scopo di alleviare la crisi economica generata dalla crisi sanitaria da Covid-19.

Già Argentina, Russia e Spagna avevano adeguato la loro legislazione nell’ambito delle misure economiche per ammortizzare gli effetti della pandemia e ieri la Plenaria della Camera dei Deputati boliviana ha discusso il disegno di legge che, nel suo ambito generale, istituisce una nuova tassa per le persone fisiche che hanno più di 30 milioni di bolivianos di reddito annuo (3,6 milioni di euro).

Dopo la trattazione del disegno di legge al Senato, la proposta legislativa è passata alla Camera Bassa, quindi la Plenaria è riuscita ad approvare democraticamente le modifiche proposte.

L’imposta sarà operativa anche nei prossimi anni e si applicherà alle entità fiscali che hanno accumulato quel reddito al 31 dicembre di ogni anno.

“I rappresentanti della destra in Parlamento non erano d’accordo, ma siamo in una democrazia, quindi questo provvedimento è stato approvato”, ha rimarcato il presidente della Camera dei deputati, il socialista Freddy Mamani, al termine della seduta.

Una caccia alle streghe e non solo senza fine

La diocesi cattolica di Eichstatt in Baviera si scusa per la caccia alle streghe a 400 anni di distanza

In tempo di Natale le notizie curiose si susseguono e spesso trovano spazio nella consueta comunicazione quotidiana.

Così capita di leggere, questa volta sul sito Europa Today  (che riporta una notizia del Times) che: dopo 400 anni di silenzio la diocesi cattolica di Eichstatt, in Baviera, abbia chiesto scusa «per la feroce caccia alle streghe» messa in atto «in Germania tra il XV e il XVIII secolo, quando per “cospirazione col diavolo” furono uccise circa 25mila persone, per lo più donne».

Il vescovo Gregor Maria Hanke ha descritto quanto accaduto in passato, come «una ferita sanguinosa nella storia della nostra Chiesa» e ha promesso di mettere una targa, come memoriale, nella cattedrale locale.

Le parole del vescovo, riporta il Times, sono arrivate «dopo anni di pressioni da parte di attivisti che hanno fatto appello alle chiese affinché affrontassero le proprie responsabilità». 

Secondo Wolfram Kastner  – si legge ancora – uno dei principali attivisti impegnati nella ricerca su quanto accaduto, «i sacerdoti di Eichstatt sarebbero stati responsabili di almeno 400 omicidi di donne accusate di stregoneria. La Chiesa – afferma l’attivista – aveva paura della Riforma protestante e i processi alle streghe erano un mezzo per combatterla».

Noi quaccheri cristiani come nonviolenti ricordiamo ogni giorno sia i condannati a morte dal cattolicesimo sia i condannati dal protestantesimo, di cui nessuno parla eccetto noi. Lo sterminio generalmente avveniva per affogamento o roghi nelle città protestanti europee e americane. Di solito la colpa era il doppio battesimo da adulto, in quanto quello da infante non veniva riconosciuto dagli “eretici” anabattisti. Ma non mancano motivazioni diverse come l’antitrinitarismo (Serveto).

Meeting Minutes del 29/12/2020

Meeting Minutes del 29/12//2020

Preghiera per i diritti umani di Patrick Zaki, calpestati dall’Egitto, con la complicità del nostro Governo

In una lettera ai genitori Patrick si lamenta delle sue condizioni di salute ma fa sapere che non si fida dei trattamenti curativi del carcere per i detenuti in attesa di sentenza definitiva: ha paura di farsi prescrivere i farmaci in carcere di un regime islamico spietato, che solo dei maledetti governanti italiani fanno finta di ignorare. Speriamo che questo Governo cessi di fare affari militari con l’Egitto e ci lasci votare o astenerci dal voto alle prossime speriamo imminenti elezioni politiche. Patrick è consapevole di essere un simbolo vittima dei diritti umani. All’inizio pensava di essere stato preso per sbaglio . E aggiunto «che in ogni seduta del tribunale il giudice fa le stesse domande e poi rinnova la sua detenzione, oltre al fatto che l’unica volta che l’accusa gli ha fatto vedere i presunti post di Facebook si sono rivelati essere i post di altre persone e non le sue parole. Si tratta di un semplice caso di vendetta e nient’altro».

Photo by Sourav Mishra on Pexels.com

Signore, ti ringraziamo per la pazienza che hai con noi e con il mondo. In Gesù Cristo tu sei legato a noi esseri umani indissolubilmente. La tua volontà diventa forza nella mia debolezza. La tua volontà mi fa andare avanti fino alla fine dei miei giorni e oltre. La tua volontà si sta compiendo. Ti prego , fà che essa si compia anche per mezzo della mia volontà.

Amen

Joerg Zink

Jonathan Matthew Smucker parla con The Indypendent:′′ Mi è stato chiaro da quando avevo 17 anni e sono andato alla mia prima protesta che questo non farà nulla se non diventiamo molto più grandi. Questo mi è stato intuitivamente chiaro. Ma allo stesso tempo, ho trovato un profondo senso di comunità e appartenenza nelle subculture attiviste che mi nutrivano. Quindi spesso sospenderei il mio giudizio migliore. Stavo aspettando la speranza che qualcosa un giorno si sarebbe spostato. Ho avuto questa epifania quando avevo 25 anni e un attivista ha parlato a una lezione che stavo seguendo. Quando ha presentato quello che stava facendo il suo gruppo, mi ha colpito ′′ Oh! È un rito!” Quello che stanno facendo è rituale. Non ha lo scopo di vincere o cambiare il terreno politico. Ha lo scopo di affermare un’identità e costruire una comunità. È stato allora che ho iniziato a scrivere di rituali collettivi contro impegno strategico.”

“We’re In a Race Against Time”: Interview With Hegemony How-To Author Jonathan Smucker

https://indypendent.org/2020/12/were-in-a-race-against-time/embed/#?secret=qTB78562Tc

In questa data, nell’anno 1022 (28 dicembre), 14 ′′ eretici ′′ sono stati bruciati sul rogo di Orleans, Francia. Non si sa molto su chi erano. Le loro credenze e pratiche apparentemente incluse: celibato, vegetarianesimo, rifiuto dei sacramenti, negazione della resurrezione e negazione della nascita vergine. Questo è stato un primo caso di bruciori sul rogo per eresia in Europa. (Incisione di Jan Luiken per lo specchio dei martiri. ))~ La serie di Esecuzioni Eretiche

Consegnata in sordina la prima Fregata Fremm all’Egitto: evidente imbarazzo del Governo, urgente un dibattito in Parlamento

28.12.2020 – Roma – Rete Italiana Pace e Disarmo

Consegnata in sordina la prima Fregata Fremm all’Egitto: evidente imbarazzo del Governo, urgente un dibattito in Parlamento
(Foto di Mauro Biani)

Lo scorso 23 dicembre con una cerimonia in sordina e non pubblicizzata (come di solito avviene) è stata consegnata da Fincantieri agli ufficiali della Marina Militare dell’Egitto, presso i cantieri del Muggiano a La Spezia, la fregata multiruolo Fremm Spartaco Schergat, ora ribattezzata “al-Galala”. Il tentativo di temere nascosta la consegna e la successiva partenza alla volta dell’Egitto durante il periodo Natalizio manifesta chiaramente l’imbarazzo da parte del Governo italiano per tutta questa operazione: non solo nessun rappresentante dell’Esecutivo ha partecipato alla cerimonia, ma non ci risulta alcun comunicato ufficiale da parte dei vari Ministeri in qualche modo coinvolti (Ministero della Difesa, degli Affari Esteri e dello Sviluppo Economico).

Riteniamo sia inaccettabile non solo questa insolita modalità di consegna (che stride con la sopravvalutazione dell’impatto economico dell’accordo, che invece sarà in perdita) ma tutta l’operazione legata alla vendita di due fregate Fremm all’Egitto. Si tratta infatti, è opportuno ricordarlo, di due navi militari (la Spartaco Schergat e la Emilio Bianchi) originariamente destinate (tanto da essere ormai prossime alla consegna) alla Marina Militare italiana che sono state poi invece vedute all’Egitto senza alcuna comunicazione ufficiale al Parlamento, che negli anni scorsi aveva approvato lo stanziamento dei fondi per la loro produzione e fornitura alla Marina Militare nell’ambito del programma pluriennale di co-produzione con la Francia gestito dal consorzio internazionale OCCAR.

La Rete Italiana Pace e Disarmo ritiene soprattutto inammissibile che questa ed altre forniture militari all’Egitto, Paese coinvolto nel conflitto in Libia e il cui regime autoritario è responsabile di incarcerazioni persecutorie nei confronti degli attivisti per i diritti umani, vengano concretizzate senza alcun dibattito in Parlamento in chiara violazione della legge 185 del 1990. Una legge che (in piena coerenza con norme internazionali successive ratificate dall’Italia, come il Trattato ATT) regolamenta le esportazioni di sistemi e materiali militari italiani e che prevede che l’esportazione di armamenti sia vietata “verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i princìpi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere” (art. 1. c. 6). L’operazione di vendita è inoltre intollerabile in considerazione della mancata collaborazione da parte delle autorità egiziane a fare chiarezza sulla terribile omicidio del nostro connazionale Giulio Regeni e della prolungata incarcerazione del giovane studente Patrick Zaki e di migliaia di attivisti e oppositori politici da parte del regime del generale al Sisi. Non a caso lo scorso 16 dicembre il Parlamento Europeo ha approvato una specifica Risoluzione che denuncia l’aumento delle esecuzioni in Egitto, il ricorso alla pena capitale e le sistematiche violazioni alle libertà di espressione e dei diritti di difesa e nella quale, si esortano gli Stati membri dell’Unione Europea a sospendere la vendita di armi all’Egitto chiedendo “una revisione profonda e completa delle relazioni dell’Ue con l’Egitto”, ivi compresa la possibilità di misure restrittive nei confronti di alti dirigenti responsabili di violazioni dei diritti umani. Tale Risoluzione è stata votata alla vigilia delle mobilitazioni “Stop Armi Egitto” promosse in oltre 30 città italiane dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e che hanno visto la partecipazione simbolica di attivisti in rappresentanza di centinaia di organizzazioni della società civile per la pace, il disarmo, la nonviolenza.

Per tutti questi motivi e in considerazione delle ipotizzate forniture da parte dell’Italia all’Egitto di altre quattro fregate, 20 pattugliatori, unitamente a 24 caccia multiruolo Eurofighter e 20 aerei addestratori M346 ed altro materiale militare del valore tra i 9 e gli 11 miliardi di euro rinnoviamo al Governo la richiesta di sottoporre l’intera questione all’attenzione delle Camere e in tal senso esortiamo il Parlamento a richiedere con urgenza un dibattito approfondito sulle esportazioni di sistemi militari all’Egitto.

Donne escluse dalla sperimentazione farmacologica

28.12.2020 – Jessica Perra – Redazione Italia

Donne escluse dalla sperimentazione farmacologica
(Foto di Universidad de Chile via Flickr)

Woman in STEM è la rivendicazione delle donne a partecipare attivamente come soggetti nella scienza senza subire discriminazioni. Sono stati fatti enormi passi in avanti su questo fronte, ma che ne dovremo dire delle donne nella scienza come oggetto di studio, nelle sperimentazioni farmacologiche?

La lente androcentrica che prevede l’uomo come norma e la donna come una variabile del modello maschile, è stato per secoli lo status quo regolativo fra i sessi. Ed è su questa prospettiva che la scienza ha costruito la sua conoscenza, basandola sul solo corpo maschile, producendo conseguentemente minore conoscenza su quello femminile. Infatti, i dosaggi dei farmaci e l’individuazione degli effetti collaterali sarebbero basate su sperimentazioni che coinvolgono principalmente gli uomini adulti di 70 kg, i cui risultati verrebbero poi aggiustati per le donne.

In bioetica si parla di sottorappresentatività femminile nelle sperimentazioni, ed è un problema perché non tenere conto del sesso biologico di appartenenza non garantisce un’appropriata diagnosi e terapia.

Il paradosso consiste nel fatto che nonostante le donne consumino il 20/30% dei farmaci in più rispetto gli uomini, le sperimentazioni avvengono su base volontaria di individui sani preferibilmente maschi adulti. Ne risulta dal rapporto 2008 del CNB (Comitato nazionale bioetica) che il 57% delle segnalazioni per reazioni avverse ai farmaci, dunque più della metà sul totale, avvengono da parte di donne.

Le cause di esclusione delle donne più rilevanti riguardano ragioni economiche in primo luogo: Le case farmaceutiche preferiscono non investire sulla sperimentazione femminile per l’aumento dei costi che ne deriverebbe. Preferendo adattare i risultati ottenuti sui soggetti maschili a quelli femminili, a discapito sia di una cura di qualità per le donne sia di una minore consapevolezza delle differenze fra maschi e femmine dal momento in cui l’analisi dei dati resta indifferenziata.

Vi sono ragioni sociali legate alla forte disincentivazione delle donne alla partecipazione delle sperimentazioni, e uno scarso interesse da parte dei reclutatori stessi nell’assicurare una soglia minima di presenza femminile.

Ragioni biologiche per cui da un lato la donna è considerata un soggetto difficile a causa del suo stato di ciclicità ormonale durante la fertilità e le differenze tra condizioni di fertilità e menopausa. Queste difficoltà dovrebbero essere altresì un incentivo ad approfondire lo studio sul corpo femminile, non una causa di esclusione.

E infine, per presunta gravidanza. La donna viene obbligata dalla casa farmaceutica ad assumere un contraccettivo ormonale come condizione per la partecipazione, disincentivata per proteggere un eventuale e più metafisico feto. Ovvero: basta essere donne per esser considerate in presunta gravidanza e quindi costituire un rischio per il feto.

Tale approccio è lesivo nei confronti della libertà della donna perché non consente di scegliere il metodo di contraccezione che ritiene più adeguato, e in secondo luogo considera la donna come madre prima che soggetto, anteponendo condizioni di possibilità ai reali benefici per la donna. Un po’ come accade con l’aborto insomma.

Piccoli progressi:

In seguito la pubblicazione del documento 2008 “La sperimentazione farmacologica sulle donne” da parte del CNB in cui si incentivava un coinvolgimento più equo fra i sessi nella sperimentazione, nel 2018 con il decreto Lorenzin, legge n.3/2018 viene per la prima volta stabilita una strategia per la pianificazione e diffusione della medicina di genere a carico del Ministero della salute e l’Istituto superiore di Sanità.

La medicina di genere non è una medicina per le donne, ma una medicina attenta alle differenze diagnostiche e sintomatologiche fra i sessi al fine di proporre cure più adeguate. Arriviamo poi ai giorni nostri, quando il 21 giugno 2019 viene pubblicato dal Ministero della salute il piano per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere. Speriamo che intorno a questa tematica si crei maggiore attenzione e dibattito pubblico per una sanità più sicura e inclusiva.

Fonti:

– “la sperimentazione farmacologica sulle donne”, 28 novembre 2008, Comitato Nazionale Bioetica

– “La sperimentazione clinica dei farmaci in Italia” 18° rapporto nazionale anno 2019, AIFA

– “Prospettive femministe: morale, bioetica e vita quotidiana”, Caterina Botti, Mimesis

– “Il fattore X” Manacorda e Gabaglio, Castelvecchi – http://www.gazzettaufficiale.it

Jessica Perra

Meeting Minutes del 28/12/2021

Meeting Minutes del 28/12/2021

Preghiera per la scarcerazione di Patrick Zaki

O Padre mio, la mia fiducia nell’amor tuo mi rende tranquillo e la speranza in te mi infonde forza e pazienza, e io cammino con coraggio in questa strada di tribolazioni e di prove, al termine della quale scorgo il riposo e la felicità.

Preghiera ebraica

Chiediamo scusa a Israele come quaccheri cristiani italiani per il comportamento neocoloniale dei quaccheri liberali londinesi: non solo non condannano il terrorismo ma si arrogano diritti da ex colonizzatori di quelle terre. Sappiamo riconoscere i nostri peccati, di cui ci teniamo ben alla larga da sempre. Glielo abbiamo scritto su Facebook. Per noi Londra oggi conta meno di zero. La maggioranza assoluta quacchera è cristiana e africana. La Storia li ha relegati ai margini del Movimento.

In questa data, nell’anno 1022 (28 dicembre), 14 ′′ eretici ′′ sono stati bruciati sul rogo di Orleans, Francia. Non si sa molto su chi erano. Le loro credenze e pratiche apparentemente incluse: celibato, vegetarianesimo, rifiuto dei sacramenti, negazione della resurrezione e negazione della nascita vergine. Questo è stato un primo caso di bruciori sul rogo per eresia in Europa. (Incisione di Jan Luiken per lo specchio dei martiri. ))~ La serie di Esecuzioni Eretiche

Buon compleanno, Arthur Eddington (dicembre) 28, 1882-novembre. 22, 1944). Quacchero. Pacifista. Obiettore di coscienza durante la prima guerra mondiale. Astronomo. Astrofisico. Citazione quotabile: ′′ Penso che si possa dire che il quaccherismo, dispensando i credo, tenga una mano allo scienziato. Lo spirito di ricerca che ci anima rifiuta di considerare qualsiasi tipo di credo come obiettivo. Se i nostri cosiddetti fatti stanno cambiando le ombre, sono ombre gettate dalla luce della costante verità.” Nato a Kendal, Inghilterra. Morto a Cambridge, Inghilterra. Cremato.~ La Marginal Mennonite Society Heroes Series

Questo dicembre i benestanti di tutte le convinzioni politiche assisteranno ai gala di beneficenza invernali di gusto in abbigliamento formale. I loro canoni da tavola andranno ad assistere alcuni immiserati, spesso bambini poveri. Ma nel momento in cui gli orpelli scenderanno, riprenderanno una litania di pratiche attivamente dannose per i bambini poveri: impiegheranno i genitori di quei bambini al salario più basso possibile, svilupperanno le città in modi da spiazzare chi non è nato nell’affluenza, e sostenete i candidati politici che tagliano programmi di benefici che le famiglie povere hanno bisogno per sopravvivere.

È bello vedere Gerrard Winstanley scritto in Tribune. Socialisti, anarchici e comunisti lo hanno tutti visto come un antesignano, ma l’unico gruppo continuo tra il suo tempo e il nostro è il movimento quacchero, di cui Winstanley faceva parte.L ‘ anno prossimo saranno 50 anni (!) dalla pubblicazione di ′′ Il mondo capovolto ′′ di Christopher Hill, che ha riacceso l’interesse per i Diggers e ha ispirato la canzone omonima di Leon Rosselson.

https://tribunemag.co.uk/2020/12/gerrard-winstanleys-christian-communism?fbclid=IwAR0q5X6_COf9Z6A9JdN6ZA3OLFLlWrsy2Fct0lgYIl8oE8_1i6pcqSHB_U4

′′ Come parte del processo di questa occupazione, i coloni hanno iniziato a scrivere il candore in legge, importando e imponendo il concetto europeo di proprietà, e ad auto-concedersi il diritto di possedere e privatizzare terreni, animali e persone. La proprietà, come concetto, era inesistente nelle Americhe prima che gli europei la invadessero e la occupassero. Privatizzare il diritto al movimento, mentre privare le persone di esso, è stato fondamentale per istituire e consolidare il colonialismo dei coloni bianchi negli Stati Uniti.”

L’acqua, “the ultimate commodity” * è entrata in borsa. Povera acqua!

27.12.2020 – Bruxelles – Riccardo Petrella

L’acqua, “the ultimate commodity” * è entrata in borsa. Povera acqua!
(Foto di pixabay)

L’entrata in Borsa è il risultato di una lunga serie di passaggi.

All’inizio c’é stata ….la “petrolizzazione” dell’acqua

L’hanno annunciata, proclamata sin dagli anni ’70. La “petrolizzazione dell’acqua” (1) ha guidato la maniera di immaginare e vedere l’acqua nelle società industrializzate e ” sviluppate”. Cosi, nel 2020 l’oro nero (il petrolio) ha una compagna “ufficiale, l’oro blu (l’acqua).

La mercificazione dell’acqua è stata al centro della “petrolizzazione”. ll petrolio è una merce. Anche l’acqua lo é diventata Il petrolio è una risorsa/merce non rinnovabile, l’acqua è rinnovabile ma l’abbiamo resa, specie sul piano della qualità buona per usi umani, una risorsa scarsa in via di rarefazione.(2) Il valore economico del petrolio, il solo che conta nel suo caso, é determinato in Borsa. La politica energetica delle nostre società non è decisa principalmente dai poteri pubblici ma dal prezzo del petrolio grezzo stabilito dai mercati finanziari. Con l’entrata in Borsa, il prezzo dell’acqua, i cui valore per la vita va largamente al di là della sua utilità economica, sarà, fra non molto, un prezzo mondiale e la politica idrica mondiale ( ma anche continentale e “nazionale”) sarà dettata dagli operatori attivi nei vari mercati finanziari, per di più speculativi. La mercificazione dell’acqua minerale è stata ancora più rapida e massiccia. In poche decenni l’acqua minerale è diventata il bene di consumo commerciale i fra i più preferiti dalla pubblicità televisiva . I poteri pubblici si sono sbarazzati del suo governo svendendone la gestione dell’uso e della sua cura alle grandi compagnie multinazionali quali Nestlé, Danone, Coca-Cola, PepsiCola…

Poi é venuta …la privatizzazione dell’acqua e la sua monetizzazione e finanziarizzazione (bancarizzazione compresa)

I poteri pubblci hanno oramai poco da dire. Sono in posizione subordinata in moltissimi paesi del mondo dove i poteri decisionali sono passati, a seguito della privatizzazione della gestione dei servizi idrici, nelle mani di società private per le quali l’acqua è puramente un prodotto utilitario. Non per nulla le societa di gestione sono chiamate “utilities” Nell’Unione Europea, con l’adozione della Direttiva Quadro Europea sull’Acqua dell’anno 2000, i poteri reali di decisione nel campo dell’acqua sono stati affidati agli stakeholders (i portatori d’interesse) (3) le cui scelte, specie per le società multiutilities e, ad ogni modo, delle società idriche quotate in borsa, sono valutate e giudicate dai mercati borsistici.

Si può dire che la finanziarizzazione dell’acqua sia formalmente iniziata con la creazione nel 2000 del primo fondo d’investimento specializzato sull’acqua, il Water Fund, da parte della Pictet, la seconda più antica banca privata svizzera. Si tratta di un fondo che investe nelle imprese operanti del settore dell’acqua, in particolare nel settore della qualità dell’acqua. Da allora i fondi d’investimento “blu” si sono moltiplicati e con essi la formazione di indici borsistici specializzati per le imprese attive nel campo dell’acqua.Inoltre un passo importante è stato compiuto con la bancarizzazione dell’acqua, nel contesto generale delle scelte dei gruppi sociali dominanti in favore della bancarizzazione della natura (Banking Nature) sostenuta dal Secondo Vertice Mondiale della Terra nel 20O2 a Johannesbourg e poi approvata dal Terzo Vertice della Terra a Rio de Janeiro nel 2012.

Per bancarizzazione dell’acqua s’intende sospendere la consegna dell’acqua per certi periodi bancarizzandone sia il diritto di uso in futuro o il risparmio per altrui uso in cambio di un pagamento o della consegna in natura. Le “banche dell’acqua” sono state piuttosto diffuse negli Stati Uniti, in particolare in California, ed in Spagna, ma non hanno dato i risultati sperati. La questione ha fatto l’oggetto di un film “militante” ben accolto dal pubblico e dalla critica. Vedi https://en.wikipedia.org/wiki/Banking_Nature

L’acqua in Borsa: da fonte di vita e patrimonio dell’umanità a fonte speculativa di profitti e attivo finanziario privato.

La finanziarizzazione integrale dell’acqua è stata compiuta il 7 dicembre scorso con il lancio alla Borsa di Chicago (la CME – Chicago Mercantile Exchange, la principale Borsa del mondo in questo settore) del primo “futures” sull’acqua/merce. I futures sono dei contratti a termine in base ai quali le controparti (acquirente e venditore) si impegnano a scambiarsi a un prezzo ( detto “futures price”) ad una scadenza prefissata , un bene specifico. Fanno parte del gruppo detto dei prodotti derivati che hannoaperto una nuova fase alla speculazione finanziaria su scala mondiale. Il carattere speculativo si concretizza nel fatto che nei “futures” non si verifica la consegna materiale del bene. Cosi, per esempio, nel caso dei futures sul petrolio é possibile che il prezzo della quantità acquistata/venduta del grezzo cambi una infinità di volte senza che il petrolio cambi fisicamente di mano. Una volta che i futures dell’acqua avranno raggiunto un livello normale di operatività, un milione di m³ d’acqua della Nigeria, di proprietà di una banca svizzera, gestito da un agente commerciale olandese e destinato ad un’impresa di produzione agricola californiana non solo avrà visto cambiare parecchie volte i soggetti proprietari e acquirenti e, soprattutto, il prezzo, ma non avrà mai lasciato la Nigeria se non all’ultima scadenza del contratto.

In teoria, i futures sono stati inventati per lottare contro la volatilità dei prezzi dei prodotti finanziari. In realtà non hanno fatto che contribuire ad accrescerne la volatilità in un processo perverso che il sistema non è più in grado di arrestare per paura di mettere il tutto in subbuglio. Alcuni anni fa, lo stesso Financial Times definì i derivati, specie i futures, le sanguisughe dell’economia.

Come è possibile che malgrado un bilancio cosi negativo, i dirigenti finanziari ed economici abbiano gettato l’acqua in pasto alle sanguisughe ed i poteri politici non abbiano fatto nulla per impedirlo?

La realtà è che sia i primi che i secondi non possono fare marcia indietro perché non lo vogliono essendo convinti che la finanziarizzazione della vita di ogni forma di vita, sia uno strumento efficace (!?) per razionalizzare e standardizzare su scala mondiale la “governanza” delle relazioni tra gli esseri umani e promuovere efficienti (!?) relazioni tra gli esseri umani e le altre specie viventi del pianeta. Essi non credono più ai diritti universali alla vita, alla salute, all’acqua, all’integrità , alle responsabilità collettive, alle istituzioni democratiche, allo Stato, ai poteri pubblici, ai parlamenti eletti, ai principi di gratuità/dono, allo spirito della comunità della vita. Essi credono soprattutto ai valori finanziari, alla capitalizzazione in Borsa, alle imprese di rating, agli stakeholders, ai mercati, ai tecnoesperti, ai managers, alla finanza tecnologicizzata che consente transazioni finanziarie al millionesimo di secondo, alla luce nera del sole della speculazione e dei paradisi fiscali.

L’entrata in Borsa dell’acqua è l’ennesima calamità degli ultimi decenni inflitta alla storia della vita della terra dai predatori della vita che sono diventati i poteri forti della tecnologia e della finanza. La tecnologia conquistatrice e la finanza dominatrice sono le due ganasce della tenaglia mondiale che ha afferrato e mantiene soggiogata la vita della Terra nelle mani dei dominanti (in senso largo: meno del 15% della popolazione mondiale attuale).

Occorre salvare l’acqua dalla finanza. L’entrata in Borsa dell’acqua in quanto materia prima non è solo una dimostrazione del fallimento del sistema economico capitalista della società utilitarista, ma è una sconfitta dell’Umanità. E’ la fine del principale bene comune pubblico della vita, insieme all’aria. Abbiamo accettato che la speculazione possa inaridire lo spirito della fonte della vita. Quando l’ultima goccia avrà il valore finanziario più alto mai raggiunto, cosa berremo, cosa coltiveremo?

Storicamente le tenaglie di dominio sono sempre saltate, prima o poi. Non sappiamo come e quando la tenaglia attuale salterà. E’ certo però che, se gli abitanti della Terra si ribellano e lottano per la liberazione della vita, i tempi potranno essere accorciati e la rottura sarà più rapida con a termine un reale capovolgimento del mondo nell’interesse anche dell’85% della popolazione mondiale oggi esclusa.

Note

(*) Titolo di un articolo di James E. McWithney, Water the Ultimate Commodity, in Investopedia, Special Feature,’Green Investing”, 3 novembre 2010.

(1) Ho parlato per la prima volta di “petrolizzazione “ dell’acqua nel libro Le manifeste de l’eau, Edition Labor, Bruxelles ,1998, p.69.

(2) Non per nulla è entrata in Borsa. Lo stesso Whitney, citato nell’asterisco, spiegava nel 2010 perché gli operatori finanziari erano sempre di più interessati all’acqua: ”Like any other scarcity, the water shortage – ed oggi siamo in uno stato di penuria generale dell’acqua buona per usi umani – createss investment opportunities”. Altro che protezione e ricerca di sicurezza idrica per tuttti! Nella nostra economia quel che dà valore alle cose è la loro scarsezza ed insicurezza.

(3) Ho analizzato il ruolo centrale assegnato dall’Unione Europea agli stakeholders in Memorandum sur la Politique européenne de l’eau, IERPE, Bruxelles, novembre 2013, pp 89-97.

Riccardo Petrella, autore de Il manifesto dell’acqua, Ed.Gruppo Abele, 2001, (edizione originale in francese, Le manifeste de l’eau, 1998) E’ stato pubblicato anche in inglese, tedesco, olandese, spagnolo, catalano, portoghese, coreano… Promotore del Comitato Internazionale per il Contratto Mondiale dell’Acqua sin dal 1997.

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Il futuro – covid o non covid – è segnato. Se poi una azienda vuole assumermi visto i numeri toccati ben venga.

Giornalisti in saldo?

Un appello per sensibilizzare sul tema del precariato e del futuro della professione e dei suoi lavoratori autonomi e stipendiati

«Le prese di posizione, gli appelli, le misure attorno al salvataggio dell’istituto di previdenza dei giornalisti italiani (Inpgi) devono partire da un principio di realtà: oggi due giornalisti su tre in Italia sono precari. Senza contratto regolare, senza tutele e senza diritti. Testate nazionali o editori locali non fa differenza. Carta stampata, Tv, digitale: lo sfruttamento dei collaboratori che oggi reggono la dorsale informativa italiana è dappertutto.

Al default sociale dei giornalisti precari concorre anche la Legge sull’Equo compenso, votata dal Parlamento nel 2012 e oggi ancora lettera morta», a scriverlo è oggi sul sito per la libertà di espressione Articolo 21Mattia Motta. Fotografare una realtà difficile e lanciare un appello sono i propositi. Un appello che appena nato è partito con 600 firme in calce. Crediamo che tante altre se ne aggiungeranno.

Sono spesso precari le giornaliste e i giornalisti che illuminano le periferie del mondo e del nostro paese, prosegue Motta, «che scrivono dalle zone di camorra e delle mafie senza avere copertura di alcuna natura, e alcuna “pubblica garanzia”».

«[…] Quando si parla di giornalisti, di previdenza e quindi di regolarità contributiva (e retributiva) non si può tacere la realtà quotidiana di persone che lavorano 8, 10 ore al giorno con la prospettiva del 31/12, tutti gli anni, da dieci anni. E questo accade a collaboratori, co.co.co, false partite Iva che puntualmente vengono condotte nell’alveo del lavoro dipendente ogni volta. Questo lavoro – prosegue Motta – spesso è portato avanti da persone senza un contratto stabile, senza diritti né tutele.

Precariato e sfruttamento stanno affossando l’Inpgi e anche “la qualità della democrazia” in Italia, come sostiene Agcom nel Secondo Osservatorio sul giornalismo.

Questo appello, nato dal basso da una serie di giornaliste e giornalisti precari, in una notte – una notte – ha raccolto oltre 600 firme. Segno che non siamo soli. Segno che dobbiamo continuare a lottare per la dignità delle persone e del lavoro, per la salvaguardia e l’indipendenza della professione, e quindi di Inpgi. Segno che, oggi più che mai, nessuno si salva da solo».

L’appello e le prime firme.

 Precariato e sfruttamento: dignità del lavoro per salvare Inpgi. Difendere il lavoro per salvare la professione giornalistica. Contrastare il precariato per dare maggiore solidità all’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani.

Sono gli obiettivi che si prefigge il Comitato Dignità delle persone, dignità del lavoro, promosso da un gruppo di giornalisti precari con l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni sulla necessità di dare un futuro di diritti e di certezze a migliaia di giornalisti costretti a lavorare senza alcun riconoscimento e con retribuzioni vergognose.

Il nostro appello è rivolto innanzitutto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché dall’alto del suo magistero richiami il Governo e il Parlamento a rivolgere l’attenzione, con l’adozione di provvedimenti mirati.

Comprendiamo l’appello al Capo dello Stato sottoscritto da illustri colleghi in pensione e alcuni direttori per salvaguardare l’autonomia e la sostenibilità dell’Inpgi.

Oltre che preoccupazione, dai sottoscrittori di quella petizione ci saremmo aspettati, però, coerenza e un po’ di autocritica. Fra loro, infatti, ci sono giornalisti pensionati che continuano a lavorare senza versare i contributi alla gestione principale dell’Inpgi.

Da questo punto di vista, stupisce che chi continua a esercitare la professione, proclamandosi giornalista quando porta in tv esponenti di clan della malavita e artista quando si tratta di pagare i contributi, si preoccupi adesso della situazione dell’Inpgi. Lo stesso discorso vale per i direttori di importanti testate, che utilizzano quotidianamente giornalisti precari, senza porsi il problema dell’esiguità delle retribuzioni e della sostanziale assenza di diritti.

Riteniamo che non ci possa essere previdenza senza lavoro regolare. Per questo ci rivolgiamo al Presidente della Repubblica affinché sensibilizzi Parlamento e Governo ad affrontare e risolvere il problema del precariato e dello sfruttamento nel settore dell’informazione.