Israele, arriva lo spray nasale contro il Covid. E la notizia finisce anche sui siti iraniani

di Sharon Nizza

Si chiama Taffix e impedisce ai virus di penetrare la mucosa nasale creando una barriera protttiva per 5 ore. Agli inizi della pandemia, l’Ayatollah Naser Makarem Shirazi, una delle massime autorità religiose in Iran, aveva emesso una fatwa secondo cui, alla norma che vieta di comprare qualsiasi prodotto “dai sionisti o da Israele”, era stata fatta un’eccezione “a meno che il trattamento non sia unico e insostituibile”.

TEL AVIV –  In attesa del vaccino, tra le nuove tecnologie che si fanno strada per prevenire la diffusione della pandemia, debutta sul mercato in questi giorni Taffix, uno spray nasale che impedisce ai virus di penetrare la mucosa nasale, creando una barriera protettiva efficace per cinque ore.

Sviluppato dall’azienda biofarmaceutica israeliana Nasus Pharma, l’inalatore fornisce un ulteriore livello di protezione, in aggiunta alle mascherine, particolarmente indicato per gli ambienti ad alto rischio come i mezzi di trasporto pubblico, negozi e scuole, o in generale qualsiasi spazio chiuso.

Taffix rilascia una polvere contenente ipromellosa che, in soli 50 secondi, crea un sottile strato di gel nella mucosa nasale, funzionando come una barriera protettiva dalle minacce esterne. La polvere nasale, inoltre, è stata sviluppata per abbassare il pH della mucosa nasale da 6.8 a 3.5, creando un ambiente più acido che neutralizza il virus.

Lo spray, già in commercio in Europa e acquistabile su Amazon, nel giro di un paio di settimane entrerà anche nel mercato italiano, dove sarà reperibile nelle farmacie, ci racconta Udi Gilboa, co-fondatore e direttore esecutivo di Nasus Pharma.

Uno dei test più significativi che sono stati fatti sul prodotto è avvenuto nell’affollatissima città israeliana di Bnei Berak, abitata principalmente dalla comunità ebraica ultraortodossa, dove si è registrato un tasso di contagio più alto della media del Paese anche a causa dell’alta densità demografica. Tra i soggetti che hanno partecipato all’esperimento, inalando Taffix tre volte al giorno per due settimane (e sempre indossando anche la mascherina), solo il 2% è risultato positivo, 2 persone su 83 (“proprio le due persone che hanno ammesso di non aver spruzzato lo spray alla frequenza richiesta” specifica Gilboa). Mentre nel gruppo che non ha inalato Taffix ma indossava solo le mascherine, il tasso di contagio è stato ben del 10%.

“L’esperimento ci ha fornito dati eccellenti. È la prima volta che, oltre alle mascherine, una misura preventiva per il contrasto del Covid si è dimostrata realmente efficace nel limitare la diffusione del contagio, specie in ambienti con potenziali super-spreader” dice Gilboa. Va specificato che Taffix non intende sostituire le indicazioni ministeriali relativamente all’uso delle mascherine o al distanziamento fisico, ma costituisce “un ulteriore strato protettivo” sottolinea Gilboa.

Nei test condotti in laboratorio presso l’Università della Virginia, i risultati hanno dimostrato che Taffix è in grado di uccidere il 99% di cellule virali da SARS-CoV-2.

“Abbiamo testato Taffix su diverse tipologie di virus” prosegue Gilboa. “Il 95% dei virus penetra nel corpo attraverso il naso e viene debellato nel momento in cui incontra la patina di Taffix che riduce il pH al 3.5: ogni virus che conosciamo oggi muore in un ambiente con tale livello di acidità. Ciò significa che Taffix costituisce una soluzione preventiva non solo per il Covid, ma per ogni patologia virale, compresa l’influenza stagionale”.

La notizia dell’innovativo e semplice dispositivo, che avrà un costo di circa 15€ a flaconcino (1000 mg), ha fatto il giro del mondo, tanto da essere pubblicata persino dall’agenzia stampa iraniana Tasnim, vicina alle Guardie della Rivoluzione. Agli inizi della pandemia, l’Ayatollah Naser Makarem Shirazi, una delle massime autorità religiose in Iran, aveva emesso una fatwa secondo cui, alla norma che vieta di comprare qualsiasi prodotto “dai sionisti o da Israele”, era stata fatta un’eccezione “a meno che il trattamento non sia unico e insostituibile”.

Fonte: lA REPUBBLICA on line