Etiopia, l’ipocrisia di un Premio Nobel

10.12.2020 – Le blog de Paul Quilès

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Etiopia, l’ipocrisia di un Premio Nobel

Abiy Ahmed, questo nome forse non vi dirà nulla. È il nome del primo ministro etiope, che nel 2019 è stato insignito del Premio Nobel per la Pace per i suoi sforzi nella risoluzione del conflitto tra Etiopia ed Eritrea.

Nonostante questo lodevole riconoscimento, che sembra ritrarlo come un difensore della pace, Abiy Ahmed è impegnato in una spietata guerra civile, provocando nell’arco di un mese la devastazione della regione del Tigrè, quasi 50.000 rifugiati che muoiono di fame e molte vittime nei combattimenti militari.

Le divergenze politiche tra il governo centrale dell’Etiopia e il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (TPLF) non spiegano tutto, e in particolare perché il Premio Nobel per la Pace del 2019 abbia scelto il metodo violento, escludendo qualsiasi trattativa.

Le Nazioni Unite hanno tardato a intervenire, chiedendo alla fine un accesso umanitario illimitato alla regione del Tigrè. Questa iniziativa sembra molto timida in vista di quello che dovrebbe essere il ruolo delle Nazioni Unite, definito a partire dal 2005 con il principio della “responsabilità di proteggere”.

Per quanto riguarda il Comitato Nobel, la sua discrezione nei confronti di questo “cattivo esempio” testimonia l’ipocrisia, purtroppo frequente nelle relazioni internazionali, che rischia di danneggiare la sua immagine.

Traduzione dal francese di Thomas Schmid. Revisione di Ada De Micheli