Un grande dispiacere per il fallimento della UTET Grandi Opere

Chi mi conosce sa che non do spazio a esponenti politici, salvo rare eccezioni come certi recenti riferiment a Civati di Possibile e il suo interesse (per fortuna rinnovato!) per la libertà di Patrick Zaky. Sapete anche che pur avendo studiato dai valdesi, sono stato dal 1997 al 2001 luterano e ne vedete i riflessi  nel quaccherismo alla Emil  Fuchs, che per molti invece ha origini puritane –  Conosco perfettamente della Importanza per tutti i teologi, dell’opera in due volumi sulla “Istituzione della Religione Cristiana” di Calvino della UTET. Non della protestante Claudiana.

Mi sono soffermato oggi sulle riflessioni di Maurizio Acerbo (PRC) su Facebook, che non riesco a non condividere, perchè vere. Le riporto integralmente.

“Ha chiuso la UTET GRANDI OPERE. Procedura fallimentare. Era la più antica casa editrice italiana. Non ne parlano i giornali e tantomeno le tv. Il governo non è intervenuto, il ministro della cultura Franceschini inerte. L’opposizione di destra ne ignora probabilmente l’esistenza. La Regione Piemonte ha fatto qualcosa? E le fondazioni? Norberto Bobbio e Giuseppe Galasso si staranno rigirando nella tomba. Lo Stato e la Regione dovevano intervenire per salvare un patrimonio così essenziale per la cultura del nostro paese. Forse si può ancora fare. Il governo intervenga nel fallimento, acquisisca il catalogo e trovi le forme con un comitato scientifico autorevole per il rilancio della casa editrice. P.S: I miei genitori facevano i sacrifici per pagare le rate dell’Enciclopedia #Utet, un monumento del sapere. L’agente Utet era il signor Di Francesco, excomunista diventato testimone di geova, che portava nelle case i libri della Utet con passione infinita. E famiglie popolari come la mia acquistavano a rate quei volumoni perché convinte che i loro figli avevano il diritto di accedere a quella cultura che a loro era stata preclusa. Era un’Italia migliore di questa. Allora si aprivano le biblioteche nei quartieri.”
Suggerite Voi se possiamo intraprendere azioni culturali per sensibilizzare una reazione dell’opinione pubblica.