Lo sappiamo Premier Conte che “la situazione è seria” ma…

È indubbio che lo sport segua con attenzione lo svilupparsi del dibattito sulle cure del Coronavirus, Non solo per gli aspetti importanti dei riflessi economici sul PIL del football e non solo ma soprattutto per lo svolgimento a porte aperte delle partite in programma. Ci sono continui interventi governativi anche in materia di sport. Il malumore è forte e non ha nulla a che spartire con le violenze e gli incidenti con la polizia. È troppo presto per stabilire i risultati delle indagini delle Autorità preposte all’accertamento degli atti vandalici, dei furti e devastazioni in orari serali di alcune grandi città. Una cosa è certa: lo sport si è subito dissociato unanimemente da quei fatti terribili, sconfinati nella violenza urbana. Le critiche che sono provenute dal mondo sportivo e artistico sono tutte improntante alla serenità del confronto civico e democratico di alcune scelte politiche che condizionano lo scenario italiano in questi momenti. Come mai era capitato prima di adesso. Mai in quanto la pandemia è un fenomeno di cui eravamo tutti senza alcuna esperienza in merito. Lo sport si affida in primis alla scienza, alla ricerca, alla medicina per la cura completa del virus. In primis esiste un problema di salute per tutti gli atleti e ovviamente dei calciatori e dei team di squadra. La consapevolezza di questo aspetto può essere valutata come una rassicurazione al Premier fatta oggi sulla “situazione seria”, Oggi conosciamo tutti le limitazioni vigenti ma temiamo come mondo dello sport la richiesta del Governo di un piano B e un piano C per la Lega. Come possiamo avere serenità se ci si paventa scenari cupi, che sono oggettivamente non certi ma che incutono timori fra le squadre, gli addetti ai lavori, gli investitori, il mondo degli sponsor e della pubblicità, ecc.

Maurizio Benazzi