Omotrasfobia, 138 storie nel report Arcigay: maglia nera al nord, lì la maggioranza delle aggressioni

Omotrasfobia, 138 storie nel report Arcigay: maglia nera al nord, lì la maggioranza delle aggressioni

OMOTRANSFOBIA, 138 STORIE NEL REPORT ARCIGAY: MAGLIA NERA AL NORD, Lì LA MAGGIORANZA DELLE AGGRESSIONI

Piazzoni: “Persone lgbti vulnerabili e spesso ancora invisibili”. Alle 18 diretta online sulla legge con Boldrini, Zan, Cirinnà (PD) e Maiorino (M5S)

Bologna, 16 maggio 2020 – “Quest’anno il 17 maggio, Giornata mondiale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia, porta con sé il trentesimo anniversario del giorno in cui l’omosessualità fu tolta dall’elenco delle malattie mentali dell’OMS”: dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, che prosegue:  “In questi 30 anni, guardandoci intorno, abbiamo potuto misurare l’avanzamento culturale con cui ogni Paese ha capitalizzato questa conquista, comprendendo che i diversi orientamenti e le diverse identità di genere non sono malattie, e stigmatizzando chi le considera tali, perché minaccia il benessere, se non addirittura l’incolumità, di una parte della società. Le persone lgbti in Italia sono esposte a una condizione di vulnerabilità: è un fatto che non ha più bisogno di dimostrazioni, ma che vogliamo anche quest’anno approfondire”.

Come sempre, in occasione del 17 maggio abbiamo tentato di esplorare l’odio nei confronti delle persone lgbti ripercorrendo tutte le vicende riportate dai mass media, cioè in qualche modo denunciate, rese pubbliche e definite tali da chi ne riportava il racconto. Si tratta solo della punta di un iceberg, che comunque rende l’idea dei connotati che assume l’odio omotransfobico. Dal 17 maggio scorso abbiamo censito dai giornali 134 storie di omotransfobia, più altre 4 in realtà avvenute prima di un anno fa ma che solo dopo, in fase giudiziaria, hanno messo in luce il movente. Un totale di 138 episodi, dei quali 74 avvenuti nel Nord Italia, 30 al Centro, 21 al Sud e 13 nelle Isole. 32 vicende hanno a che fare con vere e proprie aggressioni, 13 sono adescamenti a scopo di rapina, ricatto o estorsione, 9 sono violenze familiari, 31 sono discriminazioni o insulti in luoghi pubblici, come bar o  ristoranti, 17 sono scritte infamanti su muri, auto, abitazioni, 25 sono episodi di hate speech e di incitazione all’odio, online e offline, scatenati da esponenti politici, gruppi, movimenti.

“Maglia nera al Nord, – commenta Piazzoni – dove hanno avuto luogo più della metà delle storie censite e dove in effetti, in particolare in alcune città, abbiamo la sensazione concreta di un rafforzamento dell’istanza omotransfobica, spesso legittimata e reiterata anche dalle istituzioni. Ed è al Nord, infatti, che più di frequente perfino la politica attinge al linguaggio della violenza e dell’istigazione nei confronti delle persone lgbti. Sempre nel Nord si concentra uno dei fenomeni più preoccupanti che il rapporto ci rappresenta, non inedito, ma mai come quest’anno consolidato e ricorrente: gay maschi, spesso anziani ma non necessariamente, che vengono contattati da ragazzi giovani, di solito via chat. Ragazzi che poi incontrano ma dai quali vengono rapinati, o ricattati attraverso fotografie intime o sotto la minaccia di rivelare l’orientamento sessuale dell’uomo. Quello che un tempo era un fenomeno saltuario che riguardava di solito il degenerare di una relazione sexworker/cliente, oggi ha tutt’altre sembianze, cioè quelle di una trappola metodica rivolta a persone identificate come vulnerabili. Sono in tutto 13 gli episodi di questo tipo che la cronaca ha raccontato nell’ultimo anno. E ancora: al Nord si sono verificate la metà delle aggressioni (16 su 32) dei passati dodici mesi, avvenute quasi tutte per strada. Infine: guardiamo sempre con preoccupazione alle violenze familiari, presenti al Nord, come al Centro o al Sud, che quasi sempre restano nascoste ai media, ma che sono un fenomeno sempre presente e che registriamo quotidianamente attraverso le nostre reti associative, fenomeno che si è esasperato dopo le settimane di lockdown”.

Danno chiavi di lettura utili a leggere questa fotografia i dati comunicati due giorni fa dall’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione europea, relativi alla più grande ricerca mai realizzata sulla popolazione lgbti, con oltre 140mila persone intervistate provenienti da circa 30 Paesi (qui il report dell’Italia) . “Il 62% delle persone lgbti intervistate nel nostro Paese – dice Piazzoni –  evita di tenere per mano il compagno o la compagna in pubblico e il 30% di loro si tiene alla larga da certi luoghi o certe zone per paura di essere aggredito o aggredita. Le persone lgbti visibili nel proprio contesto sono sotto la soglia del 40%, quindi oltre il 60% preferisce vivere nell’ombra. È questa invisibilità a produrre quella vulnerabilità che rende le persone lgbti ricattabili ed esposte a fortissime violenze psicologiche, prima ancora che fisiche. Ma per socializzare con serenità la propria condizione, una persona lgbti deve sentire attorno a sé un contesto sicuro e accogliente. A questo serve il grande lavoro culturale che da anni le associazioni come Arcigay portano avanti, a volte con grande sostegno delle istituzioni, altre volte superando i loro tentativi di censura. E a questo servirebbe una legge contro i crimini e le parole d’odio nei confronti delle persone lgbti, che da anni chiediamo e che sappiamo prossima al dibattito in aula. In quella battaglia il nostro faro sarà l’efficacia della norma e la sua corrispondenza alla domanda di giustizia che raccogliamo ogni giorno dalle persone colpite dall’odio”.

Di legge contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere si parlerà nella tavola rotonda online in programma oggi, 16 maggio, alle 18 in diretta dal sito di Arcigay.it: assieme al presidente nazionale Luciano Lopopolo e al segretario generale Gabriele Piazzoni interverranno i firmatari e le firmatarie delle quattro proposte di legge depositate in Parlamento, cioè l’on. Laura Boldrini (PD), l’on. Alessandro Zan (PD), la sen. Monira Cirinnà (PD) e la sen. Alessandra Maiorino (M5S).

Infine, delle 138 storie di omotransfobia censite nell’ultimo anno, cinque sono state affidate ad altrettante card virtuali, una campagna social per raccontare omofobia, lesbofobia, transfobia, bifobia e afobia esattamente nelle forme in cui le incontriamo, tutti i giorni, nella realtà. Le cinque storie mostrano l’attitudine dell’odio a cambiare forma, sembianze, linguaggio, attori, occasioni. Ma sempre odio resta, anche quando chi lo pratica lo rivendica in nome di una fraintesa libertà, quasi fosse un diritto. Invece, “La Violenza non è un diritto. Combatterla è un dovere”, recita il claim della campagna.

Sul sito il file pdf relativo diffuso

Report-omotransfobia-2020-Foglio1

Meeting Minutes del 22/5/2020

Meeting Minutes 22/5/2020

* Giornata ONU per la biodiversità

“…. ho avvertito che la vita mi scorreva dentro a scatti, proprio come un fiume che a fatica si ritaglia il proprio letto attraverso blocchi di roccia ammassati che impediscono il passaggio. E desideravo così tanto che la vita fosse una limpida, fluida corrente calda”

“Quel che fa paura è il fatto che certi sistemi possano crescere al punto da superare gli uomini e da tenerli stretti in una morsa diabolica, gli autori come le vittime…”

Etty Jillesum

Quello che protestanti e cattolici hanno cancellato dalla Storia, per i loro crimini di massa nei secoli dei secoli :

On this date in 1557 (May 22nd), five #Anabaptists were burned at the stake in #Antwerp, Belgium. Their names were: Jeronimus van der Capellen, Laurens van Gelder, Pieter de Meulenaer (aka Pieter the Miller), Jacob van Yperen, and Maerten de Wael (aka Maerten the Walloon). (Martyrs’ Mirror erroneously says they were beheaded. See p.569.) Jeronimus was from Brussels (about 45 km to the south). He was a maker of tin pots by trade. Laurens was from Kortrijk (about 100 km to the southwest). Pieter was a miller and a weaver. Maerten was from Douai, France (about 150 km to the southwest). Jeronimus’s wife, Margriete, and Maerten’s wife, Clairette, were executed here 6 weeks later.
~The Marginal Mennonite Society Anabaptist Executions Series.

In questa data nel 1557 (22 maggio), cinque #Anabaptisti sono stati bruciati sul rogo ad #Anversa, Belgio. I loro nomi erano: Jeronimus van der Capellen, Laurens van Gelder, Pieter de Meulenaer (alias Pieter il Miller), Jacob van Yperen e Maerten de Wael (alias Maerten il vallone). (Lo specchio dei martiri dice erroneamente che sono stati decapitato. Vedi p. 569.) Jeronimus era da Bruxelles (circa 45 km a sud). Era un creatore di pentole di latta per commercio. Laurens era da Kortrijk (circa 100 km a sud-ovest). Pieter era un miller e un tessitore. Maerten era da Douai, Francia (circa 150 km a sud-ovest). La moglie di Jeronimo, Margriete e la moglie di Maerten, Clairette, furono giustiziati qui 6 settimane dopo.

Noi gli abbiamo dedicato pagine su tutti i siti in italiano ein inglese: https://quaccheri.wordpress.com/anabaptist-martyrs-of-europe/ Per noi vivono ancora nella memoria di coraggiosi cristiani alpari dei martiri quaccheri.

“Perchè accettai quella carica? Affrontai l’avventura  come un asino bendato. Servirsi del potere? Che perniciosa illusione! E’ il potere che si serve di noi.
(Petro da Marrone/ Celestino V)

Nessun uomo costruisce la chiesa , soltanto Cristo. Chi la vuole costruire è già all’opera per la distruzione.
Dietrich Bonhoeffer

Buon compleanno carissimo, ieri a Milano ancora una sanguinosa violenza contro i gay e in Parlamento il PD presenta leggi annacquate contro l’omofobia,che non servono a niente e a nessuno. Uno schifo totale. Roba da papisti.

Happy birthday, Harvey Milk (May 22, 1930 – Nov. 27, 1978)! Community organizer. The “Mayor of Castro Street.” Born in Woodmere, New York. In 1977, Harvey won a seat on the San Francisco Board of Supervisors, making him the first openly gay person elected to public office in California. Assassinated by fellow city supervisor Dan White in 1978. Cremated, his ashes spread in the Pacific Ocean.
~The Marginal Mennonite Society Heroes Series.

Buon compleanno, Harvey Milk (22 maggio 1930-Novembre. 27, 1978)! Organizzatore della Comunità. Il ” Sindaco di Castro Street.” Nato a Woodmere, New York. Nel 1977, Harvey vinse un seggio al San Francisco Board of Supervisors, rendendolo la prima persona apertamente gay eletta in carica pubblica in California. Assassinato dal collega supervisore della città Dan White nel 1978. Cremato, le sue ceneri si diffondono nell’Oceano Pacifico.
~ La serie Marginal Mennonite Society Heroes.
L'immagine può contenere: una o più persone

 

2 Giugno nonviolento

21.05.2020 – Movimento Nonviolento

2 Giugno nonviolento
(Foto di http://www.azionenonviolenta.it)

La buona notizia è che non ci sarà la parata militare. Finalmente.
La cattiva notizia è che non potranno sfilare nemmeno i civili. Purtroppo.
Ma noi vogliamo festeggiare comunque il 2 giugno, compleanno della
Repubblica.

Nome: Repubblica
Cognome: Italiana
Nata il: 2 giugno 1946
Luogo: Urna elettorale
Maternità: Resistenza antifascista
Paternità: Referendum istituzionale

Con questi dati anagrafici, figlia della libertà conquistata, di un voto popolare, e con la bella Costituzione che porta in dote, le siamo debitori per il ripudio della guerra e per la pace che ha garantito con la sua vocazione europea. Noi cittadini abbiamo il compito di difenderla, lo dice la Costituzione stessa, che ci affida questo “sacro dovere” (articolo 52). I cittadini sono civili e disarmati, uno status in contrapposizione a quello militare, per definizione.

E poichè la Repubblica è fondata sul lavoro, sui diritti, sulla dignità, sulla cultura, sulla tutela delle minoranze, sulla pace e sulla
giustizia, può essere difesa solo con strumenti compatibili con questi principi fondamentali (articoli 1-12). È la difesa civile, non armata enonviolenta il metodo che i cittadini hanno a disposizione per tutelare la Repubblica.

Oggi gli strumenti simbolo della “difesa della Patria” sono mascherine, guanti, disinfettante, non  cacciabombardieri, blindati, corazzate. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti (articolo 32). Dobbiamo difenderci dalla malattia, dal contagio, tutelare i più deboli e i fragili. Dopo la pandemia e l’emergenza sanitaria, le forze da mettere in campo sono quelle del lavoro, medici e infermieri, le categorie delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini e le bambine, le madri e i padri, le ragazze e i ragazzi del Servizio civile universale.

Questa è la vera ricchezze della Repubblica che chiede di rimuovere l’ostacolo delle enormi spese militari ed avere a disposizione risorse per garantire il sistema sanitario a tutti. Ecco perchè la parata militare è ormai anacronistica.

Il 2 giugno festeggiamo la Repubblica democratica, unitaria, parlamentare. Noi vogliamo portare la nostra aggiunta nonviolenta
affinchè sia anche disarmata, strumento di pace che ripudia la guerra (articolo 11).

MOVIMENTO NONVIOLENTO

Meeting Minutes del 21/5/2020

Meeting Minutes del 21/5/2020

Memoria

16 MAGGIO 1944. LA RIVOLTA DI ROM E SINTI NEL CAMPO DI STERMINIO DI AUSCHWITZ!

Il 16 maggio del 1944 nel campo di sterminio di Auschwitz ci fu una rivolta, esattamente nello Zigeunerlager, “il campo degli zingari”. Le SS quel giorno avevano intenzione di sterminare circa 5mila uomini, donne e bambini, tra rom, sinti e manush, a cui era stato permesso di stare insieme, nelle stesse baracche, ultimi tra gli ultimi.

Le condizioni di vita nel settore occupato dagli Zingari ad Auschwitz-Birkenau contribuirono al diffondersi delle epidemie di tifo, vaiolo e dissenteria che decimarono la popolazione del campo. Alla fine di marzo, le SS uccisero nelle camere a gas circa 1.700 Rom, giunti pochi giorni prima dalla regione di Bialystock. Molti di loro, ma decisamente non tutti, erano già malati. Nel maggio del 1944, gli amministratori del campo decisero di trucidare tutti gli Zingari. Le guardie delle SS circondarono il settore nel quale vivevano i Rom, per impedire a chiunque di fuggire. Quando fu loro ordinato di uscire, i Rom si rifiutarono perché erano stati avvertiti delle intenzioni dei Tedeschi e si erano armati di tubi di ferro, vanghe e altri attrezzi usati normalmente per il lavoro.

I capi delle SS decisero di evitare lo scontro diretto con i Rom e si ritirarono. Dopo aver trasferito 3.000 Rom ancora in grado di lavorare ad Auschwitz I e in altri campi di concentramento in Germania-tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate 1944-il 2 agosto le SS deportarono i rimanenti 2.898. La maggior parte di quei prigionieri era costituita da malati, anziani, donne e bambini. Furono uccisi praticamente tutti nelle camere a gas di Birkenau. Un piccolo gruppo di ragazzini che erano riusciti a nascondersi durante le operazioni di trasferimento fu catturato e ucciso nei giorni successivi. Almeno 19.000 dei 23.000 Rom che furono deportati ad Auschwitz morirono nel campo.

Fonte: (US Holocaust Memorial Museum)

 

L’essenza del quaccherismo

Ma “lo Spirito” non è quella cosa che ispira un uomo. I primitivi cristiani, dopo Pentecoste, lo consideravano piuttosto come qualcuno. “Lo spirito “ ha un’intelligenza ed una volontà. Egli controlla e dirige le azioni degli Apostoli e loro indica o proibisce ad essi di recarsi in un luogo o in un altro , mostra , ad esempio , come debbano risolvere le difficoltà sorte circa la questione se debba imporsi ai convertiti dal paganesimo l’onere delle osservanze giudaiche (Atti VIII, 29; XIII, 2; XVI 6-7, XV, 28). E questo carattere personale è dovuto al fatto che lo Spirito era allora considerato come presenza attuale e vivente dello stesso Cristo (Atti XVI, 7). Che tal fosse la fede dei primi cristiani risulta manifesto dal quarto Vangelo, là dove Gesù assicura ai suoi discepoli che egli ritornerà ad essi come il “consolatore” (Giov XIV, 16-18) e dalla dichiarazione di Paolo che “il Signore (cioè Gesù Cristo) è lo Spirito “ (II Cor . III 17-18) . “Lo Spirito” , insomma nel pensiero dei primi cristiani , significava che Gesù , malgrado fosse stato crocefisso, non era morto, ma era invece vivente ed operante nella società dei suoi seguaci, riproducendo in essi il Suo proprio spirito , il Suo profondo carattere, il Suo proprio modo di vita, con tutte le sofferenze ed i sacrifici e la gioiosa dedizione per la redenzione del genere umano e per la trasformazione del mondo, confidando solo nella potenza e nell’amore di Dio.

Concluderò questo paragrafo con alcune brevi citazioni di scrittori recenti che , come spero, confermeranno la verità di quanto sopra.

“Il cristianesimo nella sua epoca aurea era essenzialmente una ricca e vivida conoscenza di Dio, la quale sublimava sino ad una perfetta esperienza dell’unione con Dio nel pensiero, nel cuore e nella volontà. Era una manifestazione personale del divino nell’umano, dell’eterno nel tempo. Se risaliamo alle sorgenti della nostra vita religiosa, perveniamo in ultimo ad Uno che pensava e, con semplicità di fanciullo dichiarava: “Nessuno conosce il Padre se non il Figlio” ed “Io e il Padre mio siamo un essere solo”. La sua azione diretta e l’influsso della sua vita sui suoi discepoli è ciò che appare di più straordinario nei Vangeli, come la continuità di tale influsso sugli uomini è quanto v’ha di più mirabile nella storia umana.

“Il complesso del Nuovo Testamento è armonico e chiaro nella sua dottrina su ciò che costituisce l’elemento originale e vitale del Cristianesimo. Il potere di questo consiste nello “Spirito”, il quale attraverso Gesù , pervade il mondo e fissa la sua dimora nel cuore dei credenti. Il Cristianesimo è manifestatamente “la economia dello Spirito”, l’ingresso nel mondo, amezzo di Gesù Cristo, di un principio nuovo e di una sorgente di luce e di vita spirituale”:

“Un cristiano è un uomo che, avendo creduto nel Vangelo, ha con ciò steso ricevuto in sé lo Spirito di Cristo come principio di vita, come ispirazione permanente dei suoi pensieri e delle sue azioni… All’inizio tutti i credenti si ritenevano ispirati…il Cristianesimo deve ritornare alla religione delllo Spirito se non vuo, perder il suo titolo di nobiltà e le orme del primo ideale.

Edwar Grubb

Turchia: digiuno e morte. Mobilitiamoci Ora

20.05.2020 – La Bottega del Barbieri

Turchia: digiuno e morte. Mobilitiamoci Ora

di Franco Corleone Con un appello di db

Davvero grazie a Roberto Vecchioni che su la Repubblica di domenica 10 maggio ha scritto un pezzo straziante sulla morte di un musicista del Grup Yorum dopo uno sciopero della fame di 323 giorni per protestare contro il divieto di tenere concerti, di suonare, di cantare che durava da cinque anni.

La libertà fa paura alle dittature e la Turchia di Erdogan vive sulla costruzione di complotti e di nemici perfetti. Ibrahim Gokcek, il bassista del gruppo musicale accusato di essere contiguo a movimenti di opposizione ha lasciato un messaggio tremendo di accusa:«Ci avevano lasciato solo i nostri corpi per combattere».

Prima di lui erano morti Helin Bolek e Mustafa Kocak, dopo mesi di digiuno.

Sono sconvolto, come è possibile che io, persona mediamente informata, non sapessi nulla di questa tragedia incombente? Ha ragione Vecchioni, il nostro Occidente è vile, indifferente e ora si culla nello spot demenziale del «tutto andrà bene». Ma ha torto a scrivere che «nessuno, ma proprio nessuno ne ha parlato». Il manifesto lo ha fatto due volte.

Preziosi dunque gli articoli sul manifesto di Chiara Cruciati, che lui a quanto pare non ha letto. Non sa, o finge di non sapere, che questo non è un caso isolato, poiché la Turchia negli ultimi anni è diventato un grande carcere, dove si può finire senza aver commesso alcun reato. Basta la generica accusa di «terrorismo», che lì (ma è lo stesso in tanti altri paesi) viene appioppata a migliaia di insegnanti, giornalisti, sindaci, parlamentari di opposizione. E chi non finisce in prigione viene estromesso dagli impieghi pubblici.

Dopo il tentato golpe del 2016 sono stati licenziati anche 4.279 magistrati, 3.000 di loro arrestati. È così che, come riferisce nell’ultimo numero il magazine internazionale Global Rights, che da anni denuncia e informa anche sui diritti umani nel regno di Erdogan, secondo i dati dello stesso governo, a gennaio vi erano ben 298.000 persone nelle 355 prigioni del paese, che però dispongono di soli 218.000 posti. Vi sono almeno 1.334 prigionieri malati di cui 457 in gravi condizioni. Vi si trovano persino 780 bambini, in prigione con le loro madri (globalrights.info).

Del resto, basterebbe avere un po’ di memoria per sapere delle condizioni delle carceri e dei diritti in quel Paese, dove troppo spesso lo sciopero della fame sino alle estreme conseguenze è l’unica possibilità di protestare.

Come avvenne, ad esempio, nel 2001, con decine di reclusi morti a seguito di un lungo digiuno e altre decine uccisi dall’assalto dei militari alle prigioni in lotta. Ne scrisse su Fuoriluogo nel gennaio 2001 il compianto Sandro Margara – per un troppo breve periodo a capo delle nostre carceri – dopo essersi recato in Turchia con una delegazione di osservatori internazionali. Quella testimonianza si può leggere nell’antologia dei suoi scritti «La giustizia e il senso di umanità (carcere, opg, droghe e magistratura di sorveglianza)» che ho curato nel 2015, edito da Fondazione Michelucci Press. Ora dunque sappiamo. Si può morire anche di indifferenza.

La prima cosa da dire, forte, è che la prima manifestazione che si organizzerà a Roma con uomini e donne in carne e ossa, dovrà essere davanti alla Ambasciata della Turchia con il fazzoletto giallo del Grup Yorum al collo. Un silenzio agghiacciante dovrà far crollare i muri dell’intolleranza e della violenza. E solo allora come chiedeva Ibrahim potremo cantare «Bella ciao».

Per prepararci a quell’appuntamento potremmo iniziare una catena umana, di 323 persone di cuore, tante quanti sono stati i giorni del digiuno mortale, per uno sciopero della fame collettivo. Ma da subito bisogna continuare a denunciare quel che succede. Proprio oggi si terrà un’udienza contro Sultan Gokçek, moglie di Ibrahim, e Bergun Varan entrambe di Grup Yorum, accusate di propaganda di organizzazione illegale.

Occorre dare corpo alla speranza di giustizia e libertà. Una democrazia non può vivere a lungo senza diritti, senza sorrisi, senza amore, senza fraternità. Covid o non Covid.

(*) pubblicato oggi su fuoriluogo.it e nella rubrica di Fuoriluogo sul quotidiano «il manifesto»

La vignetta in alto – scelta dalla “bottega” – è di Gianluca Costantini.

Una nota di db (Daniele Barbieri)

Ha ragione Franco Corleone: appena possibile dobbiamo uomini e donne in carne e ossa andare davanti all’ambasciata della Turchia con il fazzoletto giallo del Grup Yorum al collo. E intanto iniziare la catena umana (323 persone) di un simbolico sciopero della fame collettivo.

Bisogna però che qualcuno organizzi. Può essere «Fuoriluogo» da solo o con il quotidiano «il manifesto»? Oppure possono essere i Giuristi Democratici che proprio oggi hanno rinnovato un appello a denunciare gli orrori di Erdogan? Chiunque sia faccia una proposta, al più presto: chiedendo adesioni e concordando – con le reti solidali che anche in Italia sono impegnate contro Erdogan – le modalità di queste due iniziative.

La prima – cioè il simbolico digiuno – potrebbe partire in pochi ore o in pochi giorni, a staffetta per città e in luoghi pubblici (almeno dove ciò è possibile, rispettando le misure di sicurezza anti Covid).

Due iniziative importanti, urgenti che potrebbero essere il primo passo di un coordinamento stabile a livello italiano contro il boia Erdogan.

Meeting Minutes del 20/5/2020

 

Ragione e coscienza di Edward Grubb

RAGIONE E COSCIENZA

Ci sembra opportuno occuparci qui brevemente dei rapporti della “Luce Interiore” con la Ragione umana e la Coscienza. La parola “Ragione” – bisogna riconoscerlo – ha, come molte altre, accezioni diverse. A volte significa il potere per cui l’uomo riconosce qualcosa come vera, sia nel dominio dei fatti sia quello della bellezza o della eccellenza. In questo senso la Ragione può essere considerata come una delle operazioni della Luce Interiore. Comprendiamo oggi perfettamente – ciò che era appena inteso dalla maggior parte dei primi Amici – che ogni concetto vero ed eccellente è una riproduzione del concetto divino, che ciò esso non appartiene soltanto all’uomo ma a Dio; cosicché la Ragione retta in noi è opera dello Spirito Santo di Dioe non solamente opera nostra. In altro senso però la parola Ragione significa il processo intellettuale del raziocinio – come , ad esempio, quando deduciamo che le maree sono causate dall’attrazione lunare, o che la somma degli angoli di un triangolo è uguale a due retti. Questo processo intellettuale, mentre senza dubbio, se bene diretto, ci adduce alla verità in ciò che concerne le cose esterne , non può darci il senso della bellezza o del valore definitivo, né spiegarci la bontà, né la certezza della personalità, né la rivelazione interna di Dio. Come Bergson lo ha efficacemente dimostrato, ciò è assai diverso dalla “intuizione” per la quale possiamo ottenere una certa cognizione diretta della intima realtà dell’universo. Questa distinzione deve essere sempre tenuta presente da chi legga negli scritti dei Quaccheri, che la luce di Dio che è in noi non deve essere confusa con la Ragione umana, ovvero che la detta Luce non è “naturale” all’uomo come uomo. ( Vi è un punto debole nell’esposizione della Luce Interiore negli scritti degli Amici, ed è nella rigida distinzione che essi fanno fra l’umano e il divino, tra il “naturale” e il “soprannaturale”. Ciò che abbiamo detto al riguardo non deve essere inteso nel senso che i processi intellettuali , se ben diretti , non abbiano in sé qualcosa del divino. Dio è verità ed ogni vera cognizione è, in un certo grado, un riflesso di Lui. Si vuol significare, invece, che l’intelletto sembra esserci stato dato ( Attraverso l’evoluzione ) per dirigerci nei rapporti con l’universo esteriore (o fenomenico) e che non può per se stesso darci la conoscenza intima delle realtà spirituali che sono “dietro il velo”)

Altrettanto deve dirsi in riguardo alla Coscienza . Questa è un’altra parola che ha vari significati. Alle volte viene usata ad indicare la percezione della differenza fra il bene e il male e la convinzione che dobbiamo sempre seguire il bene ed evitare il male, quali ne possano essere le conseguenze. Presa in tal senso essa è un altro effetto della Luce Interiore. Ma ess può significare anche la nostra credenza che alcune specie di zioni sono buone e altre cattive : ad esempio, che non dobbiamo rubare od uccidere , che non dobbiamo avere schiavi , che non si deve essere poligami , che non deve lavorare la domenica , ecc  In quest’altro senso la Coscienza è in gran parte il frutto della nostra educazione e dell’ambiente. Ciò che è ritenuto buono presso un popolo e in una regione, può essere ritenuto cattivo altrove presso un altro popolo od a una nazione diversa. I patriarchi dell’Antico Testamento avevano una coscienza poco evoluta, seppur l’avevano , circa la poligamia, la schiavitù, o il diritto di uccidere i loro nemici. Il ritenere che la loro “Coscienza”, in tal modo inattesa , sia la Voce di Dio in noi, significherebbe esporci alla obiezione che se Dio ha comandato a un popolo di fare quel che ad un altro ha proibito, vi è fondamentalmente da dubitare se Egli abbia mai parlato agli uomini.

La risposta a questa obiezione la troviamo osservando il processo storico per il quale la coscienza umana si è elevata gradualmente ad una concezione più vera del bene e del male. Come vi è una vera concezione della bellezza , sebbene un bambino preferisca i colori vivaci e forme rudimentali ad un’opera d’arte , così vi è un vero ordine morale al quale la razza umana si eleva a grado a grado. Come si è riconosciuto , ad esempio, che la schiavitù è un male? Precipuamente perché John Woolman o qualche altro si elevò sora il livello morale comune dei suoi giorni, per la ragione che la Luce Interiore ebbe a mostrargli che ciò comunemente era ritenuto come giusto tale non era. La sola ragione per la quale la nuova concezione prevalse fu che, una volta enunciata, anche altri cominciarono a persuadersi , e la Luce Interiore li convinse, che era un’ingiustizia il fare uso di uomini come di semplici istrumenti a proprio profitto e che ognuno, sia bianco che negro, deve essere considerato come un uomo e non come un utensile. Così la Luce di Dio negli uomini educa la loro coscienza sulla questione della schiavitù ; lo stesso, se si seguisse fedelmente la detta Luce , crediamo avverrebbe per la questione della guerra e dei molteplici mali del nostro stato sociale ed industriale. che la fede nella Luce Interiore non significava che ciascheduno potesse far ciò che a lui particolarmente sembrasse bene  dimenticando che vi è una norma morale generale. La luce era la luce di Cristo , che riproduceva nei suoi seguaci il suo Spirito e la sua pratica di vita. “Fox – dice Herbert G. Wood – non sosteneva esclusivamente né precipuamente il principio generale della Luce Interiore; egli rendeva testimonianza alla Luce Interiore in quanto si esternizza in chiari giudizi morali ed in uno svioluppo della esperienza morale”

La Storia deve cambiare

Vogliate scusare la forma estetica dell’articolo postato ieri in assenza di connessione Eolo per disservizi del fornitore – Non invieremo nulla da cellulare per rispettare l’estetica della lettura. E’ importante questo articolo di Avvenire che mi spinge a votare per l’opposizione … Ha ragione Salvini: pensano prima agli immigrati da sfruttare nei campi che hai disabili italiani. Da sempre la sinistra è inadeguata e senza risposte per noi invalidi. La storia deve cambiare. Fanno razzismo al contrario.

La denuncia: «Noi, invalidi, cancellati da tutti»

Coronavirus. La denuncia: «Noi, invalidi, cancellati da tutti»


Fulvio Fulvi domenica 17 maggio 2020
Lettere e denunce, dai giornali ai social, di tante persone che si dicono dimenticate nella nuova ‘fase 2’ «Viviamo con solo 290 euro al mese». Reddito di cittadinanza e altri sussidi non bastano più
La denuncia: «Noi, invalidi, cancellati da tutti»

 

Sono circa due milioni e mezzo in Italia. Persone con menomazioni permanenti e croniche, fisiche o intellettive che ne limitano o impediscono la capacità di lavorare. Non sempre gravissimi, ma disperati, dimenticati, arrabbiati perché titolari di una pensione di invalidità civile che al massimo raggiunge i 290 euro netti al mese. Gente, anche giovane, che fa fatica a sopravvivere e non è stata nemmeno menzionata nei provvedimenti del governo che stabiliscono le misure a sostegno delle famiglie e dei lavoratori, necessarie – si spera – per affrontare una lunga e imprevedibile emergenza coronavirus.

Un grido disperato. La maggior parte di questi pensionati non dispongono di altri redditi, vivono nella povertà più assoluta, devono mantenere la famiglia, e sono costretti a fare ricorso, se riescono ad ottenerli, a sussidi pubblici spesso insufficienti a garantire un’esistenza dignitosa. Una fascia di popolazione che ora prova ad “alzare la voce” per chiedere giustizia. Certo, gli invalidi civili possono usufruire del bonus di 600 euro previsto nel decreto “Rilancio” a favore dei lavoratori autonomi perché non esiste incompatibilità tra i due assegni, come ha chiarito l’Inps rispondendo a un quesito del presidente della Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap) Vincenzo Falabella, ma resta il problema della pensione, «assolutamente inadeguata ». «È una cifra ridicola e denigrante che da sola non ci consente di andare avanti, e poi l’indennità di 600 euro compresa nel Dpcm rimane “straor- dinaria”: le associazioni di categoria hanno proposto di allungarla fino al 2021, come emergenza Covid-19, ma finora non c’è stata alcuna risposta da parte del governo. L’altra richiesta che facciamo, per la salute di tutti, è di effettuare tamponi per gli invalidi a rischio e di darci gratuitamente mascherine e guanti monouso, visto che rappresentano una spesa notevole» commenta Giuseppe C. Guerriero, 45 anni, siciliano di Bagheria che ha promosso una raccolta di firme su Facebook per chiedere l’aumento della pensione. In poco più di un mese hanno risposto all’appello oltre 1.200 persone. «Ma la battaglia va avanti» dice Guerriero, che è l’amministratore della pagina Fb denominata “Aumento pensione d’invalidità civile. Raccogliamo le firme” e ha scritto una lettera ad Avvenire per spiegare le ragioni della sua protesta. Giuseppe, due figli da mantenere, ha perso il lavoro 9 anni fa, è caduto in una profonda depressione e da allora non è riuscito più a trovare un posto «anche perché quando sanno che sei invalido non ti assumono più». 

Alcuni cittadini hanno promosso una raccolta di firme per chiedere al governo di aumentare la pensione, ora misera, a persone che non sono più in grado di lavorare a causa di menomazioni permanenti e croniche. «Una scelta di civiltà»


Tante vite “invisibili”. Centinaia di altre storie affiorano dal web, frammenti di vita che spiazzano. C’è Guglielmo, 65 anni e sei mesi, quindi ancora lontano dalla pensione di anzianità: «Sono invalido civile e non più capace di lavorare: non so come mantenere mia moglie e un figlio che frequenta il secondo anno di liceo artistico, non ce la faccio a sostenere le sue spese di trasporto e quindi sarò costretto a non farlo continuare se adesso mi respingono la domanda per il reddito di cittadinanza ». Già, il famoso, discusso “Rdc”. «A molti ha dato ossigeno e una vita più serena, ma ha una durata di un anno e mezzo, con un mese di stop, poi si deve rifare domanda per riottenerlo… e dura solo altri diociotto mesi, poi basta… però noi restiamo invalidi per tutta la vita » spiega Guerriero. Mariano, 55 anni, ha il 100% di invalidità ma può camminare e quindi non gli hanno dato l’accompagnamento: «Percepisco 286 euro al mese e un reddito di cittadinanza pari a 499,99 euro, ma mia moglie non lavora e i soldi non mi bastano per pagare l’affitto e le bollette e per mangiare io e la mia famiglia». «Noi per lo Stato valiamo meno di 300 euro? È una vergogna, un’offesa alla nostra dignità» è lo sfogo di Rosa.

Il lavoro impossibile. «Sono affetto da distrofia muscolare – scrive Domenico– e con 290 euro al mese non riesco a sopravvivere, purtroppo non l’ho scelto io di essere invalido, chi non conosce le nostre condizioni di vita spesso non capisce che vorremmo lavorare ma non ce la facciamo: io vorrei farlo, da qualche parte e ci ho anche provato, ma appena si sono accorti delle mie problematiche, mi hanno mandato a casa, perciò dico allo Stato di darci la dignità di vivere ancora quel poco che abbiamo da vivere perché molti di noi non hanno vita lunga». Patrizio, malato di cancro, e con altre patologie gravi e croniche, è in cura al Policlinico di Torvergata, Roma: «Il personale sanitario è impegnato 24 ore su 24 a fronteggiare l’emergenza coronavirus, contagi in aumento, posti letto ai limiti, e a me hanno annullato i prelievi e la visita di controllo, mi hanno dato solo i farmaci chemioterapici per andare avanti…». «Sono un invalido civile di 53 anni, epi-lettico, e non possono lavorare, chiedo nel rispetto di tutti, 780 euro al mese, come qualsiasi altro italiano, non si può continuare vivere con 290 euro» scrive Adriano. Anche Maurizio, invalido al 100% dopo un ictus talamico, ha un solo reddito mensile che non arriva ai 300 euro. «Con questi pochi soldi ci mangi una settimana, al massimo 10 giorni, facendo la spesa al discount… meglio che niente» dice Luca. Ma che vita è?

Meeting Minutes del 18-5-2020

Meeting Minutes del 19/5/2020

ANNE FRANK: “È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo.”

Spiriro Santo , dammi la speranza che mi liberi dalla paura e dall’avvilimento
Dietrich Bonhoeffer

* 1296 A Fiumone (FR)muore Celestino V, il papa che ha rinunciato al pontificato. Per noi quaccheri unico cristiano coerente con Gesù.
* 1925 nasce Malcon X
*  2014 muore Vincent Harding,pacifista eattivista dei diritti civili di Harlem
* 1917 muore
Belva Ann Lockwood, pacifista e avvocato dei nativi americani ed afro-americani
(Da oggi consultiamo anche i dati dei Mennoniti marginali USA).

La semplicità è di fra’ Pietrp/Celestino.insieme alla sua fede, è la sintesi del suo carattere.
George Duby

Preghiamo per i commerciati italiani che hanno rinunciato alla loro attività e perso qualsiasi reddito. Sono tantissimi.

Un giorno morirò?

(di Giuseppe La Torre)

So che morirò un giorno, Signore,

se domani o fra cent’anni io non so.

So che il mio corpo si spegnerà

e i miei occhi si chiuderanno un giorno.

Se domani o fra cent’anni io non so.

I battiti del mio cuore si arresteranno,

non i suoi passi lungo il cammino che non sanno.

Altri sentieri mi attendono,

altri ponti dovrò ancora oltrepassare

tra incommensurabili spazi infiniti

quando il tempo svelerà la sua menzogna

e la morte spezzerà i ceppi

che m’incatenano a questa goccia d’eternità.

Se domani o fra cent’anni io non so,

ma so che libero ancora io camminerò.

Più forte della morte è la vita, Signore,

che questo immenso cosmo anima e ravviva,

che scorre in ogni granello d’esistenza

dal bambino che nasce alla vita

alle nuove stelle che vengono alla luce,

dal semplice fiore che sbuca dal suo bocciolo

alla farfalla che dal suo guscio spicca il volo.

Guardo fiducioso oltre la siepe

e so che il fiore per certo appassirà,

e che la farfalla tra breve cadrà.

Anche le stelle si spegneranno un giorno

e il bambino crescerà e un giorno morirà…

Signore, questo io lo so

ma se domani o fra cent’anni io non so.

So che più forte della morte è l’amore, Signore,

e cammino sereno tra tombe amiche

e so che la vita resiste alla morte

e sussiste alle oscure ombre del nulla

che circondano e minacciano

Il tenero fiore e la farfalla bella,

il piccolo bimbo e la lontana stella.

Tutti siamo legati dallo stesso cordone

che ci lega a Te, ignoto Signore.

Della stessa polvere di stelle

è l’argilla che infiora il mio corpo

che spiana i sentieri della mente mia

che tutto sostiene nell’immenso cielo stellato

che scorre nel nucleo di ogni essere animato.

Sono parte di Qualcosa di più grande di me

Sono solo incompleto …  non sono speciale

e viaggio fiducioso oltre la paura del nulla,

verso una nuova interezza di vita,

oltre il muro del penultimo passo dove tutto è amore

ma se domani o fra cent’anni non lo so, mio Signore.

Debbo ringraziare questo ex collega della Chiesa Riformata ticinese. Si oppose nel Sinodo locale svizzero alla mia facoltà di battezzare come ministro ad interim di Locarno nel 2001, gli infanti, per mancanza della Laurea quadriennale (avevo la breve). Non sa che favore mi ha fatto come attuale  sbattezzato ed quacchero. I nemici possono essere amici col tempo, a loro insaputa.

I disegni di Dio sono insondabili. Perfino il protestantesimo storico può essere superato come il cattolicesimo.

Incarcerata «per giornalismo» Attalah è libera

Rilasciata su cauzione la giornalista egiziana Lina Attalah (scomoda al regime), direttrice della testata Mada Masr

È stata rilasciata su cauzione Lina Attalah, la direttrice della testata d’informazione egiziana indipendente Mada Masr. A darne annuncio ufficiale ieri nel tardo pomeriggio la stessa testata su Twitter.

«Il rilascio è stato disposto dalla procura di Maadi – dove la cronista era tenuta in stato di fermo – su cauzione con il pagamento di 2.000 sterline egiziane, pari a 117 euro», ha ricordato ieri sera alle 20 la giornalista Antonella Napoli sul sito italiano per la libertà d’informazione Articolo 21.

Una bella notizia ma «insufficiente» ha immediatamente chiosato Salvo Palazzotto (presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni) come riportato dall’agenzia Ansa: «Ogni legittimo dissenso contro il regime non può essere silenziato con un arresto. Vogliamo anche notizie sullo stato di salute di Patrick Zaki e la sua liberazione», ha concluso Palazzotto.

La giovane giornalista era stata arrestata nella tarda mattinata di ieri mentre stava intervistando fuori dal carcere di massima sicurezza di Tora la madre di Alaa Abdel Fattah, un attivista molto noto e condannato a cinque anni di reclusione per aver partecipato a una manifestazione non autorizzata.

«Era solo questione di tempo – ricorda ancora Antonella Napoli –. Alla fine Lina Attalah, direttrice del sito indipendente d’informazione Mada Masr – ormai l’unica voce critica in Egitto – è stata nuovamente arrestata. Le forze di sicurezza hanno fermato la giornalista davanti al carcere di Tora, alla periferia del Cairo, dove stava intervistando Laila Soueif, la madre dell’attivista per la democrazia Alaa Abdel-Fattah che si trova nella famigerata prigione della capitale egiziana. Lo scorso novembre, le forze di sicurezza avevano fatto irruzione nella sede di Mada Masr e trattenuto per alcune ore tre membri della redazione: i giornalisti Rana Mahmoud e Mohamed Hamama e la stessa direttrice. La Attalah – conclude Napoli – paga per aver realizzato un’inchiesta sul figlio del presidente Abdel Fattah al Sisi. Era stata la prima a dare la notizia del cambio di mansione di Mahmoud al-Sisi dal ruolo di vertice del Gis, il servizio di controspionaggio interno, a funzionario diplomatico a Mosca. Un articolo sgradito all’ex generale, così come lo è la linea editoriale del sito d’informazione, che non ha mai risparmiato critiche al proprio governo».

Meeting Minutes del 18-5-2020: buona settimana Italia

Meeting Minutes del 18-5-2020: buona settimana Italia

Speriamo nella non distruzione della casa di Etty Hillesum: Oltre il rincorso contro il permesso di demolizione, è stato avviato il processo per inserire il palazzo nell’elenco comunale di monumenti su richiesta dell’Associazione Cuypers che si batte per il patrimonio storico architettonico nella capitale. Ovviamente non si tratta ancora di una decisione definitiva, ma ci sono delle buone speranze per salvare il palazzo».

Non dimentichiamo lecomplicità e i silenzi di cattolici e evangelici tedeschi…

“SAMI, NON TI DEVI PREOCCUPARE PER ME. SAMI, TU MI DEVI PROMETTERE DI TENERE DURO, PERCHE’ TU CE LA FARAI.” (Papà di Sami Modiano – campo di sterminio di Auschwitz)

“Una sera, durante uno dei nostri incontri nella sua baracca, mio padre non mi chiese di andare a riposarmi, come faceva sempre, ma mi pregò dolcemente; <<Sami, puoi fermarti ancora un po’ con me? Ho bisogno di parlarti.>>
Non me lo aveva mai chiesto fino ad allora. Io mi sedetti accanto e lui, tenendomi stretto, mi disse che il giorno seguente non lo avrei trovato lì, ma che sarebbe andato all’ambulatorio. Sapevo benissimo cosa significava andare all’ambulatorio: voleva dire andare dritti alla camera a gas. Nessuno di quelli che erano andati lì dentro avevano fatto ritorno al campo, non li avevamo più visti. Ma lui, con un tono quasi convincente, ribadì: << Ma Sami, cosa pensi, a me non succederà. Non preoccuparti, mi cureranno. Vedrai!>>. Ma tutti e due sapevamo che non era così. Mi accarezzò e mi baciò più volte. Infine mi posò le mani sulla testa e mi diede la sua Beracach.
Aveva deciso di farla finita. Lo pregai ancora una volta di non andare, ma lui mi disse solo: <<Sami, non ti devi preoccupare per me. Sami, tu mi devi promettere di tenere duro, perché tu ce la farai.>>
(Sami Modiano, “Per questo ho vissuto”.)

Poichè Dio ha già stabilito la base peculiare della nostra comunit, in quanto già da prima che entrassimo nella vita comune con gli altri cristiani ci ha saldati a loro in un corpocon Gesù Cristo, noi non entriamocome pretendenti ma come redenti grazie e compartecipanti alla vita comune con glialtri cristiani.
Dietrich Bonhoeffer

* 1872 Nasce Bertrand Russell,matematico,filosofo,impegnatoin grandi battaglie per i diritti umani.

Tutto quello che sapete fare bene,contribuisce alla vostra felicità
Bertrand Russel

Preghiamo per il cambiamento del cristianesimo nei cuori e non dei riti, con Bonhoeffer

Chi sono?

Chi sono? Spesso mi dicono
che esco dalla mia cella
sciolto e sereno e saldo
come un signore dal suo castello

Chi sono? Spesso mi dicono
che parlo con i sorveglianti
libero e cordiale e franco
come se avessi da comandare.

Chi sono? Mi dicono anche
che i giorni porto della malasorte
imperturbabile, sorridente e fiero,
come chi è uso alle vittorie.

Davvero sono quello che altri di me dicono?
O son soltanto ciò che io stesso di me so?
Inquieto, nostalgico, malato, come un uccello in gabbia,
boccheggiante per un soffio di vita, come se mi strozzassero,
affamato di fiori, di colori, cinguettii,
assetato di buone parole, di calore umano,
tremante d’ira per l’arbitrio e la minima offesa,
tormentato dall’attesa di grandi cose,
invano trepidante per amici a distanza infinita,
stanco e troppo vuoto per pregare, per pensare, per fare,
fiacco e pronto a dire addio a tutto?
Chi sono? Questo o quello?
Sono forse oggi questo e domani un altro?
Sono entrambi al contempo? Dinanzi agli uomini un ipocrita
e per me stesso un debole piagnucoloso degno di disprezzo?
O forse ciò che è ancora in me assomiglia all’esercito in rotta
che arretra confuso dinanzi a vittoria già ottenuta?

Chi sono? Solitario porsi domande si fa beffe di me.
Chiunque io sia, Tu mi conosci, Tuo sono, o Dio!

Medio Oriente e Dintorni

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Fortebraccio

Aggiornamenti politici

Partito Comunista Italiano Federazione di Varese

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. -- Antonio Gramsci

The Postmodern Quaker

An experiment in publishing by George Amoss Jr.