Esponenti di Fratelli d’Italia reclamano oggi il diritto di chiamarsi fascisti

Inutili PD e M5S che meritano la sconfitta annunciata dai sondaggi in Emilia e il loro necessario scioglimento… Totalmente incapaci di dare slancio al antifascismo, su cui si fonda la nostra Costituzione. Si poggiano sulle ingenue e sprovvedute sardine…

Noi ricordiamo le leggi razziali fasciste del 1936 e il silenzio degli italiani, ieri come oggi.

REINA SPIEGEL – GIOVANE EBREA POLACCA UCCISA NEL 1942.
Per non dimenticare attraverso il suo diario.

Reina, nata il 18 giugno del 1924, viveva a Przemysl, nel sud-est della Polonia, zona sotto l’occupazione sovietica fino al 1941, anno dell’invasione nazista dell’Unione Sovietica.

Il diario, di quasi 700 pagine, composto da sette quaderni scolastici cuciti insieme, inizia il 31 gennaio 1939, quando la giovane aveva 15 anni, e racconta la fuga dai bombardamenti nella sua città natale, la scomparsa di altre famiglie ebraiche e l’arrivo nel ghetto, insieme ad altri 24mila ebrei, ma anche le giornate all’apparenza più serene, in cui riusciva a frequentare la scuola, le amicizie e la paura della guerra. Alla rottura del “Patto Molotov-Ribbentrop”, il trattato di non aggressione fra il Reich e l’URSS, Renia e la sorella Elizabeth sono costrette a separarsi dalla madre, rimasta a Varsavia, e la giovane inizia a occupare le giornate riempiendo il suo diario con decine di poesie, frasi, disegni e confessioni, come quella del profondo sentimento provato per Zygmunt Schwarzer, giovane figlio di un importante medico ebreo. Un amore rimasto incompiuto: i due riescono a scambiarsi il primo e ultimo bacio poche ore prima che i nazisti prendessero possesso di Przemysl.

Renia fu uccisa insieme a i genitori del suo fidanzato nel luglio 1942, a 18 anni, quando i nazisti la scoprirono nascosta in una soffitta su segnalazione di una spia. È riuscita a lasciare il diario al suo fidanzato, che ha scritto le ultime righe agghiaccianti e strazianti: “Tre colpi, tre vite perse”.

A sua volta, Zygmunt Schwarzer ha consegnato il diario a qualcun altro prima di essere deportato ad Auschwitz, dove riuscì miracolosamente a sopravvivere. Si trasferì negli Stati Uniti e nel 1950 riuscì a restituire il diario alla sorella di Renia, Elizabeth, che insieme a sua madre Róża viveva da tempo a New York.

Ma Elizabeth non riusciva a leggerlo, così decise di depositarlo nel caveau di una banca. Solo nel 2012, sua figlia Alexandra l’ha spinta a far tradurre il diario in inglese per permettere al mondo di conoscere la drammatica cronaca degli ultimi quattro anni della vita di Reina Spiegel. “Ero curiosa del mio passato e dell’eredità di questa donna speciale da cui ho preso il nome, ma non parlo polacco e mia mamma non ha mai voluto leggerlo perché per lei era troppo doloroso – ha raccontato Alexandra nel corso di un’intervista – l’ho fatto io, e ho sentito il cuore spezzarsi. Ho capito la profondità e la maturità, la bella scrittura e la poesia di una zia che non ho avuto modo di conoscere”.

Elizabeth, la sorella di Reina, ha 87 anni e non ha ancora letto il tutto diario ma solo qualche pagina pubblicata dalla rivista dello “Smithsonian”.

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