La Società degli Amici – Parte III

ADORARE DIO IN SPIRITO E VERITA’ SINCERITA’ E SEMPLICITA’

Il culto della sincerità e del realismo; la cristallina trasparenza nella condotta dei sentimenti professati, sono la più tangibile traduzione pratica del principio centrale di G. Fox e degli Amici; della Luce Interiore guida delle azioni; il contrassegno più nobile del loro carattere.

“Sii fedele al tuo proprio io . Ne seguirà – come alla notte segue certo il giorno – che non potrai, allora essere falso verso alcun altro uomo “ (Amleto di Shakespeare):

L’ipocrisia, la falsità, la doppiezza, la reticenza prudente, l’artificio, il convenzionalismo, l’opportunismo, l’incoerenza pratica, la mancanza di carattere, specie se ammantati dall’orpello religioso e redimiti sacrilegamente, – per mezzo del giuramento – dell’aureola di santità che loro viene dall’invocata testimonianza divina della purezza d’animo, fatta da chi al proprio io e alla verità è infedele, non ebbero forse, dopo il gran martire della verità, avversario di ogni insincerità e ipocrisia, (“sia il vostro parlare : sì, sì, no, no), e flagellatore dei profanatori del tempio, un nemico più radicale, irreconciliabile, – talvolta fino alla rudezza – di G: Fox, specchio tersissimo e adamantino di sincerità. Tutto il Giornale è impregnato, profumato, di sincerità vissuta, in ogni momento e in ogni atto di una vita eroicamente fedele all’ideale. Cento volte G. Fox avrebbe potuto salvarsi dalla prigionia con una mancia al carceriere, con una garanzia in danaro, con una formalità che implicasse una qualche ammissione di colpa, quale la richiesta della “grazia” sovrana. Non superbamente, ma con dignitosa cristiana fierezza, egli si rifiutò sempre ad ogni viltà, ad ogni doppiezza, ad ogni ammissione di fiutò sempre ogni viltà, ad ogni doppiezza , ad ogni ammissione di colpa, preferendo “rimanere in prigione tutta la vita, anziché uscirne per una via che disonorasse la verità”.

E la sincerità, la semplicità, la coerenza, la coerenza fra i principi e la condotta; la identificazione completa fra la religione e la vita; il franco coraggio, e se occorre, la resistenza modesta, tenace ma non battagliera, è a tutt’oggi il “cachet” di nobiltà degli Amici: appunto perché, purtroppo, l’insincerità e l’incoerenza fra la religione professata e la pratica della condotta è vizio capitale anche tra I PROFESSI Cristiani.

E’ troppo facile fare dell’ironia sul rifiuto tenace di G. Fox di togliersi il cappello dinanzi alle autorità e ai grandi del mondo, e di attribuire loro titoli onorifici, – ciò come affermazione della uguale rispettabilità di ogni conservo del comune Padrone, che compia onestamente il suo dovere – ; sul suo uso costante di dare del “tu” a qualunque persona singola, astenendosi dal rendere ad alcuno, incontrandolo, ossequi, omaggi, auguri convenzionali, quali “servo suo” , o “buon giorno o buona sera”, -quasi che tutti i giorni non siano buoni  per  chi vuol essere buono, e quasi che tra “fratelli” vi siano “servi” – , e dal fare inchini e riverenze, ecc. ; ma è meno facile  comprendere, che sono proprio queste piccole infedeltà d’ogni ora e d’ogni  istante alla sincerità e alla propria dignità, questa mascheratura abituale di forme convenzionali di rispetto, di stima di cordialità e di altri sentimenti che non siano effettivamente provati, ecc. sono queste le radici invisibili e sottili di quella deformazione profonda del carattere , che ci fa mostrarci ciò che non siamo, e ingenera in noi quell’abituale insincerità nel parlare, nel trattare (“la parola ci fu data per Nascondere i nostri sentimenti”, disse il Talleyrand ), e nel vivere, che è divenuta una seconda natura dell’uomo “civile” , e la caratteristica della vita sociale delle nazioni “civili”. Parecchie di queste forme più affettate di reazione di sincerità sono decadute oggi nell’uso dei Friends, in proporzione che il consolidamento  dello spirito che le animava le ha rese superflue.

Della campagna condotta da G. Fox contro tutti i giuramenti – spergiuri, e contro la ridicola illusione delle pubbliche autorità, di poter puntellare con essi la fedeltà vacillante dei sudditi, – contro la quale egli appuntò la più fine ironia, additando ai suoi giudici i girella e le banderuola a vento della politica anche tra i giuratissimi componenti delle loro corti di tribunali, – sono piene le pagine del Giornale, Valgano per tutti due passi “Il Re ha giurato”, gli contesta il giudice; “il Parlamento ha giurato, i giudici han giurato, e la legge si regge su a forza di giuramenti”. “Io replicai, che ormai dovevano aver fatto l’esperienza sufficiente di ciò  che valgono i giuramenti umani… Dissi: “ Il nostro “sì” è un “sì” e il nostro “no” , fateci pur soffrire quello che soffrono, o dovrebbero soffrire , gli spergiuri “ (Giornale) E altrove: “Quale diritto avete voi, spergiuri, infedeli alla vostra promessa di concedere libertà di coscienza e religione, di esigere da noi un atto di culto qual è il giuramento?”: “Noi non osiamo giurare, perché non osiamo mentire” (W. Penn).

Alla scrupolosa e rigida sincerità e onestà degli Amici nel commercio, – furono essi ad adottare il sistema dei prezzi fissi – resero ben presto eloquente testimonianza – dopo un inizio d’isolamento  e di povertà – l’affluire ad essi della clientela, e più tardi della ricchezza. C’è una pagina del Giornale, che vale tutto un trattato di Economia Politica e di Etica Sociale:

“Da principio, quando gli Amici… si ricusarono di adottare le mode e i costumi mondani, molti di essi, commercianti di varie specie, persero la clientela, essendo la popolazione sospettosa di loro e non volendo trattare con essi. Ma più tardi, quando la popolazione fece esperienza della onestà  e veracità degli Amici, e trovò che il loro “sì” era era un sì, ed il loro “no” un no; quando constatò che negli affari facevano onore alla parola data, e mai ingannavano né truffavano; quando poté verificare che, se si mandava un fanciullo a fare acquisti ai loro negozi, il cliente era trattato ugualmente bene, come se fosse andato egli di persona, allora… la situazione si rovesciò per modo , che la domanda comune divenne: “Dove si può trovare in questo paese un mercante di stoffe o un esercente, un sarto o un calzolaio, o qualunque altro negoziante, che sia Quaker? Conseguenza fu che gli Amici facevano più affari che molti dei loro vicini, e se si faceva qualche commercio, una gran parte in esso l’avevano loro. Allora i professanti invidiosi cambiarono tono, ecc. “ (Giornale)

Lo stesso culto della semplicità e della sincerità, l’orrore dell’ostentazione, il bisogno di fare apparire in tutti i loro atti i sentimenti interiori e la stima dei veri valori, trovarono espressione in G. Fox  e negli Amici, nell’avversione al lusso, ed in una puritana preferenza pei giuochi e divertimenti semplici e poco costosi, e sopratutto che non esponessero a rilasciamento della morale. Ecco come lo spirito degli Amici a questo riguardo viene espresso nel loro manuale ufficiale di Disciplina Cristiana:                    “…. Non è già per diminuire, bensì per aumentare la loro felicità, che noi affettuosamente invitiamo i nostri cari Amici a sottomettere senza riserva tutte le loro azioni, anche quelle intese a scopo di ricreazione, alle sante limitazioni e alla disciplina dello Spirito del Signore…Si pongano essi, dietro la guida della luce interiore, in riguardo a qualche particolare divertimento, la domanda “ Importa esso una forte, o addirittura eccessiva, spesa di tempo o di danaro? Importa un incomodo o un pericolo per gli altri? Implica crudeltà verso gli animali? Conduce a cattivi incontri…, che possano indurre noi od altri in tentazione? Esercita esso un’influenza demoralizzante su coloro che se lo procurano? E’ di ostacolo al nostro progresso spirituale?”

E in particolare per il lusso, un autorevole Ami8co suggerisce di domandarsi: “La spesa che mi propongo di fare ha principalmente per fine l’agio mio personale, la vanità l’ostentazione, ovvero servirà ad elevare, raffinare abbellire la mia vita e insieme  quella degli altri , per vivere la miglior vita di cui siamo capaci? … Fino a qual punto… essa mi separerà maggiormente dai miei fratelli che sono nella povertà?”

Che questo puritanesimo dei costumi non fosse suggerito da uno spirito di rigida grettezza, da un nuovo formalismo, da paura della vita; che esso non tendesse all’abnegazione  bensì all’elevazione ed espansione della personalità, è proclamato da G. Fox in più occasioni.

“La nostra religione non consiste certo nella morigeratezza dei cibi e delle bevande, nella modestia degli abiti e nel dare del tu, nel rifiutare di toglierci il cappello e di fare riverenze… Benché  lo Spirito di Dio ci indirizzi a tutto ciò che è conveniente e decente e ci tenga lontani dalle pratiche licenziose e dissolute, e dagli sports,  passatempi e festini… e ci vieti di indossare costosi abbigliamenti… e di rendere gli onori e seguire i costumi e le mode del mondo, la nostraa religione, però, consiste essenzialmente in quello spirito che ci sospinge a “visitare i poveri, gli orfani e le vedove, e ci preserva dalle macchie del mondo: è questa la religione pura e immacolata dinanzi a Dio” (Giac. I,27)…

E’ qui la spiegazione dello sviluppo che hanno avuto nela Società degli Amici le attività assistenziali e i movimenti di riforma sociale.

ABORRIMENTO DELL’USO DELLE ARMI E DELLA GUERRA

Nessuno degli atteggiamenti caratteristici di G. Fox e degli Amici, ispirati dalla loro esperienza della universalità e immanenza della Luce Interiore in tutti gli uomini, ha avuto tanta risonanza e ha suscitato tanta opposizione, quanto la loro riprovazione di ogni uso delle armi contro individui umani, e il loro rifiuto a partecipare a qualunque atto che avesse per conseguenza la lesione dell’integrità fisica dei loro fratelli uomini.

Su questo punto, G. Fox non ebbe mai dubbi né esitazioni; e la sua testimonianza contro la guerra fu piena esplicita e decisa, fin da quando nel 1650, a 26 anni, preferì di ritornare per altri sei mesi nella  prigione di Derby, dove era stato incarcerato già sei mesi per la sua professione religiosa, anziché accettare la nomina di capitano nell’armata del Parlamento contro Carlo I Stuart. “Io risposi che sapevo bene come tutte le guerre abbiano origine dalla concupiscenza;… e che io ero animato da quella vita e da quel potere che sopprimevano il motivo di tutte le guerre… Dovetti insistere, che io ero partecipe di quell’alleanza di pace, che era stata conchiusa prima che esistessero le guerre e le lotte.” (Giornale)

“In un epoca di lotte e di spargimento di sangue, i Quakers si eressero paladini dell’uso delle armi della luce anziché di quelle della forza bruta; della dolce ragionevolezza e della persuasione morale piuttosto che della spada; dell’arbitrato anziché della guerra.” (Silvester Horne)

Non certo che G. Fox e gli Amici fossero i primi della Storia  del Cristianesimo ad assumere questo atteggiamento; chè tutte le correnti mistiche e riformatrici dei primi secoli del Cristianesimo e del medioevo cristiano furono contrarie alla guerra e al servizio militare; e i seguaci  di Fausto  Socino (1539-1604) avevano già diffuso largamente nella prima metà del sec. XVII nella stessa Inghilterra, quelle sue idee di radicale opposizione alla guerra e ad ogni violazione dell’integrità umana, che egli aveva coraggiosamente sostenuto a voce con gli scritti in Polonia: però fu coraggiosa “testimonianza  resa  dinanzi al mondo intiero” dalla Società degli Amici, già nel 1660, con le parole: “noi ripudiamo energicamente tutte le guerre e tutte le lotte, ed ogni combattimento con armi materiali, quale che ne sia lo scopo e il pretesto” (dichiarazione ufficiale diretta a Carlo II “dal tranquillo ed inoffensivo popolo di Dio, detto dei Quakers”: v. Giornale), e continuata ininterrotta, pur con poche defezioni individuali, fu essa a mantenere sempre viva in Inghilterra e nel mondo intiero, specie negli ambienti liberali e riformatori cristiani, il movimento di opposizione, non negativa ma positiva e costruttiva, alla guerra stessa, per motivi religiosi.

Ecco ciò che un Amico scrive al riguardo:

“Il principio della “Luce Interiore” significa, in linguaggio filosofico, che in ogni persona cosciente vi è ed opera una super-anima, una Coscienza superiore a quella individuale: Ciò che rende convinto l’uomo del vero, del bello e del buono, non è soltanto la sua propria ragione, ma una Ragione ed una Bontà Universale che, per così dire, si sforzano di manifestarsi la personalità di lui. In quanto l’uomo si abbandona ad essa, e ne rende possibile l’espressione, egli entra in unione non solo con Dio, ma con tutte le altre anime nele quali Dio cerca di manifestare la sua natura…Il Cristiano deve costantemente mirare al raggiungimento di questa unità. Tutto ciò che lo separa dagli altri fratelli uomini – l’orgoglio, l’avidità, l’odio, la vendetta – lo separa dal Dio rivelato dal Cristo”… (E. Grupp.  Op. cit.)

Sotto un altro aspetto ancora, il principio della Luce Interiore professato dagli Amici si rivelò ben presto ad essi e ai loro superiori militari come inconciliabile col servizio militare e con qualunque altra forma di delega ad altri della propria coscienza, voce di Dio, la decisione della prestazione dell’ubbidienza, o meno, agli ordini imposti da qualunque forma di disciplina , anche militare, erano inetti a qalunque professione o servizio, in cui : “l’ubbidienza cieca, quali cadaveri”, sia , come nel servizio e nella carriera militare, la prima condizione. Però è come nel servizio e nella carriera militare, la prima condizione. Però è soprattutto la loro esperienza diretta, comune a tutti i mistici, dell’immanenza divina in ogni anima umana, che rende loro impossibile partecipare alla distruzione, quasi fossero “carne da cannone”, dei corpi umani, dallo spirito universale organizzati e animati per effettuare attraverso ad essi la propria incarnazione progressiva nel Mondo.

Ecco alcuni passi di un documento ufficiale della Società degli Amici (Meeting Annuale del 1900)

“Il Vangelo del Regno di Dio proclamò una nuova legge di vita, quella dell’intimo  governo del Padre nel cuore dei Suoi figli, e del reciproco legame di fratellanza e del servizio gli uni degli altri: fu questo il lievito segreto, che facendo fermentare le anime individuali. fece lievitare progressivamente l’umanità intiera…”

“Anche l’istituto della guerra dovrà cessare, in proporzione che lo spirito di fratellanza e ll senso di giustizia aumenterà.

Nonostante l’abnegazione ispirata dalla devozione alla patria sui campi di battaglia, le operazioni belliche, quali si svolgono nella realtà, ci mostrano che la guerra è nella sua essenza un acciecamento  dell’amima, un anestetico del cuore, un avvelenamento della coscienza morale, un disconoscimento del valore divino della vita umana: non è un’infedeltà parziale all’idea morale, ma calpesta tutto il codice morale e getta la sua sfida a ogni legge umana. La sua ferrea disciplina calpestata la volontà e la coscienza del combattente; lo spargimento di sangue genera da un lato odio e vendetta, e dall’altro l’orgoglio insolente della conquista, lasciando nei campi da essa devastati semenzai di lotte future. Giacché , “ che cos’altro può la guerra produrre, eccetto guerre senza fine?” (Milton).

L’acquiescenza agli atti  della propria nazione, che essi siano giusti o  che siano ingiusti, non è  patriottismo. La devozione agl’interessi  superiori “piuttosto a Dio che agli uomini”, e con la mitezza e gentilezza di Cristo rendiamo la nostra testimonianza contro il male, a costo d’impopolarità e di sofferenze. Chi  ama la sua patria è geloso del suo onore dinanzi al tribunale della coscienza umana, tenero della salvezza degli elementi più belli dell’anima sua, e vivamente interessato alla conservazione di quel vigore morale che è la vita della grandezza nazionale: ben sapendo egli, che “Solo per l’anima loro le nazioni saranno grandi e libere “: (Wordsvorth).

Noi crediamo che lo Spirito finirà per redimere la vita nazionale non meno che quella individuale, per mezzo della fedele testimonianza resa dai discepoli di Cristo. Ora, se è l’amore universale di Dio – “che fa sorgere il Suo sole sui cattivi come sui buoni” – a formare la base  del comando del Signore: “amate i vostri nemici”, che è solo così diverrete  “figli di Dio”, esso dovrebbe anche dominare e rigenerare tutto lo spirito della vostra vita, facendosi vivere “di quella vita e per  quel potere che sopprime  l’occasione di tutte le guerre, tutte generate dalla “cupidigia” (Giornale di G. Fox), – come tutte le liti sono generate dal  desiderio di ricevere e di conservare. Noi perciò non saremo coerenti  nella nostra  condanna degli aumenti degli armamenti, finché continueremo  ad indulgere a quella brama di dominio che cagiona questi aumenti;  né condanneremo sinceramente la guerra finché conserveremo il culto dei lauti dividendi. Sarebbe una fatale debolezza la nostra , se denunziassimo a parole il crescente militarismo odierno, pur sostenendo quello spirito da cui scaturisce… Ci sforzeremo perciò di liberarci da tutto quello che tende a deteriorare la dignità dell’uomo o della donna nei conflitti industriali, o in quell’acuta forma di guerra che è spietata concorrenza; e di migliorare le condizioni sociali che impediscono il pieno sviluppo  delle facoltà vitali. E comprenderemo anche che (come scrive il Vescovo Westcott) “… i veri interessi di tutte le nazioni sono identici, perché  essi sono gl’interessi dell’umanità. La perdita di una nazione è la perdita di tute ; il guadagno di una, il guadagno di tutte; l’egemonia di una particolare potenza significa un impoverimento di tutto l’organismo: Una vittoria non conforme a giustizia è, sopratutto, una calamità pei vincitori… La vita delle nazioni è una, e la finalità comune è una sola…”.

“La nostra testimonianza contro la guerra non è dunque limitata, né di carattere negativo, ma ha una lunga portata. Quando noi misuriamo i valori della vita e della morte alla pura luce dello Spirito, non possiamo non restare impressionati dal valore sacro dell’umanità dinanzi a  Dio:, dalle divine Sue potenzialità… dall’alta missione alla quale è destinata. Come può un Cristiano, faccia a faccia con queste grandi verità, non rifuggire con orrore dinanzi alla carneficina di una battaglia, e non sentirsi chiamato a una guerra più santa, da essere combattuta con altre armi, per un più alto servizio di Dio e dell’umanità?”.

“La pace”, ha detto Spinoza, “non è l’assenza di guerra: essa è la virtù che nasce dal vigore dell’anima”. Tale è la pace  propugnata da G. Fox e dagli Amici, e dai membri delle Associazioni dei “Resistenti alla Guerra”, degli “Obbiettori di Coscienza”, della “Riconciliazione dei popoli”, da essi  ispirate, che sopprimono la guerra ognuno in sé, radicalmente, non solo ricusandosi di prestare il servizio militare, ma lottando contro tutte le cause morali, politiche ed economiche di essa.