La Società degli Amici II parte

LA LUCE INTERIORE – MISTICA DI G. FOX

Ma occorre facciamo qui un piccolo sforzo per approfondire alquanto l’esperienza e il principio fondamentale della “Luce interiore” degli Amici. C’è una pagina del Giornale, che sembra prezioso anello di congiunzione fra la concezione fondamentale del Cardinale Cusano in : De  docta ignorantia (Della dotta ignoranza) (1449), e quella del Vico in scienza Nuova(1744): tra i motivi di naturalismo magico della Rinascienza, e le con cezioni intuizionistiche moderne.

Il Cusano aveva lì espresso l’intuizione, anzi “rivelazione” , ricevuta “superno dono a PADRE LUMINUM”, della onnipresenza dell’universo intiero in ogni singolo oggetto, “benché in modo contratto, si da non essere questo, in atto, che quello che esso singolo è veramente” . Sicché Dio è in tutte le cose, perché tutte le cose sono in Lui… per mediazione dell’universo” ; e “dire che qualsivoglia cosa è in qualsivoglia cosa, non è altro che dire: Dio, attraverso il tutto, è in tutto; e tutte le singole cose, attraverso il tutto, è in tutto; e tutte le singole cose, attraverso il tutto, sono in Dio.” E se si consideri un individuo in cui si sia incarnata in forma contratta l’umanità assoluta, “ questa ti apparirà quasi come Dio; e quell’umanità  contratta, che è l’uomo individuo, quasi come l’universo.”

Ancora, per il Cusano – “nulla l’intelletto umano può comprendere che non sia già contratto in lui, e quindi non sia se stesso in modo contratto…: giacché comprendere è esplicare, per note e segni analoghi, un certo qual modo analogo che già si trova in lui in modo contratto.”

Nel Rinascimento si faceva quindi strada l’idea naturalistico- magica, che se l’uomo è compendio ed esponente dell’universo, e fuori di lui non vi sono che frammenti, egli possiede il potere non solo di comprendere ma anche di assoggettare a sé le forze della natura, svelandole, dominandole, collaborando con gli spiriti, buoni o cattivi, per ottenere i suoi intenti.

  1. Fox, con una visione più spirituale, integra quest’analisi del “Dio è in tutte le cose o ogni cosa è in Dio, perché tutte le cose sono in tutte le cose” , nell’esperienza religiosa immediata dell’anima umana in Dio; e non pago di sapere che chi in ogni cosa riconosce un’espressione dell’Universo intiero ha visto in ogni cosa Dio, né di attribuire all’uomo, microcosmo, la virtù di scoprire e dominare le forze della natura, proclama che è nella unione mistica con Dio che l’uomo acquista la conoscenza e il dominio del mondo fisico, delle coscienze, e dell’arte di governo. Ecco la pagina, veramente straordinaria ed audace per un giovane incolto, dell’età di 25 anni, novizio nelle vie dello spirito, ridotta con alcune re cisioni:

“Dio m’introdusse in grandi verità, e mi furono rischiarate maravigliose profondità, al di là di ciò che può essere spiegato con parole…

Il Signore m’illuminò su tre punti, relativi alle tre grandi professioni del mondo: la medicina, la così detta teologia, e la legge. E’ in proporzione che gli uomini si lasciano dominare dallo spirito di Dio e crescono ad immagine e nel potere dell’Onnipotente, che essi possono ricevere la parola della sapienza che tutte le cose rivela, e giungere a conoscere l’unità che si asconde nell’Essere Eterno. Mi mostrò che i medici erano privi della sapienza di Dio per mezzo della quale le creature furono fatte; e perciò non conoscevano  la loro virtù; che i preti erano privi della vera fede, che purifica e concede la vittoria e conduce il popolo fino a Dio…: mistero di fede che solo una pura coscienza comprende. E mi mostrò ancora, che i giuristi erano privi dell’equità  e della vera giustizia, e lontani da quella legge di Dio che giudicò la prima trasgressione e tutte le colpe, e che corrisponde all’offesa fatta allo Spirito di Dio, il quale viene contristato ed offeso nella persona dell’uomo. Mi fece vedere come queste tre classi… governano il mondo… senza la sapienza, senza la fede, e senza l’equità e la legge di Dio: gli uni pretendono di curare i corpi , gli altri di curare le anime, e i terzi di aver cura della proprietà privata pur essendo privi della sapienza, della fede, dell’equità e della perfetta legge di Dio: i preti essere adotti alla vera fede, che è dono di Dio; i giuristi  condotti a quella legge di Dio che fa amare il prossimo come noi stessi… e fa vedere all’uomo, se egli offende il suo prossimo offende se stesso, e gl’insegna a fare agli altri quello che vorrebbe che essi facessero a lui; i medici essere riformati anch’essi e, imbevuti di quella sapienza  di Dio dalla quale tutte le cose furono fatte e create, acquistare una giusta conoscenza delle creature e comprendere le loro virtù medicinali, di cui furono dotate dalla parola di sapienza che le fece e che le sorregge.”

Si rifletta sui concetti fondamentali di questa pagina: Qui, un secolo prima di Vico, è a così dire, ripreso e corretto o integrato il criterio Vichiano della conoscenza. “Si può conoscere veramente una cosa,” – scriverà il Vico , – “solo quando la si fa: il vero significato s’identifica col fatto. Perciò Dio soltanto può avere scienza perfetta delle cose tutte, perché Egli le crea. Invece l’uomo, essere imperfetto, può  procurarsi solo conoscenze frammentarie, ristrette a ciò che egli fa, – quale la storia del mondo umano – , – o a ciò che egli pensa, quali le verità matematiche.”

  1. Fox così corregge ed integra: L’uomo diventando partecipe, nell’unione con Dio, – cioè immergendosi nella profonda intima essenza delle cose -, della Sua sapienza, acquista anch’egli la conoscenza di quelle virtù delle cose che Dio conosce perché le fece e le sorregge.

Fu G. Fox condotto a tale straordinaria visione e affermazione, dalla sua propria esperienza di conoscenze preternormali, “ metapsichiche”; dalle sue chiaroveggenze e previsioni; dalle numerose guarigioni effettuate: poteri di cui nel Giornale si trovano copiosi esempi? Sarebbe la sua una teoria, a così dire, di “magia” religiosa, anziché antroposofico- naturalistica? Certo, la lettura del Giornale ci pone in presenza di una personalità dotata di straordinarie qualità psichiche; e sarebbe desiderabile, che uno studio più approfondito su G. Fox “medium” – analogo a quello  già stato fatto su Santa Teresa di Gesù “medium” – fosse condotto e pubblicato dalla Società degli Amici. Che, del resto, nelle origini del movimento da G. Foùx promosso abbiano abbondato i fenomeni “metapsichici” di telepatia, chiaroveggenza, previsione, ecc. risulta, fra l’altro dalla raccolta storico-critica fattene da J. W: Graham in Psychical Esperiences of Quaker Ministers. E’ quanto si constata nella storia di tutti i risvegli (“revivals”) religiosi, i quali agitando potentemente e facendo affiorare le forze giacenti sotto la soglia della coscienza, “l’io sublimale.” , sembrano offrire barlumi di anticipazione di quello che sarà , forse,indegnità”), se non possedesse in una certa misura “la Luce che rivela tutto questo, e l’amore di Dio in lui”: Il “male” è per essi , rivelato alla coscienza dalla Luce; dal “divino che è nell’uomo”. Quindi è assurdo opporre a questo principio la testimonianza di quel senso di colpa e di rimorso, di “male” che – scrive B. Croce in L’Azione Libera –fa parte del “processo di cambiamento, anzi è l’effettivo cangiarsi mercé quel dolore”. Non è sull’oscurità, ma sulla Luce che la rivela, che i Friends pongono l’accento.

La sola differenza fra la “Luce Interiore” di G. Fox e quella degli altri mistici fu anziche teorica, di ordine pratico e di grado di fiducia, “G. Fox”, scrive ancora il Grubb, “si fidava dell’esperienza personale  della immediata presenza dello Spirito e della Guida di questo , fino a un punto tale da basare su questa fiducia tutto il suo sistema religioso. Egli ripudiava tutte le difese esteriori che erano state escogitate, nella speranza di mantenere l’ordine e l’unità nella Chiesa: cioè un clero appositamente ordinato, – con sacramenti e forme ben fisse di culto, – le credenze tradizionali, la stessa lettera della Scrittura, se considerata come una regla esteriore di fede e di costumi… Gli Amici  ritenevano, che la rivelazione e l’ispirazione di Dio appartengono non soltanto al passato ma anche al presente: e mantennero le loro anime vigilanti nell’attesa. Ebbero il coraggio di confidare assolutamente nello Spirito, e lo Spirito non li abbandonò giammai” ( Grubb. Op. cit.)

Come questa posizione nettamente individualistica non degenerasse nel disfrenamento dell’”ogni libito è lecito”, e quale temperamento fosse ad essa apportato dall’influenza dello spirito della comunità e dalla organizzazione della Società, è ciò che ora vedremo. Notiamo però, che quando tra Amici si ebbero casi individuali di gravi aberrazioni, anche morali. G.Fox, nell’opporsi ad esse con l’autorità che gli veniva dal consenso della comunità, non si peritò di parlare, a nome di una sua superiore ispirazione di “resistenza” (degli aberranti) “al potere di Dio in me”, di “verità dichiarata per mezzo mio”

“HAI VISTO IL TUO FRATELLO ? HAI VISTO IL TUO DIO. INCHINATI E ADORA” (Tertulliano)

Non deve, dicevano, impressionare il fatto che trova riscontro nella psicologia di tutti gli eroi della religione e della condotta – anzi in tutte le anime radicalmente sincere che si sforzano di seguire la voce della coscienza – che G. Fox fosse , e gli amici a tutt’oggi siano, persuasi che la “Luce Interiore” rivela loro la divina volontà, e non solo come norma di condotta in generale, ma anche in modo dettagliato nelle singole azioni; giacché essi non rivendicano questo divino carattere della coscienza solo per sé, ma ugualmente per tutti gli uomini, se e in proporzione che essi prestino ascolto alla voce di Dio in loro, e seguono la “luce Interiore”. Essi volentieri ricordano “il Dio che risiede entro di te”; e “devoto a quel nume che risiede in lui stesso.” Di Marco Aurelio; il Vicino a te è Dio : con te, entro di te,” di Seneca. I casi del “Demone” di Socrate,

delle “voci” di S. Paolo, di Jeanne d’Arc, di “visioni” , e simili, nulla hanno per essi di straordinario, fuori delle forma anormale, allucinatoria, di chiaroveggenza o chiaro-udienza.

Importante conseguenza della religiosa presunzione degli Amici che anche negli altri sia la voce di Dio che parla, si è il temperamento apportato ogni altra personalità, dalla seria presa in considerazione di qualsiasi espressione d’idee o direttive di condotta pratica, che si abbia motivo di credere emanate da un profondo motivo di coscienza, e la cui impostazione generale – specie negli altri Amici – si accordi con loro; è  un impulso  spontaneo a domandarsi, di fronte a chi professi idee e opinioni diverse e segua una linea diversa di condotta, quale aspetto della verità teorica o pratica ad essi sfugga, quale elemento nuovo, e forse prezioso, l’avversario apporti, meritevole di essere assimilato, se e in quanto ciò riesca possibile, e tesoreggiato in una sintesi superiore.

Atteggiamento dunque di comprensione riverente e simpatica, che , anziché condurre alla glorificazione e alla canonizzazione dell’individualismo teorico e pratico, all’atomismo morale, e meno ancora allo sfrenato soggettivismo del: “ogni opinione è verità”, e ogni “libito è lecito” tende  invece a favorire l’apertura verso le altre coscienze, il senso dell’umiltà, e della riverenza verso la poliedrica realtà divina: a smontare l’orgoglio dell’ortodossia e la pretesa dell’infallibilità; a promuovere l’abitudine dello sdoppiamento psicologico, che considera 4 invece a favorire l’apertura verso le altre coscienze, il senso dell’umiltà, e della riverenza verso la poliedrica realtà divina: a smontare l’orgoglio dell’ortodossia e la pretesa dell’infallibilità; a promuovere l’abitudine dello sdoppiamento psicologico, che considera  in ogni questione controversa il punto di vista degli altri; a disporre ad apprendere gli uni dagli altri, e ad arricchire l’esperienza religiosa e morale di tutti con l’apporto di ognuno. E’ il fattore sociale, o della “simpatia” che compie così la sua funzione equilibratrice, ma ad un superiore livello religioso di mistica della comunità-

A questa disposizione di umiltà, di deferenza e venerazione per lo spirito  specie della comunità degli Amici, corrisponde l’atteggiamento sereno con cui questa accoglie, nelle Assemblee degli Amici, ogni opposizione d’idee e di linee di condotta che sembrino difficilmente accettabili, consacrando ad esse, occorrendo , alcuni minuti di silenziosa riflessione; eventualmente, se la refrattarietà all’assimilazione e alcuni minuti silenziosa riflessione; eventualmente , se la refrattarietà all’assimilazione e alla sintesi risulti in un primo tempo insuperabile, rinviando ad ogni decisione ad un più maturo esame, e invocando un afflusso più abbondante di luce, prima di prendere decisioni e provvedimenti, specie se di carattere disciplinare. Tutte le controversie private tra Amici debbono essere decise per mezzo di arbitri.

Ancora, è in omaggio  a tale spirito, che nella Società degli Amici, vera teocrazia democratica, il governo della comunità è collettivo; e che è uguale in ogni membro, uomo o donna, il diritto di esprimere nelle assemblee il proprio parere su ogni deliberazione da prendere; e la decisione è presa non già dietro una votazione, che creerebbe una minoranza sconfitta, ma dietro proposta del presidente- notaio “clerck” , il cui ufficio è di riassumere ed esprimere quello che a lui sembra il “sentimento dell’assemblea”.

Dallo stesso principio della “universalità della luce interiore” discende che, eguale essendo la responsabilità di ognuno nel rendere testimonianza alla voce di Dio in lui per il bene della comunità, ognuno è sacerdote, e ha il dovere di contribuire, senza compenso, all’edificazione  della comunità e al vantaggio spirituale di tutti i suoi frateli uomini (“Volontarismo” già propugnato da Milton, divenuto qui sistema di un mistero  e di governo); ma nessuno può d’altra parte, RROGARSI UN’Autorità spirituale sui suoi fratelli, né pretendere alla funzione d’intermediario fra essi e la propria coscienza; nessuno deve pretendere alla funzione d’intermediario fra esi e le sui suoi fratelli, né pretendere alla funzione d’intermediario fra essi e la propria coscienza; nessuno deve fare un commercio delle proprie esperienze religiose e dei doni che Dio gli ha gratuitamente largito, facendo del ministero una professione. Ed è altresì questo riconoscimento  della luce divina nell’animo di ogni uomo, che – con le parole di I. Pennington , uno dei primi Amici – “Forma la vera base dell’amore e dell’unità: che sorge, non già dal riconoscere che l’uno  o l’altro incede per la stessa mia via e agisce come me, ma dal sentire che esso è animato dallo stesso spirito e dalla stessa vita che sono in me”.

 

SACERDOZIO UNIVERSALE

Qua’è la funzione che un Amico  può rivendicare; e in che consiste La missione a cui G. Fox consacrò l’intiera sua vita? L’abbiamo già inteso da lui proclamare : “Condurre gli uomini al Maestro dentro di sé”. Anticipando la concezione educativa di Pestalozzi: “Sprigionare le forze latenti, accendere una luce interiore nel fondo dello Spirito: non già imporre la propria personalità,” egli scrive “I ministri dello Spirito debbono aiutare lo Spirito prigioniero, incarcerato in ogni uomo, acciò… gli uomini siano condotti a Dio, il Padre degli Spiriti, lo servano, e realizzino l’unità con Esso, e l’uno con l’altro. La vostra condotta e vita sia una predica, fra e per ogni sorta di persone: allora voi incederete lietamente per il mondo, rispondendo al divino che è in ogni uomo, riuscendo per tutti una benedizione, e allora la testimonianza che Dio renderà in essi vi benedirà…(I sottolineamenti sono nostri).

E tale è il suo ministero: “Io li indirizzai al loro maestro, la Grazia di Dio, sufficiente a insegnar loro come vivere e che cosa evitare…, e che, se ubbidita, li condurrebbe a salvamento”;  “Li esortai ad ascoltare la voce di Dio nei loro cuori, per ché Egli era ora venuto a istruire Egli stesso il Suo popolo”. (Giornale).

Con le sue parole del famoso seguace William Penn: “ Non sono un’opinione o una teoria….nè l’assenso ad articoli di fede e a proposizioni, e la loro accettazione per quanto espressa in termini perfetti, che fanno di un uomo un vero credente o un vero cristiano: ma è la conformità del pensiero e della pratica con la volontà di Dio, in tutta la santità della  condotta, in accordo coi precetti del principio divino della luce e della vita nell’anima, quella che indica che uno è veramente figlio di Dio.” E ancora: “Gli umili, i miti, i misericordiosi, le anime giuste, pie e devote appartengono tutte alla stessa religione; e quando la morte  avrà tolto loro la maschera, esse sui riconosceranno tali, benché quaggiù le diverse livree che indossano li rendono stranieri gli uni agli LTRI”. Nobile epigrafe, per un congresso universale delle religioni.

Rovesciando la concezione prevalente tra le Chiese a tipo sacerdotale professionale – per quali la teologia e il sacramentalismo sono indispensabili per giustificare la necessità dell’esistenza di una casta di  specialisti di teologia e di tecnici del ritualismo – gli Amici confidavano e confidano , che “ a difendere contro gli errori dottrinali, inconciliabili con una concezione e una vita cristiana, non occorra un sistema di teologia né una casta sacerdotale ma provveda la pratica di questa stessa vita; che coloro i quali seguono effettivamente la “luce del Cristo”, accettino quasi per istinto le concezioni che mantengono la Sua vita nell’anima, e respingano quelle che non rispondano allo scopo; e che se tutte le energie fossero impiegate per mantenersi fedeli al Cristo, la rettitudine delle credenze si otterrebbe come per riflesso automatico” (E. Grupp, op. cit.). Già nelle prime pagine del Giornale, G. Fox scriveva : “Nessuno è vero credente, eccetto chi è trasferito dalla morte ala vita. Gli altri sono a torto chiamati “credenti”.

“Chi opera la verità viene dalla luce”. (Giov. III, 21)

L’esperienza personale di Fox nella sua crisi giovanile, nella quale nessun aiuto i preti avevano saputo dargli, contribuì a mostrargli che, “l’aver frequentato i corsi (teologi) di Oxford e Cambridge non è sufficiente per abilitare un uomo a essere ministro di Cristo” ; e quando  egli, benché semplice laico, ignaro di teologia, ebbe da sé ritrovato la Luce nel fondo della sua coscienza, ne concluse non solo che l’intermediario sacerdotale professionale era superfluo, ma che ogni Cristiano può essere chiamato ad essere ministro verso gli altri dei doni da Dio ricevuti, ogni Cristiano può annunziare la “parola di Dio”, abbandonandosi all’ispirazione che domina sovrana nelle riunioni dei fedeli; perché: “dove due o tre sono adunati nel mio nome, lì io sono in mezzo a loro”…. A Lui per ciò gli Amici lasciano il pieno controllo delle loro adunANZE; E per evo care una Sua sensibile presenza in mezzo a loro, l’unico sacramento e rito efficace da essi ammesso è il silenzio insieme , nell’atteggiamento di tuffarsi e sommergersi, quasi depersonalizzandosi, nel’anima della comunità, nella quale risiede Dio: silenzio di abbandono, attesa e preparazione, da non rompersi fino a che il Maestro invisibile ne dia il segnale, ispirando l’uno o l’altro a divenire l’organo vocale di ciò che Egli ha da dire ai suoi figli. Un silenzio, quindi, espressione diretta della fede e  esperienza dalla “Luce Interiore”.

Realtà sperimentata e ispirazione attuale: non formole di riti; non cerimoniale prestabilito; non preghiere convenzionali e stereotipate, composte da altri, in passato, in circostanze diverse da quelle tutte personali di chi le esprime: tale è il culto degli Amici, “in spirito e verità”: Ispirazione sempre personale , e sempre nuova.

Essi hanno pienamente rivendicato quella “libertà di profezia” , di cui Paolo scriveva a Timoteo: “Tutti potete, uno per uno, profetare, perché tutti imparino e tutti esortino “; e di cui un Amico scrive : “Noi vogliamo la “libertà di profezia” : non quella delegata ad un solo predicatore, che con le limitate risorse della sua esperienza e con prestabilite cerimonie liturgiche pretenda di fare la presentazione a Dio e di parlargli delle molte e diverse necessità spirituali di coloro che assistono al culto, ma quella libertà che renda possibile ad uno di esprimere le necessità di alcuni e altri quelle di altri… Le allocuzioni “preparate” non varranno mai quanto la semplice e breve offerta delle anime umili che si sentono mosse ad esprimere la loro modesta testimonianza o la loro preghiera…(E. Grupp , l. cit.).

Nelle adunanze religiose degli amici non ha luogo l’esosa mortificante distinzione tra “l’uomo spirituale e sacro” ( “sacer-dos”) , amministratore , interprete portavoce e profeta di spiritualità, e il gregge del volgo profano, laico, atto solo ad apprendere e a ricevere, da un individuo considerato di casta o grado superiore: segregato dalla massa dalla sua professione di virtù eroiche e di assenza di passioni; dalla sua coltura teologica, spesso gretta o antiquata, o cenere e scoria di religiosità altrui; dalla sua uniforme più o meno bizzarra o stravagante, “Tutti vivono in Dio”; tutti sono espressione e veicoli di vita divina; ognuno è sacerdote e responsabile dell’anima del suo fratello. “E tanto l’uomo ha di scienza (spirituale) quanto opera “ (Francesco d’Assisi).