I quaccheri – Eversione e nonviolenza: raccolta di Giorgio Viola – Thomas Ellwood

I quaccheri – Eversione e nonviolenza: raccolta di Giorgio Viola

Thomas Ellwood

Dalla Biografia (1714) Prima parte

… In quel periodo, mentre mi trovavo a Londra, mi recai a una piccola riunione di Amici, che si teneva allora in casa di un certo Humphrey Bache, orefice, all’insegna della lumaca di Tower Street. Era quello un momento molto difficile, non tanto a causa di iniziative vessatorie del governo, quanto per le bande di delinquenti, uomini e ragazzi, che , data la confusione – il re era appena ritornato – , si prendevano la libertà di fare ogni sorta di prepotenze.

…Successivamente scrisse al mio amico Thomas Loe per fargli sapere che avevo trovato un luogo per le riunioni e che volevo invitarvi un gruppo di persone; gli chiedevano se voleva fissare la data e se mi dava qualche speranza che sarebbe intervenuto.

Questa lettera, invece di essere consegnata a chi era diretta, venne intercettata e portata – così mi dissero – a Lord Falkland, che era allora il governatore di quella contea.

Le lettere in quel periodo venivano intercettate a seguito della follia di quegli esaltati quintomonarchisti che, usciti armati dalla loro sede di Colemann Street a Londra, al comando del loro capo Venner, avevano tentato una insurrezione in città col pretesto di instaurare il regno di Gesù che – così si diceva- esse si aspettavano scendesse dal cielo per guidarli. Così poco comprendevano la natura del suo regno, che Cristo stesso aveva dichiarato non essere di questo mondo.

Il re, poco prima del suo ritorno in Inghilterra, aveva dato, con la dichiarazione di Breda, garanzia di libertà di coscienza; nessuno sarebbe stato perseguitato o chiamato in giudizio per diversità di opinione in materia di religione, salvo che ciò turbasse la pace del regno. I dissidenti di ogni tipo videro con favore questa dichiarazione e si ritennero al sicuro. Ora , però, a seguito del folle gesto di pochi esaltati, alcuni ritenevano che il re non fosse più vincolato alle promesse e alle parole della precedente pubblica dichiarazione. Di conseguenza le lettere venivano intercettate e aperte per scoprire presunti complotti e trame antigovernative. Non si limitavano solo a disturbare le riunioni dei dissidenti di ogni tipo, ma moltissimi quasi ovunque venivano imprigionati. In tutte le contee ci si dava alla caccia delle persone sospette; se non le trovava alle riunioni, venivano prelevate dalle proprie case. (Ellwood fu così imprigionato a Oxford).

… Dopo essere uscito di prigione, mi recai qualche volta in casa di Isac Pennington a Chalfont per far visita alla sua famiglia e agli Amici di quei luoghi. In questa casa avevano luogo in genere due riunioni alla settimana.

…Dopo il folle gesto di questi forsennati, il clima del paese si era fatto agitato e la calma tardava a tornare; la bufera, come le piogge temporalesche , si spostava da una costa all’altra. Non potevamo così aspettarci tranquillità e sicurezza durante le riunioni, anche se da un po’ di tempo non c’erano più state molestie. Un giorno, tuttavia, avvenne che un reparto di cavalleria, a ciò comandato, intervenne a sciogliere una riunione. Non ne sapemmo nulla finché non li udimmo e li vedemmo arrivare.

La partecipazione alla riunione era ancora scarsa quando arrivarono. Noi che stavamo con la famiglia e diversi altri eravamo riuniti in gran pace e tranquillità, quando all’improvviso gli zoccoli dei cavalli ci avvertirono che il fulmine era vicino…I soldati entrarono : erano un reparto dello squadrone della contea al comando di Matthew Archdale di Wycombe. Questi si comportò educatamente, dicendo che gli era stato ordinato di interrompere la riunione e di portare i partecipanti davanti al giudice di pace. Aggiunse tuttavia che non intendeva arrestare tutti, e quindi cominciò a scegliere a casaccio, perché suppongo che non conoscesse quasi nessuno.

Prese Isac Penington e suo fratello, e poi George Whitehead, l’amico di Colchester e me, oltre a tre o quattro persone della contea che erano intervenute a quella riunione.

Il giudice si comportò in modo civile con tutti noi, cortesemente con Isaac Penington , in quanto gentiluomo nei paraggi. Nulla ci venne imputato, se non che ci eravamo riuniti senza averne fatto richiesta. Essendo ciò contrario a una recente ordinanza, emessa in seguito all’insurrezione del quinto monarchisti, in cui si vietavano tutte le riunioni dei dissidenti, il giudice non poteva fare a meno di procedere nei nostri confronti.

Pertanto ci interrogò tutti uno per uno, dato che non ci si conosceva personalmente, chiedendoci il nome e il luogo delle nostre rispettive residenze. Quando li seppe e vide da quali distanze provenivamo, mostrò di meravigliarsi. Infatti G. Whitehead era del Westmorland, nell’Inghilterra del nord, c’era un droghiere dell’Essex, io sono dell’Oxfordshire e W, Penington di Londra.

Il giudice ci disse allora che la nostra situazione era critica e che ne era dispiaciuto. Come si poteva infatti pensare – egli continuò – che tante persone si trovassero tutte insieme in un luogo e in un momento determinati e che provenissero da parti così remote del regno, se non per un preciso appuntamento?

Incalzò quindi dicendo che di recente degli uomini armati avevano tentato un’insurrezione, pretendendo di essere più religiosi degli altri, che l’insurrezione era stata tramata e organizzata nelle case ove si riunivano col pretesto di pregare il Signore; e infine che dalle loro case erano usciti armati e avevano ucciso parecchie persone, tanto che il governo non poteva ritenersi sicuro finché tali riunioni non fossero state soppresse (Ellwood fu rilasciato dopo un paio di giorni)