Debora

Debora

 

“Quando ci allontaniamo da Dio e facciamo del male, Egli smette di proteggerci e ci consegna nelle mani dei nemici. E solo pentendoci  e tornando a lui che si può sperare in un cambiamento delle sorti, allora Dio suscita un liberatore…”.

Una donna incita alla battaglia un esercito sfiduciato e organizza la strategia bellica. E’ lei che convoca Barak per comunicargli l’oracolo di quel Dio che sta per liberare il suo popolo dall’oppressore: lui deve prepararsi perché la vittoria è certa. Anche se Sisara, il capo dell’esercito nemico, possiede 900 carri di ferro. La titubanza forse sta nel fatto che Debora sia disposta ad accompagnarlo ma Debora accetta: “Dio darà Sisara nelle mani di una donna”.

L’esito della battaglia è a favore dopo una bufera li scalza. Una scena nuova si presenta con una tenda di beduini, una donna e Sisara. La donna, Giaele, lo invita a rifugiarsi sotto la sua tenda, offre al fuggiasco latte e riposo per poi ucciderlo conficcandogli un puntello nel  cranio.

Barak constata solo il decesso. Giaele uccide per non essere uccisa come rappresaglia.

Debora con un inno è rappresentata come madre di Israele. La madre del nemico attende il ritorno(sta alla finestra) del figlio. La pazzia bellica coinvolge il sentire delle madri, coloro che donano la vita e cercano di preservarla.

Il libro dei Giudici è attuale perchè rappresenta il vortice di una guerra infinita, con qualche decennio di pace e prova a riflettere sul rapporto fra Dio e la storia e la presenza di Dio anche nel silenzio che contrassegnava l’esperienza prima di questi eventi bellici. La guerra distrugge anche la differenza di genere a ben vedere.