Amici di Gesù

Nel giudaismo Dio è santo in quanto giudice severo e inesorabile, come il re supremo, rex tremendae maiestatis, al quale ci si può accostare soltanto con un brivido di sacro terrore. Ogni giorno il giudeo rivolge al “grande potente e terribile Dio” la preghiera: “Santo sei tu e teribile il nome tuo “. Si comprende quindi perché i rabbini parlano tanto spesso del timore di Dio e non di rado definiscono Jahvé come melek malke hamm lakin, espressione che indica la maestà divina trascendente ogni realtà terrestre. Il particolare rilievo dato al timore di Dio e alla distanza fra il Creatore e l’uomo non significa però che il tardo giudaismo concepisca Dio come l’Essere chiuso in una trascendenza inaccessibile; egli, anzi, rivela la sua santa maestà proprio quando si avvicina a lui e continuamente viene ribadito che egli è presente in mezzo al suo popolo. Inoltre il tardo giudaismo conosce anche un rapporto diretto e fiducioso con Dio. Ma anche quest’atteggiamento confidente – quando è ispirato da sincera pietà e non da uno spregiudicato utilitarismo – è indisgiungibile dal timore reverenziale per la santità di Dio. Perché anche il “santo” è una delle definizioni di Dio più frequenti nel giudaismo.
Noi come Amici di Gesù non consideriamo se non il rapporto amicale con Dio, concessoci dal Nazareno in prima persona: Lui ci consente non di considerarlo Re ma Amico, il nostro primo Amico fra tutti gli altri esseri.
Non possiamo in sincerità concepire la nostra Fede nel ritorno a concezioni antiche archiviate dal Messia.
Sono in corso i lavori per il Sabato sul Lessico Cristiano dei quaccheri.