Il fascismo contro gli omosessuali

Il fascismo – da http://www.quaccheri.it

In Italia tra la grande guerra e l’evoluzione dittatoriale del governo non vi fu alcun intervallo socialdemocratico di tipo tedesco. Il fascismo italiano61 arrivo al potere quasi subito dopo la fine del conflitto: oltre ad essere il primo prototipo delle nuove dittature europee, la sua formazione fu ancor più fortemente legata al valore del cameratismo emerso nel corso del primo conflitto mondiale. Non ci fu quasi soluzione di continuità tra i gruppi di commilitoni di ritorno da fronte e la loro evoluzione nelle squadre dei fasci. Lo slancio innovativo del fascismo mirò alla costruzione della nuova Italia, oltraggiata dai risultati ottenuti dalla gestione della pace

———————————————————————–

61 per un approfondimento sul Fascismo si veda:

Salvatore Lupo: “Il fascismo. La politica in un regime totalitario” –Donzelli editore, Roma, 2005;

Patrizia Dogliani: “L’Italia fascista. 1922 –1940” –Sansoni, Milano, 1999.;

esso punto sul definitivo trionfo dell’uomo nuovo, quello fascista, che amplifico le caratteristiche normative della virilità precedente, trasformandolo in un ideale nazionale.

Gli studi di Cesare Lombroso62 in Italia fanno da sfondo scientifico alla strutturazione della virilità fascista: l’idea dominante vedeva nell’omosessualità la conseguenza di un arresto evolutivo. La teoria della degenerazione, che spiegava e giustificava le difficolta di rinnovamento dell’uomo, era alla base dell’impegno degli stati nazionali all’approfondimento di tematiche ritenute pur scabrose. Le attenzioni scientifiche alla sessualità deviata erano inserite in una più ampia ottica di igiene sociale della nazione. Lo studio dell’omosessualità, nel corso del tempo si era evoluto da analisi di un comportamento deviante ad esame del soggetto deviato.

Il fascismo individuava nella classe di potere che aveva gestito l’Italia sino ad allora, un gruppo di persone dal “ventre molle”, senza capacita di direzione del popolo. La delusione per le clausole del trattato di pace, amplificata da una sapiente capacita di gestione innovativa della comunicazione di massa, fu associata alla scarsa virilità della dirigenza liberale, attestata anche dall’apparente incapacita nel gestire le reazioni di piazza della controparte social comunista.

In quest’ottica l’aggressivita proposta fin dalle prime azioni delle squadre fasciste ripropose, amplificandola, la parte più guerriera del modello mascolino sviluppatosi nel corso dell’ottocento.

Dell’omosessualita, infatti, l’aspetto piu combattuto fu proprio la sua visibilità esteriore, femminile, radicalmente opposta al machismo degli squadristi63.

————————————————————

62 Cfr Fonti su Cesare Lombroso nella parte precedente: “Dopo la Grande guerra …” a p.54.

63 Per un approfondimento sul tema si veda Mimmo Franzinelli:” Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista. 19191922” –Mondadori, Milano, 2004.

.

Non fu tipica del fascismo l’attenzione sul ruolo attivo o passivo nel rapporto sessuale tra maschi ma, sicuramente, la passività sessuale, associata in toto alla passivita umana, sociale e politica, rappresento il cardine dello sviluppo dell’omofobia nell’Italia fascista. Fu proprio l’effeminatezza, associata strettamente alla passività, ad essere la caratteristica più avversata dal regime.

Il regime fascista, grazie anche alla sua capacita innovativa nel campo dei nuovi sistemi di comunicazione, dette ulteriore slancio al valore dell’immagine quale strumento di costruzione del consenso.

L’effeminatezza, minava, se resa pubblica, la virilita di tutta la società fascista. Nel corso del ventennio, il regime presto molta attenzione a ciò che appariva più che a ciò che era. La sola conoscenza pubblica dell’omosessualità di una persona era considerata comunque pari all’esibizione della effeminatezza. L’utilizzo della diffida e del confino di polizia, erano prevalentemente mirati a togliere dalla vista pubblica l’uomo non virile che dava sfoggio di se e a dare l’esempio dell’impegno del regime nel curare l’igiene nazionale. Un tassello importante del rilancio della nuova Italia fascista fu la crescita demografica che, per attuarsi, aveva bisogno di dare valore alla famiglia nella quale uomo e donna avessero un ruolo chiaro, ed in particolare finalizzato alla procreazione. L’omosessuale non aveva alcun ruolo in una società del genere, anzi, la sua esibizione pubblica rischiava di minare la solidità della famiglia italiana.

L’importanza della visibilita pubblica fu uno dei motivi che indussero i redattori del nuovo codice penale a non introdurre alcuna norma contro l’omosessualità. L’articolo 528 della proposta del 1928 lo prevedeva, ma dopo un ampio dibattito la redazione finale del codice Rocco, non ne fece menzione.

  • [1928] Regno d’Italia, “Progetto preliminare d i un Nuovo Codice Penale”.

Proposta di criminalizzazione dell’omosessualita (art. 528). La non criminalizzazione dell’omosessualità non fu conseguenza di una visione tollerante ma bensi di un approccio strategico che ben emerge da questo commento redatto all’epoca della discussione del nuovo codice penale: “Si è notato che anche nei Paesi dove l’omosessualità è considerata come reato questa non solo permane, ma si circonda di una pericolosa aureola di pubblicità che contribuisce alla sua diffusione fra i predisposti e conduce non di rado ai più odiosi ricatti”64.

Il nuovo codice, entrato in vigore nel 1931, conteneva comunque un’ampia serie di norme a sostegno dell’igiene nazionale, inserite nel nuovo titolo dei delitti contro l’integrita e sanita della stirpe, che comprendeva articoli specifici contro l’aborto, il crimine di contagio di sifilide e di blenorragia, la procurata impotenza alla procreazione.

L’ attenzione quasi spasmodica del regime per la crescita demografica e la tutela dell’ integrità e sanità della stirpe non era in contraddizione con la decisione di depenalizzare l’omosessualità; né significava disinteresse dello Stato verso questi comportamenti. Più semplicemente si era giunti alla conclusione che la strategia del silenzio, già adottata nel sistema liberale, fosse la maniera più efficace per reprimere la pederastia65.

L’innovazione di cui fu portatore il fascismo fu molto influenzata anche dal movimento futurista che aveva un approccio più disinibito nei confronti del sesso, diverso da quello tipico della rispettabilità borghese citata finora in questo lavoro.

I riferimenti alla virilità, costanti nell’pera di Marinetti, si basavano su un’ immagine dell’omo come una persona brutale, sempre in preda alla passione, con un costante accostamento tra aggressività e mascolinità, tra capacità militare e sessuale. Nell’estetica futurista i languori decadentisti venivano sostituiti dall’irrompere di una irrefrenabile vitalità, mentre il coito prendeva il posto del…

———————————————————

64 Amedeo Dalla Volta: “Trattato di medicina legale” – Societa editrice libraria, Milano

1933, vol. 1, p. 308 in http://www.giovannidallorto.com.

65 L. Benadusi “Il nemico dell’uomo nuovo” Feltrinelli, Milano, 2005 – p. 122.2007

.

sentimento66 La virilita, quindi, non era opposta all’omosessualità ma all’effeminatezza. Questo approccio fu ricorrente nell’atteggiamento del fascismo sulla mascolinità, al di la dell’influenza del Futurismo.

Il fascismo non strutturo una politica specificatamente omofobica ad hoc ma amplio l’uso degli strumenti che l’Italia pre dittatura aveva già a disposizione. I principali strumenti giuridico amministrativi che il fascismo utilizzo contro gli omosessuali furono la diffida, l’ammonizione, ed il confino, ai quali vanno aggiunti il carcere ed il manicomio, destinati espressamente ad altri casi di devianza ma utilizzati quali forme più dure e/o definitive di repressione.

La diffida rappresentava la sanzione piu lieve che si limitava ad avvertire pubblicamente il soggetto del suo comportamento criminoso e della possibilità, nel caso questo continuasse, di procedere all’uso di mezzi più coercitivi.

L’ammonizione, invece, pur non determinando la reclusione, imponeva all’ammonito per un periodo massimo di due anni, orari stabiliti per uscire e rientrare a casa, il divieto di frequentare locali pubblici ed il dovere di presentarsi quotidianamente in Questura.

Se a prima vista questi provvedimenti possono sembrare non troppo duri, nel contesto del Fascismo essi rappresentavano l’etichettatura del regime di tutti coloro che apparivano o erano al di fuori dei canoni del buon fascista. Per gli omosessuali in particolare, il peso rappresentato dalla repressione governativa era inasprito dall’omofobia generalizzata che la società italiana, supportata dalla morale cattolica, etichettando a sua volta il diverso, li isolava dal contesto sociale.

——————————————

66 G. Mosse: “L’immagine dell’Uomo” – cit. p.26.

.

Il confino rappresento invece lo strumento più caratterizzante delle azioni del fascismo contro la non virilita degli italiani. L’istituzione non fu varata ex novo dal regime ma derivo dal “Domicilio coatto” , istituito fin dal 1863 dal neonato Regno d’Italia al fine di reprimere il brigantaggio.

Nel 1926, il nuovo Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza lo trasformo in confino, il quale, a differenza dell’istituto precedente, garantiva ampio margine di discrezionalita agli organi di polizia caratterizzandosi per l’ampia valenza politica del suo utilizzo: la pena variava da uno a cinque anni.

I casi di omosessuali accertati in Italia sono circa trecento, un numero sostanzialmente non elevato, se confrontato ai confinati nel suo insieme o più in generale, a tutti gli altri casi di repressione che il fascismo realizzo.

La loro distribuzione in Italia non fu omogenea e dipese più che dalla distribuzione degli omosessuali nella penisola dalla “sensibilità” della forze dell’ordine. A Catania, ad esempio, nel 1939, il locale questore organizzo una retata, arrestando ed inviando al confino 45 persone67.

Come gia sottolineato, a differenza della Germania, l’Italia non ebbe alcun periodo di tolleranza che potesse far emergere l’omosessualità dal sottobosco sociale in cui era confinata; ne tanto meno poté strutturarsi quella rete di locali e di associazioni che caratterizzo Berlino. Le citta d’arte italiane, meta privilegiata del turismo anche omosessuale, stimolarono il contatto con il diverso approccio che gli omosessuali tedeschi ebbero fino al 1933. Se le citta storiche italiane erano importanti per i turisti esse lo erano ancor piu per il governo che le considerava la vetrina privilegiata della nuova Italia. Anche per questo motivo Venezia e Firenze furono attentamente tenute sotto controllo: da queste citta i confinati furono numerosi, anche se in certi casi vi era connessa la prostituzione. La presenza di ricchi pederasti stranieri e giovani prostituti

—————————————-

67 Cfr. Gianfranco Goretti e Tommaso Giartosio: “La citta e l’Isola”, Donzelli, Roma, 2006.

.

italici rafforzavano la convinzione della pederastia quale malattia non italiana.

Se in Italia la repressione dell’omosessualità durante il fascismo conobbe un inasprimento del clima omofobo preesistente, l’antisemitismo non dette segni inequivocabili della sua presenza almeno fino al 1936, nel momento in cui, con il varo della politica razziale nei confronti dei neri delle colonie il regime entra in quella prospettiva che porterà nel 1938 alla promulgazione delle leggi antiebraiche. Cio non significa che non ve ne fosse traccia alcuna. Il caso del saccheggio della sinagoga di Trieste, subito dopo l’annuncio, fatto sempre a Trieste dal Duce, dell’emanazione delle leggi razziali, mette in luce un antisemitismo comunque diffuso, anche se non arriverò mai a caratterizzare la maggior parte della popolazione italiana. L’atteggiamento della gerarchia cattolica, seppur in generale non filo ebrea, non aveva creato un clima antisemita paragonabile a quello della Germania.

Da questo punto di vista, nell’Italia fascista, il controtipo si nutri più dell’effeminatezza degli omosessuali che non del nomadismo ebraico.

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: