Inizia il cammino della Memoria

 

Tratto dalla pagina : https://quaccheri.wordpress.com/ebraismo-e-omosessualita/

(…)

L’inquinamento della razza poteva essere determinato sia da nemici esterni, come gli ebrei o i rom che da soggetti di razza ariana ma, a vario titolo degenerati. I portatori di handicap furono cronologicamente i primi ad essere coinvolti negli omicidi di massa con l’uso del gas. Gli omosessuali condividevano con gli handicappati la definizione di malati; la medicalizzazione dell’omosessualità e stata già affrontata nel primo capitolo: relativamente alla repressione nazista e importante nello spiegare gli studi condotti su individui omosessuali al fine di comprendere scientificamente le origini dell’omosessualità ed individuarne una cura.

L’approccio pseudo scientifico non fu utilizzato solo per gli omosessuali: qualsiasi individuo inferiore poté essere oggetto di analisi ma gli omosessuali furono le cavie più adatte allo studio della sessualità. La castrazione fu diffusa ampiamente, a volte richiesta dagli stessi omosessuali, con la speranza di guarire da una malattia cosi infamante.

La repressione dell’omosessualità oltre ad essere caratterizzata da un approccio medico fu anche considerata sotto l’aspetto dell’asocialità. La visibilità, in particolare quando associata all’effeminatezza, metteva a nudo la non accettazione delle regole sociali, incardinate in quella rispettabilità borghese di cui si e parlato nei capitoli precedenti. Come si vedrà nella parte successiva, la Germania di Weimar, e Berlino in particolare, fu caratterizzata da un fiorire di locali ed associazioni omosessuali che proposero, primi al mondo, proposte legislative miranti alla legalizzazione dell’omosessualità. L’estensione razziale del pensiero nazista identificava in un asociale qualunque “individuo che si comporta nei confronti della collettività in modo non costituente di per se un reato, ma che tuttavia rivela la loro incapacità di adattamento”; il lungo elenco di individui riportato dalla circolare ministeriale relativa alla prevenzione della criminalita69 si concludeva con quegli individui che rifiutavano in due occasioni offerte di lavoro senza seri motivi, caso che riportiamo a conferma di quanto l’asocialità fosse perseguita.

L’eliminazione degli omosessuali, traeva quindi giustificazione da diversi punti di vista: in chiave eugenetica ed in chiave antisociale.

L’intervento normativo nazista contro gli omosessuali arrivo il 28 giugno 1935, a due anni dalle norme eugenetiche; a spiegare questo apparente ritardo concorrono almeno due fattori: il primo deriva dal preesistente apparato normativo repressivo; il secondo dalla presenza di numerosi omosessuali visibili nell’establishment nazista.

Il paragrafo 175 del Codice penale del secondo Reich, seppur frequentemente disatteso nel periodo tra le due guerre, era pur sempre in vigore fine dal 1871, anno di proclamazione dell’Impero tedesco. Esso declamava: “’immoralità contro natura, commessa fra persone di sesso maschile o fra uomini ed animali, è punita con l’imprigionamento; inoltre può comportare la privazione dei diritti civili “ed era sufficiente a permettere legalmente la chiusura di tutti i locali pubblici omosessuali. Nel febbraio del 1933, infatti, nel corso della “Campagna per la pulizia del Reich”70 furono arrestati anche i frequentatori dei punti di incontro all’aperto; il 5 maggio fu devastato l’Istituto di sessuologia fondato e diretto da Magnus Hirschfeld: ne cessarono tutte le pubblicazioni e furono eliminati i testi che trattavano di omosessualità e diritti.

L’inasprimento del paragrafo 175, con l’aggiunta del paragrafo 175/a e 175/b completo il quadro normativo anti omosessualità. La repressione fu pero garantita anche da un’altra norma, non espressamente dedicata all’omosessualità; la “Legge contro i criminali abituali” del 1933, infatti, prevedeva comunque la repressione degli atti contro il pubblico pudore, inclusi quelli omosessuali. Un suo inasprimento del 1935 previde la castrazione per quelli perseguiti in ragione del paragrafo 175.

Diverse ipotesi trattarono della sessualità deviata di importanti gerarchi nazisti, fino allo stesso Adolf Hitler la cui omofobia viene spiegata con le sue giovanili tendenze omosessuali. L’omofobia di Hitler pero non emerse come tale fino alla notte dei lunghi coltelli (30 giugno 1934), con l’eliminazione fisica di Ernst Rohm e degli altri dirigenti delle S.A.

69 Circolare del Ministero degli interni di Prussia e del Reich del 14 dicembre 1937 citato in “Le ragioni di un silenzio” cit.

70 Cfr: Self-Confidence and Persistence “ Two Hundred years of History” Schwules Museum, Berlino, 2004.

 

(…)

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: