Contro il razzismo

Preoccupati dal razzismo attuale in Italia, affermiamo il nostro comandamento di amare il prossimo e accogliere lo straniero. Siamo per il riconoscimento del diritto di cittadinanza italiana ai bimbi nati nel nostro Paese.

Il 28 agosto del 1963, MARTIN LUTHER KING, davanti al Lincoln Memorial di Washington, al termine di una marcia di protesta per i diritti civili, pronuncia il celebre discorso: I HAVE A DREAM.

« Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per ciò che la loro persona contiene. Ho un sogno, oggi! »

A distanza di 51 anni possiamo dire che molti passi sono stati fatti in quella direzione come ad esempio l’elezione di un presidente americano di colore sebbene le violenze della polizia bianca colpiscono i quartieri afroamericani ma qui in Italia direi proprio di no. I sentimenti razzisti sono molto diffusi e i neri non occupano nessun ruolo di rilevanza se non per rare eccezioni circoscritte.

Partiamo oggi da questo sogno che ancora ci fa sperare in un futuro radioso come avremo modo di dire nella Confessione di fede di Martin Luther King che per la prima volta usiamo in un meeting mensile.

Siamo cristiani e non dobbiamo temere di osare il Regno qui ed ora.
Amen

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Il Nobel per la Pace

Il 14 ottobre 64 il parlamento norvegese (Storting) dichiarò Martin Luther King vincitore del Premio Nobel per la pace. Il reverendo affermò che non si trattava di una premiazione alla singola persona, ma che ad ottenere il premio «Nobel» erano state tutte le «nobili» persone che avevano lottato nel movimento per i diritti civili. Quando il 10 dicembre 1964 a Oslo ottenne il premio, King, all’epoca trentacinquenne, era il più giovane nella storia del Nobel; non essendovi a quel tempo la consuetudine di dare la motivazione per l’assegnazione del premio, si fa riferimento all’incarico che aveva:

« Capo della Southern Christian Leadership Conference, attivista per i diritti civili. »

Alla ricezione del premio, Martin Luther King nel suo discorso comunica la speranza di vedere tutte le genti ottenere, oltre ai pasti per il corpo, «istruzione e cultura per la loro mente e dignità uguaglianza e libertà per il loro spirito». I 54.000 dollari del premio vennero divisi nei vari movimenti, CORE, Southern Christian Leadership Conference, NAACP, SNCC (Student Nonviolent Coordinating Committee), National Council of Negro Women (consiglio nazionale delle donne nere) e l’American Foundation on Nonviolence (fondazione americana sulla nonviolenza).

Ispirato dal successo dell’attivismo nonviolento che aveva ottenuto Gandhi, King si recò in India a visitare la famiglia del Mahatma nel 1959, con l’assistenza del gruppo quacchero dell’American Friends Service Committee.
Il viaggio indiano toccò nel profondo King, accrescendo la sua conoscenza sul concetto di resistenza nonviolenta ed il suo impegno nella lotta per i diritti civili negli Stati Uniti. In un discorso radiofonico fatto durante la sua ultima sera in India, King si espresse così: “Da quando sono in India, sono sempre più convinto che il metodo della resistenza non-violenta sia l’arma più potente a disposizione degli oppressi nella loro lotta per la giustizia e la dignità umana. Veramente il Mahatma Gandhi ha incarnato nella sua vita principi universali certi che sono ineluttabili quanto la legge di gravità”.

La sua vicinanza alle idee di Gandhi fu possibile anche grazie alla profonda influenza che ebbero gli insegnamenti evangelici sui due: seppure King fosse un religioso mentre Gandhi citasse il pensiero di Cristo come una grande influenza (al pari di quella buddhista, induista e islamica), entrambi vedevano un collegamento tra la nonviolenza e gli insegnamenti di Cristo. In particolare Gandhi si riferiva al discorso della montagna: “Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche la sinistra” (Matteo 5,39). L’attivista afroamericano per i diritti civili Bayard Rustin, quacchero, che studiò a fondo gli insegnamenti gandhiani,consigliò a King di dedicarsi ai principi della nonviolenza. Rustin fu principale consigliere e mentore nei primi anni di attivismo di King e organizzatore della Marcia su Washington del 1963.

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